12 dicembre 2012

Orfani e vedove (I parte)

di Saba G. Zecchi


Da un po' non leggevo il blog di Costanza Miriano, così sono andata sul suo profilo Facebook per sfogliare gli argomenti più recenti - ammetto che è macchinoso, ma sul profilo ci sono commenti e link annessi, che possono anche tornare utili. E così è stato. Dalla pagina della Costanza nazionale si trova il link a un post che stronca il suo recente libro secondo prevedibili categorie di "modernità", "diritti acquisiti" e simili e proporzionalmente sorvola sui più noti fondamenti della cristianità alla base del libro (la forma della croce, per esempio, non intesa come "stampino" o "ciondolo", ma come forma-sostanza).

La giornalista della 27esima ora (?), blog del Corriere (!), non riesce a spiegarsi questo salto nel tempo, che farebbe tornare le donne nel buio dell'anteguerra, quando nemmeno sua nonna si sarebbe sognata di condividere la "teoria della sottomissione". Oppure se lo spiega come un gioco sottile di comodità e calcolo. Bene, sono opinioni, e al mondo c'è spazio anche per queste. Ma decisamente epica e degna di nota è la conclusione con cui prova a risollevare il genere femminile dal grigiore che getterebbe il libro: "(...) Poi ci svegliamo, e siamo felici di essere nel 2012. Quasi 2013. Pronte a sognare, la prossima volta, di avere tutti i servizi che consentono alle donne svedesi (dagli asili nido ai congedi parentali flessibili fino alla parità di stipendio e di carriera) di essere mogli, madri e lavoratici con la metà della fatica che facciamo noi".

La Miriano almeno si rivolge alle sue amiche, loro della 27a ora fanno progetti per l'intero genere femminile a spese del contribuente. Del libro "Sposala e muori per lei" si è parlato ampliamente nel blog e non serve tornarci, ma urge uno schema:
- La via proposta da Costanza Miriano sarebbe la via "comoda" perchè ci tiene legate al marito sic et simpliciter. Ammesso per assurdo che sia vero, ne deduciamo che le redattrici della 27esima ora non vogliono essere legate al marito, visto che preferiscono vivere la relazione "in equilibrio di potere" (cit.);
- Questa condizione, da loro liberamente scelta, può essere sostenuta solo tramite servizi erogati dall'esterno del nucleo: la sicurezza non si cerca più nella famiglia, nella quale avrebbero pure qualche possibilità di influire, tantomeno nelle prossimità (parenti, reti sociali etc), ma da fredde istituzioni e un'indistinta massa di contribuenti;
- I figli non si aspettino più di ricevere sicurezze dai padri, ci penserà il welfare state!
- Allo spirito di servizio, sviluppato come scelta libera e piena, i detrattori del modello cristiano preferiscono l'erogazione coatta del servizio pubblico

Precisiamo che per noi non si vive di "sicurezze" e quelle necessarie in famiglia non sono in prima battuta economiche. Detto questo, la conquista dell'emancipazione femminile sarebbe il welfare pubblico? Una crisi del debito non è il momento migliore per fondare le proprie sicurezze familiari sulla spesa pubblica, care ragazze della 27esima ora, e non c'entrano i Tea Party americani, è evidenza matematica. Ma fate pure, la famiglia è vostra.

C'è un altro aspetto da notare: per secoli l'assistenza sociale di enti caritatevoli, oggi sostituita dallo Stato, era rivolta ai c.d. "bisognosi", coloro che non potevano in alcun modo provvedere alla propria sussistenza, vuoi per un periodo o permanentemente. I soggetti principali a cui il welfare storico si rivolgeva erano quindi orfani e vedove, poichè dove il padre di famiglia era presente, generalmente c'era anche la fonte di lavoro o la capacità di procurarselo. Tra l'altro, senza quest'abitudine caritatevole dell'Europa cristiana, l'istituzione statale non avrebbe avuto un precedente da emulare e un bacino di consenso da conquistare: che oggi il welfare sia erogato a tutti, indistintamente, pur nelle differenze tra i vari paesi europei, non ha a che fare tanto con la giustizia e la carità, quanto con il consenso. Alla luce di questo, il sogno di servizi pubblici svedesi - per questa eroica causa del "fare meno fatica" e mantenere "famiglie in equilibrio di potere", quando il padre esiste e lavora, somiglia vagamente a un parricidio.

(LEGGI LA SECONDA PARTE: http://www.campariedemaistre.com/2013/04/orfani-e-vedove-ii-parte.html)  

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