11 ottobre 2012

Cinquant'anni di gelido inverno

di Federico Catani

Ci siamo. Il tempo delle commemorazioni, della retorica e del trionfalismo è arrivato. E non so se riuscirò a resistere fino a novembre 2013... Oggi, 11 ottobre 2012, si commemora il 50° anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II. Per l'occasione, così come per ricordare il ventennale della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, papa Benedetto XVI ha inaugurato l'Anno della Fede. Dio solo sa quanto ce n'è bisogno.

Peccato che, salvo interventi di natura soprannaturale, tutto si risolverà nel nulla più totale. A cosa hanno portato infatti gli Anni del Rosario e dell'Eucaristia? A cosa gli Anni paolino e sacerdotale? A niente. Sì, vi sono state qua e là belle parole, belle riflessioni, qualche spunto interessante. Ma di fatto non è cambiato nulla e la Chiesa sembra più di prima in procinto di sprofondare nell'abisso più nero. Ma, si sa, io dico queste cose perché sono pessimista...

Ad ogni modo, come darmi torto? Non sembra piuttosto ai nostri lettori che la mia analisi - da ragazzo di campagna, s'intende, senza tanta teologia e filosofia (che spesso possono far male anziché bene) - sia impietosamente realista? E allora mi chiedo: cosa festeggiamo in questo 11 ottobre? Ai tempi di Giovanni XXIII si poteva celebrare ancora la Maternità divina di Maria. Dopo l'assise conciliare, però, col nuovo calendario liturgico, tale festa è stata spostata, così come tante altre, sempre che non siano state del tutto soppresse. E quindi cosa dobbiamo ricordare? In genere si festeggiano gli eventi lieti, le vittorie, le conquiste, o le liberazioni. Gli episodi tristi, o quelli controversi, invece si ricordano, ma riflettendo, senza alcun trionfalismo. E come possiamo classificare il Vaticano II per la Chiesa? La risposta sembra ovvia.

La crisi in cui versa il Corpo Mistico di Cristo risale a ben prima degli anni Sessanta. Ma è col Concilio che i cancelli si sono aperti e i buoi sono scappati. Certo, stiamo parlando della Chiesa, sempre santa e guidata da Nostro Signore, per cui non è difficile riconoscere che qualcosa di buono c'è ancora e non è mai stato cancellato. Non è così impossibile vedere la luce, seppur fioca e riflessa, anche nel Concilio e nel post-Concilio. Si tratta comunque di eccezioni che confermano semplicemente la costituzione divina della Chiesa di Cristo. Non si può invece negare che, a distanza di 50 anni, il suo volto appaia quanto mai deturpato. Se è vera la frase evangelica "dai loro frutti li riconoscerete" (Mt 7,16), che dire del Concilio Vaticano II? Tutti lo citano, tutti lo esaltano, tutti lo venerano, tutti lo impugnano come spada, tutti lo tengono come punto di non ritorno, tutti lo dichiarano imprescindibile. Ma perché? Non voglio ora dilungarmi su disquisizioni ermeneutiche. Lascio il lavoro agli specialisti.  

Da uomo della strada, che ama Gesù, sua unica ragione di vita e la Chiesa da Lui fondata, sua unica Madre e Maestra, noto semplicemente un fatto: i Papi, i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e pure i fedeli hanno lasciato che fosse distrutto quasi tutto. Possiamo vedere solo macerie. Nonostante non sia stata formalmente insegnata l'eresia, la si è lasciata galoppare per tutto l'orbe cattolico. La Chiesa si è autodemolita, ha abbracciato quasi mortalmente il mondo, cioè il diavolo. E i frutti si son visti, inutile elencarli. La catastrofe abbattutasi sul cattolicesimo è sotto gli occhi di tutti. La verità è stata messa da parte. Il peccato non è più stato condannato. La società ha voltato le spalle a Dio. Certo, la colpa non è tutta del Concilio. Ci sono tanti fattori. Ma di fronte a un mondo in rovina, la Chiesa avrebbe dovuto reagire come ai tempi del beato Pio IX e invece non l'ha fatto. Ha preferito cedere agli applausi, col risultato di perdere se stessa. E a nulla sono serviti i moniti di Paolo VI, di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, perché questi Pontefici non hanno avuto la forza né il coraggio di dire pane al pane e vino al vino. Non hanno voluto, potuto o saputo riconoscere che la causa di tutti i mali va proprio ricercata, se non nei documenti del Concilio (rispetto ai quali bisognerebbe comunque fare qualche distinguo), nel clima intellettuale che li ha generati, facendo da contorno all'evento conciliare e dispiegando i propri effetti negativi nei decenni successivi. Inutile raccontarci favole: dopo il Concilio la Chiesa è cambiata notevolmente ed in peggio. Quasi non si riconosce più. 

Questa situazione di sfacelo, poi, piace molto a vescovi progressisti (che hanno raggiunto il loro scopo), giornalisti à la page, opinionisti radical chic e intellettuali infedeli. Ebbene si, il mondo, con tutte le sue pompe, gode molto a sentir parlare di Concilio. Sentiremo per ogni dove e in ogni momento che questi 50 anni sono solo l'inizio della primavera. Chi non ci sta, chi, anziché sentire il tepore primaverile e il buon odore dei prati in fiore, sente il gelo di un lungo e glaciale inverno nelle ossa, verrà ecumenicamente e misericordiosamente messo a tacere e pubblicamente svillaneggiato.

Perché questo è stato ed è il post-Concilio: pur con tutti i distinguo e pur con tutte le precisazioni, assistiamo innegabilmente a una grave crisi della fede della Chiesa, quasi a un momentaneo prevalere del Male sul Bene. Si trattta, però, di una vittoria comunque temporanea, perché sappiamo bene che "portae inferi non praevalebunt". Maria, Mater Ecclesiae, ora pro nobis!
 

9 commenti :

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  2. Caro Federico,

    ci sono alcuni punti del post che non mi trovano affatto d'accordo.
    Un esempio:
    "la Chiesa avrebbe dovuto reagire come ai tempi del beato Pio IX e invece non l'ha fatto. Ha preferito cedere agli applausi, col risultato di perdere se stessa. E a nulla sono serviti i moniti di Paolo VI, di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, perché questi Pontefici non hanno avuto la forza né il coraggio di dire pane al pane e vino al vino."

    La Humanae vitae non fu dire pane al pane e vino al vino? E la Veritatis splendor? E la Dominus Iesus?
    Suvvia.
    Non vorrei fare il classico chierico che difende la casta a cui appartiene, ma ammetto di fare fatica a riconoscermi nell'analisi.
    Sia chiaro: lo dico sine ira ac studio.

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  3. Certo, tutti ottimi documenti. Ma chi li ha rispettati? Chi li ha applicati? Chi ha dato ascolto? E poi diciamocela tutta, la Dominus Jesus, che pure è stata così avversata, è comunque abbastanza moderata. Quando la lessi rimasi stupito per lo scalpore che aveva suscitato. Insomma, a parole siamo tutti bravi. Ma se non ci sono atti disciplinari chiari e seri, tutto è destinato a restare sulla carta. Quando va bene...
    Federico

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  4. il problema di analisi come quelle di Federico - del quale ammiro la passione - è che accettano l'ipotesi controfattuale: se non ci fosse stato il concilio, allora a) la frequenza religiosa sarebbe come negli anni '50; b) avremmo tanti vocazioni quante ce ne erano negli anni '50; c) la società sarebbe meno secolarizzata. Il punto è: è legittimo un simile ragionamento? Cioè possiamo davvero sapere cosa sarebbe accaduto nella situazione controfattuale? Secondo me no. Quindi bisogna valutare gli atti uno per uno, senza stabilire nessi causali del tipo: c'è crisi di fede in Occidente, allora la responsabilità è del clero che dopo il concilio ha flirtato col modernismo (cosa che andrebbe documentata un po' meglio; anch'io credo che le cose siano andate così, ma, ripeto, bisogna ragionare caso per caso). Insomma, a me pare che è più utile dire: la tal cosa fu buona, la tal altra no. Il Concilio, preso in se stesso, cioè nei suoi documenti, a me pare un'ottima cosa (es.: Lumen Gentium), e anche se alcuni documenti non mi pare siano granché (es.: Gaudium et spes) mi paiono comunque buoni documenti. Se il clero se ne è andato per la tangente, la responsabilità fu dei singoli preti e suore che lasciarono il sacerdozio e la consacrazione, o di quelli che, pur rimanendo, diffusero errori.

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  5. Il problema, credo, non è stato tanto a livello dei Papi, ma dei Vescovi e delle Conferenze Episcopali, che molto raramente hanno applicato quanto richiesto e dai documenti conciliari e dai Romani Pontefici.
    Franciscus Pentagrammuli

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  6. Ecco a cosa a portato la "primavera" del Concilio: chiese vuote, seminari deserti, secolarismo, relativismo, perdita del senso del sacro e del peccato... Non dico che sia solo colpa del Concilio, ma la responsabilità maggiore di tutto questo é di chi ha permesso tutto questo.

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  7. Dice giustamente Catani: "Inutile raccontarci favole: dopo il Concilio la Chiesa è cambiata notevolmente ed in peggio". Aggiungo io: non solo dopo il concilio, ma a causa del concilio. A causa dei suoi impressionanti allontanamenti dalla Dottrina di sempre, basti pensare alla stravagante teorizzazione della libertà religiosa, che contraddice il "Quanta Cura - Sillabo" (dogmatico, al contrario del concilio)di Pio IX, basti pensare all'affermazione dell'ecumenismo, all'esaltazione della collegialità, alla nuova "giudeologia" predicata nel documento "Nostra Aetate". Per non parlare del trionfo di una liturgia orizzontale, sciatta, priva di verticalità e sacralità. Il concilio ha rappresentato, per la Chiesa, lo scatenarsi di una crisi metafisica, teologica, dottrinale, politica e sociale. Solo un profondo ripensamento e una radicale revisione del concilio e del suo famigerato "spirito" potranno far fuoriuscire la Chiesa dalle secche attuali, con una riconversione alla Tradizione e alla Dottrina di sempre. Ma i segnali non ci sono: sarà compito della prossima generazione. A noi non resta che sperare e pregare.

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  8. Per non parlare del fatto che il catechismo di adesso lascia a dir poco a desiderare in quanto a contenuti; il catechismo di San Pio X, invece, gli anziani ancora se lo ricordano a memoria da quando erano bambini. Tirate voi le conclusioni.

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  9. Caro Federico,

    commento da fratello nella fede e sottolineo tre tra le affermazioni più gravemente insostenibili del tuo articolo:

    1) Il mondo cioè il diavolo

    Manicheismo puro. Il mondo è sfregiato dal peccato originale, per questo nell'esegesi del quarto Vangelo si sottolinea come questa parola ha due accezioni. Tu non distingui e sembri perciò contrapporre una natura malvagia all'azione della Grazia. In realtà Dio è Creatore e Signore di entrambe. "Le cose del mondo sono portatrici di salvezza, in esse non c'è veleno mortale, né il regno dei morti è sulla terra". (cfr. libro della Sapienza). Sarebbe utile dilungarsi ma voglio passare a

    2) I papi dal Concilio in poi hanno clamorosamente sbagliato

    Cavolo! Non male la pretesa di giudicare (e correggere) non questo o quel pronunciamento, ma la linea pastorale di una serie di pontifici praticamente tutti santi. Ebbene sì, ci includo anche Benny XVI, ma saprai che, mentre su GPII la Chiesa si è espressa, su GPI e Paolo VI si sta esprimendo... Tutto fa pensare con parere favorevole.
    A parte però la loro santità personale, che cosa ti fa pensare di avere un discernimento più chiaro dei successori di Pietro, ai quali il Signore promise "chi segue voi segue me" e "conferma[te] nella fede i tuoi[=vostri] fratelli"?

    3) La Chiesa dal Vaticano II in poi declina.

    Ah sì? Io veramente sapevo che il numero dei battezzati, in continua crescita, fosse giunto ad un sesto della popolazione mondiale, che il dialogo ecumenico reso possibile dal Vat. II avesse riavvicinato i fratelli separati (specialmente gli ortodossi) fino a far sperare una prossima composizione dello scisma, che l'Evangelo predicato a popolazione fino a decenni fa totalmente analfabete dal punto di vista della fede stesse producendo copiosi frutti di santità (vedi il Servo di Dio Nyerere). Certo non mancano incomprensioni, difficoltà e persecuzioni. Per spiegare quelle però non c'è mica bisogno di criticare il Concilio: le ha promesse ai suoi discepoli il Signore che, senza colpa, le aveva sperimentate.

    Insomma ti raccomando di continuare con la tua militanza appassionata nella vigna del Signore, ma senza lasciarti fuorviare da interpretazioni riduttive: se guardiamo agli eventi subito successivi (caduta dello Stato Pontificio, legge sulla laicità in Francia, Prima Guerra Mondiale, totalitarismo comunista in Russia) anche il Vaticano I sembrerebbe una tappa della decadenza... E invece... La Chiesa sempre crocifissa è sempre trionfante.

    Credo che anche questo sito molto attivo (Campari e De Maistre intendo) debba molto alla ricerca postconciliare di "modi nuovi" per evangelizzare.

    Saluti

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