24 dicembre 2012

"L'infanzia di Gesù": il nuovo libro di papa Ratzinger tra storia e Fede


di Libero Favella

Ancora oggi è abbastanza raro proclamarsi atei: ci sono troppe evidenze riguardo all'esistenza di Dio. Molto più frequente è smettere di credere che Dio intervenga nella storia e che si prenda cura di ciascuno di noi. Anche se questa verità è al centro della fede cristiana, gli esegeti cattolici che la fanno propria si contano sulle dita di una mano.

La Scrittura è piena di interventi diretti di Dio nella storia: miracoli, rivelazioni fatte a profeti, ecc.. Ma se Dio assomiglia più al Grande Architetto massonico che al Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, perché mai dovrebbe scomodarsi, per occuparsi degli abitanti di un pianeta che è solo un granello di polvere nell'immensità del cosmo? Ed è ancora più incredibile pensare che Dio si incarni, nasca da una Vergine e muoia in croce. Suvvia, nessuna persona rispettabile può credere seriamente queste cose. E in effetti gli esegeti del Nuovo Testamento, che sono senz'altro persone rispettabili - hanno studiato, loro! - negano allegramente che Gesù abbia compiuto miracoli. Quanto ai cosiddetti 'vangeli dell'infanzia', cioè ai primi capitoli di Matteo e di Luca (Marco e Giovanni tacciono a proposito di quegli anni), il gioco è semplice: si tratta di un genere letterario che racconta della nascita del liberatore; un genere nato per dare una corrispondenza a brani dell'Antico Testamento. I due racconti presentano tra loro contraddizioni; per di più non sono attestati dagli altri Evangeli: quel che vogliono trasmettere è un messaggio (quale poi? mi chiedo), non sono certo la cronistoria di una serie di fatti.

L'ultimo libro del Papa si sviluppa, a mio modo di vedere, attorno a questa domanda: supponiamo che Dio si sia davvero incarnato e che davvero una ragazzetta della periferia dell'Impero sia rimasta incinta per opera di Dio, senza alcun rapporto sessuale. Se le cose fossero andate così - il che, ammettiamolo, è assurdo, ma facciamo finta che sia così - ebbene: gli evangelisti come avrebbero dovuto raccontare i fatti per convincere noi lettori che il Vangelo è appunto un resoconto di fatti e non l'espressione della teologia della comunità matteana o lucana - teologia trasfigurata dal messaggio post-pasquale, ecc. ecc.? Supponiamo per un attimo che tutto sia vero: gli evangelisti avrebbero scritto i loro primi capitoli in modo diverso? "Vabbè" risponderà il nostro esegeta à la page "ma Luca dice che 'Maria meditava certe cose nel suo cuore', o fa riferimento a eventi la cui sola testimone, se mai tali avvenimenti sono avvenuti, fu appunto Maria di Nazareth - quando è ovvio che Luca non fu mai in contatto con lei. Come la mettiamo?"
E qui scopriamo il candore della lettura di Benedetto XVI, che alla veneranda età di 85 anni ha ancora la fede semplice di quei piccoli che Gesù loda nel vangelo: "perché mai" si chiede il Papa "dovremmo supporre che Maria Santissima non sia una delle fonti di Luca?". Effettivamente, a parte il pregiudizio degli studiosi, non c'è alcun elemento storico che impedisce di formulare questa ipotesi, che anzi pare molto verosimile, se il racconto lucano è attendibile.

Questo libretto non costituisce solo un argomento per irrobustire la fede dei semplici, ma è anche una ventata di aria fresca per le aule di tanti, troppi seminari e facoltà teologiche, in cui lo spirito critico è solo proclamato, ma è assente nelle teste dei docenti e degli studenti, che, come le pecore di cui parlava Nietzsche nell'Anticristo, seguono obbedienti la moda esegetica del momento. Misero davvero quel clero che deve formare il suo spirito critico e la sua capacità di lettura del testo biblico, quando va bene, sui libretti di Ravasi o di fratel Enzo. Il Papa, benché odiato dai docenti, è in genere rispettato dai seminaristi; la speranza è che sia anche letto.

In questo volume Benedetto XVI cerca di tenere in conto, con quella sintesi di cui lui solo è capace, delle ricerche storiche, per meglio situare i Vangeli nel loro contesto, e si interroga anche sul genere letterario dei cosiddetti Vangeli dell'infanzia. Ma invece di individuare un corrispettivo facile per i vangeli dell'infanzia nella letteratura giudaica o pagana del tempo, Benedetto XVI sottolinea le differenze rispetto ai testi che trattavano di nascite divine in Egitto o che volevano attualizzare le profezie dell'Antico Testamento in contesto ebraico. Per Benedetto XVI la sconvolgente anomalia del racconto evangelico è l'umiltà e la semplicità che Dio fa propria: non nasce in un palazzo reale egiziano, ma in una dimora di fortuna. Sua madre non è una regina, ma una illustre sconosciuta. Eppure, nel grembo di quella ragazza, si è compiuto il più grande miracolo della storia.

Benedetto XVI è visibilmente toccato nel parlare di quei fatti e la sua commozione traspare dalle sue righe e non può non essere recepita dal lettore che si lasci coinvolgere. Secondo il modesto parere di chi scrive, che di libri di Benedetto XVI ne ha letti parecchi, 'L'infanzia di Gesù' è un capolavoro degno di stare accanto a quella 'Introduzione al Cristianesimo', che rese giustamente celebre il giovane Joseph Ratzinger. Un libro da leggere e rileggere in questi giorni di festa e da regalare ai nostri amici.
 

1 commento :

  1. Se il fatto è riportato da un solo Vangelo, è inventato; se è riportato da più Vangeli, è copiato, quindi inventato (petitio principii). Davvero una grande conquista questa per l'esegesi biblica, che tanti passi avanti ha fatto fare rispetto alla semplice e candida fedeltà al testo. Dall'alba dei tempi, ci sono persone che non la smettono di voler insegnare a Dio il Suo mestiere. Per Natale, Signore, mandaci un paio di santi e prenditi tutti gli esegeti che vuoi.

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