15 ottobre 2012

Un Campari con... Vittorio Sgarbi

a cura di Riccardo Facchini

Questo dialogo con Vittorio Sgarbi, rubatogli in macchina dopo una giornata surreale passata seguendolo tra gli studi di La7 e la casa di Alfonso Luigi Marra (no, non c'erano né la Arcuri né Ruby, tranquilli), inaugura la nuova rubrica di interviste "Un Campari con...". 
Se avete un cugino famoso per aver vinto il torneo di briscola regionale, segnalatecelo pure.


Professor Sgarbi, iniziamo partendo da un suo articolo comparso su "Il Giornale" del 24 aprile del 2006, in cui mostrava di apprezzare l’interesse di Benedetto XVI per il Bello nella liturgia e nell’arte sacra. Sei anni dopo, lei vede dei miglioramenti in questi ambiti dovuti al pontificato ratzingeriano?

Si vedono ma poco, perché nonostante sia il Papa è piuttosto isolato. La cultura postconciliare ha ormai dominato in maniera talmente radicata da diventare essa stessa la norma, giungendo a prevalere su quelle preconciliari. In quell’articolo mi riferivo comunque all’introduzione dell’allora cardinale Ratzinger a un testo intitolato Rivolti a Dio scritto da Uwe Michel Lang e sulla riflessione, sia dell'autore che di Ratzinger, sul tipo di celebrazione eucaristica con l’altare tradizionale. Esso è stato infatti ribaltato ovunque a causa delle regole postconciliari e sostituito da una mensa che mette i sacerdoti nelle condizioni di celebrare verso il popolo. Lang e Ratzinger ci ricordano invece che il sacerdote che celebra su un altare tradizionale non rivolge le spalle ai fedeli ma, anzi, è da considerarsi come il primo rivolto a Dio. Il sacerdote è colui che guida il popolo ed è anch’egli rivolto a Dio, ponendosi così come riferimento per i fedeli, come vertice di una sinfonia di voci indirizzate a Dio. A Dio si è però deciso di voltare le spalle, Dio è “morto” nella nuova liturgia e il sacerdote parla con i fedeli piuttosto con Dio. Basti pensare a quel fenomeno grottesco dello “scambiatevi un segno di pace”, che ha comportato un gruppo di deficienti che si sbracciano da un banco all’altro per salutarsi, una puttanata immonda. Questa potrebbe essere solo la punta dell’iceberg della coglionaggine, perché gli effetti più deleteri della riforma si sono visti nell'architettura sacra. Per sostituire l'altare con la mensa sono state abbattute decine di strutture presbiteriali (dalle balaustre alla parte superiore degli altari) operando così uno sconvolgimento strutturale, una vera e propria violenza, che forse sarebbe stata impedita dal cardinal Ratzinger se fosse stato Papa 15 anni prima.

Lei ha avuto modo di dichiarare che "l’esistenza di chiese brutte è colpa di architetti atei”. Quindi un architetto ateo non può progettare belle chiese?

No, un architetto ateo volendo può fare belle chiese. Mi riferivo piuttosto a una strana coincidenza, ovvero che, quando le chiese perdono i simboli del cielo che sono la cupola e la volta e diventano degli hangar (vedi la schifezza di Fuksas a Foligno), guarda caso l’architetto è comunista o ateo. Un architetto ateo in linea teorica può fare una bella chiesa, ma i nostri tempi sono nemici dell’architettura ecclesiastica. La tipologia razionalista, schematica, geometrica delle chiese padiglioni non è quindi frutto soltanto di una diminuzione della fede, ma di un’esaltazione dell’architettura come divinità, come un dogma che impone certe forme. Forme che scimmiottano modelli razionalisti che sono diventati un obbligo per un architetto. Ciò lo porta a progettare strutture con uno stile pensato per altre costruzioni, al cui interno si può sì sistemare l’apparato liturgico, ma non si avrà mai la sensazione di stare dentro una chiesa.

Al posto di chiese come quella di Fuksas a Foligno, metterebbe una pala eolica?

(ride) Tra i due mali sceglierei la chiesa, almeno risponde a una necessità reale.

È possibile oggi avere un’arte profana che non sia costretta a “provocare” in modo blasfemo per far parlare di sé? E qual è il confine tra arte e blasfemia?

Dissacrare la religione è una provocazione fin tanto che funziona. È sicuramente possibile però fare opere d’arte senza "provocare", ed è dimostrato da centinaia di casi di artisti come Guccione, Antonio Lopez Garcia, Velasco, Giancarlo Vitali. Ci sono ormai molti artisti che non temono di misurarsi con gli strumenti tradizionali della pittura. Ovviamente ottengono minore risonanza ma non per questo riscuotono minori riconoscimenti.  La provocazione serve più per il pubblico dell’arte che per l’arte stessa.

Un paio di osservazioni politiche. Il suo Partito della Rivoluzione: rivoluzione contro cosa e contro chi?

Il Partito, nonostante il suo nome, ora è fermo, cioè non è partito. Però partirà. Pare che l’avvio, qualche giorno fa, da parte di Berlusconi di una scomposizione del Pdl in diverse aree – penso a quella di Tremonti, o a quella di Alemanno, o quella ipotizzata di Montezemolo – apra la strada anche a me e alla mia idea di un partito della rivoluzione in senso letterale. Cioè rivoluzione delle strutture e della politica così come è stata costituita: a partire dall’abolizione delle regioni fino alla collocazione dei beni culturali al centro del tesoro dello Stato. Una rivoluzione che superi una politica divisa in destra e sinistra. Il partito può certo diventare una componente del centrodestra, in cui io non mi identifico ma che nel bipolarismo è una delle due parti. Se da una parte c’è Renzi dall’altre parte occorre qualcosa, e noi ci proponiamo come qualcuno sia per coloro che non voterebbero mai a sinistra per una propria formazione culturale che per coloro che sono stanchi dei partiti tradizionali e hanno bisogno di una “rivoluzione culturale”. Poi ormai la parola rivoluzione è così inflazionata che anche oggi (10 ottobre, nda) “Il Giornale” la usa parlando di “Rivoluzione nel Centrodestra”.

Il governo in carica ci viene dipinto quotidianamente dai media nazionali come un esecutivo di colti professori. Possibile che non ci sia neanche una capra?

No, sono tutti capre, l’unica cosa sicura di questo governo è che cadrà. Questo poi non è soltanto un governo tecnico, ma è un governo politico. Monti è un senatore a vita e il già centrodestra lo vede al Quirinale. Capre a parte, di persone capaci ce ne sono, come il ministro Barca, altri invece non tanto… penso a quello dei Beni Culturali ma non voglio far polemiche. Questo governo si può rappresentare con la metafora di Monti che ha l’aspetto del crisantemo. Uno lo vede e pensa al crisantemo. Visto che è un crisantemo va bene per i cimiteri perché si avvia a finire. Poi da Presidente della Repubblica andrà a molti funerali, quindi sarà comunque a suo agio. Però è una brava persona eh! Aumenta le tasse e tutti sono d’accordo…

Professore la ringrazio per la disponibilità. Dopo una mattinata di attesa la mia pazienza è stata premiata!

Pazienza? Quale pazienza? Hai mangiato come un porco gratis, hai conosciuto due fighe e pure Sgarbi. Che volevi di più?


 

3 commenti :

  1. interessante il climax discendente di qualità dell'intervista/lucidità nelle risposte dell'intervistato.

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  2. http://www.youtube.com/watch?v=Es_dF96etBc

    la chiesa di Foligno, una boiata pazzesca, una bruttura che ha rovinato il paesaggio umbro, Sgarbi quando parla di arte e del bello è un signor professore, quando parla di altro..... ce fa ride !!!

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  3. bellissima l'intervista a Sgarbi; ritengo tuttavia che oltre alla cupola e alla volta, segni distintivi di una chiesa cristiana dovrebbero essere: la croce, il campanile e le campane; eppure noto che in tante nuove chiese stanno sparendo campanili e campane, non oso accertarlo ma in alcune nuove chiese pare non ci sia una croce, dentro le chiese stanno sparendo gli inginocchiatoi...perfino la nuova chiesa dell'Olgiata a Roma, dedicata ai Santi Pietro e Paolo e situata proprio sulla Via Francigena, in progetto non c'è campana e c'è solo un mozzicone di pseudo campanilino...io ho protestato ma ovviamente non c'è stato niente da fare: Sgarbi fa qualcosa Tu con tutte queste capre.-ro-

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