12 giugno 2012

"Mio figlio bocciato? Colpa dello Stato". La civiltà dei bambinoni viziati


di Marco Mancini
Cinque bambini (tra i quali tre stranieri e un disabile) bocciati in prima elementare. Succede a Pontremoli, nella civile Toscana. In un mondo normale, nessuno se ne stupirebbe più di tanto. Nel mondo alla rovescia in cui viviamo da qualche decennio, è subito scandalo. I genitori dei bambini, riuniti nel solito Comitato, e l’inutile Codacons preannunciano una class action, il ricorso al Tar per ottenere la riammissione a tavolino dei cinque pargoli (manco fossero interisti…) e chi più ne ha più ne metta.

I genitori, dunque, non si interrogano sulle proprie responsabilità. Forse non abbiamo seguito a dovere i nostri figli? Forse abbiamo sbagliato qualcosa nell’educarli? Forse (questo vale per gli stranieri) avremmo dovuto sforzarci un po’ di più per inserire noi stessi e i nostri figli nella nostra nuova terra? Nessun interrogativo neanche sui bambini: forse non si sono impegnati abbastanza, oppure hanno faticato a raggiungere gli obiettivi, magari questa bocciatura potrà aiutarli a recuperare il gap e a mettersi in pari.

Nulla di tutto questo. Non c’è nessuna responsabilità individuale con la quale fare i conti. La colpa, ovviamente, è sempre della società sporca e cattiva. In particolare, delle "classi pollaio": ospitano 29 alunni, che sono veramente troppi. In un ambiente del genere, è ovvio che i poveri cuccioli non riescano a imparare a leggere, scrivere e far di conto. Viene da chiedersi come abbiano fatto gli altri 24. 

Nessuno nega l’esistenza di seri problemi nella scuola italiana: continuiamo a sfornare analfabeti, gente che si presenta all’Università senza conoscere la differenza tra un accento e un apostrofo. Fingiamo che esista una materia chiamata “lingua inglese”, ma chi non segue un corso privato (magari perché non se lo può permettere, alla faccia del tanto decantato “merito”) l’inglese non lo imparerà mai (non a caso, il livello più basso e inutile di conoscenza linguistica viene definito “scolastico”). 

Il punto è che la retorica di sinistra e sindacati aggrava il problema, anziché risolverlo. Mancano le risorse – si dice –, non si riesce neanche più ad acquistare la carta igienica. Sarà anche vero, ma qualcuno si ricorda com’era la scuola italiana non dico un secolo, ma appena qualche decennio fa? Le aule ospitavano fino a 50, 60 alunni (altro che “classi pollaio”), erano riscaldate con le stufe a legna, mancavano persino i banchi, le lavagne, gli accessori basilari. Nei comuni montani le maestre e gli alunni erano costretti a camminare per chilometri, in mezzo alle intemperie, per raggiungere la scuola. Però si compensava tutto questo con il sacrificio, il senso del dovere: i maestri si sentivano davvero maestri, non impiegati sindacalizzati

Quarant’anni di mafia politico-sindacale hanno distrutto la scuola italiana, snaturando la sua funzione: essa non ha più lo scopo di formare, ma di assorbire i “precari”. Non è più un’agenzia di socializzazione, ma un ammortizzatore sociale e un ufficio di collocamento. E ogni occasione è buona per ribadirlo. La responsabile scuola del PD, tale Francesca Puglisi, ha presentato un’interrogazione urgente sul caso di Pontremoli. Ma non si dica che lo abbia fatto per tutelare il proprio blocco elettorale: è seriamente preoccupata per la sorte dei bambini bocciati. La soluzione è, ovviamente, sempre la stessa: promuovere loro, assumere nuovi maestri e buttare altri soldi nella fornace della pubblica istruzione, che sarà ancora più pletorica ma continuerà a sfornare analfabeti. In compenso, la Puglisi sarà forse rieletta.

Tutta la vicenda, comunque, ci espone con chiarezza la ragione della crisi profonda della civiltà occidentale, il motivo che rende “collettivismo” e “individualismo” moderni due facce della stessa medaglia: la cancellazione dal nostro dizionario della parola “responsabilità”. Senza responsabilità non c’è libertà, ma arbitrio. E la cosa più grave è la pretesa che lo Stato, i pubblici poteri, non solo riconoscano tale arbitrio, ma gli forniscano anche tutela, attraverso la creazione di finti diritti. “Stato, come ti permetti di bocciare il mio figlio ciuccio! Ricorrerò al Tar, ha diritto a essere promosso!”. “Stato, io e il mio compagno ci amiamo tanto, ma non vogliamo avere rotture di scatole e impegni duraturi. Orsù, riconosci pubblicamente la nostra unione e dacci la pensione di reversibilità!”. “Stato, noi dobbiamo essere liberi di fare le nostre speculazioni finanziarie e tu non intrometterti! Tanto poi ti chiameremo per farci salvare con i soldi dei contribuenti!”. "Stato, il mio fidanzatino ha preso male le misure del coitus interruptus e mi ha messo incinta! Presto, fa' che io possa uccidere la creatura che mi cresce in grembo!".

L’atteggiamento tipico del bambino viziato, che combina guai ma poi corre a piangere da mamma, noi lo abbiamo trasformato in modello di civiltà. Una civiltà di bambinoni, per l’appunto. La famosa emergenza educativa è tutta qui. A ben vedere, anzi, non vi è alcuna emergenza: tutto procede secondo i programmi, verso le “magnifiche sorti e progressive” del libertarismo progressista. 
 

8 commenti :

  1. intanto alcune precisazioni. I bimbi bocciati sono 5 di cui 3 di origine straniera ed un disabile.

    un mio insegnate di matematica diceva che se uno di noi prendeva 2 non aveva capito la materia. Ma se la metà di noi prendeva 2 allora era stato lui ad averla spiegata male.

    nel tuo post ti domandi come abbiano fatto gli altri 24 studenti anzi, bambini, ad imparare. Io invece domando come hanno fatto gli insegnanti delle altre prime classi italiane (quante? boh, facciamo 5000?) ad insegnare a 25-30 studenti senza bocciarne nessuno o al massimo uno. Tu sai rispondermi?

    il post poi continua con il classico "ah, come si stava bene una volta" con aula da 50-60 studenti senza banchi ne' lavagna. Sì, tali classi c'erano peccato che... i bambini in 5 anni imparassero a malapena a leggere ed a scrivere. Ma tanto a che gli serviva leggere e scrivere? contadini erano i genitori e contadini saranno i figli.

    comunque dopo il tuo parallelismo tra bocciature alle elementari, riconoscimento delle coppie di fatto, salvataggi delle banche e aborto inizio a dubitare che il tuo sia, semplicemente, un post ironico.

    e allora mi faccio una bella risata su quanto hai scritto: ahahahahahah

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  2. Il filo logico tra queste varie situazioni è ben chiaro nell'articolo: si chiama mancanza di responsabilità. Se a chi commenta, schermandosi vilmente dietro l'anonimato, non è chiaro, non è certo colpa dell'autore.

    Andrea Virga

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  3. "I bimbi bocciati sono 5 di cui 3 di origine straniera ed un disabile". Ho detto forse qualcosa di diverso?

    "Un mio insegnate di matematica diceva che se uno di noi prendeva 2 non aveva capito la materia. Ma se la metà di noi prendeva 2 allora era stato lui ad averla spiegata male." Peccato che 5 non sia la metà di 29. Però, consolati: hai già la scusa pronta per quando vorrai esonerare te e tuo figlio da qualsiasi responsabilità.

    Non ho detto che si stava bene quando la scuola era in quelle condizioni: ho semplicemente detto che è inutile e dannoso affrontare la questione esclusivamente attraverso il tema delle risorse, senza una profonda riforma del sistema, che ponga al centro i fruitori del servizio e non chi lo eroga.

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  4. E' indubbio che chi un tempo frequentava solo fino alla terza elementare (es. la mia bisnonna) fosse più colto degli odierni alunni di terza, e probabilmente anche di molti nostri ragazzi delle medie. Era lo stile generale ad essere diverso, proprio perché l'istruzione era un relativo privilegio se ne faceva più tesoro.
    Questo non generalizzando, ma semplicemente parlando della maggioranza...poi per carità, i Lucignoli sono sempre esistiti

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  5. @Anonimo aka Andrea Virga
    beh, allora grazie alla mancanza di responsabilità possiamo legare anche il buco nell'ozono, il problema della fame nel mondo, il fatto che alcuni parcheggiano l'auto sulle strisce pedonali...senza contare che non ci sono più le mezze stagioni!

    sul mio aninimato, sto semplicemente utilizzando un'opzione del blog. Nulla di vile, mio caro Anonimo. cmq se vuoi un nome..."chiamami Ismaele"

    @Marco Mancini

    il mio professore diceva proprio così. Può essere una buona scusa. Forse. Ma non hai neanche provato ad affrontare la questione che ti ho posto.

    Hai una vaga idea del perché gli altri insegnanti delle 5000 prime classi d'Italia hanno concluso l'anno senza bocciar nessuno oppure formando al massimo un ragazzo mentre quelli di Pontremoli ne hanno dovuti bocciare 5 (di cui tre di origine straniera ed un disabile). Questa è una questione importante, non il giochetto di "Viene da chiedersi come abbiano fatto gli altri 24 [ad imparare"

    fino ad oggi la scuola è sempre stata un modo, per tutti i governi, per far cassa. Vogliamo tagliar da qualche parte? mah, leviamo 100 all'istruzione pubblica (e magari diamo 10 alle scuole private) tanto i risultati si vedranno tra 15 anni, quando questo governo non ci sarà più. Questo è il problema principale, non la c.d. deresponsabilizzazione (eppure io vedo tanti ma tanti genitori responsabili in giro, boh..).

    @Ilaria Pisa
    ecco un'altra del "ah, come si stava bene una volta".
    La tua generalizzazione (*) è ovviamente una boiata pazzesca (fantozzianamente parlando). Un ragazzo oggi di terza elementare scrive e legge assai bene, ha qualche nozione di storia e conosce pure un po' di inglese. quante bimbi di 8 anni 80 anni fa facevano altrettanto?

    Spero infatti che con il tuo commento tu non volessi paragonare la cultura di tua bisnonna (di 80 anni) con quella di un ragazzino di 10. Quuesto perché è ovvio che un ottantenne sia più colto di un diecienne (**) perché la vita, a meno che tu non sia di granito, qualcosa ti insegna.


    (*)sì, si chiama proprio generalizzazione prendere un generico soggetto (es. la bisnonna) e paragonarlo ad un altro generico soggetto (molti dei ragazzi) premettendo di raccontare una cosa "indubbia" e concludere affermando aver descritto una fantomatica "maggioranza"

    (**) a meno che il primo non sia completamente rincoglionito e/o il secondo un piccolo leonardo da vinci.

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  6. Eh vabbè Anonimo, sei libero di ritenerti l'unico detentore della verità sociologica, sopravviverò nonostante le mie boiate pazzesche :)

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  7. @Ilaria Pisa

    ti prego Ilaria, invece di far la falsa falsa offesa potresti spiegarmi meglio quella cosa di tua nonna più colta di un ragazzo di 8 anni?

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  8. Ilaria, scusa, ma hai figli che frequentano la terza elementare? Perché non hai idea dei programmi che ci sono! Mia figlia ha finito adesso la prima elementare, in una classe con 27 bambini (tutti promossi, per inciso) e a tempo pieno (quasi: le 2 ore di religione/catechismo- non è religione quella che si insegna nelle scuole italiane: è catechismo bello e buono- noi non le facciamo: ho preteso che fossero messe all'ultima ora così me la porto a casa prima. E' il nostro giorno magico, quello delle coccole!). Oltre a imparare a leggere (ti spedirei volentieri le ultime verifiche: comprensione di testi narrativi e divulgativi complessi -uno sugli squali, per esempio) e anche scrivere brevi testi su esperienze personali e di fantasia (hanno per esempio scritto una storia in cui dovevano prendersi cura del loro piccolo squalo domestico!) Fanno dettati di 100 parole e oltre, hanno parlato del 25 aprile, della shoah (molto apprezzato, perché siamo ebrei discendenti da una sopravvissuta ad Aushwitz) , delle foibe, in scienze hanno confrontato i gruppi di animali in base alle loro caratteristiche, hanno imparato ad osservare il mondo usando i 5 sensi, le altre mamme sono soddisfatte dell'insegnamento dell'inglese (su quanto abbiano imparato non posso essere obiettiva perché l'inglese è la nostra lingua di casa) . Io ho confrontato i suoi quaderni con quelli della madre del mio compagno e con quelli del mio compagno (scuola cattolica fine anni '70) e ti assicuro, mia figlia è estremamente più colta di quanto lo fossero loro alla sua età. Più che dettati di mezza paginetta, bella scrittura e pensierini il mio compagno non faceva. Studiavano già le tabelline, è vero, ma non facevano un problema. Mia figlia ha iniziato un percorso sui problemi già a ottobre/novembre! Quindi, prima di dire che una volta i ragazzi imparavano di più, informati!

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