26 settembre 2012

Essere Uomini oggi (donne permettendo)

di Giulia Tanel

Essere uomo vuol dire essere pronto a dare la vita per la propria sposa e per la propria famiglia, o comunque per chi si prende in custodia, e poi anche per la propria missione fuori casa”. L’autrice di questa frase fuori dal coro è Costanza Miriano, una donna molto multi e poco tasking, che dopo lo sfavillante successo di “Sposati e sii sottomessa” (Ed. Vallecchi) è ora tornata alla ribalta con il libro “Sposala e muori per lei – Uomini veri per donne senza paura” (Ed. Sonzogno).

Il progetto sotteso a questa recentissima pubblicazione, afferma Costanza, era quello di rivolgersi direttamente all’altra metà del cielo, agli uomini; salvo poi accorgersi che la capacità di parlare agli uomini lei non la possiede: “E’ così, purtroppo, e non ci posso fare niente. Ci ho provato, ma niente. Intendo, a parlare davvero, cioè a scambiare profondi pensieri che giungano alla mente dell’altro e richiedano e provochino risposte” (op. cit., p. 7).

Qual è la soluzione, quindi? Semplice: bando alle parole e spazio ai fatti.
Come punto di partenza, occorre che le donne scelgano la sottomissione, “[…] cioè decidere liberamente e consapevolmente di mettersi sotto, come le fondamenta di cemento armato che reggono la famiglia, con la capacità solo femminile di smussare gli angoli, di mettersi in relazione, di essere per, di accogliere, di mediare, di incoraggiare ed educare, cioè tirare fuori il meglio da tutti” (op. cit., p. 12).
Secondo tale ottica, le donne hanno il delicatissimo compito di aiutare gli uomini a realizzare la loro vocazione più profonda, ovvero quella di essere guide virili ed autorevoli (non autoritarie, cosa totalmente differente). Una funzione, questa, che nella nostra società è andata progressivamente perdendosi: oggigiorno gli uomini sono spesso disorientati, incapaci di prendere delle decisioni, di prendere in mano con sicurezza le soluzioni più delicate... Però, in una famiglia il padre dovrebbe essere “[…] la regola, la legge, ma anche la scoperta, la ricerca, la conoscenza. […] Sono i padri che tagliano il cordone ombelicale con la mamma, anzi, devono salvare i figli dall’abbraccio soffocante e a volte mortale con lei, che è programmata per intuire e soddisfare tutti i loro bisogni” (op. cit., pp. 142-3). 

Uomo e donna, quindi, sono sì profondamente differenti, ma sono ugualmente essenziali per costruire e mantenere sane la coppia e la famiglia. Ognuno ha la propria personalità, i propri compiti e le proprie peculiarità (se una donna riesce ad impostare la cena, parlare al cellulare, separare due figli litiganti e leggere la ricetta della torta di mele contemporaneamente, non si può pretendere che anche gli uomini facciano lo stesso; così come non si può chiedere ad una donna di orientarsi in un mezzo a mille strade e viuzze senza che abbia precedentemente lasciato tracce di pane lungo il percorso).

E’ necessario quindi accettare con serenità il dato di realtà della natura profondamente diversa dei due sessi e porre finalmente fine agli sproloqui circa la “parità nella coppia”: la parità non esiste, punto. E’ infatti chiaro che spetta alla donna spendersi maggiormente nella cura dei figli e della casa: perché le riesce meglio – e più facilmente – e perché la vocazione propria della natura femminile è proprio quella di donarsi agli altri. Altresì, gli uomini non devono essere costretti a fare i “mammi” e domestici full time: il compito che è loro richiesto (ed è già piuttosto gravoso) è quello di essere una presenza solida, capace di dettare le regole e di rimettere in riga i figli che sgarrano. E di essere, all’interno famiglia, una finestra aperta sul mondo: un mondo che è ricco di bellezza, ma che ha insite in sé anche indubbie problematiche e difficoltà.

Un ultimo appunto, forse il più importante: se non si mette Cristo al centro della propria vita e a suggello del proprio matrimonio, crolla il palco. Solo se si è certi della Sua presenza e del Suo sguardo misericordioso sulla nostra vita, infatti, è possibile amare e donarsi senza riserve, è possibile andare oltre il giudizio immediato, è possibile vivere con gioia anche nelle difficoltà ed, infine, è possibile vivere anche la sfera sessuale nel rispetto di sé e dell’altro.
 

1 commento :

  1. Se l'autrice di questo post e quella del libro si guardassero un po' più intorno, troverebbero sia uomini che non sanno leggere una cartina che donne che sono piloti da guerra (nonchè incapaci di cucinare un uovo à la coque). E maschi che non chiedono altro che passare tempo a occuparsi dei propri figli. Alcuni non hanno nemmeno avuto scelta, hanno dovuto crescerli per forza visto che una madre non c'era più; e nella maggioranza dei casi non se la sono cavata così male, anche senza progesterone in circolo nel loro sangue.

    Per fortuna (e grazie a Dio, mi verrebbe da dire), il bello dell'essere umani è avere una volontà in grado di superare le inclinazioni biologiche - che pure esistono - e i ruoli che la cultura e le circostanze hanno fatto discendere da esse.

    Se poi, nella loro libertà, molte donne si rendono conto che quei ruoli in fondo gli piacciono, e starsene a casa a badare ai figli E' la strada per la propria realizzazione, lo facciano; saremo felici per loro se ci riescono, sarà nostro dovere non impedirgli di perseguire questo obiettivo. Altre vorranno essere capitani d'industria o ispettrici di polizia. L'unica cosa importante è che sia una loro libera scelta.

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