17 dicembre 2012

"It's a girl": il vero femminicidio


di Giulia Dessena
Con questa recensione inizia la sua collaborazione con noi Giulia Dessena, nuorese classe 1991, studentessa di Cinema e arti della Visione a Roma. Aspirante sceneggiatrice e critica in erba, nel senso che è alta proprio come un filo d'erba ma non alrettanto tenera: è anzi testardissima, per non smentire la sua provenienza.  Di lei dicono che sia come un grillo, sempre in movimento soprattutto nei pensieri e nelle idee. Creativa per natura e appassionata di fotografia, vorrebbe poter scattare ad ogni battito di ciglia.

Quando ciò che genera la vita è causa di morte. "It's a girl" è un lungometraggio sulle donne, delle donne e per tutti noi: un documentario, firmato dal regista Christian Evan Grae Davis, sulla pratica dell'infanticidio femminile nel mondo, diffusa in particolare in Cina e India. Il film racconta di ragazze abbandonate e di donne che soffrono. Mostra la violenza legata alla dote, le storie di madri coraggiose che lottano per salvare la vita delle figlie e di tante altre donne che combattono per ottenere e difendere i propri diritti.

Non c’è dubbio, il regista ha voluto mettersi alla prova. Riuscir a portare sullo schermo ciò che siamo abituati a vedere sotto forma di numeri e statistiche, ciò che sentiamo a malapena nei dibattiti e nelle conferenze mondiali, è stato un compito arduo, e forse anche un po’ pretenzioso.
Il documentario sviluppa le storie di diverse figure femminili: presenta la vita nelle tribù e nei clan dove in molti (in maggioranza influenzati da miscredenze) partecipano attivamente a infanticidi e discriminazioni nei confronti di bambine appena nate. Una pratica, come accennato, diffusa in India, dove — ad esempio — hanno un modo di dire che la dice lunga sul tema: "crescere una figlia è come annaffiare albero di un vicino". In Cina invece non amano i giri di parole: affermano direttamente che "una figlia è un peso sulla testa di suo padre."

In entrambi i Paesi la cultura è un fattore scatenante e motivante per giustificare simili barbarie: oltre 400 milioni di ragazze in Cina vengono maltrattate (numeri che superano quasi metà della popolazione degli Stati Uniti). In India l'aborto è aumentato del 30% e ogni anno  l'infanticidio aumenta più del 50%. E questi dati riguardano soprattutto le femmine. 
Non siamo abituati, in realtà, a seguire da vicino o a conoscere la sofferenza e i silenzi di queste donne. Trasfigurare in immagini tutto ciò è stata una vera e propria sfida:  la tecnica usata è stata quella documentaristica, composta da immagini pulite e immediate, senza troppi movimenti di macchina. La cinepresa non vuole spiegare niente ma solo mostrare la realtà e la vita così come è, senza nessun filtro. Una tecnica che richiama il cineasta dell'avanguardia sovietica Dziga Vertov con il suo “Uomo con la macchina da presa” e la sua idea di CineOcchio: la possibilità di vedere senza confini né distanze, rappresentare la vita colta sul fatto.

It’s a Girl è un documentario ben fatto che presenta storie lontane di donne che non sanno l’esistenza dell’altra, ma legate da un filo invisibile che le accomuna. Il montaggio è convincente e i fatti, nella loro integrità e sofferenza, dipingono una piccola luce di speranza.  È "solo" una ragazza, diremmo noi, una ragazza vittima (o causa, per i carnefici) di una crisi economica e di povertà. In verità, è "solo" vittima di una cultura che non mostra orizzonti ma muri e barriere, una cultura che non (rac)coglie l’essenza della vita e che non ne riconosce il valore stesso. Una cultura  che facilita l’eliminazione di chi nasce "debole" (ed essere femmina lo è) ha già in se il germe della sua sconfitta.

La pellicola vuole quindi essere un tentativo di mostrare una verità che per troppo tempo è stata taciuta (qualcuno ricorda le sovvenzioni dell’ONU alla politica demografica cinese?), approvando così di fatto un vero femminicidio. Una tragedia che coinvolge milioni di bambine, vittime delle "three deadliest words in the world": it's-a-girl.
 

2 commenti :

  1. Grazie Giulia!
    Come ci si può procurare il documentario?

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    1. Ciao! E' stato un pò indaginoso,non è semplice trovarlo! Mi sono affidata alla generosità di un mio collega e amico.

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