10 ottobre 2012

Meglio essere abortiti che nascere down: lo dice la Cassazione

di Marco Gabrielli

I medici sono informati. La sentenza n. 16754 del 2 ottobre 2012 della Sezione III civile della Corte di Cassazione parla chiaro: chi sbaglia paga!
Di fronte alla nascita di una bambina affetta da sindrome di Down, nata perché i medici non avevano effettuato tutte le indagini diagnostiche necessarie ad escludere una malattia genetica, i giudici affermano che la donna ha il diritto di abortire se ritiene che la sua salute venga messa a rischio da un simile evento. Per cui deve sapere. E deve sapere con certezza, con la maggior certezza attualmente possibile, anche se con esami invasivi e rischiosi. Cosa che non è stata fatta, essendosi il medico limitato ad un test poco affidabile.

Un milione di euro è il danno da risarcire a chi è nato affetto dalla Sindrome di Down e alla sua famiglia. Non avrebbe dovuto nascere, per non soffrire. Per questo anche la ragazzina riceverà parte della somma prevista. La sua vita non sarà mai normale, non sarà mai paragonabile a quella degli altri esseri umani. Una sofferenza enorme. Una vita assolutamente inadeguata. Se non fosse nata anche il diritto alla salute, sancito sulla nostra carta costituzionale, sarebbe stato fatto salvo. Invece un aborto negato finisce per contrastare pure con l'articolo 32 della Costituzione. La sua salute non è stata tutelata. Aveva il diritto di nascere sana, ma così non è stato. Piuttosto che nascere così come è nata avrebbe dovuto essere abortita.

Il danno verrà pagato anche ai fratelli e ai genitori che se ne devono prendere cura in mezzo a tutte le immaginabili difficoltà assistenziali, sanitarie, educative. Essere Down è dunque un danno, una sofferenza per tutta la famiglia aggravata da costi elevatissimi. Peccato che questa sofferenza non venga riconosciuta a chi decide di far nascere un figlio anche se affetto da malattia genetica. Su questa ragazzina danno e sofferenza avrebbero dovuto e potuto essere evitate e c'è chi ha sbagliato ed ora pagherà tutti i costi. L'errore nella mancata diagnosi è paragonato all'aver causato l'handicap. Come se fosse stato il medico a causare il danno con terapie errate. Secondo la sentenza il medico ha sbagliato perché ha fatto nascere una bambina malata non permettendo alla donna di usufruire al diritto all'aborto.
Una sentenza, quella della Corte di Cassazione, che farà discutere e potrebbe aprire a delle tragiche conseguenze.

Il sentire comune subirà un ulteriore cambiamento. Mai come ora la vita di un bambino affetto da malattia genetica verrà guardato con lo sguardo di chi pensa: “sarebbe stato meglio per lui se non fosse mai nato”. Ci si chiederà chi abbia sbagliato, pronti a condannare, fossero stati anche i genitori a volerlo far nascere. Ci si spaventerà per i costi assistenziali che si sarebbero potuti evitare e per l'inabilità al lavoro produttivo del soggetto malato: in un periodo di crisi economica non è un fatto da sottovalutare.

Sicuramente verranno estese le indicazioni all'utilizzo di esami diagnostici prenatali invasivi. Non deve più sfuggire la possibilità della nascita di un bambino con malattie genetiche, specie se la madre afferma che un simile figlio non lo farebbe mai nascere. Quindi si allargheranno le indicazioni allo screening eugenetico, all'amniocentesi e verrà consigliato piuttosto un aborto in più, per non rischiare. Per stare tranquilli i medici diranno che i vari test non invasivi hanno una grossa percentuale di errore, troppo grossa per chi non vuole avere delle sgradite sorprese il giorno della nascita. Verrà spiegato che l'amniocentesi è un esame di routine, minimizzando il rischio di aborto indotto dalla procedura è pari allo 0,5 – 1,0%. In fondo la mortalità attesa è paragonabile a quella di un intervento cardiochirurgico di by-pass coronarico in una persona di 50 - 60 anni senza grosse patologie associate. Praticamente per una diagnosi si espone il feto ad un rischio cui si sottopone una persona che rischia di morire per infarto e non vuole soffrire di angina pectoris.

Potremmo arrivare al punto che chi chiederà aiuti, sussidi, strutture per far vivere la miglior vita possibile al proprio figlio potrebbe vederseli negati: l'alternativa ci sarebbe stata e nessuno ne avrebbe sofferto.
Non è escluso che un domani non tanto remoto qualcuno possa arrivare al punto di denunciare per crudeltà quei genitori che si ostinano a voler far nascere un bambino Down. Aborto obbligatorio? Ci stiamo arrivando! Siamo tutti informati.
 

8 commenti :

  1. del resto, come dice mons. Andrea Gemma chi è down "non capisce, fa gesti"

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    1. Ha forse detto che i down sono indemoniati? La proprietà è transitiva?
      Il monsignore voleva solo cercare di far capire al meglio quelle che erano le caratteristiche dell'indemoniato infatti la frase che tutta la stampa lo ha fatto crocifiggere inizia con "mi spiego". Magari il paragone non è dei più azzeccati, questo lo concedo. Ma dov'è l'offesa?

      Anonimo 2 la vendetta

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  2. I giudici della Cassazione sono invitati a turno a vivere per un mese in una famiglia con una persona down e poi per un mese ad assistere in sala operatoria alle Ivg. Dopo vorranno cambiare la Costituzione!

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  3. Per secoli e secoli l'Italia ha esportata nel mondo intero civiltà e cultura. Da qualche decennio a questa parte si è invece messa ad importare barbarie e scempiaggini di ogni sorta.
    E se la storia ci insegna che al peggio non c'è limite...

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  4. A volte non capisco perche' tutti si facciano problemi basandosi sul...nulla. Per prima cosa, penso si tratti di titolo ingannevole perche' non esiste una singola sentenza che COSTRINGA le donne ad abortire: la sentenza demonizzata nell'articolo semplicemente AGEVOLA un diritto delle italiane. C'e' differenza tra i due verbi.
    Seconda cosa, la sentenza ha detto che il medico ha sbagliato perche', semplicemente, non ha messo la paziente a corrente della possibilita' di aborto nel caso sua figlia fosse nata con la sindrome in questione. Non e' che la cassazione va in giro per l'Italia a risarcire le famiglie dei Down, fidatevi.
    Terza cosa, non si arrivera' a denunciare per crudelta' proprio nessuno, se non quelle persone come voi che ancora si permettono di giudicare e sparare sentenze su tutto e tutti, senza sapere nulla sulle vicende e sui tormenti personali dei singoli individui. BUONA VITA.

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  5. Ma, caro Anonimo, privare un essere umano della vita significa privarlo di tutto e privare di quel tutto anche le persone che le sono accanto. Certamente un aborto priva della sofferenza e dei tormenti quella innocente creatura, ma a costo della vita stessa. Ma la priva anche delle gioie e ne priva anche l'intera società.
    Ma non è affatto di gioie e di dolori che si tratta, perché la vita ha valore di per sé e quel valore è immensamente più grande di qualsiasi gioia e dolore che le vicende della vita possono portare. Mi pare quindi del tutto fuori luogo, se non proprio macabro, quell'augurio di "buona vita" con cui chiude il suo discorso così aperto all'aborto e che, dunque, la vita, col suo valore imprescindibile, se la getta alle spalle.

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  6. É il commento più sensato che mi sia capitato di leggere sulla 16754. Grazie all'autore

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