13 novembre 2012

Un Campari con… Costanza Miriano

a cura di Alessandro Rico 

Perennemente circondata dai quattro figli (il più grande mette subito i paletti: «Io sono il suo agente segreto», mi avvisa), accompagnata dal marito discreto ma sempre presente, Costanza Miriano ha presentato sabato 3 novembre, a L’Aquila, il suo ultimo libro: Sposala e muori per lei (Sonzogno, pp. 208, € 15,00). I proventi delle vendite della serata sono stati interamente devoluti a una delle parrocchie più disastrate del capoluogo abruzzese terremotato. E CampariedeMaistre non poteva mancare all’appuntamento con questa "vecchia" conoscenza del blog.

Costanza, hai debuttato come scrittrice con Sposati e sii sottomessa (Vallecchi, pp. 248, € 12,50): un titolo che fa rabbrividire post-femministe e donne in carriera. Che cos’è la sottomissione? 

Il titolo fa inorridire ogni donna, di ogni epoca, perché la sottomissione rimanda al far morire una parte di noi e quindi non è mai gradevole. Tutto San Paolo è incentrato sul tema dell’uomo vecchio che muore per dare spazio alla vita di Dio in noi. Quindi, sottomettersi (e morire) significa accettare di non essere arbitri della realtà, di essere creature. Obbedire non fa mai piacere a nessuno, ma solo chi ha incontrato in qualche modo Dio, capisce che fare un passo indietro nelle relazioni significa fare largo a Dio. 

Concretamente, attraverso quali gesti passa la sottomissione? Tu sei una donna che lavora, sei elegante, non sembri incarnare esattamente il modello della casalinga ubbidiente e… 

E depressa? (Ride). Lavorare e curare un po’ l’aspetto non credo siano in contrasto con la sottomissione. Credo che concretamente la sottomissione sia accogliere il punto di vista di mio marito nelle decisioni; ad esempio, se ci sono eventi che si svolgono fuori casa, è sempre lui che ha l’ultima parola. E poi con i figli: accetto la sua linea anche quando il cuore di mamma, magari, vorrebbe essere più morbido. 

Tra gli altri «doveri naturali» che attribuisci alla donna, c’è anche quello di una gravidanza vissuta come un dono e non come un calvario. Riferendosi alle tue perplessità sulla diffusione dell’anestesia peridurale (pratica medica che riduce la sofferenza delle partorienti, ndr), una blogger ti definisce «la donna che saltella tra una borsa Dior e un’Ave Maria» e vuole imporre la sua visione confessionale, a quelle madri che chiedono solo sia alleviato il loro dolore fisico durante il travaglio. 

(Ride). La borsa di Dior non ce l’ho. Mi piacerebbe averla, ma non ce l’ho. L’epidurale, secondo me, dilaga per motivi culturali: l’uomo moderno rifiuta il concetto di sofferenza e vuole controllarla in ogni modo possibile. Però io penso che il parto sia un evento naturale e che, tranne in casi eccezionali, la donna abbia tutte le risorse per affrontarlo naturalmente. Da migliaia di anni, miliardi di donne partoriscono in modo naturale. Non giudico o condanno chi fa ricorso all’anestesia, però invito a una riflessione: intanto, follow the money è una regola valida anche in questo caso, perché comunque l’epidurale è un servizio che costa molto; che lo paghi il Servizio Sanitario Nazionale o il privato, comunque c’è qualcuno che guadagna su quella che non è una patologia. 

Veniamo ai maschietti. Il tuo nuovo libro si intitola Sposala e muori per lei. Dopo la moglie sottomessa vuoi il marito martire? Che significa questa esortazione? 

I due nodi problematici, per l’uomo e la donna, sono rispettivamente la sottomissione e il dono di sé. La donna tende a voler controllare, dominare, dire sempre la sua, l’uomo invece fa fatica a superare il suo egoismo e a donarsi. Ho scritto l’altro libro per primo, perché penso che stia alla donna aprire la strada nell’amore, dare il tono del rapporto. 

Sul tuo blog scrivi: «Essere donna mi ha procurato solo vantaggi. […] Non ho mai subito discriminazioni di genere. […] Sono molto riconoscente per le libertà che le donne delle generazioni precedenti hanno conquistato per noi, ma proprio perché le ho ricevute, e ne godo con soddisfazione, non riesco a provare nessuna rabbia in merito». Va bene non credere alle quote rosa, ma allora le disparità di sesso nel mondo del lavoro e la violenza sulle donne sono dei falsi problemi? 

Falsi problemi no, ma vengono amplificati, perché c’è un disegno ben preciso volto a mettere sotto accusa l’uomo e la sua autorevolezza, il suo ruolo virile di guida paterna. Il Fatto Quotidiano, quindi una fonte non sospettabile, qualche giorno fa esaminava i dati sul «femminicidio», chiedendosi se esista veramente un’emergenza. Mi sembra che i media pompino un po’ questi dati. Poi, non è che io giustifichi la violenza maschile, anzi: il problema dell’uomo è l’egoismo e a volte, quando non riesce a esercitarlo, usa anche la violenza.

Insomma, questo matrimonio della Miriano è proprio tutto rose e fiori, ubbidienza e dedizione? Durante la conferenza racconta un simpatico aneddoto: «Dopo aver letto i miei libri, molti uomini mi hanno scritto dicendo: “Mi piacerebbe tanto incontrare una donna accogliente e disponibile come te!”; e mio marito risponde: “Anche a me…”».
Perché in fondo, il vero amore è un lavorio indefesso, una condizione sempre perfettibile, un percorso interminabile. E Costanza Miriano, la «traduttrice degli insegnamenti della Chiesa», vuole solo ricordarci che possiamo intraprenderlo tutti.
 

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