15 settembre 2012

Primavere arabe e pennivendoli italiani


di Riccardo Facchini

Va bene che chi non cambia mai idea è un testardo, ma i media italiani hanno ormai raggiunto un livello di pateticità unico. L'ennesima prova dell'ennesimo voltagabbana dei giornalai nostrani è il loro repentino cambio d'opinione sui frutti delle primavere arabe (ben commentati qui pochi giorni fa da Andra Virga) in occasione della nuova ondata di proteste di matrice islamica che sta coinvolgendo il Nordafrica e non solo.

La storia la sappiamo: tutto inizia dalla democratica Libia, dove - col pretesto del film "blasfemo" su Maometto - i pacifici manifestanti hanno pensato bene di assediare l'ambasciata statunitense (i soliti ingrati) e di accoppare il console americano. Visto che loro, i manifestanti, sono gggiovani e democratici e usano Twitter, forse hanno pensato bene di contagiare cinguettando anche i loro amichetti in Tunisia, Egitto, Yemen e via dicendo. Pare che i social media funzionino bene anche quando c'è da bruciare bandiere altrui.

Non voglio concentrarmi qui sulla patetica, ma pericolosa, reazione delle masse islamiche a un film ridicolo (qui il trailer), scarsissimamente diffuso e girato apposta per farle incazzare; e neppure voglio tirare in ballo la storia - ripetitiva, ma vera - di quanti rospi dobbiamo ingoiare noi cattolici ogni anno a causa di film ben più offensivi e ben più di successo. D'altra parte, lo ha sintetizzato egregiamente Camillo Langone sul Foglio del 14 settembre.

Preferisco invece puntare il dito contro i nostri quotidiani più importanti (in primis il Corriere, che da due giorni titola sulla propria home "Furia islamica contro l'Occidente"), colpevoli - insieme a tanti altri pennivendoli - di aver illuso e manipolato l'opinione pubblica occidentale, e italiana in particolare, raccontando per mesi la fiaba del giovanemanifestanteislamicosmartphonemunito, pronto a lottare per un/una Egitto-Tunisia-Libia-Siria libero/a e democratico/a. 

Sia chiaro: a differenza forse di alcune firme di Campari, sono profondamente convinto che esistano (anzi, conosco) musulmani più o meno giovani che ci credono davvero in un futuro laico per il loro Paese. Ma, come noi e altri dicevamo da mesi, essi sono purtroppo un'infima minoranza all'interno di rivolte ormai eterodirette e capeggiate dalla Fratellanza Musulmana, dai Salafiti o dalla casa Saudita. 

Quali inascoltate Cassandre, ci siamo dovuti quindi sorbire per mesi i peana dei benpensanti italioti, che ci accusavano di essere dei gufi che tifavano per Gheddafi. Ora, invece, sembra che i tristi fatti di questi giorni ci stiano dando ragione.
Una ragione che, senza falsa modestia, avremmo preferito non avere.
 

3 commenti :

  1. Poco mi scandalizza la ferma, ancorchè violenta, reazione delle "masse arabe" (nei media mondialisti quando popoli si ribellano, diventano "masse"). Beate loro. Si sono mantenute fedeli alla loro fede, alle loro tradizioni, alla loro cultura, alle loro tradizioni. Molto di più mi scandalizza la mancata reazione dei cattolici alle persecuzioni fisiche che subiscono in tante parti del mondo e a quelle politico-giuridiche-mediatiche di cui sono oggetto nel cosiddetto "occidente". E' uno dei frutti più perversi del concilio e del post concilio, intrisi di irenismo, retorica del "dialogo", carità senza verità, "buonismo" deteriore. Non è sempre stato così. Da sempre la dottrina cattolica ammette e, in alcuni casi, incoraggia una doverosa reazione: è il caso dei Cristeros in Messico o della Cruzada anticomunista in Spagna, solo per limitarci ad esempi storicamente vicini. Poi, chi "sta dietro" il famigerato e fantomatico film? I peggiori, molto "politicamente scorretti" sospetti sono leciti...

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  2. Scusate voi di Campari de De Maistre siete per stati laici dapertutto o soloo nei paaesi cattolici? Se siete per stati laici quel film non é ne blasfemo de offensivo, anzi é molto piu storicamente veridico di quel che raccontano i mussulmani di loro stessi.

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  3. Personalmente sono contrario alle provocazioni e agli insulti gratuiti alla fede, anche qualora si tratti di religioni "false", ossia non cristiane. La laicità dello Stato non viene certo meno se si tutela il sentimento religioso delle persone.

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