26 luglio 2012

Una nessuna centomila-gamie

di Giuliano Guzzo
Con un intervento a sorpresa, la Curia di Milano ha bocciato il progetto del Sindaco Pisapia a favore di un riconoscimento alle convivenze lamentando «il rischio che la voluta equiparazione tra famiglia fondata sul matrimonio e unione civile porti a legittimare la poligamia» [1]. In effetti, anche se potrebbe sembrare esagerato, il rischio c’è. Per due ragioni.

Intanto perché in Italia la poligamia già c’è; clandestina, ma c’è. Significativa, a questo riguardo, un’inchiesta della giornalista di Repubblica Francesca Cafferi, nella quale si afferma che da noi il fenomeno riguarda «15-20mila casi»[2]. Stime da maneggiare con prudenza, naturalmente. Ciò che conta, però, è che sicuramente migliaia di casi ci sono. Esattamente come esistono casi di coppie omosessuali. Dunque non si capisce perché – se adottiamo la logica per cui è giusto che la legge legittimi quelli che di fatto sono comportamenti già diffusi nella società – dovremmo metterci a favorire le coppie omosessuali rispetto alle famiglie poligamiche: sempre di amore si tratta, no?
E poi, chi siamo noi – per impiegare un tormentone caro ad alcuni - per negare ad un amore poligamo ed autentico un riconoscimento? Vogliamo forse arroccarci sui vetusti precetti cattolici che vedono il matrimonio come unione indissolubile tra un uomo ed una donna aperta alla procreazione? Una volta che con il divorzio si è superato il principio di indissolubilità del matrimonio, e con il futuro riconoscimento delle coppie gay (con relativa possibilità di adozione) si supererà quello dei sessi opposti di coloro che lo contraggono, in base a quali ancestrali regole ci si potrà ostinare a considerare il matrimonio un affare a due? Ovviamente il nostro è sì un ragionare provocatorio, ma fino a un certo punto.
Un secondo argomento che evidenzia «il rischio che la voluta equiparazione tra famiglia fondata sul matrimonio e unione civile» possa «legittimare la poligamia» è giuridico, e riguarda il fatto che coloro che chiedono il riconoscimento delle convivenze more uxorio – com’è noto – per argomentare le loro ragioni fanno appello al dettato costituzionale in ordine all’impegno della Repubblica a riconoscere i diritti dell’uomo «nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità» (art. 2). Ebbene, perché questo non dovrebbe valere per le famiglie poligamiche?
Se infatti – analogamente a quanto scrissero i Ministri Bindi e Pollastrini – riteniamo che il legislatore debba riconoscere «alle persone che fanno parte di convivenze caratterizzate da requisiti di durata e di relativa stabilità, taluni diritti e facoltà, rinvenendone il fondamento costituzionale nell’articolo 2, il quale estende la garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo (oltre che come singolo) anche nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede altresì l’adempimento degli inderogabili doveri di solidarietà» [3], quale buona ragione abbiamo per negare diritti alle famiglie poligamiche «caratterizzate da requisiti di durata e di relativa stabilità» e seguitare a considerarle reato[4] se i membri di queste sono consenzienti?
Anche perché, a ben vedere, le famiglie poligamiche, rispetto a quelle omosessuali, presentano due connotati interessanti: sono composte – al pari di quelle tradizionali – da persone di sesso diverso, e – sempre al pari delle tradizionali – sono potenzialmente aperte alla procreazione, alla crescita e all’educazione della prole. Dunque contribuirebbero, per così dire, al bene comune in misura certamente significativa e non trascurabile, tanto più in una fase come la presente, contrassegnata da un forte invecchiamento della popolazione e dalla necessità di promuovere la natalità.
Dicendo questo intendiamo forse tifare per la famiglia poligamica? Certamente no. Semplicemente si è voluto rilevare come le preoccupazioni espresse dalla Curia di Milano siano tutt’altro che destituite di fondamento. Inoltre, a conclusione dei nostri ragionamenti non possiamo che constatare un fatto: una volta che si accetta o si avvia – perché lo si ritiene superato, anacronistico o bisognoso di “aggiornamenti” – una de-costruzione dell’istituto matrimoniale così come l’abbiamo conosciuto e l’hanno conosciuto prima di noi i nostri nonni ed i nonni dei nostri nonni, le possibilità diventano infinite e tutte parimenti degne.
E’ la logica del relativismo etico: sai da dove ti fa partire, ma non sai dove ti porta. E a volte – come nel caso del relativismo applicato alla famiglia – è meglio non saperlo. Ragion per cui bene ha fatto la Curia di Milano a lanciare il suo allarme. Speriamo solo che non cada nel vuoto e che serva ad aprire gli occhi ai nostri politici, così da indurli a lasciar perdere le convivenze more uxorio e ad adoperarsi per provvedimenti a favore per la tutela e la promozione della cara vecchia famiglia tradizionale, oggi in crisi ma fondamentale a garantire gli equilibri di una società che abbia a cuore sé stessa.

http://giulianoguzzo.wordpress.com/2012/07/22/se-riconosciamo-le-unioni-di-fatto-arriva-la-poligamia/
[1] http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/07/21/news/unioni_civili_l_altol_della_curia_il_comune_legittima_la_poligamia-39464396/?ref=HREC1-4;
[2] http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/cronaca/poligamia/poligamia/poligamia.html; 
[3] http://w3.uniroma1.it/ceccanti/dispense/dicostampatosenato.pdf; 
[4] Ex. Art. 556 C.p. La possibilità di un riconoscimento della poligamia viene indirettamente esplorata, tra gli altri, anche Solignani quando osserva che «capita sempre più spesso di doversi pronunciare su situazioni familiari legate a ordinamenti stranieri nei quali la poligamia non ha nulla di illegale: il caso più ovvio e rilevante è quello della religione islamica, che non incoraggia tale pratica ma che neppure la sanziona». Soligani T., Guida alla separazione e al divorzio, Antonio Vallardi Editore, Milano 2010.
 

5 commenti :

  1. la poligamia non dovrebbe essere limitata ad un uomo con più mogli, ma anche ad una moglie con più mariti. Io la penso come Ruzante:

    "che ogni uomo di campagna possa
    prendere quattro mogli, e ogni femmina di campagna possa prendere quattro mariti:
    perché, appena quei cacarelli di Padova vedano questo, poiché essi mirano alle nostre
    femmine, tutti, per poter avere quattro femmine, si faranno di campagna (ché sta a loro il diventarlo); e tutte le cittadine, poiché questo piace loro, per poter avere quattro uomini, si faranno di campagna, e noi quelle prugnette le raccoglieremo su. E in questo modo
    saremo una cosa medesima, né non ci saranno più invidia né inimicizia, perché faremmo
    tutti un parentado. E tutte le femmine saranno gravide, e si adempirà la legge di messer
    Gesù Dio che dice: «Crescete e moltiplicatevi».

    uscendo dallo scherzo, è più facile che l'apertura ai matrimoni omosex peggiori il buco nell'ozono che sia l'anticamera del riconoscimento della poligamia.

    RispondiElimina
  2. Caro Anonimo, sarà per il fatto che, dal momento che sono cristiano, sono di conseguenza scarsamente intelligente e tendo a non capire le cose, ma mi può spiegare come può fare un paragone ridicolo come quello sul buco dell'ozono premettendo che "è uscito dallo scherzo"? Mi vuol dire che ha preso sul serio quel simpatico grafico diffuso su facebook circa le 'conseguenze della legalizzaizone del matrimonio gay'? A me pare che nello scherzo lei ci abbia navigato, prima e dopo. E, furbescamente, grazie alle battute, può permettersi di non esprimere concetti, ma di far comunque bella figura.

    Ora, poiché lo stile giornalistico di opinione (quello dei nostri tempi almeno) ha il difetto di far prevalere la trasimissione di uno stato d'animo piuttosto che di un contenuto, vorrei spiegarle gentilmente che il significato del testo, e di conseguenza la preoccupazione dell'articolista, NON è quella che tra pochi anni venga approvata una legalizzazione della poligamia o della poliandria. Il fatto è che una relativizzazione, come tra l'altro è scritto in grassetto, non ha alcun fine, nessuna intenzione di stabilire un punto fermo. Si è soliti riempirsi la bocca con le parola "progresso", "conquiste sociali" "battaglie civili", ma tra cinquant'anni le opinioni cambieranno, esattamente come cinquant'anni fa sarebbe stato impensabile perfino per quasi tutti i laici una legalizzazione del matrimonio omosex. L'allarme, quindi, non è per la possibile prossima legalizzazione di una pratica sbagliata, ma per la perdita di tutela verso una pratica storicamente efficace.

    A proposito di poligamia: uno dei motivi maggiori per cui la poligamia non si è mai affacciata nell'Occidente (ad eccezione delle Rocky Mountains) è che la mentalità comune tende ad interpretarla come una pratica edonista. Da qui seguono due conseguenze:
    -lo sdegno delle femministe, che gridano scandalizzate all'"oggettificazione" della donna;
    -lo scarso interesse verso il riconoscimento matrimoniale da parte degli 'edonisti' veri (il termine è improprio, ma rende l'idea), che generalmente non raccontano a preti, sindaci o ufficiali di marina le loro avventure tra le lenzuola.

    Ma presto le cose potrebbero cambiare. Alcuni musulmani, che tempo fa minacciavano di ritirare i figli dalle scuole se non avessero insegnato loro i principi coranici, fanno ufficialmente richiesta di riconoscimento civile, cosa importante nella trasmissione del patrimonio. Altre persone, di ben altra cultura, diffondono la pratica del "poliamore" (cercare in rete per credere) e, considerandola conquista civile, magari un giorno chiederanno che venga messa agli atti come espressione di amore familiare.

    Non è un allarme per un pericolo imminente. E' una constatazione logica. Chi vivrà vedrà.

    Un ultimo piccolo appunto all'articolista: è difficile dire che la poligamia aumenti necessariamente la natalità di una nazione. Dal momento che la popolazione è suddivisa più o meno equamente tra maschi e femmine, un uomo con quattro mogli potrà anche generare numerosi figli, ma impedirà a tre uomini di procreare.

    RispondiElimina
  3. Caro Daphnos,

    la relativizzazione non ha, giustamente, alcun punto fermo.

    Il mondo va avanti. E' vero, oggi stiamo combattendo battaglie che solo 50 anni fa sarebbero state rifiutate da tutti. Ma occorre ricordare che meno di 80 anni fa in Italia venivano emanate le leggi razziali e che solo alcuni paesi avevano il suffragio universale.

    Oggi in occidente qualcuno mette in dubbio l'uguaglianza tra gli uomini ed il suffragio universale? (a parte, ovviamente, qualche squilibrato che possiamo benissimo ignorare nel nostro discorso)

    Poi se a qualcuno piace restare aggrappato a "Valori immutabili" faccia pure, ma non disturbi quelli a cui piace vivere nel XXI secolo, e magari guardare oltre.

    Sul cambiamento dei costumi c'è un esempio che mi piace citare, soprattutto a quelli che nella Chiesa difendono il celibato sacerdotale "senza se e senza ma". Quasi 2000 anni fa nella lettera a timoteo (cap 13) si diceva:

    "Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare,[..] Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio? "

    RispondiElimina
  4. Senz’altro. Infatti io non sto mettendo in dubbio la liceità di proporre determinati cambiamenti (anche se su molti di questi ho qualche perplessità). Volevo solo mettere in risalto due punti del suo primo intervento che, anche se piuttosto ironico, esprimeva pallidamente, sul finire, due concetti: il matrimonio omosex è una causa giusta, non vi sarà alcuna proposta di legalizzazione della poligamia.

    Sulla seconda mi sono espresso di più, e penso che lei abbia capito il mio punto di vista. Riguardo alla prima affermazione, premettendo che sono piuttosto critico verso una legiferazione in tal senso, anche se la accetterei senza reazioni isteriche come dovrebbe essere per qualunque decisione presa da una maggioranza parlamentare anche se non l’appoggiamo, secondo me siamo (per l'ennesima volta, quando si parla di una certa cultura) di fronte all'ennesimo caso di "coincidentia oppositorum", per citare Cusano.

    Nello spazio di poche lettere, lei dice che "non c'è alcun punto fermo", poi che "il mondo va avanti". Sulla prima, siamo d'accordo. Sulla seconda, ho più di una perplessità. Se va avanti verso una direzione predefinita, allora un punto fermo c'è; altrimenti, mi sembra ingiusto e demagogico parlare di ‘progresso’, di ‘conquiste’, di ‘arretratezza rispetto all’Europa’. Si può sostenere che la corsa al progresso attuale sia un moto assoluto verso un punto relativo (il sentore di oggi), ma non si risolverebbe definitivamente la questione. Rimarrebbe solo una diversità di opinioni. E da quel punto di vista, è del tutto legittimo dissentire.

    Probabilmente, lei ed altri avrete sicuramente già trovato il modo di superare la contraddizione attraverso adeguati argomenti alternativi. Rimane il fatto che l’articolista ha espresso opinioni del tutto condivisibili dal punto di vista logico (anche se si può non essere d’accordo sulle ultime tre righe, ognuno la pensa come vuole).

    Quanto alla Lettera a Timoteo (che comunque non ha 13 capitoli: il passo è Timoteo 1, cap. 3), che dire, la Chiesa cambia, lo so. A meno di ricorsi a complottismi (tipo quello sull’accumulo di ricchezze), il celibato sacerdotale ha comunque radici solide e molto antiche, si può non condividerlo ma bisogna prenderne atto.

    Ah, a proposito, stia tranquillo, non sono un premoderno! Il XXI secolo, pur avendo molti difetti, mi piace parecchio!

    RispondiElimina
  5. non posso che quotare Daphnos, per il resto, se all'Anonimo piacciono le cose contro natura, "faccia il favore di non imporle ad altri", per usare espressioni simili a quelle che lui impiega. bravo Guzzo

    RispondiElimina