30 agosto 2012

Russia: un assalto a colpi di Pussy



Con questo articolo inizia la collaborazione con noi Andrea Virga, classe ’87, nato a Casale Monferrato, ha la barba rossa e un carattere anche peggiore. Ha studiato filosofia e storia presso la Scuola Normale Superiore, ma i suoi interessi spaziano dalla geopolitica ai giochi di ruolo, dalla canzone d’autore alla montagna. Formato da autori quali Tolkien, Spengler, Evola e Jünger, è stato altrimenti definito, tra le tante, “un nazionalrivoluzionario con tendenze stronze”. Sogna di seguire la sua fidanzata a Cuba e mettervi su famiglia.

Che la Russia, questo grande Paese di cultura eurasiatica esteso dal Baltico al Pacifico, sia sotto assalto da parte dell’Occidente euroamericano, questa non è certo una novità. Se un tempo, però, poteva ben sorgere l’illusione che il primo rappresentasse quanto meno il male minore rispetto al colosso sovietico, oggi invece le cose stanno ben diversamente. Certo, non rientra nei miei fini occuparmi qui di geopolitica: su questo argomento mi limito a consigliare il prossimo numero monotematico della rivista “Nomos”, ma anche il sito “Stato e Potenza” e i periodici “Geopolitica” ed “Eurasia”. 

Voglio piuttosto concentrarmi su un singolo episodio, a mio parere particolarmente rivelativo di come questo scontro coinvolga addirittura due differenti concezioni del mondo. Da una parte, la cristianità russo-ortodossa, in netta ripresa dopo le persecuzioni sovietiche, concorre a ricostruire la società russa, e in armonia con essa le principali forze politiche (dai sostenitori di Putin ai nazionalcomunisti di Zjuganov), cui denominatore comune è un forte patriottismo e un sostegno ai principi tradizionali della società, primo fra tutti la famiglia. Dall’altra, la penetrazione dell’imperialismo economico e politico occidentale passa per i gruppuscoli d’opposizione prezzolata, per gli amici della società aperta, gli omosessualisti, i liberisti, le femministe, i democratici, gli intellettuali dissidenti, gli abortisti, i dirittoumanisti; tutti uniti dall’ansia di tramutare la Russia nell’ennesimo sobborgo del Grande Occidente nichilista e consumista, dove ognuno può fare tutto quello che può permettersi di comprare.

L’episodio riguarda il sacrilegio compiuto dalle Pussy Riot, presunto gruppo musicale punk femminista (senza né un concerto né un album all’attivo), nella Chiesa di Cristo il Salvatore, la più importante della città, ricostruita nel 2000, dopo essere stata distrutta dai bolscevichi nel 1931. Costoro, dopo aver fatto irruzione presso l’altare, in abiti discinti, hanno recitato una preghiera blasfema rivolta alla Vergine Maria, piena d’insulti nei confronti del clero, del Patriarca e del Presidente della Repubblica. Come prevedibile in qualsiasi Paese civile, tre di loro sono ora sotto processo per teppismo motivato dall’odio religioso. La sentenza, emessa il 17 agosto, le ha condannate a due anni di carcere, data «la totale mancanza di rispetto per i credenti». Una pena, peraltro, in linea con la legge italiana (art. 405 CP), e una recente protesta analoga avvenuta nella Cattedrale di Colonia in Germania, rischia di fruttare ben tre anni di carcere ai propri attori. 

Del resto, non si trattava certo di un’eccezione. Dalla fondazione delle Pussy Riot nell’agosto 2011, nell’ambito del collettivo artistico Voina (“guerra”), e anche prima, le imputate si sono distinte in numerose manifestazioni di questo tipo, spacciate come arte o satira dai media occidentali, ma in realtà offensive nei confronti della morale comune e dell’autorità civile. Ci limitiamo qui a citare i baci saffici alle poliziotte moscovite (a tutti gli effetti molestie sessuali), o il caso di Nadezhda Tolonnikova, una delle tre imputate, intenta a fare sesso di gruppo pubblicamente nel Museo di Scienze Naturali di Mosca, quattro giorni prima del parto. Tali azioni non hanno ovviamente destato alcuna simpatia popolare, dato che appena il 6% (contro il 41%) dei Russi ha affermato di simpatizzare per loro. Tuttavia, sono esemplari del modello proposto da questi sovversivi. 

Nonostante la clemenza mostrata dall’autorità politica, e sebbene i risultati dei sondaggi rivelino come il 44% (contro il 17%) dei Russi sia convinto che il processo sia equo, questo caso è subito stato impugnato dai media e dai politici occidentali per l’ennesimo attacco alla Russia e alla presidenza di Vladimir Putin, anch’egli cristiano ortodosso, e la cui terza elezione è stata salutata con favore dalla Chiesa. Le imputate sono state dichiarate “prigioniere di coscienza” da Amnesty International, l’ambasciata statunitense e il parlamento tedesco sono intervenuti a loro favore, considerando sproporzionata la pena (a noi pare invece fin troppo leggera), una serie di divi occidentali (tra cui McCartney, Sting, i Red Hot Chili Peppers, i Genesis, Madonna) le hanno sostenute. Quest’ultima, ad esempio, nel suo recente spettacolo a San Pietroburgo, ha calpestato una croce ortodossa. Tutto ciò mostra la volontà da parte occidentale di offendere e calpestare non solo la sovranità e la volontà del popolo russo, che ha eletto Putin come proprio presidente, ma anche la stessa religione russa, ossia la fede in Cristo Crocifisso e Risorto e nella sua Chiesa.

Che fare dunque? Oltre a grandi sforzi, come l’impegno per la mutua conoscenza culturale tra Europa ed Eurasia, e un proficuo dialogo interconfessionale che possa portare a risanare lo scisma che separa i nostri fratelli ortodossi dalla Chiesa Cattolica, nel mio piccolo parteciperò al presidio, in solidarietà e difesa della Russia, che si svolgerà a 
Milano, in Piazza Cairoli, 
sabato 8 settembre, alle ore 16.00.

La data non è casuale, ma è l’anniversario del giorno in cui Stalin, durante i duri giorni della lotta contro gli invasori Tedeschi, convocò i vertici della Chiesa Ortodossa Russa, dando inizio ad un periodo di distensione e apertura nei confronti della religione. L’ateismo bolscevico si era reso conto di non poter sconfiggere la Croce di Cristo e, nonostante il suo immenso potere materiale, era sceso a patti. Non tarderà ad accorgersene anche il relativismo liberalcapitalista.
 

34 commenti :

  1. In verità, con i nazisti che dilagavano per le pianure russe, l'ateismo sovietico si rese conto di aver bisogno di tutto il sostegno che riusciva a raccattare.

    Il rendersi conto di "non poter sconfiggere la Croce di Cristo" è una pura fantasia dell'Autore.

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  2. "si rese conto di aver bisogno di tutto il sostegno che riusciva a raccattare."

    Per cui, implicitamente ammise il ruolo sociale fondamentale della Fede e della religione. Nonostante decenni di scristianizzazione feroce, il soldato russo preferiva morire per gli immortali principi Dio, Patria, Famiglia, piuttosto che per le fumisterie marxiste-leniniste.

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  3. @Andrea Virga

    sì, alcuni soldati russi preferivano morire per dio, altri per il socialismo, altri per manitù etc.

    quando vedi i nazisti dalle finestre di casa diventi meno selettivo nello sceglier gli amici.

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  4. A parte l'italiano appena sufficiente, ma qual'è la tesi dell'autore?

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  5. @ultimoAnonimo: se leggi nello stesso modo in cui scrivi, non mi sorprende che tu non l'abbia capito.

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  6. «l'italiano appena sufficiente»

    Devo metterti in contatto con tutti i docenti che, dalle elementari all'università, hanno espresso un giudizio decisamente diverso dal tuo? ;)

    Per il resto, fedele all'esempio della figura eponima del sito, escluderei automaticamente i commenti non firmati. Ma qui mi rimetto volentieri al giudizio degli amministratori. :)

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  7. Come dovrebbe commentare uno che non ha alcuno degli account consentiti per rispondere? I commenti sono pochissimi così, se eliminate quelli anonimi buonanotte... Comunque l'autore dice che è giusto incarcerare le pussy, perché hanno commesso un sacrilegio. Dice che anche in Italia sarebbero state arrestate (ma credo che con la condizionale se la sarebbero cavata), e che Putin è un buon cristiano ortodosso.

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  8. @Anonimo

    dimenchi di dire che l'Autore a supporto delle sue tesi ha anche citato alcuni sondaggi russi (peraltro senza linkarli).

    Come possono non essere attendibili sondaggi fatti in un paese culla della democrazia dove si svolgono le elezioni più libere al mondo?

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  9. I sondaggi sono stati condotti dall'autorevole Levada Center (http://en.wikipedia.org/wiki/Levada_Center).

    Vi posto volentieri i link, invitando l'amministratore, se lo ritiene opportuno, a inserirli nel testo. Tuttavia gli articoli sono in russo.
    http://www.newsru.com/russia/17aug2012/tolokno.html
    http://www.levada.ru/31-07-2012/rossiyane-o-dele-pussy-riot
    http://www.levada.ru/17-08-2012/tret-rossiyan-verit-v-chestnyi-sud-nad-pussy-riot

    Per il resto, anche se non è possibile autenticarsi, sarebbe buona cosa firmarsi con nome e cognome.

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  10. Grazie al sondaggio (ed al traduttore di google) apprendo che solo il 18% degli intervistati ha seguito "attentamente" e "molto da vicino" il processo, poco più di quelli che non ne hanno mai sentito parlare (14%)

    Wow!

    Assumendo che siano in grado di giudicare ciò che per loro stessa ammissione non conoscono ti sei dimenticato di dire che, nel sondaggio di fine luglio, soltanto il 33% degli intervistati ritiene una pena dai 2 ai 7 anni come adeguata, mentre il 44% la ritiene una puzione ecessiva e c'è un buon 15% che pensa addirittura che simili azioni non debbano essere punite.

    Nelle tabelle, poco sotto, la maggioranza relativa (29%) vorrebbe condannarle ad una sorta di lavori socialmente utili!

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  11. Francesco Mastromatteo31 agosto 2012 22:58

    peccato che non debba essere l'opinione pubblica a emettere la sentenza in un processo, ammesso che questi sondaggi siano attendibili, ma la magistratura. Anche io vorrei che in Italia non si venisse processati per reati d'opinione, ma succede, e nessun liberale filo Pussy se ne scandalizza

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  12. "una sorta di lavori socialmente utili"

    Già, credo anch'io che il Canale del Mar Bianco abbia bisogno di una risistemata. ;)

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  13. Ad ogni modo, anche i dati da te opportunamente messi in luce mostrano chiaramente che:

    la questione, nonostante il polverone sollevato strumentalmente dai media e dai politici occidentali, non tocca il russo medio, che ha ben altre cose a cui pensare che non stare dietro a quattro gatti occidentalisti del tutto autoreferenziali. La vera opposizione a Putin è portata avanti infatti dal Partito Comunista della Federazione Russa e dal Partito Liberal-Democratico.

    Inoltre, se uno su sei è effettivamente a favore della depenalizzazione di tali reati (retaggio dell'ateismo di stato sovietico), ben un terzo sarebbe stato invece a favore di una pena più alta rispetto a quella emessa dalla corte.

    Si tratta dunque di conferme a quanto da me sostenuto nel breve spazio consentito dall'articolo.

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  14. @Andrea Virga

    "ben un terzo sarebbe stato invece a favore di una pena più alta rispetto a quella emessa dalla corte"

    sì vabbè, gioca pure con le parole e con i numeri.

    44% che voleva una pena minore + 15% che le voleva assolte. Dire piuttosto che "ben" il 59% che ritiene la pena emessa eccessiva.

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  15. Mmm... È vero. L'autore ha operato una lettura dei dati cercando di confortare il proprio personale punto di vista. In ultima analisi restituendo un concetto distorto rispetto al dato reale.

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  16. No, è qualcun altro che gioca con i numeri: il 44% riteneva che una pena tra i 2 e i 7 anni, come quella prospettata, ossia i 3 anni chiesti dall'accusa (a mio parere comunque troppo pochi), fossero eccessivi. Questo sondaggio precede la condanna.

    Dato, però, che le hanno condannate a solo 2 anni, si può dire che la volontà di quei Russi, contrari ad una pena superiore ai 2 anni sia stata rispettata.

    Anche se, naturalmente, il tribunale dovrebbe agire in maniera del tutto indipendente dalle pressioni e dalle opinioni esterne.

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  17. @Andrea Virga

    guarda che ti stai arrampicando sugli specchi. Se mi domandano se ritengo giusta una pena "da 2 a 7 anni" e dico "no" vuol dire che li vorrei condannati per meno di 2 anni. Sulle pene auspicate, si veda la decima tabella del medesimo sondaggio

    sull'indipendenza della corte dalle opinioni esterne sono d'accordo con te, ma non sono stato io a citare i sondaggi nel mio articolo.

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  18. @tutti
    Come se il vero problema non fosse l'aver pestato i piedi a Putin... La stessa esibizione fuori dalla chiesa avrebbe quasi certamente sortito il medesimo effetto. È il contenuto ad aver infastidito, non la forma.

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  19. "Come se il vero problema non fosse l'aver pestato i piedi a Putin"

    Peccato che non siano state neanche imputate per il reato di vilipendio al Capo dello Stato, reato presente in pressoché tutti i codici penali del mondo, Italia compresa, e che lo stesso Putin, che è uso occuparsi di faccende molto più serie, abbia chiesto alla corte di usare clemenza.

    http://video.repubblica.it/mondo/russia-putin-chiede-clemenza-per-le-pussy-riot/102322/100703

    Comunque, il contenuto stesso della loro esibizione era offensivo, dato che insultava non solo il Presidente della Repubblica (in Italia, chi cantasse pubblicamente una canzone che insulta Napolitano sarebbe processato senza dubbio, e rischierebbe pene anche superiori), ma anche la Chiesa Ortodossa.

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  20. Si certo, han tutti chiesto clemenza, anche la chiesa ortodossa. Intanto però le han messe al gabbio per reati d'opinione. Putin mi risulta sia molto amico del Berlusca. Uno un bravo cristiano cattolico, l'altro un bravo cristiano ortodosso. Ed entrambi noti per il loro spirito democratico. Come no?

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  21. Mi chiedo quale reato d'opinione vi sia all'infuori di un'esibizione di blasfemia (non c'è neanche bisogno di parlare della totale mancanza di qualsiasi forma, anche sol vaga, di arte).
    Mi chiedo inoltre, come si possa almeno accennare a parlare di democrazia al di fuori del RISPETTO dovuto ai luoghi sacri e, soprattutto, ai cittadini credenti (come, naturalmente, a tutte le persone).
    Non vi è dubbio che in Russia, oggi, vi sia un "deficit" di democrazia, ma c'è già e rischia di aggravarsi anche fra i Paesi c.d. occidentali.
    Per costruire una democrazia vi è bisogno di una rivoluzione dell'intelligenza e del rispetto reciproco, non già di una "rivolta della passera" (che, per chi non lo sapesse, è il significato delle parole "pussy riot" - nome degno di un partito del Berlusca!).

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  22. Eh se lo chieda pure. All'autore, che sostiene che in Italia sarebbe lo stesso con Napolitano, ricordo che esiste il diritto di satira (che immagino lui vorrebbe eliminare).
    Esempio: http://www.ilpeggio.com/2012/04/satira-su-napolitano-poesia-satirica.html
    Lascio anche un breve cenno sulla satira:
    http://www.altalex.com/index.php?idnot=39351
    Saluti

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  23. Eppure in Italia i casi di inchieste per vilipendio si sprecano. Cito appena quelli che mi si sono presentati con un rapido controllo su Google:
    http://www.condividendoidee.it/article-indagini-per-vilipendio-al-capo-dello-stato-la-polizia-indaga-105074966.html
    http://brescia.corriere.it/brescia/notizie/cronaca/12_giugno_28/20120627BRE06_12-201798440731.shtml
    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=11509

    Mi soffermo sulla frase di Ciarrapico: «Napolitano, espressione di quel comunismo che non ha mai amato la patria»
    Una frase, magari forte, ma più di critica che non di offesa (Napolitano ha fatto eccome parte del PCI, il quale effettivamente spesso antepose gli interessi sovietici a quelli italiani), è stata incriminata, e ha rischiato di fruttare una pena da 1 a 5 anni.

    Ecco, questa è la libertà di pensiero della "democratica" Italia, altro che diritto di satira.

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  24. @Andrea Virga

    ok. Suppongo tu conosca la differenza tra "indagine" e "condanna".
    Come sai, quando si ha notizia di reato l'indagine è un atto dovuto.
    Quanti di questi indagati sono stati effettivamente condannati?

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  25. Intanto il reato c'è, e il fatto che alla fine le indagini vengano archiviate, non toglie che sia stato comunque agitato, a scopo intimidatorio, nei confronti di chi critica il Colle.

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  26. @Andrea Virga

    bravo. Ora considera che in Russia oltre a quella che tu chiami "intimidazione" c'è pure la galera vera (2 anni, nel caso delle Pussy Riot).

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  27. Ripeto per l'ennesima volta, e allora? C'è qualcosa di strano nel fatto che chi viola la legge finisca in prigione?

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  28. @Andrea Virga

    no, niente di male.
    per chi critica santa ortodossa chiesa e Putin questo e altro.

    la pena di morte ci vorrebbe!

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  29. Forse l'amico Anonimo non ha capito bene che, prestando fede alla condanna, significa che le tre sedicenti cantanti avrebbero potuto gracchiare qualsiasi cosa contro Putin ed anche contro il Patriarca, MA IN QUALSIASI ALTRO POSTO CHE NON SIA UNA CHIESA, O UN QUALCHE ALTRO LUOGO SACRO.

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  30. Si fidi, buon filosofo, il problema era Putin, la Chiesa è stato il pretesto. In che consisterebbe peraltro la blasfemia? Hanno chiaramente bestemmiato? O era solo una performance non autorizzata?

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  31. Io invece sarei interessato ad essere messo in contatto con le decine di docenti che, negli anni, si sono sperticati in lodi del Virga:


    "L’episodio riguarda il sacrilegio compiuto dalle Pussy Riot, presunto gruppo musicale punk femminista (senza né un concerto né un album all’attivo), nella Chiesa di Cristo il Salvatore, la più importante della città, ricostruita nel 2000, dopo essere stata distrutta dai bolscevichi nel 1931. Costoro, dopo aver fatto irruzione presso l’altare, in abiti discinti, hanno recitato una preghiera blasfema rivolta alla Vergine Maria, piena d’insulti nei confronti del clero, del Patriarca e del Presidente della Repubblica"

    La parola "costoro", nonostante tutte le buone intenzioni dell'autore, risulta qui riferita ai bolscevichi del 1931. Chi leggesse dunque i due periodi in italiano ne ricaverebbe la visione di ufficiali della GPU che corrono verso l'altare in maliziose giarrettiere.
    E non è una bella scena
    Ne approfittiamo per ricordare all'autore che "discinto" si riferisce alle pussy riot, semmai, non ai vestiti.
    Non esiste in Russia nessun partito "nazionalcomunista", quello guidato da Zyganov [la trasliterazione non è un'opinione] è solo comunista, quello di Limonov è nazionalbolscevico ma, a parte ogni altra considerazione, non ha avuto voce in capitolo nella faccenda.

    Ah sì, onde non affollare la schiera dei vili "anonimi", mi chiamo Luca Di Mauro

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  32. Luca, ho troppa stima della tua persona per pensare che tu possa dedicarti seriamente a un esercizio così poco intelligente, come quello di spulciare uno scritto pubblicato su un blog (e magari scritto frettolosamente) per mettere in dubbio le abilità linguistiche di qualcuno, che peraltro ha studiato Lettere in Normale (sai che non simpatia per i normalisti, ma tant'è...).
    Ti informo, comunque, che il Dizionario Treccani riferisce l'aggettivo "discinto" anche alle vesti (http://www.treccani.it/vocabolario/discinto). La traslitterazione scientifica non sarà un'opinione, ma sai benissimo che esistono numerose varianti comunemente utilizzate per molti nomi russi (come evidente in Trockij, ad esempio). Andrea sa benissimo che Zyganov (o Zyuganov, o Zjuganov) è il leader del Partito Comunista della Federazione Russa, come chiarito nei commenti. Parlare di nazionalcomunismo è una semplificazione politico-giornalistica, volta a segnalare alcune particolarità ideologiche e programmatiche di quel partito.
    Detto questo, per firmarsi con il proprio nome è sufficiente scegliere, nel menu a tendina che segue a "Commenta come:", l'opzione "Nome/URL" anzichPé "Anonimo". Il nome comparirà all'inizio del messaggio e ci si risparmia la fatica di firmarsi alla fine del commento.

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  33. Hai ragione Mancio, è un esercizio ozioso e poco intelligente, ma quando ho visto questo che citava la pagella di terza media pur di non ammettere di aver scritto "magari frettolosamente" sono mort6o dalle risate.

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