22 giugno 2012

Omofobia o esercizio della libertà? La Sicilia sotto accusa


di Isacco Tacconi
La guida turistica statunitense “Frommer’s”, attenendosi ad una statistica europea, ha redatto un’indicativa classifica delle città “gay-friendly” italiane.  Per i turisti americani che desiderano avventurarsi nelle “selvagge” terre sicule, si avverte: “I turisti omosessuali in Sicilia corrono il rischio di essere picchiati”. Roma occupa il secondo posto come tolleranza e “vivibilità omosessuale”, mentre il primo posto sul podio è tutta della Milano della moda, eletta “capitale gay d’Italia”.

La Milano di Dolce&Gabbana, delle discoteche gay e dell’alta moda, ovviamente regolata e monopolizzata dalle potenti lobby già apertamente denunciate dall’ex-omosessuale convertito Luca di Tolve, il quale a suo tempo ne fu uno sponsor influente. Nonostante la cosiddetta “papessa” della moda italiana Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia, a tale affermazione abbia smentito: “la lobby gay nella moda è un mito”. Beh, ma giustamente: che deve dì?! Che la fanno da padroni?! Non sembra quindi stupire che una guida turistica di fama internazionale come Frommer’s abbia sentenziato sul Bel Paese, da una parte elogiando Milano città “feliciotta” della tolleranza, e dall’altra accusando l’isola maggiore d’Italia, la Cattolica Sicilia come “Roccaforte dell’omofobia in Europa”.

Ma qual è il capo d’imputazione? Le aperte manifestazioni di disapprovazione da parte degli isolani dinanzi ad effusioni “amorose” (se di amore possiamo parlare) tra persone dello stesso sesso. E cosa c’è di strano? La sensibilità di un paese, la sua tradizione, come la sua legislazione d’altronde, non devono forse essere rispettate dai visitatori di qualsiasi etnia, razza, sesso o età? Oppure sono proprio i cittadini che devono conformarsi coattivamente, pena la morte civile, all’omofilìa importata? Come se non ci bastasse già quella proliferante sul nostro suolo!

Ma la questione è l’uso ormai indiscriminato e spregiudicato del termine “omofobia” inventato a tavolino negli ultimi anni, da chi? (vedi sopra). Sembra proprio che si voglia additare e imbavagliare tutti coloro che disapprovano pubblicamente un comportamento evidentemente scorretto, disordinato, innaturale. Senza scendere nella diatriba filosofico/religiosa, peraltro pienamente legittima dato che ancora l’Italia è un paese a maggioranza cattolica, qui si parla dell’elementare esercizio della libertà. Infatti vengono tacciati di omofobia tutti coloro che si mostrano in disaccordo o dubbiosi riguardo le unioni omosessuali. Siamo o non siamo in un paese libero? E’ ancora lecito o no essere pienamente liberi di manifestare il proprio dissenso, non verso le persone, esseri umani, figli di Dio, a immagine di Dio, ma verso i comportamenti immorali che tali persone vorrebbero adottare in pubblico? Se vengono bollati, accusati e giudicati omofobi tutti coloro che disapprovano, e protestano in difesa della ragione, dell’uomo e in definitiva della libertà, allora si vuole instaurare un clima di vera e propria caccia alle streghe, in cui al rogo civile e morale vengono gettati coloro che la pensano diversamente dagli architetti della società contemporanea.

Stando inoltre al sondaggio riportato da Frommer’s, Milano è “la città con la comunità omosessuale più numerosa e visibile, soprattutto durante la settimana della moda i viaggiatori omosessuali si sentono particolarmente a casa”.  Scusate e noi che siamo di casa possiamo “sentirci liberi” di decidere come si sta a casa nostra?
 

1 commento :