21 settembre 2012

Un mea culpa per la Controriforma? Nein!


di Riccardo Facchini
La notizia non è proprio freschissima, rappresenta poco più che un rumor e non è neanche di quelle che finiscono in prima pagina sul Corrierone. Però due paroline, per precauzione, vale la pena spendercele. Come rivelato da Vatican Insider, nei corridoi vaticani, tra corvi e sottane, gira infatti una strana voce: sarebbe pronto, per il 2017, un bel mea culpa della Chiesa Cattolica per la Controriforma. 

Avete capito bene: a distanza di 500 anni dalla nascita dell'eresia luterana (no, cara Maria Teresa Pontara Pederiva, chiunque tu sia: quello di Lutero non fu uno "scisma") le gerarchie ecclesiastiche sarebbero pronte a cospargersi il capo di cenere di fronte agli eredi di colui che cancellò in un sol colpo tutto il cucuzzaro cattolico, lacerando per sempre la Res Publica Christiana.

Premesso che si evince davvero poco da quel breve articoletto, il fatto stesso che si possa ventilare una simile ipotesi è di per sé ridicolo. Se da un lato, infatti, l'indiscrezione parla di scuse "reciproche", con cui anche i luterani dovrebbero ammettere la propria parte di colpe, non si capisce concretamente a cosa dovrebbe condurre un simile gesto. Oltretutto, chiedere scusa per qualcosa che ha donato alla Chiesa il Catechismo, la Messa di S. Pio V e una caterva di santi, mi sa proprio di tafazzismo cattolico.

I mea culpa a posteriori sono poi roba scottante e pericolosa da gestire, soprattutto per due motivi: in primis per i limiti scientifici e storici di un simile gesto. Chiedere scusa per atti compiuti da uomini vissuti secoli prima, in contesti diversi e lontanissimi dai nostri, vorrebbe dire fregarsene della ricerca storica, mettendola a tacere con un lapidario "ok, abbiamo sbagliato".


Lutero come NON era

Secondariamente, una tale iniziativa è insidiosa per le gravi conseguenze che simili gesti avrebbero (e hanno avuto, ahimé) sulla fede dei semplici, di quelli che devono arrivare a fine mese e non hanno tempo da perdere per studiare la differenza tra Ecclesia Triumphans ed Ecclesia Militans. E qui, per evitare subito che qualcuno si laceri le vesti gridando al lefebvriano-che-osa-criticare-il-Papa, mi si conceda di riportare i dubbi che Sua Eminenza Giacomo Biffi espresse proprio a Giovanni Paolo II in merito "all’iniziativa inedita di chiedere perdono per gli errori e le incoerenze dei secoli passati".

Secondo il cardinale, tale novità "avrebbe scandalizzato i “piccoli”, i preferiti dal Signore Gesù (cfr. Matteo 11,25): perché il popolo fedele, che non sa fare molte distinzioni teologiche, da quelle autoaccuse vedrebbe insidiata la sua serena adesione al mistero ecclesiale, che (ci dicono tutte le professioni di fede) è essenzialmente un mistero di santità. 
Il papa testualmente allora disse: "Sì, questo è vero. Bisognerà pensarci". Purtroppo non ci ha pensato abbastanza".

(G. Biffi, Memorie e digressioni di un italiano cardinale, Cantagalli 2007, p. 536).

L'iniziativa, che speriamo rimanga una boutade, fa quindi acqua da tutte le parti, così come ogni iniziativa "ecumenica" che perde di vista quale sia l'unico vero ecumenismo percorribile: quello che ha come proprio scopo il ritorno nella Chiesa dei figli che se ne sono distaccati.

Chiunque, nei Sacri Palazzi, abbia avuto questa ideona la riponga nel cassetto. Per i luterani, mi verrebbe invece da dire, parafrasando De André, che "La porta del locale dove si trovano non ha serrature": la Chiesa è lì che li aspetta, da quasi 500 anni. A loro il primo passo.
 

1 commento :

  1. Purtroppo le lodi di Benedetto XIV a la "fede" di Lutero durante la sua última visita alla Germania non mi fanno ben sperare.

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