02 dicembre 2012

La democrazia bella



di Riccardo Zenobi
Il titolo è una parafrasi dell’"anima bella" di hegeliana memoria. Non si può negare infatti che la democrazia sia una bella idea. A chi non piacerebbe che tutto il popolo vada d’accordo e decida le leggi per il bene comune e la prosperità e il progresso dello stato e del pianeta? E’ di certo una bella idea.
Il problema è che è solo un’idea, nulla di più. Il problema delle idee è che sono poste da chi le pensa, e chi le pensa non porta le idee nel mondo reale, ma in un mondo posto dalla mente, il quale non solo non è nulla di reale, ma non è nemmeno qualcosa di vivo. E’ un semplice meccanismo: posto A, otteniamo B in base a delle implicazioni necessarie. Bello, indubbiamente. Ma il mondo non va così. Peggio per lui, cambiamo il mondo, perché reale e razionale coincidono. Questo è in sintesi l’idealismo.

Idee del genere sono troppo semplici per essere vere, ma per via della loro semplicità si ammantano facilmente di “ragionevolezza”, perché tutto ciò che è semplice attira più consensi di ciò che è complesso. Si presta l’assenso a ciò che è chiaro, non a ciò che è oscuro, almeno nel mondo moderno. La democrazia non sfugge a tutto ciò. Ma la realtà è più complessa di qualunque posizione mentale. Nella pratica, la democrazia è, nel migliore dei casi, un’utopia; nel peggiore dei casi è Crono che divora i suoi figli. Vediamo i motivi di tutto ciò, con un riferimento alle ultime elezioni americane.

Voi tutti avrete presente che Obama è stato rieletto, ma l’impressione non è che abbia vinto lui, ma quanto che abbia perso Romney e il partito repubblicano, perché quest’ultimo non ha saputo dare un candidato all’altezza del carisma del premio nobel per la pace Obama: questo è uno dei problemi della democrazia; i candidati non si misurano solo un se stessi ma soprattutto in base all'impressione che danno agli elettori. Lo stesso vale per la sfida odierna fra Renzi e Bersani.

Le persone che vengono elette dal popolo dovrebbero essere coloro a cui è demandato il governo, ossia le questioni sociali, internazionali, economiche, eccetera. Tutte cose che richiedono competenza, o almeno una adeguata conoscenza dei fatti e una buona informazione. Qualità che hanno in pochi, effettivamente. Il problema è che in democrazia la quasi totalità degli aventi diritto al voto non sa nulla di tutto ciò, se non per sentito dire. Come si fa dunque a scegliere una persona esperta in un campo senza sapere nulla di tale ambito? A questo, cerca di supplire l’informazione. Ossia le televisioni e i giornali, i media. I quali non sono mai imparziali, perché oltre a dire alcune notizie, ne scartano altre, per necessità, poiché è impossibile sapere tutto ciò che succede sulla faccia della terra e pubblicarlo ogni giorno. Le notizie vanno dunque scelte, ma in tal modo è il criterio di scelta a influenzare il taglio del media. Ma pubblicare costa. Tenere in piedi una televisione costa. E quindi i media diventano delle società per azioni, oppure delle aziende di privati cittadini. I quali, come tutti, imprimono ai media le loro convinzioni, in quanto la neutralità assoluta, come viene propagandata da certi pensatori, semplicemente non esiste. Oltre a ciò, va notato che le persone eleggibili sono poche, perché sono pochi i competenti per potersi occupare in linea di principio di politica. Dunque non si può scegliere il primo che passa, ci vogliono persone che siano istruite nel loro ambito di interesse; ma chi non sa nulla di tale cosa, come può scegliere una persona che sia la più adatta a svolgere un certo compito? Altra contraddizione della democrazia è il fatto che il popolo, una volta eletto il rappresentante, non può più fare nulla. Del resto sarebbe impossibile e ridicolo il contrario: si elegge una persona nella speranza che questa sappia come agire, quindi è assurdo che un deputato chieda sempre ai suoi elettori “cosa volete che faccia?”; ciò dimostrerebbe la sua incompetenza. Ma ciò implica che chi è eletto non deve fare gli interessi degli elettori, ma quelli che ritiene essere i loro interessi. Ma la situazione mondiale e nazionale muta continuamente, perciò non è possibile che un programma di governo non muti nel corso del tempo, anche nel corso di una stessa legislatura. Questa è un’altra contraddizione della democrazia.

Consideriamo ora la democrazia nei suoi effetti pratici, storici. Essendo un’idea, essa pone se stessa, e non può lasciare che si ponga altro da sé, in un processo hegeliano che riassorbe il contraddittorio. O la società è democratica, o non lo è, perché non può darsi vera democrazia se c’è uno stato che non ha l’elezione dei rappresentanti del popolo. Quindi democratico deve essere il sistema; e tutti i sistemi hanno la pecca di essere una idea della realtà, ma non la realtà stessa. E, soprattutto, non sopportano il contraddittorio, se non per annichilirlo. Per quanto riguarda la democrazia, è un ragionamento circolare: la democrazia è democratica --> chi non è democratico non è democratico. Questo ragionamento circolare è dovuto alla posizione stessa della democrazia, la quale, nata idealmente per far esprimere l’uomo medio, alla fine non fa altro che schiacciarlo sotto il peso di “chi è più democratico di chi”. Alla fine è solo un gioco di forze, ben distante dall'immagine idilliaca che viene sempre proposta. Non solo, ma si tratta delle forze più insidiose, ossia quelle che si presentano sotto un aspetto rispettabile e ragionevole. E sono quelle che fanno più vittime di tutte.

"La democrazia celebra il culto dell'umanità su una piramide di crani" (Nicolas Gomez Davila)
 

17 commenti :

  1. ".....Gómez Dávila sostiene principii politici che definisce reazionari. La sua antropologia....... sottolinea acutamente la realtà e la necessità della struttura gerarchica della società con particolare riferimento allo stato e alla Chiesa e critica enfaticamente il concetto di sovranità del popolo, visto come un'illegittima divinizzazione dell'uomo e un sostanziale rifiuto della superiorità di Dio............. Le ideologie moderne quali il liberalismo, la democrazia e il socialismo sono i principali soggetti della sua critica corrosiva e sottile.......... egli propugna un sistema in cui gli 'aristoi', cioè i migliori per capacità ed attività, guidino la società........... sulla base di un tradizionalismo cattolico influenzato dalla probità intellettuale di Nietzsche, vede il proprio lavoro come sostenitore della "verità che non morirà mai"."

    Ho visto una foto: un bignè umano, una parodia d'uomo; transeamus sulla sua carica virile.
    Era anche colombiano ma di quelli non narcotrafficanti: una palla pazzesca.
    Insomma era un faro intellettuale della società industrialmente avanzata: infatti un vostro lume.

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  2. Dalle premesse sembra che nessuna idea, in quanto tale e in quanto rappresentazione semplificata del mondo, possa andare bene per la realtà, e allora il problema non è la democrazia ma la realtà o le idee.
    Un lungo post per spiegare male certi limiti banali di alcuni sistemi democratici. E un lungo post per sfogare idiosincrasie personali su argomenti che nemmeno si capiscono.
    Davila se ne esce con un aforisma e si può capire, far uscire questo papello da un aforisma non si capisce proprio.

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  3. Ah, la tolleranza e gli argomenti portati dai democratici...se non ci fossero credo potrei anche annoiarmi o pensare di aver scritto qualcosa di sbagliato.

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  4. Troppo facile così, sig. Zenobi. Lei ingigantisce i limiti di un sistema facendo incetta e rimasticando male degli argomenti noti. Non ha altro da proporre, nemmeno una risposta degna di questo nome a chi commenta il suo scritto.

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    1. Nel mio post faccio notare che il sistema della democrazia ha dei limiti strutturali, che rendono impossibile l'ideale democratico "puro" poiché si producono al suo interno delle cose non democratiche. Sic et simpliciter. Possiamo discuterne quando vuole, ma bisogna portare degli argomenti, non basta la semplice irrisione.

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    2. Se è un ideale di purezza, resta un ideale, non ci si sogna di rendere ideale quel che nella pratica abbisogna di correzioni continue. La democrazia è dialettica e perfettibile, questo lei non lo capisce, per questo il suo discorso è vano e inutile.

      "Alla fine è solo un gioco di forze, ben distante dall'immagine idilliaca che viene sempre proposta."

      La democrazia è vantata per la sua dialessi incruenta, l'immagine idilliaca "che viene sempre proposta" sta solo nella sua fantasia.

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  5. Il problema è che l'uomo non essendo un essere perfetto non potrà mai dar vita a un sistema perfetto.
    Resta il fatto che fra i vari sistemi di governo resta il meno peggio.

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  6. Non sarei così sicuro di quanto avete affermato. Un sistema "meno peggio" dovrebbe guardare alla realtà, la quale non è per niente democratica: i fatti avvengono che lo vogliamo o no. Riconoscere la realtà è il primo passo per capire che la democrazia pura, ossia il ritenere che non ci siano gerarchie e conti solo la partecipazione collettiva, è una pura utopia.

    Quanto alla sua "incruenza", si sono fatti più morti nel nome della democrazia che nel nome della dittatura.

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    1. "Quanto alla sua "incruenza", si sono fatti più morti nel nome della democrazia che nel nome della dittatura."

      E in base a quale calcolo?
      Il comunismo da solo ha fatto decine di milioni di morti.

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  7. "Riconoscere la realtà è il primo passo per capire che la democrazia pura, ossia il ritenere che non ci siano gerarchie e conti solo la partecipazione collettiva, è una pura utopia."

    Che confusione fa! La democrazia non deve descrivere la realtà ma essere un modo per gestire dinamicamente una società complessa. E lei, che parla di realtà, la conosce? E quale sistema avrebbe da contrapporre? Quanta sicurezza vi ripone? Non si fonda anch'esso su un ideale irrealistico? Non ha difetti nella sua "idea pura"?

    ""Quanto alla sua "incruenza", si sono fatti più morti nel nome della democrazia che nel nome della dittatura.""

    Lei ha fatto il calcolo? Credo di no, o chissà che enormità avrà rubricato come "democrazia" (l'URSS? Bush e la sua "esportazione"? Badi a non commettere errori da principiante). E colga la differenza che passa fra le vittime "in nome della" e le vittime "della".

    Lei non va oltre gli slogan da conservatorucolo americano, ne possiede la stessa superficialità e la stessa confusione (averla e farla).

    Sarebbe lei uno studente di filosofia, come riporta il suo profilo sul sito? C'è poco da crederlo. Al massimo un liceale che mira alla sufficienza.

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  8. Il comunismo si mascherava come la vera democrazia, ossia partecipazione diretta del popolo alle decisioni, e nel nome del popolo, o presunto tale, ha fatto dei crimini immensi. Tutto questo mentre i democratici nostrani voltavano lo sguardo altrove. La rivoluzione francese, in un anno di terrore, ha fatto più morti di 3 secoli di inquisizione spagnola. Come si vede, nella modernità, con la democrazia si sono mascherati i crimini più atroci, come gli "interventi umanitari" di qualche anno fa, da lei citati, eccetera. A meno che lei non voglia fare il gioco, stravecchio, del dire "non era democrazia quella, non lo era nemmeno quell'altra",eccetera. Acché le chiedo: quale fu la vera democrazia?

    La confusione la fa lei: per avere un sistema di governo, ci vuole aderenza alla realtà, ai fatti, altrimenti si finisce nella mera utopia, e io col post ho messo in luce come il concetto stesso di democrazia pura sia del tutto inapplicabile nella realtà, perché strutturalmente ci sono e ci saranno sempre degli interessi in gioco. E gli interessi se ne fregano della democrazia. La realtà è una cosa, i sistemi non sono la realtà. Pensare che la realtà sia un sistema è puro idealismo filosofico.

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  9. Onestamente non capisco perché si debba sfoggiare sempre tanta virulenza nel contestare un post che oltretutto è filosofico e con l'attualità ha legami abbastanza flebili e riflessi.
    Ok la veemenza dialettica, ma se non si condividono letture ed idee di filosofia politica si può commentare con maggiore serenità e continenza, e non come se si fosse punti dalla tarantola, tra l'altro attaccando subito l'autore.

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  10. Sig. Zenobi, anche a prendere per buona la sua analisi superficialissima, i problemi di "aderenza alla realtà" e di "interessi che se ne fregano" sarebbero fattori esterni alla democrazia, sarebbero fattori intrinseci alle società. Di conseguenza, qualunque altro sistema ne sarebbe influenzato, qualunque altra soluzione sarebbe poco aderente alla realtà e non scevro da interessi esterni. Non è un problema specifico della democrazia, non si vede perché lei finga che siano limiti del solo sistema democratico. Non ha fornito alcun esempio di alternativa. Se non c'è alternativa, la sua critica banale al sistema democratico perde di qualunque importanza.

    Le cose che scrive lei altri le scrivono meglio ma non offrono mai alternative. Sono gli sfoghi di individualisti reazionari, come Davila, buoni solo per autocompiacersi e sfogare le proprie frustrazioni. Se ne faccia una ragione.

    Gentile Ilaria Pisa, se questo è un post filosofico i twitter di Flavia Vento sono pura poesia.

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  11. Scusi, ma l'aderenza alla realtà come può essere considerata "fattore esterno"? Cosa c'è di esterno alla realtà? E soprattutto, se nella realtà ci sono certi fattori che rendono la democrazia pura una mera utopia, tanto vale accorgersene, e cominciare a cercare un'alternativa. Non ha senso rifugiarsi nel mondo delle "idee platoniche" per non vedere la realtà delle cose. E' puro fuggire. E poi, chi ha detto che non si può fare una critica se non si propone un'alternativa? Il mio scopo di questo post era di mostrare i limiti reali della democrazia, per toglierle quell'aura di "sacralità" che la circonda. E questi limiti permangono anche se non propongo nessuna alternativa, la quale va cercata certamente. Ma non è logico dire "se non proponi un'alternativa allora non puoi criticare". E' un'assurdità.

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  12. La "realtà" è esterna all'idea e lo dice proprio lei. L'idea "pura", come la chiama lei, di democrazia non ha applicazioni nella realtà perché quando si vuole applicare un sistema democratico esso viene adattato alle realtà locali e la sua critica non ha più senso. La democrazia è solo un principio che va declinato secondo la realtà che ci si trova e questo lo sanno tutti quelli che hanno studiato l'argomento (tranne lei). Lei s'illude che quando si parla di democrazia chi ne parla abbia in mente un'idea platonica, invece non è così. La democrazia è un'idea viva perché è dialettica e si confronta col mutamento, questo è sufficiente a demolire il suo post, perché lei cos'è la democrazia reale non lo sa. Lei elude anche il problema dell'alternativa, essendo il suo punto di partenza che le idee in quanto idee non possono avere legami con la realtà. Perciò nessuna idea, quindi nessuna alternativa, è meglio della democrazia, ne avrà gli stessi difetti. Ma la democrazia è migliore perché al netto dei difetti ha dei pregi, che lei qui dimentica. Se il suo scopo è rivelare i difetti della democrazia per ricercare un'alternativa, si contraddice nel momento in cui afferma che qualunque idea alternativa, essendo solo un'idea, è irrealistica. L'aura di sacralità ce la vede lei per un banale scopo retorico, mancandole i mezzi e gli argomenti.
    Lei è più distante dalla realtà di quanto lo sia l'ideale democratico, perché lo critica nella sua idealità e non nella sua realtà. Questa sì che è un'assurdità.

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  13. Abbiamo forme mentis diverse, usiamo concetti diversi. Quando aprliamo di democrazia e realtà intendiamo cose diverse. Quindi smetto di risponderle, tanto nulla può schiodarla del ritenersi superiore al suo interlocutore. E questo, senza parafrasi, fa capire che lei è più interessato a insultare che a capire. Addio.

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  14. Quando parlo di democrazia e realtà parlo di queste cose, se lei ha in mente cose che stanno nella sua testa, come le idee, debbo informarla che esse sono lontane dalla realtà. La democrazio si confronta sempre con il reale, è un rapporto dinamico, non è una semplice idea platonica. E' l'essenza della democrazia reale, lei non l'ha capito perché è lontano dalla realtà.

    Questo è un blog, sig. Zenobi, lei vi pubblica articoli commentabili, i lettori esprimono il loro parere. Le è stato fatto notare che il suo scritto ha dei difetti, le è stato detto il come e il perché, lei non ha offerto argomenti, si è lanciato in ritirata evocando la "superiorità" del suo interlocutore, ma una superiorità che nessuno si è attribuito. Lei con la realtà non sa interagire e non è interessato alla discussione, chiude il dialogo, lamenta "superiorità". Non sarà che lei si ritiene talmente superiore da non accettare la discussione dell'argomento?

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