07 ottobre 2012

“I Fratelli Cuordileone” di Astrid Lindgren


di Paolo Maria Filipazzi

Sopravvissuti alla noia mortale dell’ultimo festival di Venezia, avendo fatto slalom fra le solite banali bestemmie e le scontate e ritrite lesbicate che ormai fanno parte del cerimoniale di tutti questi appuntamenti, diamo uno sguardo al panorama che ci offre il cinema vero, non l’immondizia dei festival, ma quello che ha tutto il diritto di essere chiamato arte.
Vediamo allora due notizie ottime: la prima è l’uscita nelle sale, il 14 dicembre prossimo, del primo capitolo delle trasposizione cinematografica de “Lo Hobbit” di Tolkien, che si spera sarà all'altezza della trilogia de “Il Signore degli Anelli”. Una seconda trasposizione, annunciata a Cannes il primo giugno di quest’anno dal regista svedese Tomas Alfredson sembra promettere bene: “I Fratelli Cuordileone”, dall’omonimo libro di Astrid Lindgren (la mamma di Pippi calzelunghe, per intendersi).

La Lindgren nella vita si professava agnostica, ma tali e tanti sono i chiari riferimenti nella sua opera ad una visione della vita affine a quella cristiana, da giustificare un’ampia letteratura critica che si interroga sul reale rapporto della scrittrice con la religione. Uno dei libri in cui tale vicinanza è più evidente è proprio “I fratelli Cuordileone”.
Senza voler rivelare tutta la storia, vediamo dunque, alcuni dei contenuti più significativi di questa bella fiaba non solo per bambini. La vicenda si apre con una riflessione sulla morte: Karl Leone, detto Briciola, è un bambino che sta per morire di tubercolosi. Il fratello tredicenne, Jonatan, così bello che “sembra un principe da leggenda”, di animo nobile e amato da tutti, gli infonde coraggio: la morte non è mai la fine di tutto. Dopo di essa ci si trova tutti a Nangijala, terra incantata dove “è ancora tutto come ai tempi delle leggende e delle saghe”; lì, però, ci andrà per primo lo stesso Jonatan: un giorno la casa va a fuoco e il nobile ragazzo, caricatosi sulle spalle il suo Briciola, si getta dalla finestra, morendo nell'impatto. Sarà per questo atto di coraggio che si guadagnerà il soprannome postumo di “Jonatan Cuordileone”. Poco dopo però, giungerà in forma di colomba a chiamare il piccolo Karl, che prenderà il volo con lui.
Le avventure a Nangijala saranno per Briciola un lungo percorso, costellato di prove, per giungere a superare le proprie inadeguatezze e le proprie paure, sulla scia di un modello di eroismo che ricorda molto gli hobbit di Tolkien.

Un tema ricorrente lungo tutta la storia è quello del dovere: ci sono cose che devono per forza essere fatte anche se pericolose ,perché “altrimenti non sei un essere umano ma soltanto un verme”. E’ la frase che Jonatan dice a Briciola quando lo abbandona per partire verso la Valle delle Rose, per liberarla dal malvagio Tengil, sovrano di Karmanjaka che l’ha sottomessa con l’aiuto del feroce drago Katla. “Lo farò, lo farò. Non sono un verme, io!” grida Briciola a se stesso quando, sentita in sogno la richiesta di aiuto di Jonatan, deciderà di partire anche lui, in risposta alla chia-mata. 
La stessa frase viene ripetuta da Jonatan dopo avere salvato Park, uno degli uomini di Tengil, e la sua cavallina, dai flutti del Fiume dei Fiumi Ultramillenari, dove stavano per affogare. Quando Briciola gli dice che i nemici avrebbero potuto farlo prigioniero, risponde fiero: “Allora avrebbero catturato Cuordileone e non un verme”. E qui emerge un altro motivo che reincontreremo lungo il romanzo. Poco dopo infatti, quando il traditore Jossi viene trascinato via dai flutti dello stesso fiume a bordo di una barchetta, il piccolo Briciola racconta: “Era terribile e doloroso stare lì nel crepuscolo e guardare Jossi solo e senza aiuto là, in mezzo ai vortici”. E ancora: il giorno della battaglia Jonatan cavalca per il campo incitando i compagni alla lotta ma rifiutandosi di uccidere. Insomma, i fratelli Cuordileone fanno qualcosa di inaudito nel mondo pagano di Nangijala: amano i propri nemici

E non possiamo dimenticare un altro passaggio in cui, in un universo chiaramente privo della Rivelazione, come già nella Terra di Mezzo, emergono intuizioni naturaliter cristiane: “Forse era già tutto predisposto dai tempi lontani delle leggende. Forse Jonatan era stato scelto fin da principio come il salvatore di Orvar, per il bene della Valle delle Rose. E forse esistevano dei misteriosi esseri leggendari che guidavano i nostri passi e noi non lo sapevamo.” Si fa strada il sospetto che gli uomini non siano soli ma siano vegliati da qualcosa che ricorda molto ciò che noi chiamiamo Provvidenza, qualcosa che non sta a guardare ma interviene direttamente nella Storia.

Ci fermiamo qui. I temi e gli insegnamenti da trarre da questo libro semplice solo in apparenza sarebbero molti di più da quelli appena abbozzati. Ma speriamo di essere riusciti, con la nostra breve recensione, ad invogliare qualcuno a leggere davvero la bella storia de “I Fratelli Cuordileone”, ad affezionarsi ai due piccoli grandi eroi della Lindgren e magari, perché no, a leggere questa commovente fiaba anche ai propri bambini.
 

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