19 dicembre 2012

Pannella, sciopero a fini elettorali


di Danilo Quinto 
Avevamo in mente di buttar giù due righe sull'ennesimo sciopero della fame di Pannella: ma non potevamo certo farlo come qualcuno che Pannella l'ha conosciuto per anni. Pubblichiamo quindi, con il suo permesso, un contributo di Danilo Quinto — ex tesoriere del Partito Radicale — comparso oggi sulla "Nuova Bussola Quotidiana".


L’unico modo per comprendere fino in fondo Marco Pannella e la ragione delle sue azioni, è ascoltarlo. Questo vale soprattutto per quanto riguarda la sua lotta di queste ore, definita “nonviolenta”, di sciopero della sete e della fame per le condizioni carcerarie, l’amnistia e la giustizia.

Che cosa risponde, attraverso Radio Radicale, Pannella a Massimo Bordin che gli chiede i motivi della lotta politica che sta conducendo e la possibilità che questa possa avere soddisfazione? “Sono gli stessi motivi che all’inizio del 1976 indussero un elenco prestigioso, senza precedenti nella storia politica contemporanea italiana, a firmare un appello al Presidente della Repubblica e delle Camere”, dice. Quei nomi prestigiosi – da Giuseppe Saragat a Ferruccio Parri; da Pietro Nenni ad Alberto Moravia; da Ignazio Silone a Elena Croce; da Giacomo Mancini; da Arrigo Benedetti a Loris Fortuna; da Riccardo Lombardi ad Antonio Baslini; da Lucio Colletti a Vittorio Gorresio; da Falco Accame a Dacia Maraini; da Salvatore Valitutti a Franco Fortini, a molti altri – attraverso un’inserzione a pagamento sul Corriere della Sera del 19 maggio 1976, chiesero che venissero “assicurati alla campagna elettorale pubblica elementari criteri di equità e di giustizia e fossero assegnati tempi uguali di propaganda a tutte le forze concorrenti”.

E’ bene partire da questo dato per comprendere l’azione di Pannella, che ricorda come a seguito di quell’appello il direttore generale della RAI-TV stabilì una riparazione “che consentì non un dibattito, ma due o tre interventi nostri, con una platea di giornalisti che ci interrogava. Allora, mancando le televisioni private, si creavano punte di ascolto di milioni e milioni di persone. Grazie a questo fatto, noi entrammo in Parlamento per la prima volta e per soli 120 voti. Con noi entrarono anche i compagni di Democrazia Proletaria, che nelle sue fila aveva anche esponenti di Lotta Continua”.

Il primo obiettivo dell’azione di Pannella, quindi, è l’informazione, come da quarant’anni a questa parte. Pannella esige ancora una volta quella che lui chiama una “riparazione”, in termini di spazi televisivi, che gli assicuri il consenso elettorale. Un’esigenza inderogabile in questa fase, perché il Partito Democratico, che ha “ospitato” i radicali nel 2008, questa volta gli ha chiuso le porte e non si profilano all’orizzonte, almeno per ora, possibilità di “peripezie” che gli consentano di allearsi con l’altra parte dello schieramento.


C’è anche dell’altro, però e a Bordin, che gli chiede di puntualizzare meglio l’obiettivo, Pannella risponde: “L’obiettivo, in sintesi perfetta, è quello di ottenere che in Italia siano affermate le pronunce della giurisdizione internazionale sull’amministrazione della giustizia nel nostro paese”. Di qui, la proposta di amnistia, che passa attraverso l’affermazione di una lista elettorale che prende corpo proprio mentre Pannella conduce la sua “lotta”: il simbolo della “rosa nel pugno”, “ereditato da Mitterrand”, sostiene il leader radicale con la scritta “Amnistia-Giustizia-Libertà”.

E qui viene allo scoperto il traguardo da raggiungere, per il quale “mancano poche ore”, dice Pannella, immerso in una dimensione temporale legata al suo “rischiare la morte” per questo: il manifestarsi di personalità che vogliano candidarsi in questa lista. “Possono essere intellettuali, possono essere militari, può essere gente di ogni tipo”. Per Emma Bonino, una che va al sodo, che non ama i giri di parole e che non si sente di fare nessun appello a Pannella di smettere, il problema è capire se esiste parte della società italiana disponibile a candidarsi su un programma di amnistia, libertà e giustizia giusta. “Questo è l’appello che abbiamo deciso di fare e che a me interessa, politicamente parlando – sostiene la Bonino -. Solo una lista così sarà capace di affermare questi obiettivi durante la campagna elettorale e soprattutto nella fase successiva”.

Di fronte a questa realtà, che è volta ad organizzare attorno al nome di Pannella - non si sa se anche di Emma Bonino, perché lei non sa se si candiderà (“dopo 35 anni, posso fare anche altro”, ha dichiarato) – una lista che corra da sola alle elezioni e superi lo sbarramento del 4% dei voti, il problema del carcere e dei carcerati è intermedio, funzionale e passa in secondo piano. Tanto che sui giornali, non si parla delle condizioni dei detenuti, ma solo di Pannella, del suo “corpo” ridotto a 72 chili, che per i medici rischia la dialisi e danni irreparabili.

“Spes contra spem”, direbbe Pannella. Il suo corpo si fa speranza, diventa così un “mito” ed anche il mezzo “tecnico” che si immola per raggiungere l’obiettivo, il fine. L’azione ha in se stessa contenuti ricattatori. La “controparte” non si può sottrarre. Accorre, infatti, o cinguetta con lui attraverso twitter, raggiungendo risultati sbalorditivi di milioni di contatti. Gli accorrenti o cinguettanti si dimenano nell’esprimere solidarietà e condivisione, spesso accettano la “seduzione”. “Giocano di sponda” con quel corpo che si priva di acqua e cibo, che annuncia di aver dovuto mangiare caramelle o mandarini per poter parlare. Ne tessono le lodi, lo invitano a “riprendere” vita. Se ne fanno carico. Il corpo, dal canto suo, si nutre delle dichiarazioni e delle visite, delle pagine dei giornali e degli spazi televisivi dedicati, della posizione nella scaletta delle notizie destinati a propagandare il sequel. Pannella diventa il “centro” di tutta la scena.

Crea il suo “mito”, quello di un uomo che si batte per gli altri, per i sofferenti, per il “prossimo”, con quel suo anelito, sempre più evidente, di saccheggiare, con il suo linguaggio e le sue parole, i contenuti del cristianesimo per i suoi fini mondani. Afferma la sua alterità rispetto a quel “regime partitocratico” che disprezza, ma che nello stesso tempo frequenta chiuso in una camera di una clinica privata (mica pubblica, per carità). Muta l’obiettivo iniziale, per aggiungerne altri ed affida l’esito della “rappresentazione” o dell’”uscita di scena” a un fatto fuori dall’ordinario, che con il passare degli anni viene sempre più spostato in avanti. Se qualche anno fa poteva essere una frase del Presidente della Repubblica, detta in diretta in una trasmissione di Maurizio Costanzo, oggi una cosa del genere non basterebbe più. Non basta neanche il Presidente del Consiglio, che lo va a trovare dopo avergli regalato nel disegno di legge di “stabilità” altri 10 milioni di euro per la sua radio e che potrebbe anche candidare Emma Bonino nella sua lista, come si era ventilato qualche tempo fa.

Aveva ragione Don Gianni Baget Bozzo, che riposi in pace. L’azione di Pannella, è volta a creare grandi maggioranze sociali. “Marco Pannella – aggiungeva - in realtà è una figura interna alla cristianità italiana. Non è un politico. È un profeta. Pannella è un impolitico, non guarda al governo: vuole, attraverso la politica, riformare l'orizzonte spirituale degli uomini. La visione di Pannella non è solo politica. È una visione religiosa. E’ stato lui a introdurre il digiuno, la nonviolenza e tutto l’universo di Gandhi in Italia. Pannella trascende la politica: castiga il corpo per elevare l’anima”.

In questo, noi, peccatori quanto e più di lui, gli siamo vicini e preghiamo per lui. Che si salvi l’anima Pannella e se decide di morire, che chieda alle suore che lo circondano nella clinica romana “Santa Maria della Mercede” di far accorrere un sacerdote per praticargli i sacramenti: la confessione e l’estrema unzione.

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-pannella-scioperoa-fini-elettorali-5429.htm
 

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