06 settembre 2012

Martini, quello del dialogo


di Paolo Maria Filipazzi
Venerdì 31 agosto dell’Anno del Signore 2012 ha terminato il suo pellegrinaggio su questa terra Sua Eminenza Carlo Maria, cardinale di Santa Romana Chiesa Martini, arcivescovo emerito di Milano. Réquiem aetérnam, dona ei, Domine, et lux perpétua lùceat ei. Requiescat in pace. Amen.

Se ne è andato un protagonista, nel bene o nel male, di un’epoca importante e decisiva nella storia della Chiesa. E’ quindi il momento di cercare di trarre un bilancio di un’epoca che si chiude. E non si può non partire da un fatto quantomeno curioso: in tempi calamitosi di relativismo ed anticlericalismo, i peana più squillanti in celebrazione del defunto Principe della Chiesa vengono da personalità atee, se non laiciste. 

A cosa deve questa popolarità presso i nemici della Chiesa e di Cristo (persino il Grande Oriente d’Italia lo ha celebrato!) uno che nella vita faceva il cardinale? Tutto ruota attorno ad una parolina magica: dialogo. Il cardinale Martini, come ben ricordato da Antonio Socci, dialogava con gli atei, collaborava con Ignazio Marino, medico abortista ed eutanasista, scriveva libri col filosofo marxista Massimo Cacciari, portava in palmo di mano Vito Mancuso, sedicente teologo che nega il peccato originale, e con ciò la ragione stessa di esistere del cristianesimo e della Chiesa. Benissimo a prima vista: è proprio del buon pastore di anime cercare le pecorelle smarrite per riportarle all’ovile. Ma non è un buon pastore quello che si perde assieme alle pecore. I risultati del “dialogo” portato avanti da Martini non si vedono da nessuna parte: non si ha notizia di conversioni dovute al suo ministero pastorale, almeno non fra gli intellettuali salottieri che amava frequentare. Del resto il suo grande amico Eugenio Scalfari ha rivelato compiaciuto: “Non ha mai tentato di convertirmi”. Appunto! Non penso sia necessario enumerare tutte le volte che Martini ha dato invece l’impressione di essersi convertito a qualcosa di non ben definito, ma che è ben diverso dal Cattolicesimo Romano: basta entrare in una qualunque libreria e sfogliare uno qualunque dei suoi vendutissimi volumi.

Queste parole sembreranno dure, tipiche di quella Chiesa di cui Martini, in punto di morte, parlò con disprezzo dicendo che sembrava ferma a 200 anni fa. In realtà la Chiesa è ferma non a 200, ma a 2000 anni fa, è ferma alla Croce, è ferma al Mistero del Sepolcro, è ferma alla Sua Resurrezione. E da lì non si deve smuovere, perché è solo abbracciando quella Croce, genuflettendosi al cospetto del Risorto che ogni singolo uomo può sperare nella Redenzione dal peccato originale di cui è macchiato sin dal momento della sua nascita. Perché è solo Cristo che salva l’umanità dalla schiavitù del peccato, attraverso il Suo Corpo Mistico, la Chiesa da Lui fondata, il cui Capo Visibile è il Suo Vicario, il Vescovo di Roma. E il modo più alto di amare il prossimo è aiutarlo a trovare una piena comunione con Cristo e la Sua Chiesa. A questo serve il dialogo. Oggi però, sembra che il dialogo sia perseguito come fine a se stesso, quasi fosse un nuovo comandamento, un nuovo idolo pagano che cerca di spodestare il Cristo Re dal Suo Trono. Di questo secondo “dialogo”  il cardinal Martini fu un campione, dialogando ad oltranza senza interessarsi dei frutti.

Il “dialogo”, l’“apertura”, l’“accoglienza” di cui si nutre un certo para-cattolicesimo, ispirato e incoraggiato da figure come il Cardinal Martini, è fondato su di un equivoco truffaldino. Infatti, è un concetto elementare che il buon padre e la buona madre, se davvero amano il proprio figlio scellerato, non lo assecondino in ogni sua scelleratezza, ma gli parlino dicendogli la verità sulla sua condizione, anche se questo non è ciò che il figlio si vorrebbe sentir dire, perché solo in tal modo il figlio si redimerà. Il genitore che asseconda il figlio snaturato, lo rovina. Allo stesso modo, l’amore della Chiesa per i peccatori consiste nel testimoniare la Verità sempre e comunque, anche se quella Verità non può che dispiacere, perché è solo che abbracciando quella Verità che l’anima si salva. L’amore di Martini verso il peccatore ci sembra di natura assai diversa: con un vero e proprio “Magistero parallelo”, che portò alcuni osservatori a definirlo l’“Antipapa”, Martini ha per decenni cercato di blandire chi stava fuori dalla Chiesa, ne ha cercato l’approvazione e l’applauso, ha per tutto il suo cammino pastorale portato avanti un’idea che non abbiamo paura a definire folle: che fosse la Chiesa, in qualche modo, a dover prendere insegnamenti dal mondo. Non era il mondo per lui, a dover essere salvato dal Cristo per mezzo della sua Chiesa, ma era il mondo a dover salvare la Chiesa! Considerazioni mondane lo portavano a temere per una certa perdita di consensi, vedeva la Chiesa vilipesa a non se ne dava pace, e si illudeva che bastasse una sorta di “lifting” dottrinario per ristabilirei vecchi numeri.

Ma Cristo, quando fondò la Chiesa, disse chiaro e tondo che le porte degli Inferi non avrebbero prevalso, disse senza possibilità di equivoci che lui non avrebbe portato ai suoi discepoli la pace, ma la Croce e la spada, e disse che il Regno dei Cieli sarebbe stato di chi sarebbe stato disprezzato, insultato e perseguitato per causa Sua. Ecco, in tutto il percorso del cardinal Martini c’è l’esatto contrario di questo: c’è il tentativo di sfuggire alla persecuzione, c’è il rifiuto di portare la Croce e impugnare la spada, c’è il dubbio che i cancelli degli Inferi potessero prevalere e l’idea che fosse più prudente accreditarsi presso di loro. Con un effetto devastante: la convinzione, forse ingenerata in molti, che l’anima non avesse bisogno della Chiesa per giungere alla Salvezza. 
Preghiamo per lui.
Réquiem aetérnam, dona ei, Domine, et lux perpétua lùceat ei. Requiescat in pace. Amen.

 

35 commenti :

  1. A mio parere questo articolo travisa il pensiero e lo spirito di Martini. Se Gesù tornasse in carne ed ossa ora credo sarebbe ben deluso dalla piega integralista che ha preso la sua chiesa, e si arrabbierebbe come a suo tempo nel tempio o nei confronti di tutti i credenti "di facciata" di allora. Non parlo di nessuno in particolare, anzi da fervente credente conosco (a differenza di molti) tutto il bene che è in grado di fare la chiesa e che ha sempre fatto. Ma questo non basta, non basta a nascondere il fatto che anche gli uomini di chiesa siano appunto uomini, e non perfetti nè tantomeno infallibili. Neppure nell'interpretazione delle scritture. Gesù parlava con le prostitute, e possiamo addirittura affermare le avesse quasi in simpatia, mentre la chiesa attuale ad esempio condanna e rifiuta gli omosessuali (che spesso non hanno altra colpa di essere innamorati, come capita a tutti). Martini era contro questo atteggiamento, ad esempio. Martini metteva in primo piano la sostanza, il comportarsi davvero come buon cristiano, e non il perdersi dietro a Dogmi e pratiche meramente esteriori. Che valore può avere una celebrazione in latino se nessuno riesce a capire quel che dice e coglierne il vero spirito? A cosa può servire andare in chiesa tutte le domeniche se poi anziché il perdono si pratica l'accusa e la chiusura mentale? Ci sono moltissime persone che non hanno e non avranno mai la possibilità di entrare in contatto con la nostra religione, per motivi di nascita. Vi sembra logico supporre che Dio lascerà bruciare tutti questi innocenti all'inferno? Solo perchè sembra stia scritto nella bibbia? A ben guardare nella bibbia c'è scritto di tutto e di più, il vecchio testamento potrebbe ad esempio incitare tanto ad uccidere con le crociate quanto a fare del bene. E come lo si interpreta dipenderà sempre dalla chiesa, e non è detto che ogni interpretazione sia definitiva. Se la chiesa non si fosse evoluta (come deve continuare a fare) saremmo ancora di fronte alla crociate e l'inquisizione. Auspico che quanto volesse dire Martini non venga frainteso o distorto: intendeva infatti proprio questo, che la chiesa ha bisogno sempre di più dialogo, tanto con le altre religioni quanto con gli atei o gli scienziati: è l'unico modo in cui tutti si possono davvero capire e migliorare!

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  2. P.S. mi piace molto il sottotitolo di questo blog, che contiene una lezione di vita bellissima e fondamentale: "Mai prendersi troppo sul serio!"

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  3. Sono un lettore assiduo di questo blog, di cui apprezzo lo stile, i contenuti, la capacità comunicativa, lo spessore dei suoi collaboratori.
    Questo articolo tuttavia mi dispiace, perché non rende onore alla straordinaria persona del Cardinale Martini, un grande vescovo che ha sempre goduto della stima di Papa Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.
    L'articolo banalizza molto il pensiero del Cardinale, accusandolo, sin dal titolo, di essere uno sterile "dialogatore". Non è così, non può essere così. Se ne si vuole condannare l'errore, perché non presentare al lettore alcune affermazioni discutibili del Cardinale? Se così lontano è il suo pensiero dalle verità del vangelo, perché non presentare a chiare lettere il suo errore, così che sia di indirizzo per chi rischia di compiere lo stesso errore? Invece no, nell'articolo trovo solo retorica, parole belle ma vuote. Così non va bene. Questa si chiama monnezza giornalistica.

    Non conosco bene il pensiero del Cardinal Martini, perché non ho letto nessuna delle sue opere. A differenza dell'autore dell'articolo, che credo come me non abbia letto nulla del Cardinale se non qualche breve stralcio, mi astengo dal criticarlo. Ho però avuto vicino persone che lo hanno conosciuto personalmente, tra cui anche alcuni sacerdoti. Il Cardinale Martini è stato, a detta di chi l'ha conosciuto, una persona straordinaria, dall'intelligenza profonda, dalla cultura vastissima, un vero gesuita, come non ce ne sono forse più. Chi l'ha conosciuto, ne parla come di un cristiano che ha sempre posto ogni verità di fede al vaglio dell'intelligenza, perché credeva che il cristianesimo non è una religione per stupidi: è la massima esaltazione dell'intelligenza. A questa verità, ossia al fatto che Cristo venga a liberare l'intelligenza, non a umiliarla, non credono più tanto nemmeno i cristiani. L'arcivescovo Martini E' stato un cristiano "responsabile", dove la parola responsabilità richiama il dovere morale di dare delle "risposte" a chi pone delle domande. Un cristiano che non sa dare risposte ragionate, profonde, chiare, a chi domanda conto e ragione delle verità di fede che il credente dice di sperimentare nel suo cuore, non è un cristiano "responsabile". Questo è il senso del dialogo per Martini: la responsabilità. Ma queste risposte non si possono improvvisare, nè essere date perchè si è studiato bene il catechismo. Le risposte, vere, profonde, ragionate, chiare, derivano solo da un'autentica fede, da una fede interiorizzata e vissuta, con umiltà, senza bandiere e senza rivendicazioni. Il mio invito, cari fratelli, è quello a fare un esame di coscienza e di pensare se questo articolo manchi di un po' di umiltà nei confronti di un fratello, un pastore, un servo di Dio alla cui intercessione dobbiamo raccomandare le nostre anime, senza sarcasmi nè indecenti ironie.

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  4. Cara Maria, un conto è la carità nei confronti del peccatore, un conto l'atteggiamento nei confronti del peccato. Certo, Gesù parlava con le prostitute; le salvava anche dalla lapidazione, se è per questo. Ma subito dopo non diceva loro "Continua pure a fare quello che hai sempre fatto", bensì "Va' e non peccare più". Cristo si avvicinava ai peccatori per convertirli, non per "dialogare". La carità non può mai essere disgiunta dalla verità, come spesso è sembrato che il cardinale Martini facesse.
    Grazie, comunque, per aver visitato il nostro blog!

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  5. Ottimo Filipazzi (e ottimo Mancini).
    Maria: la Chiesa attuale non ha una piega integralista, sta solo cercando di "perdersi", come dici tu, dietro a CRISTO (non ai dogmi, anche se servono pure quelli, direi) e non dietro al MONDO.
    Jack80: temo che ogni commento in morte di CMM ne abbia colto solo un versante; il bello degli uomini "grandi", nel bene e nel male, è che spesso sono poliedrici e quindi non è facile restituirne un ritratto che a tutti appaia somigliante e fededegno.

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  6. Jack 80: se non lo hai notato, all'interno dell'articolo c'è un link alla sua ultima intervista. Lì troverai molto di ciò che c'era di discutibile nel cardinal Martini.

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  7. @Jack80: D'accordo con te su tutta la linea

    @Ilaria: Mi piacerebbe tanto fosse così, ma credo ci sia ancora molto da lavorare prima di lasciarci il buio del medioevo alle spalle. Vedo tanti atei che accusano la chiesa intera per colpa dei privilegi di pochi, e questo mi fa molto male! Perché siamo sordi ai consigli che vengono da fuori? Per orgoglio? Perché non ci sbarazziamo davvero di tanta inutile e pomposa robaccia d'oro per far del bene a chi neppure ha da mangiare? Sarebbe un messaggio fortissimo! E sono certa che Cristo sarebbe disposto addirittura a liquefare i propri crocifissi se quel che ne uscisse aiutasse le altre persone. Lui che ci ha donato tutto se stesso e ci invita a fare altrettanto. Io non discuto sui valori di Cristo, hai perfettamente ragione a dire che vanno rispettati e osservati, ma siamo davvero sicuri che lo stiamo facendo? O forse ne abbiamo solo l'illusione?

    "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli"

    A lui non importa che stiamo tutto il giorno a recitare le nostre preghiere a memoria se poi nella pratica non seguiamo i suoi insegnamenti. Concludendo: il problema non sono i valori di Cristo ma come li mettiamo in pratica nei fatti. Lanciamo un forte messaggio di coerenza, e questo si sarà il vero svecchiamento della chiesa: Gesù ci ha dato l'esempio, non si è limitato alle parole, facciamolo anche noi e moltissime persone saranno convinte e crederanno perché avranno modo di vedere.

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  8. A proposito di dialogo: Don Camillo dialogava col Cristo Crofisso, Martini dialogava col mondo.

    Martini non era un “disturbatore di coscienze”, per questo era così venerato dal mondo. Per lui il cardine non era il diritto divino ma la singola coscienza. Dio ci ama – si può sintetizzare così il suo pensiero – mi ama anche quando commetto un errore (non diceva quasi mai la parola “peccato”).

    È vero, Dio ci ama sempre. Eppure, pur continuando ad amare le anime dannate, le lascia all’inferno!

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  9. Maria ha detto: "A lui non importa che stiamo tutto il giorno a recitare le nostre preghiere a memoria se poi nella pratica non seguiamo i suoi insegnamenti."

    Maria leggi la storia dei santi, esempio di seguimento degli insegnamenti di Gesú, vedrai che nessuno lasciava di recitare preghiere. Anzi era nelle preghiere trovavano la forza per seguirlo.
    Forse sará l´etá, ma diffido molto di chi mi dice io non prego ma seguo Gesú.

    Blas

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  10. @mdeledda

    guarda che don Camillo è un personaggio di fantasia.....................

    @Blas

    perché hai commentato solo la prima metà della frase di Maria?

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  11. @Anonimo

    Perché la seconda e un insieme di luoghi comuni che tutti siamo d´accordo.

    Blas

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  12. Qua un interessante articolo di Pietro De Marco sull'ultima intervista di Martini. Mi pare che colga bene alcuni aspetti del Martini "pubblico".

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350318

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  13. @Blas: in quella "frase" non ho detto che pregare non serve, ma che non basta... e che nello specifico non serve a nulla una fede di facciata se poi ci si comporta in maniera incoerente, e credo siamo tutti d'accordo su questo!

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  14. @Blas
    hai detto:
    "Maria leggi la storia dei santi, esempio di seguimento degli insegnamenti di Gesú, vedrai che nessuno lasciava di recitare preghiere. Anzi era nelle preghiere trovavano la forza per seguirlo."

    è ovvio. Perché se una persona fa "solo" del bene, non la fanno santa. Se invece fa del bene e prega la chiesa cattolica la fa santa.

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  15. @Michele: De Marco evidentemente non è d'accordo con quanto detto da Martini. È un articolo utile per sentire la campana opposta, ma più che chiarire il punto di vista del cardinale a me pare chiarisca quello di chi scrive, tentando di smontare punto per punto tutto quanto detto da Martini. Nulla di male comunque, ognuno è libero di pensare come crede, anche se personalmente non mi trovo d'accordo su quasi nessuno dei suoi ragionamenti.

    P.S. Ritengo che avere idee differenti e parlarne in maniera tranquilla come in questa pagina, nonostante le divergenze, sia una delle cose più belle e costruttive al mondo!

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  16. Tiziano Torresi7 settembre 2012 14:49

    Caro Filipazzi, due appunti. Primo: magari lo ha già fatto ma mi permetto ad ogni modo di suggerirglielo. Su www.sbn.it cerchi "Carlo Maria Martini". Forse dissentirà con me, ma credo che nei circa 1050 risultati bibliografici ci sia qualche spunto di riflessione appena un poco più fondato rispetto alle considerazioni di Socci e dell'Espresso da lei citate.
    Altro appunto. Il "progetto folle" che lei addebita a Martini, cioè "il dover prendere da parte della Chiesa insegnamenti dal mondo" è scritto nel Concilio, Gaudium et spes 44, "L'aiuto che la Chiesa riceve dal mondo contemporaneo". Lo legga. Poi dia pure la colpa al Concilio, tanto oggi è di moda.

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  17. Maria ha detto...
    "in quella "frase" non ho detto che pregare non serve, ma che non basta... "

    Si Maria ti ho capito, tu non hai capito me. Seguire coherentemente a Gesú é impossibile senza preghiera. C´é sicuramente chi lo prega é lo nega nei fatti, ma io dubito che ci sia chi lo segue nei fatti e non lo preghi. Per questo la Chiesa insiste con le preghiere e i sacramenti.

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  18. "è ovvio. Perché se una persona fa "solo" del bene, non la fanno santa. Se invece fa del bene e prega la chiesa cattolica la fa santa. "

    Bene Anonimo, fatte voi i santi atei che fanno "solo" il bene senza pregar e potremmo confrontarli.

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  19. Giusto per intenderci, se alla voce Carlo Maria Martini corrispondono 1516 (non solo 1050), per quella di Lutero se ne trovano 2228 (se si aggiunge il nome Martin diminuiscono a 1642), a quella di Nietzsche 5197... potrei continuare parecchio, ma conto sia sufficientemente chiaro che il numero delle citazioni bibliografiche non certifica in alcun modo l'ortodossia dell'autore lì presente in tante copie.

    Il Concilio Vaticano II, il ventunesimo dei concili di Santa Romana Chiesa, che si volle pastorale e non Dogmatico, a differenza di tutti gli altri, ha senz'altro generato ben altro che i frutti sperati, e lo disse lo stesso Paolo VI, non certo i profeti di sventura, ma di sicuro non gli si possono addebitare le eresie martiniane.

    Se posso permettermi un consiglio, sig. Torresi, anziché appaltare le repliche alla statistica o ad auctoritates dubbie, si provi ad entrare in medias res, a confutare cioé il fatto che molte delle esternazioni del defunto presule erano, quando non pianamente eretiche, prossime all'eresia. Ne giova lo scambio e decade l'aura di spocchiosa saccenza che, senz'altro inintenzionalmente, promana dalle sue parole.

    Saluti

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  20. Certo che erano eretiche molte delle affermazioni del defunto. Eretiche quanto eretico sarebbe stato Cristo stesso se fosse vissuto ai giorni nostri, dal momento che su molte di queste gli avrebbe dato ragione.
    L'ortodossia non esiste, e non è mai esistita. La chiesa non è dinamica, è sempre cambiata negli anni, non è mai rimasta uguale a se stessa e pertanto ortodossa. Non è mai stata infallibile nell'interpretare le disposizioni divine, né mai Cristo ha detto diversamente. Pensate solo al concetto di "infallibilità papale", quanto innalzasse l'umile uomo alla perfezione che è propria di Dio soltanto, a piacimento. I dogmi umani soffocano ragione e giustizia, questo è ciò che penso: la verità è scritta nel cuore e la mente di ogni uomo, e prendere tutto ciò che ci viene dato in pasto per vero e giusto, senza neppure metterlo in dubbio per un momento, mi sembra sia ciò che di più lontano c'è dal concetto di vera fede.

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  21. Tiziano Torresi7 settembre 2012 22:37

    Caro Giampaolo, grazie della sua replica. Mi aiuta a precisare - non credevo ce ne fosse bisogno - che un autore che nella sua vita scrive decine di saggi di esegesi, di teologia, di pastorale, di liturgia, di agiografia, di spiritualità, lettere pastorali, catechesi, centinaia di articoli scientifici o divulgativi, omelie e discorsi al popolo di Dio ecc. non possa esser giudicato in base ad una intervista. Accoglierei volentieri il suo invito a confutare l'ipotesi di una malcelata eresia. Semplicemente però non ho trovato nulla in quanto ho letto che ci assomigli: "vien detta eresia l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa" (Diritto canonico, can. 751). Magari leggendo mi ricrederò.

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  22. Caro Tiziano, a memoria mia i pronunciamenti magisteriali in materia di bioetica, per fare un esempio tra i diversi possibili, rientrano tra le verità cosiddette di "dottrina cattolica sicura", il cui dissenso implica il giudizio temerario, che è un peccato, come noto.

    Ora, che il nostro Presule avesse delle idee proprie (e mi permetto di aggiungere confuse), in tale ambito, confliggenti con quelle esposte dal Magistero, non si può negare, né vale l'obiezione secondo cui servirebbe lo spoglio di tutta la sua produzione bibliografica per poterlo affermare con sicurezza: sono tali e tanti i pronunciamenti a riguardo da essersene perso il conto.
    A meno di pensare che eutanasia, aborto ed omosessualità siano virtù presenti nel catechismo, le tesi del Cardinale a proposito erano e sono dissonanti con quelle delle Chiesa.

    Quanto invece aicriteri di valutazione di un Cardinale ricordo che la produzione letteraria è l'ultimo dei parametri da considerarsi, rileva piuttosto l'attività di testimonianza e custodia del depositum fidei. Sul fronte pastorale, a parte la cattedra dei non credenti, che ha lasciato non credenti coloro che vi sono saliti, e ha sparso dubbi, quando non errate certezze, nei piccoli credenti, non ci sono stati particolari lumi.
    S. Agostino, autore dalla produzione sterminata e di qualità altissima, una volta eletto Vescovo di Ippona, dismise quasi del tutto la propria attività intellettuale, a tutto favore di quella pastorale. Non mi pare possa dirsi lo stesso di Sua Eminenza.

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  23. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  24. Dal Catechismo della Chiesa Cattolica:

    2477 Il rispetto della reputazione delle persone rende illecito ogni atteggiamento ed ogni parola che possano causare un ingiusto danno. Si rende colpevole:

    — di giudizio temerario colui che, anche solo tacitamente, ammette come vera, senza sufficiente fondamento, una colpa morale nel prossimo;
    (....)

    2478 Per evitare il giudizio temerario, ciascuno cercherà di interpretare, per quanto è possibile, in un senso favorevole i pensieri, le parole e le azioni del suo prossimo:

    « Ogni buon cristiano deve essere più disposto a salvare l'espressione oscura del prossimo che a condannarla; e se non la può salvare, cerchi di sapere quale significato egli le dà; e, se le desse un significato erroneo, lo corregga con amore; e, se non basta, cerchi tutti i mezzi adatti perché, dandole il significato giusto, si salvi dall'errore ».

    Stando alla definizione di cui sopra, chi pecca di giudizio temerario:

    Martini, che su omosessualita' aborto ed accanimento terapeutico (no eutanasia che e' una cosa diversa) ha mostrato al massimo comprensione e amore per gli erranti, senza opporsi al Magistero, al massimo ammettendo in via ipotetica eventuali approcci alternativi (tipo nel caso dell'omosessualita': pur mantenendo che si tratta di un 'atto disordinato', ha ritenuto preferibile/male minore, ed eventualmente inquadrabile nell'ordinamento giuridico, un'unione stabile tra due omosessuali; niente matrimonio o benedizioni in Chiesa etc);

    o (@ Giampaolo) chi definisce 'eretiche o prossime all'eresia' le sue posizioni?

    o ( un po @ tutti quelli del sito) chi vede il suo dialogo o qualunque apertura minima su temi quali , ad esempio, omosessualita' e contraccezione sempre e comunque come esempio di MALAFEDE, uno svendersi al satanico mondo di cui si cercherebbe l'approvazione ?

    Buona domenica (e ben ritrovato:)

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  25. Ciao Claudio e ben ritrovato ;)

    ora non ne ho il tempo, ma quanto prima cercherò di riportarti i passi, diversi, in cui Sua Eminenza, duettando con i "diversamente credenti", ha criticato il Magistero della Chiesa a favore di posizioni più "aperte", così da vedere se sia questione di interpretazioni capziose o non piuttosto un anti-magistero quello proposto dal Nostro Presule.

    Per inciso, l'accanimento terapeutico è sempre stato rifiutato dalla Chiesa, altra cosa è l'eutanasia, ed è su questa che il "papa nero" era in dissenso con la dottrina ecclesiastica.

    Inciso bis, la comprensione per il peccatore (errante è forviante) è sempre stata bagaglio della Chiesa, almeno dai tempi di S. Agostino, solo che ad essa si accompagnava la condanna netta e senza sconti del peccato, mentre ora si assiste, ed è questa l'essenza della critica ai vari Martini e ai principi del catto-progressismo al sushi, insieme alla caritatevole comprensione del peccatore ad una obliqua rivalutazione o ricalibratura o comunque attenuazione del peccato, quando non ad una completa capitolazione di fronte ad esso, significativamente derubricato a rango di errore, quasi fosse una questione intellettuale e non morale.

    Ciao

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  26. Tiziano Torresi9 settembre 2012 17:31

    Caro Giampaolo, grazie ancora delle sue ragionevoli obiezioni. Per amor di verità, a costo di risultare spocchioso ma certo di essere per ciò perdonato, mi permetto solo di contestare quanto scrive circa Agostino (“una volta eletto Vescovo di Ippona, dismise quasi del tutto la propria attività intellettuale”), considerando che durante il suo episcopato, dal 395 alla morte, il suo genio ha lasciato al pensiero universale due “monumenti” come il DE TRINITATE (400–419 circa) e il DE CIVITATE DEI (413-426) oltre a un numero ingente di altre opere, tra le quali: De doctrina christiana, Ad Simplicianum de diversis quaestionibus, Contra epistolam quam vocant lundamenti, Contra Faustum Manichaeum, Quaestiones evangeliorum, Contra Felicem Manichaeum, De natura boni contra Manichaeos, Contra Secundinum Manickaeum, De catechizandis rudibus, Sermone De fide rerum quae non videntur, De consensu evangelistarum, Contra epistolam Parmeniani, De baptismo contra Donatistas, Ad inquisitiones Ianuarii, De opere monachorum, De bono coniugali, De sancta virginitate, Contra litteras Petiliani, De Genesi ad litteram, De unitate ecclesiae, Contra Cresconium grammaticum, De divinatione daemonum, Quaestiones expositae contra paganos, De utilitate jeiunii, De unico baptismo contra Petilianum, Breviculus collationis contra Donatistas, De peccatorum meritis et remissione, De spiritu et littera, De gratia novi testamenti, De natura et gratia, De bono viduitatis ad Iulianam, I Tractatus in Iohannis evangelium, Orosium contra Priscillianistas et Origenistas De origine animae et de sententia Iacobi ad Hieronymum, Tractatus in Epistolam Iohannis ad Parthos, De perfectione justitiae hominis, De gestis Pelagii, De correctione Donatistarum, De praesentia Dei ad Dardanum, De patientia, Locutiones in Heptateuchum, Quaestiones in Heptateuchum, De nuptiis et concupiscentia, De anima et eius origine, De coniugiis adulterinis, Contra mendacium, Contra adversarium legis et prophetarum - Contra duas epistolas Pelagianorum, De cura pro mortuis gerenda, De octo Dulcitii quaestionibus, De gratia et libero arbitrio, De correptione et gratia, Retractationes, Collatio cum Maximino Arianorum episcopo, De praedestinatione sanctorum, De dono perseverantiae, Tractatus adversus Judaeos, Contra secundam Juliani responsionem opus imperfectum.

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  27. No no, nessuna spocchia, ci mancherebbe.

    E convengo senza ombra alcuna di dubbio nel ricnoscere che il de Trinitate sia un monumento teologico e filosofico impareggiato (eguagliato solo, anche se è un paragone difficile, dalla Summa theologica dell'Aquinate).

    Detto questo, una precisazione.
    Se si scorrono i titoli delle opere episcopali di S. Agostino si notano un gran numero di "contra...", ovvero di contestazioni delle tante eresie che si trovò a dover fronteggiare da Vescovo, per confermare nella fede i propri fedeli. Più o meno l'opposto della cattedra dei non credenti, il riferimento ovviamente è casuale ;)
    L'attività letteraria dell'Agostino Vescovo di Ippona fu tutta a conferma dei Dogmi di fede, questa la Sua pastorale, non a favore del dubbio e del dialogo. Lo stesso de Civitate Dei nasce per confutare la tesi secondo cui dall'avvento del Cristianesimo in avanti l'impero romano avrebbe subito la decadenza, dunque ancora un'opera apologetica. De Trinitate a parte, le opere squisitamente filosofiche (vale a dire intellettuali nell'accezione in cui adoperavo prima questa qualifica) sono del cosiddetto periodo di Cassiciacum, precedenti i suoi incarichi pastorali.

    Degno discepolo di S. Ambrogio S. Agostino fu, passatemi il termine, il castigamatti di eretici e sodali, certo non scriveva prefazioni alle loro opere.

    Buona domenica

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  28. @ Giampaolo: appunto, su omosessualita' e accanimento terapeutico le posizioni di Martini ( ci sono sul web degli estratti di Credere e conoscere, io ho letto quelli e conto di comprare il libro quanto prima ) sono in sostanziale continuita' col Magistero; a cui al massimo chiedeva/auspicava una maggiore attenzione all'aspetto 'pastorale;', legato alle concrete esperienze di vita delle persone, rispetto a quello teologico-dottrinale (rubo la felice distinzione dall'infelice articolo di Francesco D'Agostino su Avvenire).
    Da qui a volere un cattolicesimo all'acqua di rose, ce ne vuole.

    Il suo ruolo non era quello di fare il castigamatti degli eretici ( e scrivere una prefazione ad un libro di Mancuso, sopratutto se' critica', non significa metterci l'imprimatur o condividerne tutte le posizioni), per quello funziona fin troppo bene la Congregazione per la Dottrina della Fede.

    a cui mi sembra che i vari catto reazionari al (lascio il seguito all'immaginazione del lettore) vogliano indebitamente rubare il lavoro, distribuendo accuse di eresia, quasi eresia, collusioni col Grande Oriente d'Italia se non con Satanasso in persona, spesso (magari stavolta non e' il caso, aspetto lumi) sulla base di niente.

    E che appunto inviterei a rivedersi i passi del CCC citati supra( scusa eh, ma una volta tanto che ho dalla mia un testo autorevole che piu' autorevole non si puo', me la voglio godere:)
    Ciao

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  29. Caro Claudio,

    permettimi anzitutto di congratularmi con te per il sostanziale e fruttifero mutamento delle tue letture. Prima mi citavi Küng, ora il CCC, la virata è di 180° e non posso che compiacermene. Bravo! Quando declamerai il catechismo di S. Pio X, il Sillabo o la Lamentabili, lo pre-sento, mi commuoverò alle lacrime :D
    Detto questo, alcune precisazioni. Il giudizio temerario a cui mi sono riferito nell’intervento precedente è una fattispecie teologica, non morale, ancorché abbia ricadute morali evidenti. In altri termini: sfumare il dettato della dottrina magisteriale comporta un’imprudenza che configura la temerarietà. In nessun modo questa constatazione di fatto è lesiva dell’onore o della fama altrui, dunque gli art. 2477-8 del CCC non si applicano. Non si applicano non solo per ragioni di contenuto, come già detto, ma anche perché nessuno qui, di sicuro non io, intende accusare il defunto Cardinale, se non altro in rispetto all’adagio per cui de mortuis, nihil nisi bonum. Quel che si contesta sono le posizioni e le tesi da Questi sostenute. Sempre in linea con l’agostiniano diligere errantem, interificere erorrem. Non so se sia da reazionari, mi basta che sia cattolico.
    Il ruolo del Vescovo, come da etimo, è quello di sorvegliare e difendere l’ortodossia e la pratica della fede. S. Agostino lo fece da par suo, fulminando le tante eresie che circolavano ai suoi tempi, non permettendo così che i fedeli se ne facessero irretire. Per inciso, le prefazioni sono sempre un avallo a ciò che si introduce, se si dissente con il contenuto non ci si presta a comparire nel testo. Che quel testo di Mancuso fosse una sentina di eresie lo dissero i gesuiti, confratelli del Cardinale, della Civiltà Cattolica (quanto di più leftish ci sia oggi nell’orbe curiale, per usare categorie magari un po’ improprie ma comprensibili), i quali, vado a memoria, trovarono una dozzina di eresie contro Dogmi di fede rivelata...

    Non sono io o i fantomatici catto-reazionari che si inventano la categoria dell’ante-papa, per Sua Eminenza, fu lui stesso a coniarla ed usarla per sé. Poi, se ne vogliamo fare un defensor fidei integerrimo, per carità, tutti liberi di pensar quel che si vuole, sempre memori però che contra factum…

    Ciao

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  30. Non necessariamente, l'introduzione e' abbastanza critica anche se pacata:
    http://www.radiomadeinitaly.it/notizie/?p=15237

    Ovviamente , se per defensor fidei tu intendi chi si straccia le vesti si tura le orecchie e latra 'Bestemmia!', certo, non era un defensor fidei .
    Ma nei Vangeli questa modalita' di defensor fidei non e' che faccia una bella figura, ne una bella fine.

    Niente grida niente anatemi niente hardcorerie nel Card. Martini, ma esempio e dialogo, che potra' non piacere ma e' millemila volte lontano da quella caricatura di dialogatore cazzeggione tratteggiata in questo intervento da Filippazzi. e che mi fa pensare a un po di malafede.
    Nella Dei Verbum, come ricordato qua
    http://nipotidimaritain.blogspot.it/2012/09/che-cosa-possiamo-fare-per-la-chiesa.html#more
    il Concilio ci insegna che Dio parla agli uomini come ad amici nella sua divina Rivelazione; altrettanto dovremo far noi nei confronti di chi non crede. e cosi' ha fatto il Card. Martini.
    Buonista pericoloso poco utile ...a me basta che sia cattolico:)
    e nell'attesa di leggere i passi eretici del Card, ti saluto
    Ciao
    PS Ti fara' allora piacere sapere che oltre alle Lamentabili mi sto pure leggendo Pascendi Dominici Gregis. Ottimo per distinguere i modernisti 'veri' da tutto quello che certo tradizionalismo paranoide odierno considera modernista

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  31. Dalla prefazione del Cardinale:

    “Non posso perciò che augurare che il tuo libro venga letto e meditato da tante persone, anzitutto da coloro che non si preoccupano dell’esistenza dell’anima né del futuro dell’uomo e che anche per questo non hanno punti saldi a cui ancorarsi. Ma anche altri, quelli che ritengono di avere punti di riferimento saldissimi, possono leggere le tue pagine con frutto, perché almeno saranno indotti o a mettere in questione le loro certezze o saranno portati ad approfondirle, a chiarirle, a confermarle”.
    Non mi sembra questa presa di distanza, anche se nel paragrafo precedente il Presule dice di non condividere, rectius di sentire parecchie discordanze, con quanto lì scritto, poi si augura la diffusione dello scritto eretico.

    Vi immaginate voi S. Bellarmino prefare gli scritti di Lutero e augurargli la maggiore diffusione possibile? Più ancora, e peggio se possibile, ve lo immaginate Paolo IV augurarsi che i fedeli che dovessero incappare in tale lettura siano perciò scossi nella propria fede? Il Cardinale non solo introduce un libro da cui dovrebbe mettere in guardia, ma si augura che solleciti il dubbio dei fedeli, l’esatto opposto di quello che deve fare un Vescovo.

    Vedo poi che non hai perso, caro Claudio, il vezzo di fare le caricature. Per sgombrare il campo da equivoci per defensor fidei io in tendo l’Ipponate, che non latrava, né si stracciava vesti turandosi orecchie, ma scriveva contra… al bisogno. Se per te S. Agostino è accostabile a Caifa, fai pure, mi pare però che la malafede a questo punto sia altrove che non dove tu la indichi. (Ricorda la parabola della pagliuzza e della trave).
    Il Vangelo insegna a portare la Buona Novella ai non-credenti, non di dialogarci, e ammonisce che ciò sarà causa di rotture dolorose e persecuzioni: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15, 18-16,4). La celebre cattedra dei non-credenti, ripeto, ha lasciato non-credenti tutti i sofisti che vi si sono assisi, e ha creato dubbi in coloro i quali il dono della fede l’avevano. Questo col mandato evangelico non c’entra nulla, e neppure con quello conciliare, il che è tutto dire.

    A proposito di contro-magistero, una noterella sicuramente da poco… quella in cui, Sua Em.za scrisse, nel suo volume conversazione con padre Sporschill, “Jesus Would Never Have Written Humanae Vitae". Non male per un Vescovo mettere N.S.G.C. in opposizione al Magistero che lui stesso avrebbe dovuto promuovere.

    Al di là dell’uso che ne farai, mi complimento ancora con te per la lettura, la Pascendi è un capolavoro, e pensa che Papa Sarto era tutto meno che un intellettuale, era però un Santo e un pastore, e questo spiega tutto.

    Ciao

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  32. non ce l'avevo ne con te ne con S.Agostino, ma con gli indignati un tot al grammo.
    Per il resto
    1) Magari scrivere la prefazione no, magari dare un minimo di credito all'inizio a quell'oscuro monaco avrebbe impedito il Patatrac che fu, ma sono congetture;
    2) I greggi di S. Agostino, S. Bellarmino e Martini sono decisamente diversi. Martini si trovava ad operare in un mondo in cui problemi quali l'anima, il futuro (ma anche il presente e il passato) dell'uomo , let alone l'esistenza di Dio, sono allegramente bypassati e relegati al massimo nei ricordi di infanzia. Auspicare la lettura di un libro, sia pure decisamente eterodosso, significa auspicarsi semplicemente il riproporsi di alcune domande fondamentali .
    A cui poi ne seguono altre... non conosco abbastanza Mancuso, ma potrei fare un paragone con la mia esperienza personale; da giovine mi sono sparato Lutero, Kierkeegard, Barth, Moltmann e compagnia, ed ero felice cosi'.Poi sorgono altre domande, ti chiedi perche' questi dicono cosi' e la Chiesa dice coli'? E sopratutto, ma che dice la Chiesa a riguardo? Domande domande domande dubbi su dubbi ma a dritta e storta e con le riserve sul VI che sai, rieccomi cattolico romano. E vicende simili potrebbero succedere ai lettori di Mancuso. Chi sara' d'accordo, chi vorra' andare oltre, chi..ssenefrega, ma da qualche parte si deve iniziare, e Mancuso probabilmente per il Card. poteva rappresentare questo; un inizio.
    3) Humanae vitae , nonostante le buone intenzioni, e' stato uno dei piu' grandi autogol della Chiesa nel 20esimo secolo.Mo' non apriamo il dibattito senno' litighiamo, ma ha fatto piu' casini di mille Luteri e duecentomila Mancusi. Gli anglicani e i Metodisti qua in Uk ancora se la sognano la notte per quanta gente gli ha regalato; e stiamo parlando di cattolici tosti, rimasti fedeli dopo 400 anni di persecuzioni. Per non parlare del grosso dei cattolici, che la ignora allegramente, dei parroci che di fronte a certe situazioni non sanno che cosa dire etc etc
    Lo so che tu sei per il pochi ma buoni, ma qualche domanda io me la porrei. e , si, NSGC non credo che l'avrebbe sottoscritta, insieme a Hebraeorum Gens (la prima chicca che mi viene in mente)
    4) anche ad un'occhiata superficiale, di Pascendi mi piace che almeno le tesi vengano esposte e gli argomenti criticati. Sarebbe stato carino anche farlo con due libri di cui mi farebbe piacere sapere che pensi, Just Love : a framework for Christian Sexual ethics' di Margaret Farley e di "The sexual Person, di Salzman e Lawner. Ovviamente si tratta di VI e dintorni, recentemente silenziati senza manco dire perche', o dove sia esattamente lo sbaglio (che al massimo uno lo sa e non le pensa piu' certe cosacce, no?)
    Ciao

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  33. "3) Humanae vitae , nonostante le buone intenzioni, e' stato uno dei piu' grandi autogol della Chiesa nel 20esimo secolo.Mo' non apriamo il dibattito senno' litighiamo, ma ha fatto piu' casini di mille Luteri e duecentomila Mancusi. Gli anglicani e i Metodisti qua in Uk ancora se la sognano la notte per quanta gente gli ha regalato; e stiamo parlando di cattolici tosti, rimasti fedeli dopo 400 anni di persecuzioni. Per non parlare del grosso dei cattolici, che la ignora allegramente, dei parroci che di fronte a certe situazioni non sanno che cosa dire etc etc"

    Purtroppo questi sono i frutti del cardinal Martini &Company. Il magistero della Chiesa per loro é opinabile, deve seguire non la veritá ma le umane convenienze. Se si descuteva se Martini era cattolico qui abbiamo la sua propia confessione.

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  34. Caro Claudio

    1) Su Lutero abbiamo già speculato temporibus illis.
    2) Le greggi potranno anche differire, su alcuni punti, ma non quanto all’essenza. Martini, S. Agostino e S. Bellarmino avevano lo stesso compito, e quello di fulminare le eresie rientra nel pacchetto. Ci sono molti altri ed ortodossi modi per sollecitare domande profonde. Che nel percorso di ciascuno gli eretici e compagnia bella possano (ma non è detto che debbano) avere un ruolo, può certo darsi, da qui a consigliarne la lettura ne corre. È certo che la Provvidenza sappia scrivere dritto anche su righe storte, ma questo non ha mai voluto dire che le righe non fossero storte, o peggio ancora che il maestro di grammatica consigliasse di scrivere male. Lui sarebbe lì per insegnare l’opposto.
    3) Premesso che per me Hebraeorum gens insieme a Cum nimis absurdum e caeca et obdurata sono impeccabili modelli di Magistero prudente ed avveduto, HV non fu altro che il ribadire una teologia, una dottrina e un pastorale bimillenarie, nel solco di quanto è scritto nel Vangelo e custodito dalla Tradizione. Il disastro sarebbe stato se Paolo VI avesse ceduto. Una crepa nella Dottrina è molto ma molto più grave che la defezione di chi non vuole coltivare la virtù della Castità, in termini teologici c’è la stessa differenza tra un peccato contro lo Spirito, ed uno contro la carne. E non sto a ricordare quale dei due non sarà perdonato.
    4) Non conosco i testi che hai citato, se fossero disponibili in formato pdf o in qualche forma kindle compatibile fammene un cenno, e cerco di leggerli. Chi li avrebbe silenziati? Ultimamente il silenzio, santa virtù peraltro, è così barbaramente disatteso che fatico a credere vi sia ancora chi lo pratichi. (ovviamente il primo a recitare un mea culpa per quest’omissione sono io, ça va sans dire).

    Ciao e sursum corda, che sei sulla buona strada! 

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  35. @ Blas : il commento che citi e' mio, non del Card. Martini, e ho descritto quello che e' successo (e che per molti si sarebbe potuto evitare, rileggiti la storia di HV e di tutti i dibattiti che ci furono prima durante e dopo). Interessante metodo disquisire sulla 'cattolicita' di qualcuno (anzi, di 'Martini e co'. ) sulla base di un commento che descrive un fatto , e di cui evidentemente non si e' capito il senso e piu' generalmente una mazza.
    Tralaltri, HV contiene materia sicura , 'cui si deve obbedienza e ossequio', non Dogmi (non esistono dogmi in materia morale) quindi e' autorevole, ma (ancora) non infallibile....comunque si dai, Blas, sei cattolico solo tu e compagni, se puo' farti felice.

    @Giampaolo : ciao 1) 2) e 3) ci ribadiscono l'ovvio, ovvero che su concetti quali 'malattia', eresia' e la new entry ' Magistero prudente e avveduto' abbiamo idee alquanto diverse, quindi passo a
    l 4) Just Love io l'ho letto in biblioteca qui in Uk ma si trova sicuro in versione ebook.'Ha suscitato le ire del CDF( la lettera la trovi qua http://www.news.va/en/news/cdf-publishes-notification-on-book-just-love;ma nella lettera non spiegano esattamente dove o come abbia sbagliato l'autrice, quale argomento 'non vada' , quali siano le piu' o meno tremende implicazioni del suo libro etc. ecco perche' Pascendi mi piace di piu', almeno argomenta.

    Per 'The sexual Person' io la copia in pdf ce l'ho, si trova facilmente sul web e se si potessero mandare messaggi qua su blogspot te l'avrei gia' mandata. Ha 'solo' suscitato le ire dei Vescovi ammericani, ma niente dal CDF che io sappia.
    Alla prossima

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