23 agosto 2012

“Bella” e il trionfo dell’Amore



di Isacco Tacconi

Pare proprio che l’osteggiata pellicola “Bella” sia finalmente entrata a far parte delle programmazioni RAI. Il film prodotto nel 2006 dalla casa cinematografica messicana “Metanoia”(che significa “conversione”), è un autentico gioiello sia dal punto di vista della semplice considerazione tecnica (fotografia, sceneggiatura, realizzazione ecc…) ma anche e soprattutto dal punto di vista contenutistico.

La storia narra il dramma di un giovane, astro nascente del calcio, con un futuro ricco di aspettative in seguito ad un contratto con un importante club, che per una distrazione al volante in un momento di euforia, investe ed uccide una bimba. Il giovane calciatore, l’attore messicano Eduardo Verasteguì, che oltre ad essere protagonista è anche coproduttore del film, segnato dalla terribile esperienza, fugge il suo passato, tormentato dal rimorso, in cerca del perdono e della redenzione che troverà nell’opportunità offertagli di salvare una vita innocente.

Il film lungi dall’essere un polpettone catechetico, risulta essere un realistico ritratto del dramma della sofferenza umana. La storia infatti, che è ispirata a fatti realmente accaduti, tocca il cuore degli spettatori che in qualche modo vengono interrogati sul senso della propria vita, sulla sua fragilità e al contempo della sua preziosità che la rende unica e irripetibile, nonostante le sofferenze che sferzano l’esistenza di ogni essere umano. Bellissima e di una profondità sfuggente, la frase inquadrata in un fotogramma del film, che un cieco mendicante lungo le strade di New York espone su un pezzo di cartone : “Dio mi ha chiuso gli occhi, ora ci vedo”. Questa dichiarazione rivela la fiduciosa accettazione del male fisico inquadrato nell’ottica della provvidenza divina, che tutto dispone per il bene. Ma anche la limitatezza della comprensione umana che non vede al di là del proprio naso, al di là dell’immediatezza degli eventi, incapace di scrutare il futuro, se non attraverso uno sguardo soprannaturale che soltanto la fede può offrire.

Altra cosa interessante e, a parer mio di gran merito, che contribuisce a dar valore al film, è la totale assenza di qualsiasi riferimento religioso, a parte il sopracitato, che lo pone al di sopra di ogni sospetto. Nonostante Eduardo Verasteguì in seguito ad una forte conversione sia diventato un cattolico osservante e prodigo nel campo dell’apostolato grazie appunto a questa nuova casa cinematografica da lui fondata la “Metanoia”, non ha voluto inserire nella pellicola espliciti rimandi alla fede. Ha infatti preferito lavorare su un piano se vogliamo più sottile e a mio avviso più complicato, che è quello della riflessione interiore, cercando di suscitare le domande nello spettatore, e suggerendo quasi come un sussurro all’orecchio, la risposta. In maniera molto delicata, entrando in punta di piedi nel cuore dell’uomo, si può far breccia anche negli spiriti più induriti. Infine la freschezza e la limpidezza che questo piccolo capolavoro lascia negli occhi di chi lo guarda, sopperisce a quei seppur brevi momenti in cui il film sembra perder  lena e coinvolgimento.

Una vera celebrazione dell’amore, del Vero amore, quello che non appassisce neanche nella vecchiaia, quando invece la bellezza esteriore avvizzisce. Una celebrazione della famiglia, dell’amicizia, una festa di colori e di immagini edificanti alle quali siamo sempre meno abituati, e che per questo danno luce agli occhi. Un dipinto di emozioni semplici e spontanee, ma anche di temi così intimi e profondamente radicati nell’animo umano che nella sua produzione e il suo sviluppo, ha affermato Verasteguì :“ha cambiato la vita di molte persone, inclusa la mia”.


Avulso da ogni moralismo, il film non pretende porsi come da molti è stato definito un manifesto “anti-abortista”, di questo il team della produzione e il regista, molto astutamente, non hanno mai parlato. Evidentemente prevedevano le difficoltà che una tale pellicola avrebbe incontrato nella distribuzione e proiezione, dinanzi al veto delle lobby abortiste, e ad attestarlo è il semplice fatto che nonostante il cast e la bravura degli attori questo film sia sbarcato in Italia soltanto sei anni dopo la sua uscita, e solo sul piccolo schermo! Qualcuno di voi lo ha visto al cinema? E questo pare essere lo stesso burrascoso destino dell’altra pellicola, sempre targata “Metanoia”, intitolata “Cristiada”, ancora in cerca di un distributore europeo, la quale racconta il massacro dei messicani cattolici negli anni trenta del '900 da parte del governo massonico messicano sostenuto e foraggiato dagli Stati Uniti. Non esattamente ciò che definiamo un film politically correct.


Perciò aspettando l’uscita di quest’altro film, che si preannuncia piuttosto succoso, godiamoci a casa in famiglia quest’altra “Bella” pellicola, su RAI Premium domenica 26 agosto alle 13.25 e sabato 15 settembre alle 15.45. Nella quale indubbiamente viene toccata la tematica della tutela della vita nel ventre materno, ma l’immagine riprodotta è ben più ampia, e le sfumature che ne derivano mettono in evidenza il cuore pulsante del film: l’Amore, in tutte le sue forme. Perciò in definitiva si potrebbe definire “Bella” come una celebrazione della Vita e quindi dell’Amore, che, auspica il produttore, “possa lasciare coloro che lo guardano con un senso di gratitudine” per tutto quello che hanno ricevuto, in primis la vita stessa, e in essa tutto il patrimonio di esperienze nel bene e nel male.

 

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