15 dicembre 2012

Il Papa e i gay: storia di una doppia bufala


di Marco Mancini 

Dopo lo sbarco su Twitter, il Papa rischiava di diventare troppo popolare. Urgeva restituirgli l’immagine stereotipata dell’uomo nero, così familiare ai laici di casa nostra. I nostri organi d’informazione non si sono fatti pregare e hanno sferrato contro Benedetto XVI un tremendo uno-due, roba da mettere al tappeto anche Mike Tyson.

Ha cominciato il “Fatto Quotidiano”, titolando telegraficamente: “Il Papa benedice promotrice legge che prevede pena di morte per gay in Uganda”. Così, secco. Poi uno approfondisce e scopre che la tipa, tale Rebecca Kadaga, è la presidentessa del Parlamento ugandese. Che ieri è stata ricevuta in Vaticano insieme a un’intera delegazione di parlamentari del Paese africano, in visita a Roma per partecipare, senza che nessuno se ne scandalizzi, nientemeno che alla settima Assemblea Consultiva dei parlamentari per la Corte penale internazionale ed alla Conferenza parlamentare mondiale sui diritti umani (tanto per avere un’idea, proprio la Kadaga sarà relatrice sul tema “Rafforzamento dello Stato di Diritto e del Sistema Giudiziario attraverso l'effettiva applicazione del Principio di Complementarità”, come potete leggere qui). Se si va ancora più a fondo, si scopre che la donna politica ugandese non è la presentatrice della proposta di legge ribattezzata “Kill the gays bill”, anche se ha rilasciato dichiarazioni in suo sostegno; che la legge, nella sua ultima versione, non prevede più in alcun caso la pena di morte; che, in ogni modo, sia la Chiesa Cattolica ugandese che la Santa Sede si sono già espresse contro di essa da molto tempo. Insomma, si scopre che quella montata dal “Fatto”, a cui si sono accodati tutti i pennivendoli nostrani, è un’indegna strumentalizzazione, per non dire una vergognosa bufala.

Altro giro, altra corsa: proprio ieri, come ogni anno, il Santo Padre ha diffuso il suo Messaggio (scritto in realtà il giorno dell’Immacolata) per la Giornata Mondiale della Pace, che ricorrerà come di consueto il 1° gennaio.
Il documento non fa altro che ricalcare le storiche posizioni del Magistero della Chiesa a proposito della pace. Essa non è, con buona pace dei fricchettoni di ogni latitudine, semplice assenza di conflitto, o “volemose bene”. La vera pace è, come scrisse Agostino, “tranquillità nell’ordine”. Di più: come si legge in Isaia (Is 32, 17) e come ripete san Tommaso nella sua Summa, la pace è frutto della giustizia (“opus iustitiae pax” fu anche il motto papale di Pio XII), cioè – in ultima analisi – della verità. Scrive dunque Benedetto XVI che “la negazione di ciò che costituisce la vera natura dell’essere umano, nelle sue dimensioni essenziali, nella sua intrinseca capacità di conoscere il vero e il bene e, in ultima analisi, Dio stesso, mette a repentaglio la costruzione della pace”, in ciò riprendendo anche la roncalliana Pacem in terris, pure considerata uno dei simboli della rottura vaticansecondista, laddove essa affermava che “le leggi con cui vanno regolati gli accennati rapporti [tra gli uomini e tra i popoli] vanno cercate là dove Dio le ha scritte, cioè nella natura umana” (Pacem in terris, 4) e che Dio è “la sorgente più profonda da cui soltanto può attingere la sua genuina vitalità una convivenza fra gli esseri umani ordinata, feconda, rispondente alla loro dignità di persone” (ibidem, 20). Però uno è il “Papa Buono”, l’altro il malvagio “Pastore Tedesco”. Misteri della vita.

Da questa visione, che rifiuta il soggettivismo e mette in guardia dall'idea “di una morale totalmente autonoma, che preclude il riconoscimento dell’imprescindibile legge morale naturale scritta da Dio nella coscienza di ogni uomo”, derivano secondo il Papa una serie di conseguenze. In primo luogo, la necessità del rispetto della vita umana e una condanna senza appello dell’aborto: “la fuga dalle responsabilità, che svilisce la persona umana, e tanto più l’uccisione di un essere inerme e innocente, non potranno mai produrre felicità o pace”.
 
Quindi – e veniamo al punto dolente – il tema della famiglia. Quasi per inciso, Benedetto XVI ammonisce rispetto ai tentativi di rendere l’unione familiare “giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale”. Si noti che gli omosessuali non vengono neanche esplicitamente nominati, anche se il riferimento è chiaro.
Nel capoverso successivo, infine, si afferma che la negazione di tali principi, in primis quello del rispetto della vita, “costituisce un’offesa contro la verità della persona umana”, quindi – in piena coerenza con le premesse generali – “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”. Apriti cielo. “Il Papa: i gay minacciano la pace mondiale”, hanno strillato i giornaloni. La solita Concia si è prontamente mobilitata, accusando Benedetto XVI di “alimentare l’odio” contro gli omosessuali e assicurando, quale esperta in materia, che le parole del Papa vanno “contro qualsiasi messaggio cristiano”. Si è sollevato presto un polverone, insomma, su un documento che nessuno di quelli che ne parlano (a sproposito) ha neanche letto.

E dire che, sulle tematiche economico-sociali, Benedetto XVI scrive cose molto significative, riprovando il fatto che, “presso porzioni crescenti dell’opinione pubblica, le ideologie del liberismo radicale e della tecnocrazia insinuano il convincimento che la crescita economica sia da conseguire anche a prezzo dell’erosione della funzione sociale dello Stato e delle reti di solidarietà della società civile, nonché dei diritti e dei doveri sociali”. Esorta a valorizzare adeguatamente il lavoro, che non può essere ridotto a “variabile dipendente dei meccanismi economici e finanziari”, sacrificato sull’altare della “massimizzazione del profitto e del consumo, in un’ottica individualistica ed egoistica”. Anche qui, il Papa invita a riscoprire la logica del bene comune e di una società organicamente ordinata. Considerazioni che potrebbero suscitare interesse anche a sinistra, se quest’ultima non avesse smesso di occuparsi della povera gente per dedicarsi, per dirla con Bertinotti-Guzzanti, alla difesa “degli omosessuali e di alcune felci” (cfr. il video seguente, a 9:20). 


Di tutta la profondità della riflessione del Papa, dunque, resta solo il titolo scandalistico a caratteri cubitali, buono a suscitare l’indignazione dei guardiani del politicamente corretto. La Chiesa non viene più intesa dal mondo contemporaneo non perché, come affermò il defunto cardinal Martini, essa è rimasta indietro di duecento anni. Semplicemente, il Magistero di Papa Benedetto vola troppo alto per poter essere compreso da un mondo che ha mandato il cervello all’ammasso, rinunciando a fare uso della ragione, quella vera. Troppo alto per gli orizzonti limitati della Concia e dei suoi accoliti, che pure plasmano a proprio gusto un’opinione pubblica rincretinita. Il dramma è tutto qui.
 

9 commenti :

  1. Le parole del Papa contro il messaggio cristiano? Se la Concia avesse letto Rm2, ora penserebbe che il Pontefice è stato assai clemente...

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  2. Io ricevo tramite mail l'elenco delle udienze papali. Non c'è stata nessuna udienza, nella data indicata, a nessuna delegazione ugandese.

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  3. UDIENZE

    Città del Vaticano, 13 dicembre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

    - La Signora Anne Leahy, Ambasciatore del Canada, in visita di congedo.

    - Il Professor Carl A. Anderson, Cavaliere Supremo dei Cavalieri di Colombo.

    - Il Vescovo Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

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  4. Credo si sia trattato di un incontro informale a margine dell'Udienza Generale di mercoledì.

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  5. Con tutto il rispetto, ma a me pare che le intenzioni del discorso fossero proprio quelle: screditare l'unione omosessuale in quanto pericolosa per il matrimonio e per la pace. Che il discorso sostenga quello mi sembra evidente, così come mi sembra evidente che tra tutte le cose che ha detto, quella sia l'unica cosa degna di nota. Che titoli avreste voluto sui quotidiani? "Il Papa sostiene che c'è bisogno di giustizia sociale".
    Wow.
    Quasi tutto ciò che sostiene ha valore solo per chi crede o per chi è cristiano. Quasi tutto, ciò che rimane, è ciò che fa scalpore.

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  6. Il titolo sensazionalistico avrebbe potuto recitare: "Il Papa rimane il solo a difendere i diritti dei lavoratori!", visto che il comunismo ha miseramente fallito e non gli è rimasto altro da fare che difendere, come dice Bertinotti-Guzzanti, gli omosessuali e le felci (ma non tutte, solo alcuni tipi)!!!

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    1. Ma come si permette di parlare male del comunismo. Le ricordo che Nel 1926, i comunisti di Josè Falasca in Venezuela hanno salvato più di 300.000 ebrei, che altrimenti sarebbero morti nei forni. Non capisce l'utilità di questa ideologia? è grazie al comunismo che io ho un lavoro oggi. Ed è sempre grazie al comunismo se lei può permettersi un computer si cui scrivere le sue idee. Anche oggi che sto con Forza Nuova non posso non pensare con tenerezza a quei momenti felici.

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    2. non capisco quest'ultimo commento...ho come l'impressione che ci sia dell'ironia perversa oppure devo pensare che sia un discorso totalmente non-sense! potrebbe chiarire meglio il suo discorso per favore esprimendo un concetto chiaro ed evitando di farsi una vigli acca nel mentre? grazie

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    3. Innanzi tutto prima di darle una risposta mi presento, mi chiamo Marco e sono un Fiorentino verace. Da buon toscano sarei portato a risponderle in modo un po' troppo "violento". Ma da Italiano, figlio di quella regione che ha dato i natali al grande "Durante di Alighiero degli Alighieri" non posso esimermi dall'essere mansueto e cortese nello stile. Innanzi tutto noto che lei è uno di quelli che odia il comunismo, o per ignoranza o magari per diversa fede politica. Vedrò di sbrogliare i dubbi del suo cervello falloide e fallocentrico. Il comunismo è stato un bene nel passato. Se avesse studiato un po' saprebbe che lo stesso Vrigilio nelle sue Georgiche (in particolare nel secondo libro) cita:"Felix decumanus est, qui in fide in agris opus cantantes communismi celebrandum gaudium..." . Potrei citare anche il grande Tito Livio che nel suo "Ab Urbe condita libri" scrive: "[...]ut sola percurrendam communismum impetro populus ad victoriam. Multi defecerunt regiminis formae pacem atque ordinem et communismum virgines potuit." Credo quindi che il comunismo debba essere rivisitato nel modo corretto senza dare adito a certa gente di destra e piccoli buffoni amanti del Che e della Fella tio.

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