07 settembre 2012

Cattolicesimo e americanismo: un'analisi critica


di Marco Massignan
Giovedì 23 agosto 2012 nel santuario di Madonna di Strada a Fanna (Pordenone) si è tenuta la quarantesima Giornata di preghiera e di studio degli “Amici di Instaurare”. Tema del convegno: “Cattolicesimo e americanismo”.

Dopo la Santa Messa (in rito romano antico) e il canto del Veni Creator, i lavori si sono aperti con il saluto del direttore di “Instaurare”, il prof. Danilo Castellano, che ha ricordato la pluridecennale attività della Rivista, impegnata nella “buona battaglia” per l'ordine naturale e cristiano (quindi per la regalità sociale di Cristo).

Partendo dalla Lettera apostolica Testem benevolentiae nostrae con la quale Papa Leone XIII condannava l’“americanismo” (in particolare per il suo naturalismo, il suo attivismo, la concezione errata della libertà e della democrazia di chiara origine protestante), Castellano ha sottolineato come tale problema sia ancora rilevante per il mondo cattolico sotto diversi profili (sia per la concezione della stessa Chiesa, sia per le sue implicazioni morali e politiche).
Al termine del secondo conflitto mondiale, infatti, la duplice vittoria americana (militare e culturale), attraverso il mito aggiornato dell'americanismo, contribuì non poco alla rinascita del modernismo politico-sociale, addirittura salutato come una “conquista” da parte di molti cattolici. La trappola dell'anticomunismo venne utilizzata per instaurare la società liberale in quei Paesi della vecchia Europa che ancora non avevano completamente ceduto all'assalto della secolarizzazione. L'american way of life giustificò ed incoraggiò la vita comoda e “felice” del consumismo, presentata come “vita buona”, ossia “idonea a saziare gran parte dei desideri, virtualmente tutti i desideri animaleschi”.

Ha poi preso la parola per la prima relazione (“Cattolicesimo e americanismo a confronto: il problema politico contemporaneo”) il prof. Miguel Ayuso Torres dell'Università Comillas di Madrid. Nel suo intervento egli ha stigmatizzato la sostituzione dell'ideale politico cattolico con quello della “nuova laicità” (detta includente o positiva) che non intende essere laicista e non si erge contro la Chiesa (secondo il modello americano) ma che, con la sua carica disgregatrice e contraddittoria, penetra in essa “fino al punto di farle accettare la separazione dell'ordine temporale da quello religioso”.
Come ha scritto Ayuso in un recente saggio: “In pratica si tratta di inserire il cattolicesimo in una società democratica plasmata dalla sociologia protestante, come quella esemplata dal modello statunitense... Ne è conseguito l'abbandono nella pratica dell'ideale dello Stato cristiano, abbandonando coloro che volevano ancora esservi fedeli. Donde una Chiesa costituita in cappellania della democrazia organizzata planetariamente”. (cfr. La costituzione cristiana degli Stati, Edizioni Scientifiche Italiane 2010, pp. 61-62).
Tale laicità, facendo professione di indifferenza, ossia non prendendo posizione per la religione, impedisce agli uomini e alle comunità politiche di ordinare la loro vita secondo le esigenze della verità e della morale oggettiva; l'ordinamento giuridico, in questa prospettiva, deve solo assicurare che le opzioni individuali (ogni opzione: senza entrare nel merito!) possano trovare piena realizzazione; in ultima analisi, esso si fa garante dell'ingiustizia, del male, dell'assurdità. L'americanismo politico si rivela – sub specie boni (ecco l'insidia!) – un surrogato del vero ordine, un'anarchia mascherata e strisciante che porta al nichilismo e al dissolvimento della vita sociale sotto ogni profilo.

La seconda relazione (“L'americanismo come religione civile: teoria, miti, prassi, frutti”), del prof. John Rao dell'Università Saint John di New York, si è soffermata sulla concezione puritana dei Padri fondatori, artefici dell'esperimento americano: quella di una religione universale evangelica e redentrice in fuga dalla vecchia Europa papista. Gli Stati Uniti come nuova Gerusalemme, nazione benedetta da Dio, luce e speranza per il genere umano corrotto. In tale prospettiva, l'esportazione globale del modello americano e dei suoi “valori” ha origine nella convinzione di essere depositari, per elezione e volontà divina, di una “purificatrice” missione escatologica. Rao ha poi indicato nella matrice naturalista e illuminista che informa il tessuto socio-culturale nordamericano, nella pervasiva presenza delle logge massoniche, nel preponderante influsso dell'oligarchia finanziaria, alcuni dei motivi che fiaccano l'azione della Chiesa Cattolica, riducendola ad una semplice agenzia all'interno della logica pluralista e concorrenziale tra le varie confessioni, nella tacita rinuncia a proclamare la verità tutt'intera.

Concludendo con le parole di Sébastian Fath: “Per la maggioranza degli americani la bandiera a stelle e strisce insieme al modo di vivere che essa rappresenta ha preso il posto di Gesù Cristo come figura escatologica di un millennio di felicità. Ed è innanzitutto per quel dio che si battono".
 

2 commenti :

  1. Mi pare una esagerazione, negli Stati Uniti ce ne sono piu credenti che in tutta l´Europa, e quei credenti sono piu praticanti dei credenti europei. E sicuramente piu generosi e meno dispendiosi. Solo puo essere un complesso di inferioritá quello che fa agli europei puntare il dito contro di loro dicendogli "Consumisti".

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  2. E pensare che l'arcivescovo cattolico Dolan, alla convention repubblicana, parlava del rispetto per «le leggi di natura e la natura di Dio, senza cercare di rimpiazzarlo con idoli creati da noi». Idoli di cui parlava anche Luigi Sturzo durante il suo esilio a Londra. Discorso decisamente in contrasto, quello di Dolan, con le parole di Fath, che chiudono il presente articolo. Che negli Stati Uniti la religione abbia una buona componente folcloristica è evidente: non è niente più che uno dei tanti prodotti nel mercato delle idee preconfezionate. Un cattolico che benedice un mormone ne è la prova.

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