06 dicembre 2012

Il Papa su Twitter: Troll non prevalebunt

di Riccardo Facchini
Benedetto XVI sbarca su Twitter e i troll si scatenano: "prevedibile" dirà qualcuno; "conseguenza di una scelta avventata" mormoreranno altri; "chi cacchio sono i troll?", si chiederanno talaltri. 

E il sottoscritto, come la pensa? Certo, vivreste comunque senza sapere la mia opinione in merito: ma da un po' mi piace sputare sentenze sul tema "cattolici e internet", quindi sentite qua.

La notizia del Pontefice cinguettante all'inizio mi ha un po' spiazzato. Era nell'aria, certo, ma l'idea del Santo Padre – o meglio, del suo staff – alle prese con i fatidici centoquarantacaratteri non mi convinceva neanche un po'. Da una parte perché mi domandavo se fosse veramente necessario che il Vicario di Cristo "scendesse" ai livelli del popolare social network: la Santa Sede ha già i suoi mezzi e non si può certo dire che al Papa manchi visibilità mediatica. Dall'altro perché, conoscendo i miei polli, temevo ciò che si sta già verificando: un trolling di massa verso l'account @pontifex. E non parlo di un'ironica irriverenza tipo quella di Makkox in una vignetta su Il Post del 3 dicembre, ma di una caterva di insulti e blasfemie indirizzate all'account (che sarà inaugurato il 12 dicembre) di Sua Santità. Aggiungete a questo la rinomata incapacità comunicativa della Santa Sede – a cui consiglio di inaugurare anche un account pontifex in lingua latina, visto che ci siamo — e il mix potrebbe essere micidiale. 

Una chiacchierata virtuale con alcuni camparini e la lettura di alcuni passi del Nuovo Testamento mi hanno schiarito un po' le idee. L'amico Isacco Tacconi mi ha suggerito, ad esempio, un'associazione tra la presenza di Benedetto XVI su Twitter e la Regalità Sociale di Cristo: «Cristo, di cui il Papa è Vicario, deve regnare in ogni ambito della vita umana: perché non anche su Twitter?». Altri, come Marco Piazza, hanno parlato di "evangelizzazione 2.0". Non c'è però bisogno di formulare ipotesi azzardate per spiegare la scelta del Pontefice: basta dare un'occhiata alle vicende dell'evangelizzazione formato 1.0, quella dei primi cristiani, per farsi un'idea. La predicazione di Paolo ai Gentili, le vicende dei martiri, l'ostilità del mondo verso la Buona Novella sono dinamiche che, mutatis mutandis, si ripetono nel panorama odierno. Un panorama in cui il Santo Padre ci ricorda, con il suo esempio, che tra i tanti campi di battaglia per la nuova evangelizzazione non possono mancare i Social Network. 

E chi se ne frega se poi ci prendono in giro. I Troll non prevalebunt
 

2 commenti :

  1. Si ma che ne e' del 'Non dare le perle ai porci?'
    E l'epic fail di San Paolo sull'Aeropago non ha niente da insegnare al cristiano contemporaneo ?
    Bisogna anche scegliersi i momenti e i luoghi per annunciare il Vangelo, e crearsi spazi e linguaggi'nuovi' ( o perlomeno 'adatti') allo scopo, invece di rincorrere (col consueto ritardo) l'ultima moda 'ggggiovane'.La Chiesa quando fa la 'giovanilista' imbarazza, ricordo ancora con terrore il prete rap che neanche troppo tempo fa cantava in Tv l'allegro ritornello 'divertiti di piu' ma fallo con Gesu'! E con Gesu' la droga non c'e' piu'....
    Non so quanti saranno convertiti da questa operazione, ma temo che molti laiconi dai 14 ai 70 avranno i loro quindici secondi di celebrita' webbica mandando insulti al Santo Padre (la cui scelta di apparire su twitter o e' un frutto dei malconsigliatori che lo circondano o veramente e' un modo creativo di far penitenza.direi la prima). In sintesi; sono perplesso.

    RispondiElimina
  2. L'epic fail è un rischio che si deve avere il coraggio di correre per amore di Cristo, come insegna lo stesso Apostolo Paolo, il quale, in quell'Areopago, almeno Dionigi, Damaris e qualcun altro, riuscì a convertirli (cfr. At 17,34).
    Dunque, cos'altro dire se non unicuique suum... twit!?

    RispondiElimina