18 settembre 2012

Atreju 2012: tante idee (un po' confuse) e qualche buon motivo per sperare

di Marco Mancini

Fabio Volo e Stefano delle Chiaie. Non preoccupatevi, non sto delirando. Si tratta semplicemente dei due autori che si dividono a pari merito la terza piazza nella graduatoria dei libri più venduti ad Atreju 2012, la festa nazionale della Giovane Italia. Per cinque giorni centinaia di militanti dell’organizzazione giovanile del PdL (ma anche non giovani e non militanti) si sono dati appuntamento all’ombra del Colosseo, tra dibattiti, incontri, mostre e spettacoli.

Chi scrive – che militante non è, forse non è neanche tanto giovane – ci ha fatto più di un salto, cercando di immergersi nel microcosmo della festa, tra stand gastronomici divisi per regione e gestiti dagli stessi ragazzi (sarò di parte, ma era impareggiabile quello abruzzese, che con arrosticini e dj set sparato a palla ha dato a tutti una vera lezione di tamarraggine…), premi consegnati ai personaggi dell’anno (dalla Vezzali al comandante De Falco), concerti di Branduardi e musica alternativa cantata a tarda ora con chitarra d’accompagnamento (se posso fare un appunto, nel programma dell’anno prossimo meno contest canori e più musica “nostra”, grazie...).

Fabio Volo e Stefano delle Chiaie, dicevamo. Il maestro del vuoto pneumatico e uno dei reduci dell’extraparlamentarismo di destra degli anni ’60-’70. Grande è la confusione sotto il cielo, avrebbe detto Mao Zedong (se vi può interessare, secondo e primo si sono piazzati rispettivamente Fabrizio Cicchitto e nientepopodimeno che il prof. Zichichi, mentre sugli scaffali campeggiavano a poca distanza l'uno dall'altro Hayek e Beppe Niccolai...), ma non saprei dire se la situazione sia per questo eccellente.

Ha tenuto banco, ovviamente, la defezione di Silvio Berlusconi: atteso nel pomeriggio di venerdì, l’ex-premier ha deciso di non farsi vedere, forse per evitare domande scomode sulla sua eventuale ricandidatura. I militanti, bisogna dire, sono rimasti delusi più per lo sgarbo ricevuto che per l’assenza in sé: se i big del partito hanno rimproverato il Cavaliere, non senza trovargli qualche scusante, l’impressione è che i giovani del PdL ritengano che una fase si sia chiusa e che Berlusconi appartenga ormai al passato, un passato da “non rinnegare, non restaurare” (per usare le parole di De Marsanich). Se decidesse di non ricandidarsi, insomma, tutti tirerebbero un sospiro di sollievo; in caso contrario, tutti proverebbero un piccolo moto di fastidio.

Guardare al futuro, dunque. Ma per andare dove? Qui cominciano le note dolenti. Ascoltando i dibattiti (e le reazioni del pubblico), ho avuto la sensazione che nella mente dei giovani pidiellini alberghi un po’ di confusione. Nel confronto di sabato sull’economia, ci sono stati applausi – moderati, trattandosi di un avversario, ma molto sentiti – per l’intervento anti-austerità di Fassina, ascoltato in un religioso silenzio (chi c’era sa di cosa parlo). Subito dopo, però, una vera e propria ovazione per Oscar Giannino, che reclamava meno tasse e meno spesa (il che non sarà proprio indolore…) con toni ben diversi da quelli usati qualche ora dopo da Storace, anche lui applauditissimo mentre tirava in ballo il signoraggio bancario e la necessità di prendersi cura dei bisogni della “povera gente”.

Un vero e proprio tripudio è stato riservato anche a Mario Sechi, il quale ha indossato i panni del rottamatore, con una critica ferocissima alla classe dirigente del centro-destra. Gasparri, seduto in prima fila, ha ascoltato in silenzio e ha approfittato del dibattito successivo per lanciare una frecciatina al direttore del “Tempo”, mettendo alla berlina la demagogia sua e di Giannino. Anche qui, applausi: l’orgoglio di partito è ancora troppo forte e al richiamo della foresta non si sa resistere. 

Intendiamoci: i giovani del PdL non sono roba da meeting di Rimini, non sono lì ad applaudire il potente di turno (ché ad Atreju di potenti veri ce n’erano pochini…), qualunque cosa essi dicano. Semplicemente, c’è un disperato bisogno di tornare a credere in un’idea forte, a distaccarsi dalla palude degli ultimi anni, a non morire democristiani, a combattere senza rete e “senza paura” (per usare lo slogan della manifestazione): non stupisce, dunque, che discorsi anche tra loro contrastanti, purché fuori dagli schemi, trovino tutti un loro appeal. Ad accomunarli, del resto, è la dura opposizione contro il governo dei tecnici, come conferma il trattamento freddino riservato alla Fornero e a Terzi, per non parlare dei fischi recapitati per corrispondenza a personaggi come Frattini.

E qui cominciano, invece, le note positive. Esiste nel PdL e nel centro-destra in generale una generazione di 40-50enni che ha ancora voglia di mettersi in gioco, di fare politica per le cose in cui crede e non solo per l’ambizione (in sé non disdicevole) di mettere il culo su qualche poltrona. Parlo di Massimo Corsaro, dal quale prendo in prestito l’ultima colorita espressione e che è stato uno dei pochi, tra l’altro, a tirare in ballo i temi della responsabilità individuale e dei “valori non negoziabili” (ecco, se posso fare un appunto, di questi si è parlato troppo poco, anche se capisco che in tempi di crisi all’ordine del giorno ci sia altro), ricordandoci quale sia la vera ragione per distinguere ancora oggi tra destra e sinistra, tra conservatori e progressisti, insomma tra Storace e Fassina. Parlo di Guido Crosetto: da liberale intellettualmente onesto ha deciso di contaminarsi con qualche venatura “sociale”, pur provenendo da Forza Italia schifa di essere definito “moderato” (a proposito, #moderatiuncazzo potrebbe essere un ottimo hashtag per l’edizione 2013…) e, insieme a Corsaro, non vota la fiducia a Monti. Parlo di Beatrice Lorenzin, che lavora indefessamente sul territorio e ha persino l’ambizione di formare la classe dirigente del futuro. 

Personaggi che, a differenza di altri, hanno capito davvero qual era l’idea alla base del PdL, hanno abbattuto le barriere e le etichette, si sono amalgamati e si sforzano di progettare la destra di domani. Parlo, infine, di Giorgia Meloni, che in diversi hanno invitato in questi giorni a vincere le remore e a rendersi disponibile per qualcosa di importante. In ombra invece, dopo l’accoglienza trionfale dello scorso anno, il segretario Angelino Alfano, al quale pure è stato riservato l’incontro finale: da chi sarebbe dovuto essere il simbolo del ricambio generazionale ci si aspettavano meno prudenza e meno soggezione.

Esiste anche una generazione di giovanissimi amministratori, in primis l’infaticabile consigliera laziale Chiara Colosimo, che cominciano a farsi largo nelle istituzioni. Dietro di loro, migliaia e migliaia di militanti, quotidianamente impegnati nel portare avanti la loro battaglia politica: mi piace ricordare, tra gli altri, Cosimo Zecchi e Francesco Filipazzi, fratelli di due miei colleghi camparini. Insomma, c’è un popolo di destra che merita di più e di meglio dello sfaldamento al quale stiamo assistendo negli ultimi tempi. Speriamo che qualcosa si muova. 

P.S.: ascoltando Storace, ho notato che molti degli argomenti ricalcavano (con un tono decisamente più popolaresco) certe suggestioni tremontiane. Ecco, capisco che il tipetto sia difficile e che da ministro dell’Economia non si sia fatto molti amici. Però, non saperlo valorizzare e lasciarlo andare via come un Tulliani (pardon, un Fini) qualsiasi è stato, a mio avviso, un grave errore politico.

 

9 commenti :

  1. Cos'avrebbe a che fare il clerico-reazionario De Maistre col pensiero Liberale e Liberista?

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  2. Caro Federico, come avrai capito il nostro blog è di orientamento cattolico (se vuoi, puoi aggiungere anche "tradizionalista"). In questo senso, De Maistre è stato provocatoriamente scelto come nume tutelare.
    Per rispondere alla tua critica, citerei Sant'Agostino: "In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus charitas".
    Fatti salvi i principi di fondo, sul resto (come l'economia) ognuno di noi ha le sue idee. Io per esempio non sono affatto liberista, ma altri amici del blog hanno posizioni molto più "mercatiste" senza per questo aabbracciare in toto il liberalismo teologico e filosofico.

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  3. @Filipazzi: a quanto ho capito, sei tu il tamarro della famiglia... :D

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  4. Gent. mo Mancini, complimenti per l'articolo: molto dettagliato ed esaustivo. Mi permetto un solo appunto: io c'ero ad ascoltare Monti quest'anno al Meeting, così come c'ero l'anno scorso ad ascoltare Napolitano (e qualche anno fa Berlusconi). Proprio per questo non sono d'accordo con quanto Lei scrive: io non ero lì ad applaudire il potente di turno e tanto meno sono "roba da Meeting", ma capita anche ai laureati alla Luiss di usare un linguaggio da "Fatto quotidiano". Ero lì innanzitutto per ascoltare il nostro Presidente del Consiglio e, eventualmente, per applaudire se avesse detto cose giuste o interessanti; a parte gli applausi all'inizio e alla fine dell'intervento, che mi sembrano dettati dall'educazione, io non ho applaudito ogni volta che l'uditorio applaudiva o qualunque cosa dicesse Monti, così come non penso che Lei abbia sempre preso parte agli applausi del pubblico ad Atreju. In secondo luogo che vantaggio avrebbe il Meeting (o il Movimento di Comunione e Liberazione) ad applaudire il potente di turno? Nessuno! Il prossimo anno venga anche Lei a far parte della "roba da Meeting"; il titolo è: "Emergenza uomo".
    Edoardo

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  5. "Ad accomunarli, del resto, è la dura opposizione contro il governo dei tecnici"

    qualcuno ha spiegato ai giovani pieddiellini che loro partito sostiene il governo monti?

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  6. Complimenti. Forse il miglior articolo su questo Atreju! Cesare Giardina (Giovane Italia Roma)

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  7. Caro Edoardo, premetto innanzitutto che non sono laureato LUISS (lì ho semplicemente fatto un Master). Quanto alla questione da te sollevata, anche ad Atreju Terzi e la Fornero hanno ricevuto i soliti applausi di rito alla presentazione, per quanto tiepidi. Quella è questione di buona educazione. L'accoglienza generale, però, è stata chiaramente freddina. Mi pare di aver letto che al Meeting con Monti e Passera sia accaduto esattamente il contrario. Legittimo, per carità, ma indicativo. Come il fatto che nel corso degli anni si siano riempiti di applausi (non di educazione, ma di approvazione) prima Berlusconi, poi Napolitano e infine Monti. Detto questo, io ho una buonissima opinione di gran parte della base ciellina (anche se penso che la loro scarsa coscienza politica li presti a strumentalizzazioni) e sono cosciente che al Meeting c'è anche tanto di buono, avendo diversi amici che vi partecipano ogni anno. Non penso altrettanto bene, mi dispiace dirlo, di una parte dei vertici di CL. Ma sia chiaro che questa è una mia posizione personale e non del blog nel suo complesso.
    @Cesare: grazie per il tuo apprezzamento. Ho cercato semplicemente di descrivere quello che ho visto, da "esterno" (non sono iscritto al partito) che in fondo è anche "interno", riconoscendosi in quella tradizione politico-culturale.

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