17 settembre 2012

Il curioso caso dei gay contrari alla famiglia gay

di Giuliano Guzzo
 
L’accusa di omofobia è giochino astuto: zittisci subito l’interlocutore, facendolo passare per intollerante, e qualsivoglia argomento passa in secondo piano. Una strategia dialettica assai efficace quindi, ma fino ad un certo punto. 
Può infatti capitare che questa si riveli del tutto inapplicabile. Soprattutto quando, per esempio, sono proprio dei gay dichiarati a schierarsi contro le tesi del mondo omosessualista, prima fra tutte quella inerente la famiglia e la presunta equivalenza tra la famiglia tradizionale e quella omosex, in stile Elton John.

Un caso di questi è quello di Richard Waghorne, ricercatore in filosofia politica e commentatore su diversi quotidiani anglosassoni, il quale non ha esitato – pur essendo dichiaratamente gay – a schierarsi contro il matrimonio omosessuale: «Il matrimonio tradizionale viene ostacolato in nome del popolo gay, con conseguenze per le generazioni future [...] i bambini devono essere cresciuti da un uomo e una donna […] non mi sento minimamente discriminato per il fatto che non posso sposare una persona dello stesso sesso»[1].

Del tutto simile è la posizione di Andrew Pierce, opinionista del Daily Mail giunto persino a criticare il proprio premier, David Cameron, accusandolo – con riferimento al matrimonio gay – di portare avanti «arrogantemente […] una questione che scalda i cuori ai suoi compagni nella elite metropolitana, ma che non interessa i sentimenti di milioni di persone normali che, come ha dimostrato un sondaggio dopo l’altro, sono contrari ad essa». Non contento, Pierce ha scelto di rivolgersi direttamente a Cameron con una domanda davvero interessante: «Signor Cameron, io sono omosessuale, e mi oppongo al matrimonio gay. Sono un bigotto?» [2].

Il bello è che adesso, a rafforzare queste tesi, ci si è messo anche un pezzo da novanta della galassia gay: Rupert Everett. L’attore – che fece outing 20 anni fa, quando la cosa aveva effettivamente un che di scandaloso e ben prima dei vari Tiziano Ferro e Cecchi Paone – ha infatti scelto di intervenire nel dibattito sulla famiglia gay e sulla sua presunta idoneità a crescere dei figli. Sparando a zero con affermazioni che sarebbe eufemistico definire inequivocabili: «Non riesco a pensare niente di peggio che essere tirato su da due papà» [3].

Ora, a questo punto la domanda è: ma chi ci dice che nozze ed adozioni gay siano una vera esigenza del mondo omosessuale? Perchè mai il legislatore dovrebbe occuparsene? Le nette prese di posizione di Waghorne, Pierce ed Everett – che si vanno a sommare a quelle di tanti altri noti omosessuali, da David Starkey e Alan Duncan – hanno forse meno valore di quelle di altri militanti ed esponenti gay? Oppure sono da considerarsi anch’esse espressioni di omofobia?

L’impressione, a giudicare dall’accanimento con cui anche molti etero si impegnano su questi versanti, è che – a forza di reclamare diritti gay – molti abbiano scelto di andare avanti a prescindere. A prescindere anche dal pensiero di molti gay.


NOTE:

[3] Everett R. cit. in Bagnoli M.R. Rupert Everett:”Orribile crescere con due papà”, « La Stampa», 17/9/2012, p. 14.

 

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