20 giugno 2012

Un libro di Thilo Sarrazin e alcuni vescovi che non sanno più che pesci pigliare


di Luca Gili
Tempo fa mi ero ripromesso di presentare al lettore di Campari e De Maistre l'ultimo libro di Thilo Sarrazin, L'Europa non ha bisogno dell'Euro. In che modo un sogno politico ci ha condotti alla crisi. Il libro è già uscito un mese fa e mi recai a comprarlo qui a Bruxelles il primo giorno in cui era disponibile. Poi, preso dagli impegni, ho trascurato questo mio proposito. Ci ritorno ora per una notizia di attualità. 

Secondo il quotidiano Libero, il vescovo di Vicenza, S.E. Beniamino Pizziol, avrebbe criticato le politiche del governo tedesco, in quanto egoistiche e non solidali verso il resto d'Europa
Chi scrive parte da un pregiudizio molto positivo verso la Germania e la sua leadership attuale, ed è rimasto abbastanza sconcertato alla lettura di questo giudizio. Certo, è possibile che Libero non sia fedele al pensiero del vescovo - la cosa non mi sorprenderebbe affatto. Eppure non diminuisce il mio sconcerto nell'apprendere che un vescovo esprima giudizi di condanna sulla politica economica di un paese democratico e civile come la Germania.

Perché, come dimostra Sarrazin, proprio di analisi economica si tratta: la Germania è convinta che la sua politica sia capace di dare stabilità e benessere ai paesi dell'Eurozona nel medio-lungo periodo, ed è anche convinta che la monetarizzazione del debito, attraverso manovre di quantitative easing, danneggerebbe inevitabilmente i più poveri. Queste manovre possono avere la conseguenza non intenzionale di un rialzo inflattivo; c'è chi dice che questo possa essere controllato, ma come notava il capo della Bundesbank Jens Weidmann tempo fa, in una intervista alla Süddeutsche Zeitung, 'wer mit der Inflaktion flirtiert, wird von ihr geheiratet', 'chi fa il filo all'inflazione, poi se la sposa'. L'inflazione è una tassa ingiusta, proprio perché colpisce allo stesso modo sia chi potrebbe fronteggiare meglio nuove tasse (i ricchi), sia chi non ha i mezzi per farlo (i poveri).

Se l'analisi di Sarrazin è corretta, l'egoista è chi propone manovre di easing quantitativo, o che vorrebbe l'introduzione di Eurobond - il cui costo graverebbe sui lavoratori tedeschi e olandesi, le cui tasse dovrebbero pagare gli interessi più alti che Germania e Olanda dovrebbero pagare per onorare i loro debiti. Questa manovra non si sa quanto possa essere efficace (le scuole economiche su questo punto, come è noto, si dividono); ma sembra abbastanza evidente che difficilmente si possa definire 'giusta' una simile operazione, in cui chi è meno produttivo non è incoraggiato a migliorare e chi è produttivo deve pagare di più. Sarà forse solidarietà, secondo il vescovo di Vicenza, ma è difficile capire se possa portare davvero lo sviluppo di cui i più deboli hanno bisogno.
Naturalmente ci sono altre letture della realtà della crisi europea, secondo le quali gli yields alti delle obbligazioni di stato dei PIIGS sono frutto di manovre speculative (qualunque cosa significhi il termine 'speculativo') e non frutto di un divario di competitività tra il cuore d'Europa e la sua periferia. Se questo è vero, gli interventi implicitamente auspicati dal vescovo sarebbero forse risolutivi della questione.

La cosa incredibile è che il vescovo, con questo suo intervento, prende implicitamente posizione nell'attuale dibattito tra economisti circa la crisi. Forse non ha coscienza dell'esistenza di un dibattito e si fida soltanto di quel che legge sui giornali italiani (se leggesse la FAZ o anche la Bild, evidentemente, la sua lettura della realtà sarebbe diametralmente opposta). In altre parole, ancora una volta si ha l'impressione che la chiesa italiana brilli per cialtroneria: il vescovo, come pure chi scrive, non ha alcun titolo per fare una analisi della situazione, e fidarsi di quel che si legge sui giornali, senza intuire la complessità del dibattito, è quantomeno ingenuo.

Ed eccoci allora al libro di Sarrazin. Thilo Sarrazin è un ex membro del consiglio della Bundesbank, la Banca centrale tedesca. Sarrazin è noto nella sua patria per le posizioni anticonformiste - sull'immigrazione, ad esempio, si espresse in toni à la Biffi, attirandosi gli strali dei sostenitori di quel che in Germania si chiama Multikulti.
In Europa braucht den Euro nicht (Deutsche Verlags-Anstalt, Monaco, 2012), Sarrazin sostiene che l'errore compiuto dalla Germania è stato appunto l'indulgere a quella 'generosità' alla quale il vescovo di Vicenza la vorrebbe richiamare.

Sarrazin pensa che la generazione di politici come Kohl e Schmidt commise l'errore di volere a tutti i costi l'unione monetaria prima di avere realizzato una autentica integrazione tra le economie che oggi costituiscono l'Eurozona. Sarrazin fornisce dati agghiaccianti: la produttività media di un lavoratore italiano (dati Bundesbank) è il 66% della produttività di un lavoratore tedesco! Sarrazin rivela che la Bundesbank di Tietmayer si oppose con vigore al sogno di Kohl, denunciandone l'infattibilità, ma il senso di colpa per gli orrori del nazifascismo e il desiderio di non ripeterli più, secondo Sarrazin, si sostituirono a una fredda analisi economica della situazione, e portarono Kohl a spingere l'acceleratore per l'integrazione monetaria.

Ma il sogno, spiega Sarrazin, era inevitabilmente destinato a naufragare, proprio perché il sud dell'Europa ha bisogno di riforme strutturali per riconquistare competitività. Ed è per questo che la Germania si oppone (e deve opporsi, secondo Sarrazin) a Eurobonds e a quantitative easing, altrimenti i PIIGS non si riformeranno e il declino del continente, sotto la spinta di inflazione incontrollata, sarà inarrestabile. Con tutte le coseguenze sociali che ne seguiranno.
Chissà se il vescovo di Vicenza legge il tedesco. Se sì, forse bisognerebbe regalargli questo libro, che farebbe pensare parecchio anche tanti giornalisti della periferia europea, che non sanno fare altro che chiedere a Merkel di inflazionare il debito. Non so se Sarrazin ha ragione, ma ha tanti argomenti a sostegno della sua tesi. E mi pareva giusto segnalarvi questo suo libro.

Nel libro ci sono anche molte chicche per drogati di politica come il sottoscritto. Ne segnalo una che ci riguarda da vicino: 'ho conosciuto Mario Monti all'inizio del 2003 [...]. Nella sua accuratezza e nella sua precisione mi sembrava un tedesco, soltanto più elegante e più gentile' (p. 453, n. 60).

Nota: ringrazio l'amico Marco Grazzi, economista dell'università di Bologna, che, pur non condividendo mezza riga di quel che ho scritto, ha avuto la pazienza di rileggere il mio pezzo e di comunicarmi le sue impressioni.

 

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