14 novembre 2012

Indignados o ignorantes?

di Andrea Virga

14N è il nome dello sciopero generale europeo indetto per oggi dalla Confederazione Europea dei Sindacati (CES) e a cui, in Italia, ha aderito la CGIL. Saranno contentissimi quei milioni d’italiani che bivaccano su Facebook, tra i quali negli ultimi tempi si era diffusa la moda di condividere e diffondere in preda all'eccitazione le varie notizie di scontri di piazza, sommosse e occupazioni che avvengono in maniera più o meno spontanea all'estero, specialmente in quei Paesi europei particolarmente colpiti dalla crisi economica, come Grecia e Spagna.

Ad esempio, qualche settimana fa, in occasione degli scontri avvenuti a Madrid presso il Parlamento tra la folla e le forze dell’ordine, era tutto un esaltare gli indignati di turno, insultare gli “sbirri” e augurarsi eventi simili anche in Italia. Ogni tanto, si organizza anche qui qualche manifestazione, specialmente ora che è ricominciato l’anno scolastico e accademico, e gli studenti hanno voglia di qualche scampagnata per le strade della città. Scendono in piazza, inneggiano alla rivoluzione, e poi si lamentano per qualche manganellata, a riprova del fatto che la realtà dei fatti è differente rispetto ai loro ruggiti da tastiera.

Premettiamo però una cosa: le ragioni sociali, politiche ed economiche dietro a queste manifestazioni sono assolutamente valide. L’attuale crisi economica, diretta conseguenza degli eccessi di certo capitalismo, ha mostrato appieno che una costruzione istituzionale come l’Unione Europea, fondata su meccanismi meramente economici e burocratici, è instabile e fragile, oltre che espressione di un ceto dominante che non risponde agli interessi dei popoli del Continente. La crisi ha messo in luce come, in nome di totem come la stabilità dei mercati o la competitività del lavoro, l’autonomia dei governi e la sovranità delle nazioni possano passare in secondo piano. Perciò i cittadini degli Stati più deboli devono affrontare sacrifici sociali immani, ad opera di giunte di tecnici neoliberisti, pur di rientrare nei parametri finanziari prestabiliti e garantire gli investimenti delle banche e aziende franco-tedesche. Si sta quindi progressivamente assistendo ad un’americanizzazione del tessuto sociale, diviso tra file di borghesi in coda per comprare il nuovo iPhone e file di proletari in coda alla mensa dei poveri. I principali partiti appoggiano questo statu quo, pur di mantenere i propri privilegi clientelistici. La situazione è indubbiamente tale da richiedere davvero una Rivoluzione.

Il problema che risalta subito però è la totale inadeguatezza di questi cosiddetti indignati di fronte alle opportunità, cui sono stati posti davanti. Non solo, infatti, sono figli legittimi di quello stesso moloch che vorrebbero abbattere, ma sono totalmente privi di strumenti atti a portare avanti questa lotta. Un qualsiasi confronto con i ribelli e i rivoluzionari degli ultimi due secoli – dai vandeani ai sandinisti, dai Freikorps ai pasdaran – è assolutamente impietoso. Manca la chiarezza d’idee, manca un progetto, manca una guida, soprattutto manca la determinazione. Vediamo ora sommariamente perché.

Innanzitutto, se parliamo di analisi, va detto che, se a destra gli intellettuali sono sempre stati poco ascoltati, a sinistra il metodo marxista, pur con tutti i suoi limiti, è stato abbandonato in favore del mito populista della Rete e dei social networks, su cui ognuno può dire la propria, e opinioni e analisi buone e cattive convivono e si accavallano in un caos anarcoide. Non ci sono più partiti politici, né quadri militanti, né assemblee di lavoratori e di cittadini, che discutano programmi, e facciano politica sul territorio. Il risultato è una totale confusione nelle masse. Ai vari gruppi e circoli politici e culturali, eredi delle ideologie novecentesche, ormai un po’ troppo settari, ancorché non privi di buoni spunti e contributi, si vanno sostituendo movimenti di piazza fluidi e caotici. D’altra parte, se si analizza la composizione sociale di questi indignati, emerge chiaramente che molte di queste persone versano ancora in condizioni sociali e materiali discrete, quindi ben lungi dall'essere ridotte alla disperazione.

Con queste premesse, e quindi un’assoluta carenza di organizzazione e strategia, è evidente come da parte loro non ci si possano aspettare reali capacità di mettere in scacco l’attuale sistema politico-economico e di cambiare in meglio le cose. Anzi, le loro critiche sono spesso e volentieri deboli, inattendibili e incentrate su aspetti secondari. Le loro iniziative, non di rado portate avanti o sostenute da ONG finanziate da ricchi borghesi “filantropi” (es. Soros), si prestano particolarmente a farsi infiltrare, disinnescare o strumentalizzare dagli apparati repressivi dei vari Stati.

Già basterebbe questo, per negare loro ogni serietà, ma da cattolici dobbiamo muovere un'ulteriore critica, riguardante la relazione tra questi indignati e i principi non negoziabili. Come ci si poteva attendere, il loro individualismo e il loro populismo progressista li portano a misconoscere ogni superiore realtà spirituale e ogni idea di giustizia e di comunità. Per loro, la Chiesa Cattolica, ridotta a vaghe chiacchiere anticlericali sullo IOR, l’8xMille e gli anelli del Papa rappresenta solo uno dei tanti volti del “Potere”. Aborto, eutanasia, unioni omosessuali sono invece tutti “diritti” e “libertà” da conseguire e difendere. 

Per completare il quadro generale, infine, a queste “idee” del tutto false e a queste azioni del tutto inefficaci, va aggiunta la prima cosa che balza all’occhio frequentando certe pagine o comunicati in rete: una forma espressiva, che è un misto di ignoranza, malafede, stupidità.
 

22 commenti :

  1. "L’attuale crisi economica, diretta conseguenza degli eccessi di certo capitalismo, "

    Ma quale eccesso di capitalismo? La crisi attuale dell´Italia, come quella della Grecia, il Portogallo e della spagna é dovuta a che lo stato italiano deve andare ogni mese ai "mercati" a chiedergi per favore "non posso pagarti ne il capitale ne gli interessi dei soldi che mi hai prestato, anzi potresti prestarmi un po di piú, perche nonostante prendermi il 50% di quello che guadagnano gli italiani non mi basta." E se questimercati non gli dicono di si non ci sono i soldi per pagare gli stipendi degli impiegati statali ne le pensioni.
    Se questo é un eccesso di capitalismo io son Cristoforo Colombo.

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  2. Il capitalismo è proprio evidente nel fatto che lo Stato dipenda dai mercati, ossia che il principio politico sia sottomesso a quello economico, in aperta violazione della dottrina sociale cattolica.

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  3. Comunque, se può rassicurare Blas, io avevo scritto: «diretta conseguenza del sistema capitalista». ;)

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  4. "Il capitalismo è proprio evidente nel fatto che lo Stato dipenda dai mercati"

    Si lo stato dipende dai mercati ma perché da anni paga pensioni a chi non ha lavorato, da aiuti a chi non é ammalato paga stipendi ad impiegati che lavorano la metá di uno che il lavoro se lo deve cercare nel mercato, provvede di servizi di acqua che nemmeno compiono le regole europee a costi scandalosi ma benedetti dai vescovi che come lei trovano un peccato che qualcuno si guadagni il pane facendo lo stesso a costi ragionevoli.

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  5. A me invece pare che la pretaglia stia tenendo decisamente la parte a Monti e alle oligarchie europee. Farebbero bene a rileggersi la Quadragesimo Anno, e a riproporre l'esempio di Salazar, Primo de Rivera, ed altri statisti genuinamente cattolici.

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  6. L'analisi è abbastanza chiara e condivisibile, vorrei però fare un paio di domande:

    - Giustamente critichi le rivoluzioni da social network ma sembra che i contenuti dei manifestanti tu li abbia ricercati solamente nei social network. Hai parlato/letto/ascoltato qualcuno al difuori di questi media?

    - Da cattolico critichi i manifestanti poichè associano la chiesa con il "potere". Quando e in che modo la chiesa si è dissociata o ha criticato il potere economico? Quali sono le azioni che il mondo cattolico sta compiendo per opporsi all'attuale sistema economico-politico e quali sono le proposte che vengono fatte? Casini e l'UDC ad esempio appoggiano Monti e l'attuale politica di governo.

    Grazie

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  7. "A me invece pare che la pretaglia stia tenendo decisamente la parte a Monti e alle oligarchie europee. Farebbero bene a rileggersi la Quadragesimo Anno, e a riproporre l'esempio di Salazar, Primo de Rivera, ed altri statisti genuinamente cattolici. "

    Giá, perche il governo Monti é un governo capitalista. Il governo Monti e un aspiraeuro per mantenere il statalismo italiano. Nemmeno perdona il non profit, tutti devono pagare per mantenere lo stato regolatore perfino del numero di taxi per citta.

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  8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  9. Rispondo volentieri ad Alessandro Rossi

    1) Il fatto è che questi movimenti sono preminentemente mediatici, né vedo al momento un impatto vero e proprio a livello di risultati concreti.

    2) «critichi i manifestanti poichè associano la chiesa con il "potere"»

    Quello è un po' il meno. Io stesso critico ferocemente la collusione di settori del clero e con i poteri forti (si veda il caso di una figura come il Ministro Riccardi). Anche Casini mi pare un pessimo esempio di politico cattolico. Tuttavia, qui si tende a confondere i membri del clero, che sono umani e fallibili, con la Chiesa di Cristo.

    La mia critica coinvolge più che altro il fatto che questi movimenti sono in gran parte in netta opposizione ai principi non negoziabili come la difesa della vita e della famiglia.

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  10. Quanto a Blas (e agli altri cattolici ossimoricamente liberali), mi chiedo dove veda lo statalismo in un governo che sta tagliando le spese statali, privatizzando il patrimonio pubblico e si sta servendo del gettito fiscale per dirottare risorse dai cittadini verso i grandi gruppi finanziari. I mezzi coercitivi dello Stato sono direttamente al servizio del grande capitale finanziario.

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  11. Buona parte della crisi è dovuta al fatto che lo stato ha pesantemente distorto l'economia. Noi non siamo mai stati capitalisti o liberali ma più o meno socialisti (non come in Russia o in Cina dove i risultati si sono visti). Lo stato che produceva tutto e di più, per poi SVENDERE a amici e amici degli amici a prezzi non di mercato, iperregolamentazione e iper legiferazione, aziende decotte che hanno succhiato miliardi quando lasciando fare al mercato gli stessi soldi potevano generare posti di lavoro VERI (ma poi se rendi indipendente la ggente, chi ti vota?), intere generazioni che hanno potuto evitare di produrre (pensioni baby, assunzioni clientelari, carriere automatiche e slegate da produttività), ecc... Comuque è vero, in massima parte questi indignados hanno, come dire, poche/molte idee ma confuse e spesso, paradossalmente, protestano NON PERCHè IL SISTEMA è INGIUSTO, MA PERCHè ADESSO NON TOCCA A LORO(sono finiti i soldi). Scusate la lunghezza del commento.

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  12. "mi chiedo dove veda lo statalismo in un governo che sta tagliando le spese statali,"

    Taglia le spese statali, ma mantiene tutti i sitemi di gestione statale. Non privatizza ne libera niente. Non riduce il peso dello stato.

    "privatizzando il patrimonio pubblico"

    Sarebbe bello che indichi cosa ha venduto in confronto con quel che avrebbe potuto vendere.

    "e si sta servendo del gettito fiscale per dirottare risorse dai cittadini verso i grandi gruppi finanziari. I mezzi coercitivi dello Stato sono direttamente al servizio del grande capitale finanziario."

    Questo lo fa per mantenere lo stato. Se si sospettasse che non lo continuera fare Monti o chi vinca le elezioni i mercatinon gli comprerebbero piú i titoli di stato e non potrebbe pagare gli stipendi. Certo ci sarebbe la soluzione magica del ritorno alla lira che molti illusi propongono. Sarebbe bello sapere cosa si comprerebbe con centomila lire. E come l´inflazione manderebbe nella miseria a tanti piú di quelli che gia ci sono. Ma a quello certo provvederá lo stato coi suoi efficienti "programmatori", ci han portato fino qui sicuramente spranno portarci altrove.

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  13. Condivido il fatto che gli indignados abbiano poche idee ma confuse e con tutte queste manifestazioni tendono più che altro a creare problemi di ordine pubblico. Senza, naturalmente, voler giudicare sulla buona ragione che ha tanta gente di fronte a questa crisi che non vuole andar via e che sta diventando quasi endemica, specie in Europa.

    Riguardo la questione statalismo-capitalismo, a me pare proprio che la crisi abbia origine proprio da una deficienza di sovranità degli Stati. Questi sono diventati incapaci di un'applicazione efficace delle loro politiche economiche, a causa della speculazione della finanza internazionale, resa più potente dalla globalizzazione e dalla facilità di trasferimento di capitali da un Paese ad un altro. Gli stati, così, sono tenuti in scacco, per cui risulta che, più che dalla politica, sono guidati dai grandi finanzieri. I primi Paesi a pagarne le conseguenze sono naturalmente i più piccoli, ma neanche una grande potenza come gli USA possono dirsi tanto al sicuro. Questi ultimi, infatti, hanno un debito proporzionalmente più grande di tanti altri Stati, ma riescono ad avere un rating non troppo negativo grazie alla loro potenza militare. Ad oggi, cioè, il migliore investimento per la propria economia, gli USA lo hanno nella spesa militare che consente loro di accaparrarsi le migliori risorse energetiche al miglior prezzo.

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  14. Concordo pienamente con Philosophus minimus, quanto agli altri, si qualificano da sè con i loro deliri ideologici.

    Come faceva osservare un amico, questi anarcoliberisti ricordano certi trotzkisti che ripeto da decenni come il vero comunismo non sia mai stato instaurato in URSS, e che Stalin sia stato un bieco capitalista. ;)

    Purtroppo per loro, che non di rado si spacciano per cattolici, la dottrina sociale della Chiesa prevede esplicitamente che lo Stato abbia un ruolo importante, gerarchicamente superiore rispetto a quello del mercato e della società civile. Dunque, con le loro posizioni risultano essere l'esatto equivalente di certi teologi della liberazione che confondevano cattolicesimo e marxismo.

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  15. "Purtroppo per loro, che non di rado si spacciano per cattolici, la dottrina sociale della Chiesa prevede esplicitamente che lo Stato abbia un ruolo importante, gerarchicamente superiore rispetto a quello del mercato e della società civile"

    Dove?

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  16. Per avere una sintesi, qui:
    http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html#b) Lazione dello Stato

    Tant'è che l'azione dei corpi intermedi è esplicitamente considerata necessaria proprio a sollevare lo Stato dai compiti di minore importanza, di modo che possa concentrarsi proprio su quelli principali.

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  17. ad esempio: «Il libero mercato può recare effetti benefici per la collettività soltanto in presenza di un'organizzazione dello Stato che definisca e orienti la direzione dello sviluppo economico, che faccia rispettare regole eque e trasparenti, che intervenga anche in modo diretto, per il tempo strettamente necessario, nei casi in cui il mercato non riesce a ottenere i risultati di efficienza desiderati e quando si tratta di tradurre in atto il principio ridistributivo. In alcuni ambiti, il mercato, infatti, non è in grado, facendo leva sui propri meccanismi, di garantire una distribuzione equa di alcuni beni e servizi essenziali alla crescita umana dei cittadini»

    Quanto alla condanna del liberalismo, sia filosofico-politico che socio-economico, rimando alla Rerum Novarum e alla Quadragesimo Anno. Fatevene una ragione: voi cattoliberisti siete un'eresia speculare ai cattocomunisti.

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  18. “« Lo Stato ... ha il dovere di assecondare l'attività delle imprese, creando condizioni che assicurino occasioni di lavoro, stimolandola ove essa risulti insufficiente o sostenendola nei momenti di crisi. Lo Stato, ancora, ha il diritto di intervenire quando situazioni particolari di monopolio creino remore o ostacoli per lo sviluppo. Ma, oltre a questi compiti di armonizzazione e di guida dello sviluppo, esso può svolgere funzioni di supplenza in situazioni eccezionali ».734 “

    « Essa suppone, al contrario, sicurezza circa le garanzie della libertà individuale e della proprietà, oltre che una moneta stabile e servizi pubblici efficienti ».736

    Per assolvere il suo compito, lo Stato deve elaborare un'opportuna legislazione, ma anche indirizzare in modo oculato le politiche economiche e sociali, così da non diventare mai prevaricatore nelle varie attività di mercato, il cui svolgimento deve rimanere libero da sovrastrutture e costrizioni autoritarie o, peggio, totalitarie.

    che intervenga anche in modo diretto, per il tempo strettamente necessario

    Il rispetto del principio di sussidiarietà deve spingere le autorità pubbliche a ricercare condizioni favorevoli allo sviluppo delle capacità d'iniziativa individuali, dell'autonomia e della responsabilità personali dei cittadini, astenendosi da ogni intervento che possa costituire un condizionamento indebito delle forze imprenditoriali.

    In ogni caso, l'intervento pubblico dovrà attenersi a criteri di equità, razionalità ed efficienza, e non sostituire l'azione dei singoli, contro il loro diritto alla libertà di iniziativa economica. Lo Stato, in questo caso, diventa deleterio per la società: un intervento diretto troppo pervasivo finisce per deresponsabilizzare i cittadini e produce una crescita eccessiva di apparati pubblici guidati più da logiche burocratiche che dall'obiettivo di soddisfare i bisogni delle persone.738

    Non so come chiamerai tu a queste affermazioni, io la chiamo principi di liberalsmo económico e sono a suo favore. Se tu vuoi chiamarle in un´altro modo non ho problema sarò a favore lo stesso.

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  19. Propio per il tema che ci compete:
    "Una finanza pubblica equa, efficiente, efficace, produce effetti virtuosi sull'economia, perché riesce a favorire la crescita dell'occupazione, a sostenere le attività imprenditoriali e le iniziative senza scopo di lucro, e contribuisce ad accrescere la credibilità dello Stato quale garante dei sistemi di previdenza e di protezione sociale, destinati in particolare a proteggere i più deboli."

    Tu credi che le finanze dello stato italiano siano eque efficienti ed efficaci? Se non lo sono é colpa di chi?

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  20. «é colpa di chi?»

    Ovviamente del liberalismo, che porta i politici a guardare al profitto personale, e non al bene comune, che deve essere il principio secondo cui ogni attore economico deve orientare il proprio agire. Chi bada solo al guadagno personale, è un criminale in potenza (o in atto).

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  21. «Non so come chiamerai tu a queste affermazioni, io la chiamo principi di liberalsmo económico e sono a suo favore. Se tu vuoi chiamarle in un´altro modo non ho problema sarò a favore lo stesso.»

    Al di là del nome, la DSC è volutamente vaga e si presta a numerose differenti interpretazioni: dal distributivismo, alla socialdemocrazia, al corporativismo, al socialismo, all'economia sociale di mercato. Tuttavia, le posizioni estreme come il liberismo e il comunismo ne restano escluse, con buona pace del wishful thinking di certi "cattolici" che si ostinano a voler servire Dio e Mammona.

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  22. «esso può svolgere funzioni di supplenza in situazioni eccezionali»
    «sostenendola nei momenti di crisi»

    Mi sembra che non sia proprio il caso, quindi, in questa situazione di crisi, di chiedere meno Stato. Si aggiunga che un'enciclica come la Quadragesimo Anno, scritta in un periodo di crisi, è decisamente più ferma nella condanna nel liberalcapitalismo, e non esita a strizzare un occhio al corporativismo fascismo.

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