08 novembre 2012

Le nuove frontiere del totalitarismo omosex

 di Marco Mancini

Non solo Obama. Nella tornata elettorale del 6 novembre, i cittadini statunitensi di diversi stati sono stati chiamati a pronunciarsi su alcuni referendum riguardanti materie eticamente sensibili. I risultati sono stati, quasi ovunque, un trionfo per i liberal e una catastrofe per il fronte conservatore.

Il Colorado e lo stato di Washington hanno approvato la legalizzazione della marijuana per uso ricreativo: “Yes, we cannabis!”, ha esultato con un gioco di parole il Manifesto, rivelando in modo che più chiaro non si potrebbe la condizione di degrado culturale, prima ancora che politico, di certi sinistrati italioti. Più canne per tutti, insomma. Apprezzabili gli elettori del Massachussetts che, oltre ad aver rifiutato (ma solo con il 51% dei voti) l’eutanasia legale, si sono limitati – bontà loro – ad autorizzare l’uso dell’erba per soli scopi terapeutici.

Ma il tema più scottante, obbligo di preservativi per gli attori porno a parte, è stato sicuramente quello dei matrimoni gay. In ben tre stati, Maine, Maryland e Washington, gli elettori si sono espressi a favore delle nozze tra omosessuali; in un quarto, il Minnesota, si sono opposti al tentativo di blindare per via costituzionale la natura eterosessuale del matrimonio. E’ la prima volta, dopo più di 30 consultazioni popolari sulla materia, che il fronte omosessualista coglie tali successi. Dopo decenni di propaganda mediatica e di decisioni politiche e giudiziarie compiacenti, dunque, anche i cittadini statunitensi paiono ormai assuefatti.

Negli stessi giorni dei referendum americani, la Corte Costituzionale spagnola ha confermato la legge sul matrimonio gay approvata da Zapatero, contro la quale il Partito Popolare (che ora però si guarda bene dal modificarla) aveva presentato ricorso ben 7 anni fa. Secondo le indiscrezioni, la decisione è stata presa con 8 voti favorevoli contro 3. Le norme che consentono gli sposalizi tra omosessuali, dunque, sono pienamente legittime, nonostante l’art. 32 della Costituzione spagnola parli espressamente del diritto a contrarre matrimonio in condizioni di piena uguaglianza da parte di “uomo e donna”. Ma i poveri costituenti post-franchisti non erano stati tanto lungimiranti da immaginare le nuove frontiere dei fiori d’arancio. Dove si dimostra che, come in ogni totalitarismo che si rispetti, anche il diritto positivo si riduce a mero flatus vocis, di fronte all’arbitrio dell’ideologia.

E non si dica che gli iberici rimangono isolati nella loro fuga in avanti: a fare loro compagnia sono i cugini “latini” della Francia. Proprio ieri il governo socialista transalpino ha approvato, tra le dure proteste dei vescovi, un progetto di legge che modifica il codice civile, specificando che “il matrimonio è contratto da due persone di sesso diverso o dello stesso sesso”. Presto, dallo stesso codice civile saranno espunte anche le parole “padre” e “madre”, in modo da consentire agli omosessuali di adottare bambini. Il presidente Hollande, quindi, mantiene le promesse elettorali: finalmente un politico di cui fidarsi. Per la verità, i sondaggi non sembrano dargli troppa ragione in materia di adozioni: ma si sa, quando la Volontà Generale si esprime, il popolo taccia.

Finché dura, in attesa del nuovo governo delle sinistre, godiamoci l’eccezione italiana. Ieri la commissione Giustizia della Camera ha bocciato, grazie al voto di PdL, Lega e UDC, il testo base della famosa proposta di legge contro l’omofobia. Il progetto intenderebbe punire con la reclusione fino a tre anni chiunque inciti a commettere o commetta “atti di discriminazione” fondati sull’omofobia e sulla transfobia, estendendo a tali campi le previsioni della legge Mancino. Appare chiara la scivolosa ambiguità delle parole: opporsi al riconoscimento pubblico delle unioni di persone dello stesso sesso potrà essere considerato un atto discriminatorio? Si finirà in galera per aver “incitato” (magari su questo blog) i pubblici poteri a non equiparare coppie gay e famiglie eterosessuali nell’assegnazione, che so, degli alloggi popolari?

Nel florilegio di dichiarazioni che hanno seguito la decisione parlamentare, mi ha colpito il commento dell’on. Palomba, capogruppo IDV in commissione, il quale si è scagliato con veemenza contro la “lobby omofoba”, che a suo giudizio avrebbe affossato la proposta di legge, di cui egli è primo firmatario insieme a Tonino Di Pietro (non ridete). Proprio così, testuale: la “lobby omofoba”. Luminoso esempio di come la neolingua omosex, un po' come nell’orwelliano “1984”, dia luogo a un curioso capovolgimento della realtà (inutile che vi ricordi a chi è notoriamente associato il criterio dell’inversione…). Palomba parla, dunque, di “lobby omofoba”. Come se non fossero i gruppi omosessualisti ad aver piazzato i propri rappresentanti di categoria in tutti i partiti, perlomeno quelli del lato sinistro dello spettro politico: Grillini è suo compagno nell’IDV, la Concia si è sistemata nel PD, Vendola si è addirittura creato un partitino su misura. Come se essi non diventassero sempre più visibili anche a destra, dove persino il povero Nello Musumeci è stato costretto ad assumere non so bene quale impegno per i diritti dei gay nelle recenti elezioni siciliane. Come se tali rappresentanti, numericamente esigui ma notevolmente influenti, non riuscissero a dettare l’agenda politica italiana e non solo, con l’intento di snaturare l’istituto familiare, cellula fondamentale della società, in nome del proprio capriccio ideologico. Il che corrisponde perfettamente all’accezione negativa del termine “lobby” utilizzata dall’on. Palomba: un gruppo di pressione che tutela il proprio interesse particolare, anche a scapito di quello generale. Non sappiamo per quale ragione questo Palomba abbia maturato una così sincera premura nei confronti delle istanze omosessualiste, ma non dubitiamo che, in generale, i rappresentanti degli interessi gay sappiano usare argomenti molto convincenti. Altro che “lobby omofoba”: non fate le vittime con noi, cari miei. Siamo abbastanza smaliziati da conoscere la vostra potenza di fuoco, economica, culturale e mediatica.

Ma forse sono vittima di un pregiudizio. Forse è vero che la potente lobby omofoba si infiltra nei gangli dello Stato per discriminare i poveri omosessuali indifesi. Forse prima mi sbagliavo: ora, grazie alle amorevoli campagne del Ministero della Verità, vedo finalmente la luce. Tutti quanti, ripetete con me: “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”.
 

3 commenti :

  1. Leggere la "Lettera ai romani" sara reato piu presto che tardi.

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  2. La legge deve difendere i cittadini in quanto cittadini, non in quanto omosessuali o transessuali.

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