21 dicembre 2012

Sposatevi e siate felici



di Valentina Ragaglia

Amore, matrimonio e famiglia possono essere considerati - in una qualche maniera - una forma di proiezione nella realtà umana della trinità celeste. E' dunque qualcosa di molto serio, specialmente visti i tempi duri d'oggi in cui un brivido viene scambiato per amore totale, dove il "ti amo" non è da intendersi come un ''è bello che tu esista come sei e se non esistessi io ti ricreerei esattamente come sei. Difetti compresi", ma come un "ti voglio possedere".

L'Amore è svuotato del suo scopo fondamentale ed è infangato da questa logica mercantileggiante dell'uso, consumo e riciclo. Ma chi crede in valori fondanti, chi ha un mos maiorum, non può certo accontentarsi di questi attimi effimeri e passeggeri ed è altresì chiamato a testimoniare il suo attaccamento alla Bellezza, a mostrare all'altro la felicità che si prova nel credere in Qualcuno.

La nuova evangelizzazione, dunque, presuppone che il cristiano si faccia carico di questa difficilissima missione e che soprattutto combatta la buona battaglia con le armi più giuste, innanzitutto utilizzando la chiarezza. In un mondo avvolto da vortici inestricabili di visioni discordanti della vita, dell'amore e della morte; la sua capacità espressiva non dev'essere inficiata dal dubbio e non dev'essere assolutamente lasciata alla libera interpretazione, altrimenti si vanifica lo sforzo comunicativo. In secondo luogo, non deve generare scandalo. La migliore condotta per dialogare con gli altri, specialmente se privi di conoscenze in materia, non deve essere un'imposizione, ma una proposta. Tenendo presente questi due punti, è importante aggiungerne un terzo, l'assoluta aderenza alla Dottrina. A questo punto, con spirito di sacrificio e tanta buona volontà, si può prendere in considerazione l'idea di farsi promotori della bellezza salvifica del Vangelo. Osservando la realtà, Amore, matrimonio e famiglia sono proprio i valori più combattuti da questa società modernista e progressista, che vuole impedire all'uomo di essere felice.


Il desiderio di creare un'unione duratura nel tempo e che soprattutto, dia frutti, è la risposta più concreta che si possa dare oggi per contrastare l'aborto, l'uso della pillola o del preservativo. Ma che tipo di unione è quella che si crea nel matrimonio? E qui viene il difficile. Certamente, non è da inquadrarsi in una logica di unilaterale sottomissione, né di univoco sacrificio. La chiamata degli sposi al matrimonio, tenendo ovviamente presente le loro differenze fisiche e naturali, è omogenea. In che senso? Che entrambi (cioè ambedue, tutti e due, lui e lei, uomo e donna insieme) sono chiamati a farsi carico (ed è per questo che divengono coniugi) della piena realizzazione dell'Amore. La sottomissione di paolina memoria, nella lettura del Magistero, è una condizione vigente tra marito e moglie nei confronti della Chiesa e non tra moglie e marito o viceversa. Vi è assoluta parità. Non più due corpi, ma una sola carne. Si tratta di una comunione totale, di vicendevole dono, di amorevole scambio gratuito e disinteressato di attenzioni e premure. L'amore, non segue alcun tipo di schema fisso e pragmatico. Non è costrizione, infatti. Non è neppure potere, né dominio. E non è neppure un "aut aut", ma un "et et". E nella logica dell'amore vero non c'è un chi sta sotto e chi sta sopra, in quanto ontologicamente maschio o femmina, ma un continuo starsi accanto: "io sono per te, così come tu sei per me." Giovanni Paolo II ha dedicato gran parte del suo pontificato ad esplicare e sviscerare il messaggio del Vangelo, affinché le nuove generazioni, potessero trovare nell'unitaria visione del matrimonio non un elenco di ruoli e d'imposizioni, ma l'essenza più profonda di una vita condivisa. Dissento totalmente anche da quell'opinione che vuole che il sesso più debole di oggi sia l'uomo, in quanto impoverito della sua originaria virilità. Premesso che con il termine virile non deve intendersi una forza prettamente fisica, almeno non oggi, quanto piuttosto una mancanza di prospettiva e un totale smarrimento; ritengo che questo caos, allora, colpisca entrambi in egual misura, ma magari in modo diverso. La donna è vittima della tentazione dell'aborto, della sterilità volontaria, l'uomo del possesso sfrenato. Due errori complementari che hanno entrambi il gusto di "emancipazione".  Ed è per questo che il matrimonio diventa l'ancora a cui aggrapparsi con tutte le forze possibili. Quando la vita viene considerata un attimo fuggente (e questa è la tentazione diabolica più forte in cui cadono uomini e donne), non ha senso parlare di ritorno alla virilità, o alla femminilità, quanto piuttosto ad una nuova comprensione del mistero della vita. E' una prerogativa che coinvolge i due sessi. Se il Beato Giovanni Paolo II con la Mulieris Dignitatem, non avesse adeguatamente risposto alle nostre esigenze e se le argomentazioni in tal senso non fossero ancora sufficienti, c'è un'altro punto da analizzare, cioè quello della generazione della vita e della conseguente educazione della prole. La risposta più chiara ci vien data da un documento della CEI, redatto dopo trent'anni di studi approfonditi, sul rito del matrimonio riformato nel 2004. In questo documento, si legge con chiarezza che l'intento della coppia che voglia accostarsi al matrimonio sia quello di una totale e complementare apertura alla vita, in una logica che si fonda chiaramente ed inequivocabilmente sulla Grazia che giorno dopo giorno, rafforza l'unione, la solidifica nel tempo e la tiene al riparo dall'incostanza e dall'infedeltà; nel rispetto delle promesse di sacrificio, di rispetto e di dedizione reciproco. Ed è proprio all'interno di queste 132 pagine che si legge, con rinnovata chiarezza, che l'unione matrimoniale non è verticale, bensì circolare perché tra il marito e la moglie a far da collante è lo Spirito Santo. Decadono, a questo punto, tutte quelle affermazioni originali e bizzarre che vorrebbero la moglie zerbino (anche zerbino volontario) e il marito padre-padrone. Affermazioni che diventano gravi nel momento in cui, subdolamente, le si fa passare per messaggio universale della Chiesa. Dissento ancora dall'affermazione che la donna sia chiamata all'accoglienza come se questa fosse una prerogativa esclusiva. Sempre all'interno di questo documento, è riportata la nuova formula dello scambio delle promesse matrimoniali ed è l'uomo (addirittura!) che per primo si mostra accogliente ("Io X ACCOLGO te Y"). Se quel "prendo te" è stato sostituito da un "accolgo te" evidentemente, non è da ritenersi casuale, quanto piuttosto indicativo del fatto che sia l'uomo come la donna sono responsabili di fronte a Dio della retta conduzione della vita matrimoniale che va difesa fino al sacrificio estremo della propria vitaE' una responsabilità che coinvolge la coppia nella sua interezza.


La parola amore si declina rinunciando a tutti quei verbi e aggettivi umani, troppo umani, che ne snaturano la grandezza e la portata. Il cattolico d’oggi nel rispetto dei principi di castità prematrimoniale, procreazione e dono di sé, deve invertire la rotta dell’omologazione massificata e dev'essere esempio sincero e concreto di questi valori. Non abbandonerà la sua nave, non sarà uno Schettino qualunque e la condurrà al suo porto, facendo in modo che nel suo piccolo possa brillare il seme misterioso della vita che nasce, cresce e non muore mai. Sposatevi e siate felici!
 

0 commenti :

Posta un commento