03 settembre 2012

Il cardinal Martini, l'accanimento terapeutico e quello dei soliti sciacalli


Pubblichiamo un contributo del giovane Giacomo Diana, uno dei responsabili della pagina Facebook dedicata a papa Benedetto XVI, a proposito delle strumentalizzazioni seguite alla scelta di rifiutare l'accanimento terapeutico, operata dal cardinal Martini. Come si spiega nell'articolo, scelta - almeno questa - cattolicamente ineccepibile.


di Giacomo Diana
E' ufficiale: l'anafabetismo religioso è alle stelle. Il Cardinale Martini è morto, rifiutando l'accanimento terapeutico. Apriti cielo: tutti i media hanno presentato il gesto del prelato come un atto di rivolta e dissenso al Magistero della Chiesa, ignorando - tuttavia - che la Chiesa da sempre ne consente il rifiuto; la stessa scelta fu presa anche dal morente Giovanni Paolo II.

Da Vendola a Fo, fino ai Radicali: il cardinale è divenuto l'eroe del dissenso tra i prelati.
 
Il leader di Sel Nichi Vendola ha affermato che Martini "sceglie il primato della dignità, un atto straordinario su cui tutti, a partire dai vertici della chiesa, devono riflettere". Parte del popolo della Rete, al solito sensibile alle suggestioni tanto al chilo, adotta seduta stante il porporato morente ed inizia a rumoreggiare di "ultima lezione teologica" e di "esempio alla Chiesa per la Chiesa": "Almeno Martini sapeva che il Medioevo è finito". Gran parte - invece - ne approfitta per dar sfogo al livore anticlericale: "Questi maledetti preti negano alle persone una morte dignitosa, ma per essi sclegono eccome. Ipocriti". Non son neppure mancati - e come avrebbe potuto essere diversamente? - quelli che hanno poi augurato al cardinale (e poi al resto del clero) di finire all'Inferno. Ammirevole.
 
Da lì in avanti, il coro è pressoché unanime. Estrema sinistra, Radicali, maestri del pensiero radical chic, persino qualche isolata voce di centrodestra, come quella del deputato del Pdl Alfonso Papa ("Il suo no al sondino fa riflettere"). Parenti Welby ed Englaro a tracciare paralleli tra le vicende dei propri cari e quella di Martini. Dario Fo butta lì che la scelta di rifiutare l’accanimento terapeutico "è stupenda e mostra che tipo di persona fosse". Tutti in fila per rendere il più ipocrita degli omaggi, per travestire da pietà la smania di andare a sventolare quel corpo in faccia alla Chiesa dicendo: visto che anche i vostri ci danno ragione?
 
Ma la situazione - invero - è alquanto triste, e attesta non solo una generale ignoranza crassa (della società e dei media), che non porta a fare alcun distinguo tra eutanasia e accanimento terapeutico, ma anche l'analfabetismo religioso di quanti attaccano la Chiesa senza neppure conoscerne la dottrina. 
 
Che differenza c'è tra eutanasia e rifiuto dell'accanimento terapeutico?

L'eutanasia è il procurare intenzionalmente la morte di un individuo la cui qualità della vita sia permanentemente compromessa da una malattia, menomazione o condizione psichica. L'individuo, tuttavia, non è in fin di vita. Si tratta di una scelta di non accettazione della compromissione della propria condizione fisica, per cui si sceglie la morte come via di fuga. Questa è l'eutanasia, a cui la Chiesa è da sempre contraria
 
Il rifiuto dell'accanimento terapeutico è - invece - il prendere semplicemente atto che non c’è più niente da fare, che non c’è alcun intervento che può cambiare una situazione ormai irreversibile, per cui vengono interrotte quelle pratiche mediche volte solo al prolungare al malato un'agonia dall'esito di morte ormai certo. 

Il Catechismo della Chiesa cattolica affermaL'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente” (CCC, 2278).


“Nell’immediatezza di una morte che appare ormai inevitabile e imminente è lecito in coscienza prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita poiché vi è grande differenza etica tra ‘procurare la morte e ‘permettere la morte’: il primo atteggiamento rifiuta e nega la vita, il secondo accetta il naturale compimento di essa (6).

Ed è la migliore descrizione della scelta del cardinale Martini.
 

6 commenti :

  1. A me sorpende che i ben pensanti del mondo chiamino "rifiuto dell´accanimento terapeutico" la scelta di Martini. Scelta perfettamente cattolica, anzi propio da "Cattolico" quando il realtá ci sarebbe il sospetto che abbia scelto un eutanasia passiva rifiutando di essere alimentato via una sonda che non é proppio una scelta cattolica.

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  2. in verità la PEG e il sondino sono trattamenti (benché non strettamente terapeutici) che richiedono il consenso del paziente cosciente. moralmente la scelta di rinunciare a dei trattamenti non è particolarmente censurabile, specie in quelle condizioni.

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  3. come (quasi) tutti i trattamenti medici, PEG e sondino sono trattamenti che richiedono il consenso del paziente cosciente o di chi può farne le veci.

    Se non sbaglio, il disegno di legge sul fine vita vuole togliere al paziente (o a chi ne fa le veci) la possiblità di rinunciare a questi trattamenti.

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  4. non credo che il paziente possa mai essere costretto. cambia il discorso se qualcuno è chiamato a interpretare la sua presunta volontà.

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  5. ancora una volta gli "sciacalli" hanno azzannato l'osso. Non deve stupire. Deve stupire invece, che ancora una volta la Chiesa, i media cattolici (salvo rare eccezioni) si siano fatti sfilare l'osso sotto il naso. Era questa una occasione per mostrare come scelte consapevoli siano compatibili con il CCC (e con Pio XII). Invece si è preferito un profilo basso, sperando forse che non venisse fuori nulla !?
    Adesso tocca giocare in difesa; ed è partita persa
    Enrico D.

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  6. @Ilaria Pisa

    lo so, è difficile da credersi. Ma così dice ciò che il parlamento sta cercando di approvare.

    Tra le tante scempiaggini che uscirebbero dall'approvazione del disegno di legge la cosa più "buffa" è che finché il paziente è cosciente può (ovviamente) rifiutare di alimentarsi.

    Nel momento in cui perde i sensi, invece, la legge imporrebbe ai medici di alimentarlo.

    Questo naturalmente anche se prima di diventare incosciente ha fatto dichiarazioni pubbliche, lettere, libri, atti autenticati da notai etc. in cui dichiarava la sua volontà di non essere alimentato.

    Nella testolina dei vari Giovanardii, Buttiglioni e Binettii che popolano il parlamento, il moribondo, proprio durante l'incoscienza, avrebbe potuto cambiare idea.

    E nessuno potrebbe farsi "interpretare la sua presunta volontà" (ovviamente modificata nel senso che vorrebbero i parlamentari suddetti).

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