18 ottobre 2012

Il bambino conteso, l'Italia "mammona" e l'assenza del Padre

di Marco Mancini 

La vicenda è notissima e riempie da più di una settimana le pagine di cronaca di tutti i giornali: a Cittadella, in provincia di Padova, un bambino di 10 anni è stato prelevato dalla sua scuola per mano del padre, coadiuvato da alcuni agenti di polizia e dai servizi sociali, per essere portato in una struttura protetta e sottratto così alla custodia della madre.

Al centro delle polemiche sono state le modalità del trasferimento: di fronte alla resistenza opposta dal bambino, infatti, questo è stato trascinato di peso – tra le urla sguaiate della zia materna, che ha filmato tutta la scena e l’ha inviata alla trasmissione “Chi l’ha visto?” – nel tratto compreso tra la scuola e l'autovettura che lo attendeva per condurlo via. Di qui le feroci accuse mosse alle forze di polizia, sulla condotta delle quali il Governo ha persino riferito alle Camere. La reazione dell’Italia buonista e mammona non si è dunque fatta attendere: “Vergogna! Basta con le violenze della polizia! I bambini non si toccano! I figli so’ piezz’e core, non si strappano dalle loro madri in questo modo! Liberate Leonardo!” e via sproloquiando. Nessuno, in questo turbine di virtuosa indignazione, a cui ha dato la stura la solita Sciacarelli, ha posto mente ad alcuni piccoli particolari.


In primo luogo, se le modalità dell’operazione sono state ben poco ortodosse e anzi piuttosto discutibili e traumatiche, va sottolineato che si trattava già del terzo tentativo di sottrarre il bambino alla custodia materna, come previsto da una decisione del giudice risalente al mese di agosto. I due precedenti si erano scontrati con la resistenza opposta dal piccolo Leonardo e dall’intera famiglia materna: a questo proposito, è emerso nei giorni successivi all’evento che sotto il letto del bambino era stata collocata una sorta di cassapanca, all’interno della quale egli avrebbe potuto nascondersi. Si è parlato, addirittura, di un vero e proprio “addestramento” ricevuto dal minore per sfuggire alle forze dell’ordine e agli assistenti sociali.

Anche quel giorno, del resto, nonno e zia materni erano appostati al di fuori della scuola, pronti a sabotare ogni tentativo di dare attuazione alla sentenza del giudice: in effetti, essi hanno ostacolato l’operazione di trasferimento, aggredendo il padre del bambino e gli agenti, il che è costato loro anche una denuncia per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. La loro presenza ha decisamente complicato il tutto, provocando ulteriore agitazione nel bambino e generando una situazione che è finita con lo sfuggire di mano. Bisognerebbe, dunque, tenere presente tutto questo, prima di indignarsi, di vaneggiare sulle “soluzioni alternative” e sul "dialogo", di censurare la “violenza” della polizia, come se quest’ultima si fosse abbandonata a un gesto di crudeltà gratuita e non avesse invece dato applicazione a una precisa pronuncia giurisprudenziale, che – giusta o sbagliata che fosse – era volta a tutelare l’interesse del bambino.

Interesse che, ad avviso del giudice, era danneggiato dalla relazione patologica intercorrente tra il minore, la madre e la famiglia di quest’ultima, tale da ingenerare nel bambino un indebito condizionamento. Del resto, già nel 2009 la madre era stata privata della potestà genitoriale; nonostante questo e in attesa dell’appello, ella aveva continuato a non consentire all’ex-marito di vedere il figlio, se non in casi rarissimi (solo 4 volte nel 2011). Che in una situazione di questo genere, caratterizzata dalla solita guerra di coppia che segue moltissime separazioni (sui guasti provocati dal divorzio ha già detto il nostro Giuliano Guzzo) e da una durissima battaglia legale, il colpevole venga individuato in un agente di polizia che si limita a compiere il suo dovere, magari maldestramente, e non nelle figure dei genitori, entrambi responsabili di gravissime mancanze, è francamente surreale.

Infine, mi sia consentita una piccola riflessione, che non vuole assolutamente assumere i toni di una battaglia di “genere”. Nei giorni successivi al blitz di Cittadella, in prima linea contro il trasferimento del bambino sono state ovviamente le “mamme”: sit-in, flash mob, fiaccolate, chi più ne ha più ne metta. Assenti i mariti, i padri, se non come silenziosi accompagnatori delle “pasionarie”. Ovviamente non conosco la vicenda nel dettaglio e non posso permettermi di attribuire ragioni o torti: ma cosa sarebbe accaduto a parti invertite, cioè se fosse stato un padre a tenere lontano il proprio figlio dalla madre, a farglielo vedere quattro volte in un anno, a creare condizioni tali per cui il bambino non riuscisse neanche a pronunciare la parola “mamma”? Come avrebbero reagito questi comitati spontanei di “mamme”? Avrebbero denunciato la condotta “violenta” della polizia o l’avrebbero difesa, a tutela dei diritti conculcati della madre?

In tutta questa vicenda, tutti si sono preoccupati del fatto che il minore venisse sottratto all’abbraccio della madre, come se le parti in causa fossero esclusivamente l'addolorata figura materna da una parte e lo Stato crudele che le ha portato via il bambino dall'altra; il padre è rimasto sullo sfondo, come elemento di disturbo, anzi come colpevole, per aver deciso di andare fino in fondo nel rivendicare il suo diritto di vedere il figlio, fino a trascinarlo via con sé. È come se, in questo nuovo matriarcato, la figura paterna fosse divenuta tutto sommato trascurabile, come se i figli non avessero bisogno di entrambi i genitori per una crescita serena e come se questi ultimi non fossero dotati di pari diritti e pari dignità. Dopo la scomparsa del Padre dal punto di vista simbolico, si è disposti a tollerare che egli scompaia anche in senso fisico e quasi nessuno ha nulla da eccepire. Nella società senza regole e senza autorità, la sua presenza è diventata decisamente di troppo.

 

7 commenti :

  1. Oltre allo sfondo "anti padre" c´é anche lo sfondo "non toccate i bambini". Sembrero un troglodita ma vi assicuro, per esperienza di padre e di figlio, a un figlio disubbidiente un calcio nel sedere fa propio bene.

    Blas

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  2. Esattamente questo è uno dei prezzi del divorzio, il figlio serve da strumento per ferire il coniuge. Nello specifico il giusdice è stato coraggioso eprchè negare il figlio alla madre e darlo al padre è rarissimo (deve essere stata proprio quasi criminale la donna), si preferisce di solito darlo alle struutture di sostegno.
    Poi mi picerebe parlare anche dei suoceri che sono spesso la causa delle separazioni portando avanti solo interessi particolari. Se sbaglio c'è stato della polizia è stato quello di non arginare subito i parenti e poi portare con utta calma il bambino fuori. Inoltre la ripresa col telefonino oltre ad essere grave perchè identifica nella polizia il nemico è un motivo di trauma ancora maggiore per il bambino.
    Poi per principio se la Fornero a preso posizione in un modo è giusto l'altro.
    Armando

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  3. Voi non avete la minima idea di come sono potenti le donne in altri Paesi. In Italia non contano un tubo e si finisce sempre per dare ragione agli uomini. Uomini che nella maggior parte dei casi sono stati allevati da donne post-sessantottine, manipolatrici e possesive, per cui quelli della vostra generazione sono effettivamente dei mammoni piagnucolosi che oggi vogliono giocare a fare i mammi e si mettono in competizione con le madri. Ma quale figura paterna danno? Pietosa, sopratutto quando sono isterici e tirano i figli per i piedi. I veri padri non stavano tutto il tempo attaccati ai bambini, avevano cose migliori da fare e i bambini sono un affare da donne, ve lo dice una che é furiosamente anti-femminista.

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  4. unedame.... sei venuta fino a qui per prenderci per il culo????

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  5. Sono serissima e spesso condivido quello che leggo qui, ma l'articolo articolo rivela superficialità e immaturità.

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  6. A dieci anni è decisamente tempo che si stacchi dalle gonnelle materne. ;)

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  7. Condivido, da mezza giurista qual sono, sia l'articolo sia i commenti di Blas, Circolo S. Luigi, e A.V.

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