25 novembre 2012

October Baby : il film che ha commosso l’America


di Isacco Tacconi
Nella serie dei film nascosti in soffitta non poteva che finire anche “October Baby”, la storia ispirata alla straordinaria esperienza di Gianna Jessen, la giovane ragazza di 35 anni sopravvissuta all'aborto che dal 1996 gira per il mondo per raccontare la sua storia.
I registi, i fratelli Jon e Andrew Erwin, cristiani evangelici originari dell’Alabama, raccontano che l’ispirazione è venuta loro ascoltando ad un incontro di preghiera la testimonianza di Gianna Jessen «Ci siamo commossi, la sua storia ci ha ispirato, sapevamo che avremmo dovuto fare qualcosa». Con October Baby i due fratelli hanno creato un piccolo grande capolavoro cinematografico che nonostante il tema “scottante” e politicamente scorretto, si è piazzato all'ottavo posto nella classifica dei più visti d’America, incassando il triplo di quanto è costata la sua produzione. La stessa Gianna Jessen ha partecipato attivamente alla produzione del film con il brano “Ocean Floor” cantato da lei, e scritto appositamente per la colonna sonora. Girato in sole 4 settimane e con un budget minimo, dopo Juno e Bella, October Baby diventa il terzo film che affronta il drammatico tema dell’aborto, affermando con una forza emotiva travolgente l’unica scelta giusta di fronte ad una gravidanza non cercata, non pianificata: la Vita!

La trama, molto piacevole e ben realizzata, è lontana dai toni retorici e spesso moralistici che contraddistinguono i film che gli ultimi anni la nutrita fetta di America Evangelica ha prodotto. La protagonista di 19 anni, Hanna, scopre in seguito ad una serie di malori che essi sono direttamente collegati con le difficoltà al momento della sua nascita prematura, provocata da un tentativo di aborto non riuscito. I suoi genitori, che si svelano come adottivi, la lasciano quindi partire alla ricerca della madre biologica, in un viaggio che sin da subito acquista la valenza di una ricerca di senso. La necessità di significato alla propria esistenza rifiutata e attentata fin dal grembo materno, porterà Hanna a... bè, non vi anticipo il finale così sarete costretti a vederlo! Soltanto posso dire che a stento si frenano le lacrime.

La pellicola, rifiutata da grandi produzioni e stroncata da molti critici (abortisti), è riuscita ad uscire nei cinema grazie ai circuiti dei Cristiani Evangelici che in America riescono ancora a conservare un ruolo importante nella vita sociale e politica. Infatti anche la distribuzione è stata resa possibile grazie ai contributi delle organizzazioni cristiane, dei movimenti anti-abortisti e di una casa di distribuzione di proprietà della Sony specializzata in tematiche cristiano-conservatrici che ha già portato al successo nel Box Office film come “Fireproof” (la storia di un vigile del fuoco che riesce a salvare il suo matrimonio grazie alla riscoperta della Fede).
Il dibattito intorno all'aborto negli USA è molto vivo e sentito, grazie anche alla maggior libertà di espressione di cui si gode negli States, e che permette un confronto serrato tra le parti. Anche la firma del presidente George Bush, nel 2003, sul Born Alive Infant Protection Act testimonia la diversità di opinioni che tocca persino i vertici presidenziali. Obama, all'epoca parlamentare, decise di opporvisi perché “ci sono già leggi che proteggono i bambini nati vivi”. Ricordo a tal proposito, che Planned Parenthood, fondazione nata nel 1921 dall’eugenista Margaret Sanger, secondo la quale «lo scopo di promuovere il controllo delle nascite è quello di creare una razza di purosangue», assieme alla lobby gay (ma questa è un’altra storia) ha appoggiato completamente la campagna elettorale di Barack Obama, finanziandola con 1,4 milioni dollari. Non stupiscono quindi i provvedimenti e le recenti dichiarazioni del presidente americano a favore dell’aborto come selezione del sesso. Il tutto manifestamente attestato e verificabile da chiunque, grazie ai cospicui versamenti che il governo ha garantito alle “ricerche” di Planned Parenthood.

In questo scenario apocalittico di costante lotta alla vita in nome dei “diritti della donna” o in nome di una umanità emancipata da qualsiasi costrizione morale e biologica, emerge come un raggio di luce questa splendida storia che consola, apre al perdono profondo e alla riconciliazione con i propri errori e le proprie ferite. Quelle ferite profonde, che ogni donna che sceglie di abortire il frutto del proprio grembo, si trascina dietro che lo ammetta o no, e che gli psichiatri definiscono “Sindrome post-aborto”. Uno dei mali più diffusi negli ultimi anni, causa di depressione e di disturbi nella psiche che non di rado sfociano nel suicidio. Altra nota di merito di questo film è infatti, il tono dolce e delicato che si assume nel film nei riguardi di quelle donne le quali con l’aborto sono prima di tutto vittime di se stesse. “Per riguardo alle madri che hanno abortito, - racconta Andrew Erwin - era molto importante essere estremamente delicati, e fare in modo che fosse un film di guarigione e riconciliazione”.

I due fratelli registi hanno scelto di devolvere il dieci per cento dei profitti alla charity “Every Life Is Beautiful” a favore dell’adozione e dei centri di aiuto alla vita. L’uscita del film nelle sale italiane è quanto mai improbabile, è però già disponibile in DVD in lingua inglese con sottotitoli  in Italiano.  
Emblematica infine la scelta da parte dei registi di porre sotto il titolo nella locandina, un versetto tratto dal salmo 139 :“I tuoi occhi mi hanno visto prima che io nascessi”. Una licenza poetica potremmo dire, che illumina quella dimensione paterna e rassicurante che soltanto la consapevolezza di essere stati pensati, voluti e amati dal Padre Celeste può conferire. La speranza è quella di riappropriarsi della propria condizione di figli col preciso scopo di alzare lo sguardo a Colui che è l’autore e la fonte della vita.
 

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