04 dicembre 2012

La (s)conversione di Bondi

di Paolo Maria Filipazzi

Come è noto, è ormai giunta ad uno stadio acuto la straziante agonia del Popolo della Libertà, schiacciato sotto il peso del discredito e del ridicolo di cui si è ricoperto da solo in questi anni, con un masochismo tale da far sospettare che si tratti di una questione attinente più al campo della psichiatria che della politica. Ed ecco, su “La Stampa”, in data 29 novembre 2012, apparire una geniale intervista di Sandro Bondi, il quale, come nel finale di un giallo ben scritto, svela chi sono i colpevoli della morte prematura di quello che una volta era il partito di maggioranza relativa ed oggi marcia a tappe forzate verso il Nulla: elementare Watson, è tutta colpa degli ex AN e dei cattolici!

Il don Abbondio del berlusconismo sferza: «Purtroppo chi proviene da An ha mantenuto un’identità e un modo di fare politico che mal si conciliano con il profilo di una forza politica autenticamente liberale e riformista».  E poco più in là: “E sui temi delle libertà personali sono su posizioni di radicalismo religioso alla Tea party che sono in contrasto anche con il cattolicesimo”. Ohibò, e pensare che quando mi sono avvicinato al Tea Party Italia molti amici, oscurantisti come me, mi dissero scuotendo la testa: “Non sei più il bel reazionario retrogrado che tanto ci piaceva”. Ecco che Bondi fa giustizia e riscatta il mio buon nome di nemico della modernità! L’intervistatore però lo incalza, e gli ricorda che i parlamentari vicini a Comunione e Liberazione o in generale cattolici hanno sostenuto assieme agli “uomini neri” quelle posizioni. Ed ecco che il poeta della corte di Arcore sentenzia: “Sì, la parte più confessionale del Pdl che rappresenta solo uno spicchio del mondo cattolico”. E non è finita: ce n’è pure per i poveri (e laicissimi) Gaetano Quagliarello e Maurizio Sacconi, rei di essersi saldati coi “fascisti”, quindi coi cattolici accusati di essere loro amici, quindi di essere complici con la deriva fondamentalista impadronitasi del Pdl, tanto terribile da far invidia all’ayatollah Khomeyni (e pazienza se lo stesso Bondi firmava proprio insieme a Quagliariello documenti contro la "deriva zapaterista"). Più tardi preciserà che il “mondo cattolico” di cui si sente parte e che, a sua detta, rappresenterebbe il vero messaggio cristiano, è quello che si riferisce alla figura del fu cardinal Martini. E qui abbiamo davvero fatto il Grande Slam!

Mi restano da chiarire due cose: quali sarebbero le posizioni, tanto arretrate da essere in contrasto persino con l’arretratissimo cattolicesimo, sostenute dai “clerico-fascisti?” Due innanzitutto: la scelta di astenersi al referendum del 2005 sulla legge 40 in materia di procreazione medicalmente assistita e, nel 2009, il tentativo disperato di salvare la vita alla povera Eluana Englaro. E qui trasecolo.
Per quanto riguarda la legge 40 è vero piuttosto che si tratta di una legge in contrasto con il Magistero di Santa Romana Chiesa: infatti permette questa pratica aberrante, laddove una legge “cattolica” la avrebbe proibita in ogni caso e punito severamente chiunque la praticasse. Sostenere che una simile legge sia ispirata a fondamentalismo religioso dimostra soltanto il fondamentalismo dell’autore di una simile dichiarazione. Aggiungasi che fra i maggiori difensori della legge 40 ai tempi ci fu proprio il nostro pacioso amico. E che il decreto legge con cui si cercò di sottrarre al boia Eluana Englaro fu approvato all’unanimità del Consiglio dei Ministri, di cui Bondi, Ministro dei Beni Culturali, era membro. E non c’è da sospettare che il nostro Sandro avesse votato a denti stretti, magari per evitare divisioni in un momento delicatissimo: trionfalmente dichiarò che quella decisione rappresentava il vero atto di nascita del Pdl, allora non ancora formalmente costituito in partito! Ma Bondi non ha problemi di questa fatta: è vero, spiega in una dichiarazione successiva all’intervista, la legge 40 lui ha contribuito ad approvarla, ma poi “è stata recentemente bocciata da una sentenza della Corte Europea”. Ne deduciamo che Bondi si fa dire cosa pensare non dalla propria coscienza ma da questo o quel tribunale, e se viene emessa una sentenza in contrasto con sue precedenti convinzioni, non critica la sentenza ritenendola sbagliata, ma azzera le frequenze del proprio cervello. Quanto ad Eluana: “La mia coerenza e la mia onestà intellettuale giungono fino al punto di ammettere che sul decreto riguardante Eluana la mia posizione è stata un errore”. Coerenza ed onestà intellettuale dovrebbero spingerlo a fornire anche una spiegazione del suo voltafaccia, cosa che però non fa. 

Ora, il motivo di riprendere queste dichiarazioni (simili a quelle rese nelle stesse ore da Giancarlo Galan ed altri esponenti del Pdl) non sta nell’importanza (nessuna) del personaggio che le rende, ma nel fatto che Bondi notoriamente, parla e agisce in nome e per conto di Berlusconi. Le intenzioni di quest’ultimo non sono ancora state esplicitate, ma sembra chiaro che l’ormai mitico “minuto di trenino” dovrà attendere. E sembra ormai chiaro che stia pensando di ricostruire, anche se non si sa bene come, un partito che sia più che mai una setta di propri adoratori fanatici, “scomunicando” gli adepti più tiepidi del culto alla sua persona. E la lista degli “scomunicati” pare che coincida proprio con i “fondamentalisti” sferzati da Bondi, per il quale i “temi etici” non sarebbero dunque che un pretesto come un altro per ingenerare una rottura. 

Non posso non nascondere, da militante del Pdl, la mia desolazione nei confronti di un leader con annesso entourage, che dimostra di considerare quelle questioni che investono la natura umana nella sua essenza con un cinismo ed una noncuranza tanto glaciali. In un precedente articolo ho avuto modo di scrivere che fra i meriti (o, forse, fra i non demeriti) di Berlusconi ci fosse quello di avere frenato in Italia la degenerazione del diritto in senso nichilista. Avevo ben presente che tale posizione di non belligeranza fosse dovuta non tanto a condizioni intime di Berlusconi e dei suoi adepti, ma alla consapevolezza che, essendo cattolici una buona parte dei propri elettori, non fosse politicamente furbo scontentarli. Del resto la visione berlusconiana della vita è quella che si evince dalle trasmissioni delle sue reti, e dunque c’era già da dirsi fortunati. Et voilà, ecco che per piccine ragioni di tattica pre-elettorale, quanto di buono ha fatto il centro-destra in questi anni, diventa un errore, frutto del ricatto dell’Asse del Male fra fascisti e cattolici. 

A questo punto c’è da aspettarsi che la nuova “Forza Italia 2.0”, o come cavolo si chiamerà, rischi di essere piuttosto un “Partito Radicale 2.0”. A quel punto manderò il Cavaliere, Bondi  e tutta la banda a farsi friggere due volte: una volta come cattolico e l’altra come ex AN.

 

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