04 luglio 2012

Una società che non fa figli si condanna a una morte lenta


di Giulia Tanel
A Pechino, in questi giorni, le autorità politiche si stanno scontrando con le conseguenze disastrose della famigerata “politica del figlio unico”. Sono infatti stati resi noti dei dati – come sempre scientificamente inclementi – che parlano fin troppo chiaro: alla fine dell’anno scorso i cinesi con più di sessant’anni si attestavano attorno al 13,7% dell’intera popolazione, mentre nel 2020 essi saranno il 17,1% del totale, per raggiungere la quota del 31% nel 2050.
Insomma: la popolazione cinese è condannata ad un costante innalzamento dell’età media della popolazione, fattore che è portatore di svariate conseguenze problematiche. 

In primo luogo vi è la questione dell’assistenza sociale.
Questa problematica – già spinosa di per sé – in Cina è ulteriormente aggravata dalla cosiddetta “politica del figlio unico”, dalle mancanza di una rete sociale organizzata, dall’attuale inflazione e dalle contingenze che spesso obbligano i figli ad allontanarsi dal luogo natio per andare a cercare lavoro in città.
In tal senso, il fatto che le autorità cinesi stiano considerando di approvare una legge per la quale “chiunque viva separato dai suoi genitori anziani, deve andare a fare loro visita frequentemente” è quanto mai sintomatico della gravità della situazione.

In seconda istanza vi è l’aspetto economico.
Fino ad ora, in Cina, i maschi andavano in pensione a 60 anni, mentre le donne a 50-55. Ebbene, è già stato annunciato che tale soglia d’età verrà presto innalzata fino a 65 anni, perché altrimenti si verrebbe a creare un disequilibrio economicamente troppo svantaggioso tra la forza lavoro e la popolazione inattiva e socialmente dispendiosa.
Tutto il mondo è paese, ci verrebbe quasi da dire: anche in Italia Mario Monti, coadiuvato dai suoi ministri, ha messo in campo la stessa “geniale” soluzione. Tutto vero, tuttavia quando si parla della Cina è necessario tenere in debita considerazione il fatto che le condizioni lavorative nei paesi dell’est sono radicalmente differenti da quelle cui siamo abituati noi occidentali: orari di lavoro estenuanti, ferie inesistenti, condizioni lavorative che spesso rasentano la condizione servile… e via discorrendo.

Insomma, in Cina la situazione non è affatto rosea e molta colpa in tutto ciò è da attribuirsi alla deleteria “politica del figlio unico”, che oltre a generare le due conseguenze cui si è appena accennato è anche una legge omicida, in quanto sono molto frequenti i casi di aborti – forzati e spesso tardivi, al settimo/ottavo mese – dei secondi figli concepiti.

La speranza, in tutto ciò, è che l’Italia prenda atto della situazione cinese per correre essa stessa ai ripari prima che sia troppo tardi.
L’Istat ha infatti rilevato come nel Bel Paese – nonostante non sia in vigore alcuna restrizione circa il numero di figli concessi alle coppie – la percentuale di fecondità nel 2011 si attestasse attorno all’1,42 figli per donna. Una cifra ben distante dai 2,1 figli per donna che sarebbero necessari per garantire un adeguato ricambio generazionale e dunque una stabile suddivisione della popolazione tra forze giovani e persone anziane.
Le consonanze tra la situazione italiana e quella cinese per quanto riguarda i pochi figli generati, l’aumento dell’età media della popolazione, i problemi di assistenza sociale e l’innalzamento dell’età pensionabile sono dunque evidenti.

Noi però possiamo giocare d’anticipo, prima che la situazione diventi insostenibile. La soluzione, in fondo, è più semplice di quel che sembra: è sufficiente attuare politiche a sostegno della famiglia naturale fondata sul matrimonio e, in tal modo, incentivare le nascite.
Altrimenti lo scotto da pagare sarà alto: l’estinzione.   
 

14 commenti :

  1. Bisogna però anche considerare che l'incremento della popolazione umana implica un maggiore consumo di risorse e di energia. Già siamo 7 miliardi e siamo tanti...

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  2. Fosse per certe previsioni apocalittiche di stampo malthusiano (cfr. il Club di Roma), avremmo già dovuto raggiungere il limite massimo consentito...

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  3. @Marco Mancini

    il massimo limite consentito non è stato raggiunto grazie al controllo delle nascite (che può avvenire per imposizione come in rp cinese oppure per "educazione" come nei paesi sviluppati)

    Mi pare ovvio che un mondo a risorse limitate (possiamo discutere sul livello dell'asticella, ma credo nessuno metta in dubbio che siano risorse mondiali siano limitate) non possa sopportare una popolazione infinita.

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  4. Anonimo, per favore, si legga uno qualsiasi degli articoli segnalati qui: http://www.enzopennetta.it/wordpress/tag/sovrappopolazione/ giusto per vedere un po' le cose come stanno.

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  5. Riccardo, forza, spiegami come fa un pianeta a risorse finite a dar da mangiare ad una popolazione infinita.

    son proprio curioso.

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  6. Domandina facile facile:
    Come fa un a società che si ritiene al top dell'intelligenza umana a sopravvivere a se stessa con un indice di natalità per componente femminile di 1,4 ??
    Pippo il vecchio

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  7. "popolazione infinita"?

    Perche', qualcuno si e' tolto il vizio di morire, qui sulla Terra?

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  8. Anonimo, spiegami come può esistere una popolazione infinita di persone.

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  9. In questo articolo http://www.enzopennetta.it/wordpress/2011/10/da-ieri-sulla-terra-siamo-7-miliardi-ma-quelli-di-troppo-sembrano-essere-delletnia-sbagliata/. E nei link ivi riportati si spiega con dovizia di particolari il perché la bomba demografica sia un semplice mito.

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  10. se da 2 genitori nascono 6 figli che avranno (si spera) bassa mortalità infantile come la generazione precedente ed una aspettativa di vita ugualmente lunga è matematico che la popolazione aumenti indefinitivamente.

    con il mio "infinita" intedevo pertanto dire "potenzialmente infinita" (e qua sarebbe troppo facile citare Einstein, per cui mi astengo)

    dopo questa precisazione potreste spiegarmi con parole vostre (cioè senza linkare articoli scritti da altri, che parlano di altro) come fa un pianete a risorse finite supportare una popolazione umana potenzialmente infinita

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  11. Per prima cosa, l'infinito in atto è impossibile per quanto riguarda la popolazione. Un numero finito, per quanto grande e per quanto possa aumentare, sarà sempre finito. In secondo luogo, la popolazione per aumentare ha bisogno di risorse, ma se le risorse non ci sono, le persone non nascono, perché un bambino per svilupparsi nell'utero ha bisogno di materia. Se la materia non c'è, la gente muore. In terzo luogo, le risorse sono incrementabili, non indefinitamente, ma in maniera molto maggiore di quanto affermano i neomalthusiani, come affermato, dati alla mano, nei link che ho riportato. Per cui le risorse possono aumentare con il lavoro dell'uomo e le sue invenzioni.

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  12. P.s. L'unico che parla di popolazione infinita sei tu. Nessuno di noi ha mai pensato una ccosa del genere nemmeno con l'anticamera del cervello.

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  13. @Riccardo
    non so se fai finta di non capire e se proprio non capisci

    se è il primo caso, a meno che tu non voglia cambiare il secondo principio della termodinamica (in tal caso: auguri!) le (finite) risorse terresti (o dell'Universo visto che tanto confidi nella scienza) non potranno mai soddisfare le esigenza di una popolazione in galoppante crescita (nel caso pratico, una popolazione mondiale se crescesse con fertilità da terzo mondo e mortalità da primo mondo).
    Questo naturalmente a meno che tu non auguri di veder donne incinata che muoiono di inedia perché il feto toglie loro la "materia" per vivere.

    se invece proprio non capisci, allora aveva proprio ragione Einstein..

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  14. che barba questi neomalthusiani...se vogliamo suicidarci tutti quanti, prego, avanti voi che a me scappa da ridere...
    mai sentito parlare di redistribuzione delle risorse, vero?

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