17 luglio 2012

In difesa di Nicole Minetti

di Giuliano Guzzo

Adesso che la sua carriera politica potrebbe volgere prematuramente al termine, ci sembra giusto spendere qualche parola su Nicole Minetti senza – ci auguriamo – passare per suoi infuocati estimatori, quali non siamo. Ciò nonostante - pur riconoscendo l’evidente originalità della sua figura nel mondo delle istituzioni – non possiamo che schierarci contro l’ipotesi di un suo abbandono, tanto più se imposto, dal Consiglio regionale della Lombardia.

Anzitutto perché non risulta che la consigliere Minetti si sia resa autrice, da quando è stata (regolarmente) eletta, di alcun tipo di particolare strafalcione. Anzi. Intervistata dalla Cnn, per esempio, ha dimostrato di parlare inglese meglio di quanto Di Pietro parli l’italiano. Dunque proprio non si comprendono le ragioni per cui dovrebbe lasciare, soprattutto se corrispondono a quelle secondo cui non sarebbe dovuta essere collocata nel “listino”: e pensarci prima?

Oltretutto, la sua azione politica si è rivelata meno superficiale del previsto: è stata firmataria di mozioni interessanti, tra cui una - la n.56 del novembre 2010, firmata anche da esponenti del Pd – per impegnare la Giunta a contrastare episodi di violenza contro le donne, ha firmato interrogazioni, ha presenziato in aula e nelle commissioni di cui fa parte. Certo, non ha ancora presentato disegni di legge. Ma non è l’unica, e soprattutto meglio così: di politici che s’improvvisano esperti su materie che ignorano, converrete, ce ne sono già a sufficienza 

Un’ultima criticità sulle dimissioni della consigliere Minetti concerne proprio quel sospirato “risanamento” della politica – in particolare di centro-destra - che il suo abbandono alle istituzioni dovrebbe propiziare. Ridicoli. Sono ridicoli coloro che sperano di contrastare l’antipolitica e il grillismo tagliando teste, soprattutto se teste tutto sommato minori come quella – non ce ne voglia – dell’ex igienista dentale. Perché, invece, non cominciare da Roma? Perché non chiedere le dimissioni dei vegliardi che siedono in Parlamento da decenni e che – a differenza di Minetti – hanno procurato danni immensi al Paese?

Prendersela con la provocante consigliera della Lombardia, lo ripetiamo, serve a poco. Si obbietterà che daqualche parte questo benedetto cambiamento dovrà pur avere inizio. Sacrosanto. Ma allora facciamolo iniziare dall’alto, diamo segnali concreti alla gente. E lasciamo Minetti al suo posto fino a fine legislatura; lo scandalo della sua elezione, per così dire, si è consumato da tempo. Tanto vale allora - in vista di un cambiamento delle regole e dello spirito di questa politica - godersi lo spettacolo fino alla fine.

 

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