07 dicembre 2012

"Ipsa conteret caput tuum": l'Immacolata contro il serpente


di Marco Massignan

Nel 1854 viene promulgata la Bolla Ineffabilis Deus, che definisce il dogma dell'Immacolata Concezione di Maria – verità contenuta nel deposito della divina Rivelazione (cfr. Lc 1, 28), custodita dalla Chiesa, propagata fin dai tempi antichi nel popolo cristiano, sostenuta “dalle più illustri famiglie religiose, dalle più celebri accademie teologiche e dai dottori più profondi nella scienza delle cose divine”, nell'attesa della solenne proclamazione del dogma. Ed ecco, finalmente, il sigillo del Vicario di Cristo: “dichiariamo, affermiamo e definiamo rivelata da Dio la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento[1].

L'8 dicembre è una data significativa nel pontificato di Pio IX: “L'8 dicembre del 1849 era stato scelto dal pontefice, esule a Portici, per condannare la rivoluzione satanica e il suo tentativo di riportare Roma al paganesimo. L'8 dicembre 1854, Pio IX, alla presenza di quasi duecento tra cardinali e vescovi, proclamava il dogma dell'Immacolata Concezione. Lo stesso giorno, dieci anni dopo, pubblicava l'enciclica Quanta cura, con l'annesso Sillabo di condanna degli errori del mondo moderno. L'8 dicembre 1869 apriva solennemente il Concilio Vaticano I. La ricorrente scelta di questo giorno non era senza intenzione. L'Immacolata era infatti l'unica creatura che era stata sottratta alla signoria di Satana, Colei che aveva schiacciato la testa al serpente. Il ricorso alla sua protezione poteva essere assunto come il simbolo di una mistica controrivoluzionaria, una volta stabilita l'identificazione tra Satana e la rivoluzione”[2].

Il Santo Padre “oppone all'orgoglio luciferino, motore occulto dell'egualitarismo democratico, il dogma dell'Immacolata Concezione, per cui Maria fu dispensata, in virtù di una grazia sovrana, dalla legge comune”[3]. Maria espunta dalla sovranità democratica in virtù di una superiore sovranità: divina e monarchica. La democrazia moderna (laicista ed immanentista), al contrario, non si costituisce come semplice forma di governo (una tra le tante), ma come unico e legittimo concetto di sovranità, negando ogni subordinazione a principii e autorità superiori, così da sostituire fattivamente Dio con il Popolo: è l'anti-regalità di Cristo.

A fronteggiare l'idra rivoluzionaria (che si articola a vari livelli ma il cui spirito è il “non serviam”), sta la Santa Vergine – “termine fisso d'etterno consiglio” - la Tota Pulchra. La graduale affermazione della Rivoluzione, intesa come “empietà” (l'espressione è di Rosmini), vale a dire come secolarizzazione integrale e, quindi, come affermazione dell'ateismo moderno, viene finemente sunteggiata dal pensatore spagnolo J. Donoso Cortés[4]; dalla negazione del Peccato Originale, difatti, discendono tre tipi di errori che si riverberano in maniera permanente sul piano politico e sociale: 1) l'errore riguardante l'indipendenza e la sovranità della ragione umana (liberalismo); 2) l'errore di ritenere la volontà dell'uomo buona per natura (essa non avrebbe bisogno, per operare il bene, né del richiamo né dell'impulso della Grazia); 3) l'errore - supposto l'immacolato concepimento dell'uomo – di sostenere che tutti gli appetiti sono degni di essere perseguiti (cioè il diritto a qualunque cosa senza eccezione alcuna).

Sopra a queste “tre sovranità perturbatrici” brilla la luce dell'Immacolata (“cunctas haereses sola interemisti” – debellatrice di tutte le eresie). Se infatti il dipanarsi della storia umana, massimamente dopo l'Incarnazione del Verbo, non può che essere letto come l'ininterrotta battaglia tra la stirpe di Satana e la stirpe di Cristo (la Santa Chiesa), allora sia i singoli sia le comunità politiche non possono sottrarsi a questa necessità di opzione tra due eserciti schierati l'uno contro l'altro. Tale guerra che divide inesorabilmente gli uomini sino alla fine, altro non è che un prolungamento dell'opposizione tra la Vergine e il serpente, tra la discendenza spirituale di Colei e quella di costui. Ha scritto San Luigi M. Grignion de Monfort, commentando il passo della Genesi (3, 15): “Dio ha fatto e preparato una sola ma irreconciliabile inimicizia, che durerà ed anzi crescerà sino alla fine: l'inimicizia tra Maria, sua degna Madre, e il diavolo[5].

Nei tempi apocalittici in cui siamo chiamati a vivere il posto per la neutralità non è più possibile: o si tende nella direzione di Dio e del Suo piano di salvezza o lo si ostacola lucidamente, nella consapevolezza che non esiste una terza via di compromesso: “Colui che non ha piegato innanzi a Dio ha già piegato innanzi a me” dice il Lucifero di George Byron nel suo dialogo con Caino[6]. Il ruolo della Madonna quindi, all'interno della civitas Dei, non può che essere fondamentale. Se per l'eretico di ogni tempo la mariologia è un'“escrescenza tumorale del cattolicesimo”, per il vero Cristiano è la Madre che - immobile ai piedi della Croce di Suo Figlio, trafitta da una spada di dolore -, “ci fa comprendere senza possibilità di dubbio che Ella sarà capace di sostenere i redenti durante le più inaudite prove, grazie ad una materna intercessione infinitamente pura ed infinitamente potente[7].



[2] P.G. CAMAIANI, Il diavolo, Roma e la rivoluzione, Rivista di storia e letteratura religiosa, VIII (1972), pp. 502-503.

[3] G. VANNONI, Sillabo, Edizioni Cantagalli, Siena 1998; Genesi e natura del Sillabo, p. 32. Già Bossuet (nel celebre sermone sull'Immacolata Concezione pronunziato a Parigi nel 1660) aveva evidenziato il carattere monarchico ed antiegualitario del privilegio mariano: “Anch'io affermo che per la forza dell'universalità della legge anche Maria era compresa tra i condannati, ma è guardando alla potenza del Sovrano che posso dire: fu dispensata!”.

[4] J. DONOSO CORTES, Lettera al Card. Fornari, 19 giugno 1852.

[5] S. Luigi M. Grignion de Monfort, Trattato della vera devozione a Maria, Luci sull'Est, 1999, p. 31.

[6] G. BYRON, Caino, Atto I, scena prima.

[7] R.T. CALMEL O.P., Breve apologia della Chiesa di sempre, Editrice Ichthys, 2007, p. 156.
 

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