25 luglio 2012

La particella maledetta (da scientisti e creazionisti)




Ormai qualche settimana fa è stata annunciata la conferma sperimentale dell’esistenza del bosone di Higgs (la cosiddetta "particella di Dio"), che avrebbe il fondamentale ruolo di conferire la massa a tutte le particelle subatomiche. Non seguo direttamente la questione a livello scientifico (se siete interessati alle technicalities leggete l'articolo dell'amico Eleon), ma vorrei comunque proporre una riflessione, in quanto questa recente scoperta ha riportato alla ribalta la secolare questione del dialogo tra scienza e fede.

Lo spunto deriva dal fatto che il bosone di Higgs è stato chiamato particella di Dio solamente in un secondo momento rispetto alla sua scoperta, e a fini divulgativi (certamente per destare la curiosità dei lettori-consumatori, particolarmente interessati negli ultimi anni a questo tipo di tematiche): il suo nome di battesimo era infatti “la particella maledetta”, goddamn in quanto difficile da trovare (qui si trovano ulteriori riferimenti).
Dopo aver sottolineato l'importanza di questa ennesima scoperta scientifica, mi sembra interessante tentar di proseguire su altri fronti la questione dei complessi rapporti tra scienza e fede, discutendo in particolare sulle Cause dell’universo. Proviamo a rispondere (con tutti i limiti del caso) alle seguenti domande: si può definire Dio come causa dell'universo, da un punto di vista scientifico e filosofico? Sono compatibili queste due spiegazioni, declinate rispettivamente nella teoria del Big Bang (quella ad oggi più accettata dalla comunità scientifica) e nella creazione ex nihilo?

Essendo abbastanza “chiare” (almeno teoricamente) queste due modalità di apparizione del nostro universo, penso sia d’obbligo chiarire l’accezione di causa nelle due differenti discipline: mentre l'astrofisica cerca di spiegare l'evoluzione temporale dell'universo (risalendo quanto più indietro nel tempo, nella catena delle cause), la filosofia (in particolare la teologia razionale) cerca una sua causa atemporale. Già San Tommaso pensava che non fosse possibile dimostrare filosoficamente un inizio temporale dell’universo (i credenti infatti lo sanno per fede nel dato biblico): egli diceva piuttosto che Dio è causa come fonte dell'essere (dal nulla), ed in questo senso il mondo sarebbe causato anche se fosse eterno (eterno in potenza, non in atto). Si tratta dunque di due prospettive diverse, ma complementari (anche se a mio parere la questione cosmologica è meno incisiva dal punto di vista umano, ma più challenging da un punto di vista scientifico): l'inizio dell'universo non è dimostrabile scientificamente perché farlo sarebbe contrario al metodo della fisica stessa, che presuppone l'esistenza della realtà e non ne indaga l'inizio o la fine, ma solo il mutamento. Lo scienziato quindi non può neanche dimostrare che l’universo (non) abbia avuto un inizio temporale, o (non) sia stato creato. Nel caso in cui si dimostrasse l’esistenza di un tempo zero, per esempio, rimarrebbero comunque delle questioni irrisolute: oltre a stabilire precisamente la datazione, chi ci dice che essa non possa essere spostata all’indietro, e, comunque, chi o che cosa la farebbe partire? L’inizio e la fine dell’universo rimangono delle questioni filosofiche, e lo scienziato che sostiene il contrario è scorretto da un punto di vista epistemologico, se non in mala fede.

Queste poche parole non sono dedicate solamente agli scienziati che si cimentano nell'invenzione di povere (e subdole) “metafisiche”, ma anche a tutti quei credenti che pensano di utilizzare Dio per sopperire alle carenze della scienza (spesso provvisorie, visto che i suoi risultati sono sempre migliorabili). Non si possono infatti sostenere teorie alternative a quella del Big Bang non supportate scientificamente, e solo strumentali a certi pregiudizi di matrice ateista (vedi per esempio la Steady State Theory, la teoria del Multiverso, l’ipotesi Hawking-Hartle); ma non si può neppure trattare la teoria del Big Bang come variante scientifica della creazione dal nulla, identificandola con essa. Siamo veramente al paradosso: per contrastare una teoria valida scientificamente ma dal vago sapore creazionista (attribuzione che abbiamo già visto essere metodologicamente impropria), alcuni scienziati hanno cercato di inventarsi delle teorie "scientifiche" solamente a fini ideologici, per dimostrare la non esistenza di Dio.

L'intento delle prove dell’esistenza di Dio (anche se si preferisce parlare di argomenti, per evitare l’utilizzo improprio di termini scientifici) non è comunque quello di pervenire ad una dimostrazione scientifica – matematica o fisica che sia – dell’esistenza del Creatore, ma di argomentare la ragionevolezza della Sua esistenza: i risultati della scienza non confliggono con la Sua presenza, e lo studio della natura ci permette di cogliere alcuni segnali rivelatori. Siccome Dio trascende il mondo fisico, Egli non può essere raggiunto attraverso metodi scientifici, ma solo con l’aiuto della metafisica (e, anche in questo caso, si presentano all'uomo molte insidie – un discorso che verrà trattato in un prossimo articolo).
 

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