09 novembre 2012

Charlie Hebdo: si scrive satira, si legge insulto

di Riccardo Facchini

Ci siamo lamentati per anni che non esistesse una satira religiosa bipartizan, ed eccoci ora accontentati. Il settimanale francese "Charlie Hebdo", famoso per aver pubblicato a settembre delle vignette considerate offensive dai musulmani, è infatti tornato a colpire. E stavolta il bersaglio siamo noi cattolici.

La vignetta con cui il periodico ha aperto il numero del 7 novembre supera di molto il blasfemo a cui siamo quotidianamente abituati e, per non urtare la sensibilità dei nostri lettori, C&dM ha deciso di non pubblicarla, al contrario di quanto fatto – sicuramente in buona fede – dal settimanale cattolico "Tempi", che l'ha postata invece sul suo sito accompagnata da una domanda provocatoria: «Per questa copertina non si scandalizzerà nessuno?».

Anche non volendo descriverla, è necessario però spendere due parole sul perché il settimanale satirico stavolta se la sia presa con i cattolici. E la risposta va cercata nei provvedimenti della presidenza Hollande in tema di matrimonio omosessuale e delle conseguenti reazioni del clero d'oltralpe. Proprio il presidente della Conferenza Episcopale francese, monsignor André Vingt-Trois, ha infatti espresso di recente la contrarietà sua e dell'episcopato alla politica zapaterista de la gauche, ormai decisa a equiparare, anche per quanto riguarda la genitorialità (leggasi: adozione dei figli), le coppie omosessuali a quelle eterosessuali.

Ovviamente la posizione del porporato è stata bollata subito come oscurantista, retrograda e reazionaria dai media che contano. Insomma, la solita retorica laichetta a cui siamo già abituati. Inaspettata ed esplosiva, invece, è stata l'entrata a gamba a tesa da parte della satira – o presunta tale – dei vignettisti del Charlie, che hanno pensato bene di intervenire sul tema non tanto sbertucciando le posizioni del clero, ma insultando in modo volgare (e anche banale, secondo me) la sensibilità religiosa di milioni di cattolici.

Il problema è che, stavolta, i cattolici e i liberal nostrani che solitamente in questi casi partono col ritornello "però-le-stesse-vignette-non-le-fanno-su-musulmani-ed-ebrei" devono starsi zitti: il settimanale, come accennato, è infatti lo stesso che non ha avuto problemi a insultare anche le altre due fedi monoteiste. Chi sostiene infatti che la copertina che fece infuriare l'islam (che raffigurava un ebreo e un musulmano definendoli come "intoccabili") non fosse offensiva, non aveva forse dato un'occhiata alle altre contenute all'interno di quel numero, in cui Maometto veniva, ad esempio, ritratto nudo di fronte a una telecamera.

Il punto è quindi un altro: occorre smetterla di stare sulla difensiva sbraitando in modo infantile "a noi ci prendono in giro e a loro no", e rivendicare invece il diritto del sacro (e dei fedeli) a non essere insultato. Per carità, io sono il primo a ribadire il sano dovere del cazzeggio: ma ci sono limiti che non devono essere superati.
So bene quale critica, in alcuni ambienti, mi si potrebbe muovere contro: "che ti frega degli insulti all'islam, quella è una religione falsa, la nostra è l'unica vera". Perfetto, giusto, solo Cristo salva. Ma di quegli insulti me ne frega e tanto, non perché me ne importi qualcosa della ipersensibilità di moltissimi musulmani, ma perché rappresentano un attacco, sempre più evidente, a ogni cosa che odori anche solo lontanamente di spiritualità. 

Il mondo ateo e nichilista ormai non si cura più molto dei bersagli da scegliere e ha capito che, in un mondo più che secolarizzato, l'insulto gratuito alla religione paga. E se ci lamentiamo che le vignette sull'islam suscitino scandalo e quelle contro i cattolici no, non ce la prendiamo coi musulmani, ma con noi stessi, che non abbiamo forza e voglia di reagire. 
E, soprattutto, smettiamola di fare il tifo per un pastore protestante bruciatore di corani o per quattro pennivendoli che pur di vendere qualche copia in più insulterebbero anche la madre. Il prossimo, compreso il musulmano, lo si converte con la parola e l'esempio: non prendendolo per il culo.
 

4 commenti :

  1. Buonasera. Articolo interessante: apprezzabile, visto il contesto, la critica alla vasta platea di commentatori che "però agli altri queste cose non le fanno". Finita la captatio benevolentiae, vorrei porre però alcuni interrogativi.
    1)"Io sono il primo a ribadire il sano dovere del cazzeggio: ma ci sono limiti che non devono essere superati." Posto che satira e cazzeggio non hanno quasi nulla a che fare, chi decide i limiti? In base a cosa? Tenderei a escludere che si possa utilizzare la "sensibilità" come criterio, visto che a quel punto non si potrebbe più dire niente su nulla.
    2)"Il mondo ateo e nichilista ormai non si cura più molto dei bersagli da scegliere e ha capito che, in un mondo più che secolarizzato, l'insulto gratuito alla religione paga." Ironia sulla religione si fa da più o meno un quarto d'ora dopo la comparsa di Adamo ed Eva, non mi pare una peculiarità del mondo ateo e nichilista.
    3)Qui c'è davvero qualcuno che fa il tifo per quello che brucia i Corani?
    Saluti

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  2. Alle prime due domande la risposta è uguale: il senso comune e l'insulto dichiarato. Non so se hai presente la vignetta in questione, ma raffigurare in quel modo la Trinità mi pare non possa sollevare il dubbio su cosa sia satira o meno.
    Il tifo no, ma mi riferisco a chi (ed esiste purtroppo)ammicca a un certo modo di porsi nei confronti dell'islam che sta a metà tra l'integralismo protestante e Borghezio.
    Riccardo Facchini

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  3. Bravo. Hai colto lo spirito strategico della Dignitatis Humanae.

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