16 agosto 2012

La Birra Benedetta


di Isacco Tacconi

Ieri 15 agosto, festa dell’Assunzione in cielo di Maria, per i profani Ferragosto, i monaci benedettini di Norcia hanno inaugurato il loro nuovo birrificio, dove verrà prodotta e venduta la birra “Nursia”, dall’antico nome della ben nota città di Brancaleone. In qualità di amatore, mi sento di poter dare un giudizio di valore sulla birra artigianale di produzione dei monaci, anche se strettamente personale perché non sono un esperto in merito: in totale buona fede, anche perché come dicono a Roma, “nun mecce pagano”, posso assicurare che è di ottima qualità!

Alla cerimonia di inaugurazione hanno partecipato tutta la comunità monastica, il vescovo della diocesi Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo, il quale ha impartito la benedizione solenne sui locali di produzione della birra, nonché il sindaco e la cittadinanza festante. L’occasione di far coincidere l’apertura al pubblico della vendita e la produzione ufficiale della birra con il giorno dell’Assunzione in Cielo della Beata Vergine Maria ovviamente non è stato un caso. Infatti il priore del monastero padre Cassian Folsom, lo ricordiamo, consultore della Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei sacramenti nonché professore Consociato del Pontificio Istituto Liturgico e al Pontificio Ateneo Sant'Anselmo, aveva chiesto all’artista locale Giosuè Tacconi, a scanso di equivoci fratello del sottoscritto, di realizzare un affresco raffigurante una Madonna con Bambino sopra l’ingresso del laboratorio, eleggendola come protettrice e patrona del birrificio.

Nella mattina il priore ha celebrato la Santa Messa dell’Assunta secondo il rito di sempre, cioè in latino secondo il messale in vigore fino al 1969 ed ora di nuovo in uso, con la chiesa gremita di fedeli, e la comunità monastica che ha guidato i fedeli laici nei canti sacri della perenne Tradizione della Chiesa, i cosiddetti canti “Gregoriani”. L’atmosfera di sacralità, la cura nella celebrazione della messa in ogni suo particolare, e l’amore per i gesti rituali della liturgia romana, hanno permesso ai fedeli che vi hanno assistito di partecipare “attivamente”, secondo le indicazioni auspicate dal Concilio Vaticano II, con il cuore e la mente elevati a Dio, lasciandosi visitare dal Dio che scende sulla terra. I lunghi momenti di silenzio, il clima di profonda preghiera e i canti che danno voce all’anima, introducono l’uomo all'adorazione del Mistero Eucaristico e favoriscono una intima e sincera orazione, la quale non è confinata nell’interiorità, ma coinvolge l’uomo tutto intero, anima e corpo.

Sarà scontato ma non inutile sottolineare che la celebrazione della messa ha contribuito a rendere più bella, completa ed equilibrata la giornata di festa, rallegrata dall’inaugurazione del laboratorio birrario benedettino. Nel pomeriggio infatti dopo una breve introduzione del priore con la presentazione dei monaci mastri birrai  Frater Francesco Davoren e Fra’ Massimiliano Silvati, anche il sindaco di Norcia Gian Paolo Stefanelli ha voluto porgere il suo saluto, ringraziando i monaci della loro viva testimonianza di fede sul modello di san Benedetto e della loro presenza ormai indispensabile nel contesto cittadino, dal quale si son fatti ben volere fin dal loro arrivo nel dicembre 2000. Il vescovo Boccardo infine ha impartito la benedizione, e la festa della solennità dell’Assunta si è prolungata nel bel momento conviviale in cui si è proceduti in massa alla degustazione della birra “Benedetta” di nome e di fatto. I monaci hanno infatti pensato bene di inserirsi nel lungo solco della tradizione birraria dell’ordine benedettino, allo scopo di condividere con gli altri la gioia che nasce dal lavoro delle loro mani “affinché – afferma padre Benedetto Nivakoff – in tutto sia santificato il Signore creatore di tutte le cose”. Il progetto birrario però non ha il semplice scopo di proseguire una tradizione in seno all'ordine ma è nato per autofinanziare il restauro di un antico convento cappuccino di poco fuori le mura di Norcia, dove a Dio piacendo, si dovrebbe trasferire l’intera comunità monastica, attualmente risiedente all’interno delle mura cittadine. La necessità del trasferimento in un luogo più appartato risiede infatti nella ricerca di silenzio e raccoglimento sia interiore, ma in questo caso esteriore, che contraddistingue l’ideale di vita monastica, e che nel silenzio si sviluppa e cresce, nella continua e intima unione con Dio e la luminosa compagnia degli angeli.

A guardare bene infatti gli occhi di questi monaci, tra l’altro giovanissimi, e quasi tutti americani, si scorge un barlume di cielo, che rasserena e ci spinge all’emulazione quasi invidiosa del bene di cui essi partecipano, e che trasmettono semplicemente attraverso lo sguardo. La scritta incisa nell’emblema della birra riprodotto sulle bottiglie riporta infatti “Ut Laetificet Cor”: che il cuore ne possa essere allietato! Si può capire facilmente che non consiste esclusivamente in un brindisi godereccio da tavola, ma che soprattutto vuole esprimere un augurio di pace e serenità profonda che san Benedetto attraverso i suoi figli oranti ed operosi elargisce ancora una volta a coloro che lo vorranno ricevere, semplicemente gustandosi un sorso di buona birra benedetta e benedettina.
 

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