11 settembre 2012

11/9 - Siam trentenni, non possiam dimenticare

di Riccardo Facchini
Possiamo essere amerikani, antiamerikani, complottisti complottardi, neocrociati teocon o amici dell'Islam. Ma nessuno della mia generazione può scordare quel nostro pomeriggio da adolescenti. Un po' perché, finora, è l'unico evento storico a cui abbiamo assistito che potremo un giorno raccontare ai nostri nipoti, escludendo il mondiale del 2006. Un po' perché ha segnato in maniera irreversibile il nostro immaginario.

Quegli adolescenti, infatti, sono cresciuti. Alcuni hanno maturato un rapporto più complesso con la memoria dell'11/9, giungendo - dopo aver riposto il busto della Fallaci in soffitta - a volte anche a stigmatizzare le responsabilità statunitensi. Altri sono approdati direttamente sugli accoglienti e rassicuranti lidi del complottismo. Molti, legittimamente, sono rimasti vicini senza se e senza ma agli Stati Uniti: "Never forget, never surrender".

Esigere che a soli 11 anni dalla tragedia possa esistere nel mondo Occidentale (e non solo negli States)  una memoria condivisa è ridicolo, me ne rendo conto. Forse non può nemmeno esistere una "memoria condivisa" relativamente ad alcuni eventi storici che lacerano così profondamente una civiltà. 

Nulla ci impedisce però di avere almeno "memoria" di ciò che accadde. Memoria di un attacco portato al cuore degli Stati Uniti da terroristi che fino a poco prima erano considerati amici. Memoria delle manifestazioni di giubilo per le strade di Gaza e Ramallah alla notizia che il Grande Satana era stato trafitto. 
Memoria di un evento complesso, sfaccettato e che tuttora divide. Ma che, per qualche motivo, siamo tenuti a ricordare.

#Neverforget



 

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