23 gennaio 2013

Il Guardian, il Vaticano e il "tesoro di Mussolini"

di Marco Mancini

“Come il Vaticano ha costruito un impero immobiliare segreto usando i milioni di Mussolini”: più o meno così titolava ieri il quotidiano progressista britannico Guardian, presentando un’inchiesta esclusiva condotta da ben tre reporter della testata.

Uno sforzo così massiccio non è andato sprecato: gli indomiti cronisti, infatti, sono riusciti ad arrivare laddove nessuno si era mai neanche avvicinato, rivelando al mondo un inconfessabile segreto. Reggetevi forte, perché il colpo è bello grosso: al Vaticano, come a qualsiasi cristiano sulla faccia della terra, capita di investire i propri soldi in immobili. E lo fa in maniera piuttosto riservata. Stupefacente, nevvero?
Pare, infatti, che un paio di edifici nel pieno centro di Londra, in una zona piuttosto chic, siano riconducibili, tramite una società chiamata British Grolux Investment Ltd, al patrimonio della Sede Apostolica. Altro che il presunto matrimonio tra Gesù e la Maddalena: questi sono veramente segreti da far tremare i polsi. Come farà il cattolicesimo a sopravvivere di fronte a una notizia del genere?

Ma non è finita qui: anzi, manca ancora la parte più scabrosa, qualcosa di veramente indicibile. Quindi, cari lettori, conservate ancora un po’ del vostro sdegno. Seguendo l’esempio del giudice Falcone (“follow the money!”), i coraggiosi giornalisti si sono chiesti: da dove proviene il denaro con il quale il Vaticano effettua i propri investimenti? Un po’ come Travaglio quando indaga sull’origine della fortuna di Berlusconi, i nostri piccoli Sherlock Holmes si sono messi al lavoro, effettuando una scoperta sconcertante: quei soldi furono ceduti alla Santa Sede da Mussolini, in cambio del riconoscimento del regime fascista, nel 1929. Altro che trattativa Stato-mafia: qui c’è da riscrivere la storia del ‘900!

E infatti i lettori di Repubblica, che ha prontamente fornito un ampio resoconto – quasi una traduzione integrale – dell’inchiesta dei colleghi britannici, si scatenano nei commenti on-line. “Quindi, Mussolini avrebbe dato alla chiesa 650 milioni di euro per il riconoscimento del regime fascista....ecco perchè è stato chiuso un occhio sull'inizio delle leggi raziali”, azzarda uno. “Ecco perché molti lati oscuri sulla cattura e morte di Mussolini, che bello e interessante sarebbe conoscere la verità”, rilancia un altro. Sollecitati dai titoloni sensazionalistici del quotidiano, dunque, i lettori si scatenano nell’immaginare scenari complottisti, ricercano improbabili connessioni tra gli eventi, trasformano la storia d’Italia in una sorta di romanzo di Dan Brown.

La loro fantasia è tanto fervida, da risultare inferiore solo alla loro ignoranza. Avessero studiato un po’ di più, saprebbero che, con i Patti Lateranensi del 1929, la Santa Sede riconobbe non il “regime fascista di Mussolini”, ma il Regno d’Italia, ponendo fine all’annosa – e dolorosa – “questione romana”, che aveva travagliato il Paese dai tempi della breccia di Porta Pia. Nell’ambito dei Patti, che erano un trattato internazionale, fu stipulata anche una Convenzione finanziaria, in cui l’Italia si impegnava a versare la somma di 750 milioni di lire dell’epoca, più un miliardo in titoli di Stato, come parziale riparazione per i danni subiti dalla Sede Apostolica a seguito della perdita dello Stato pontificio e della successiva spoliazione dei beni ecclesiastici. In premessa, si specificava peraltro che la cifra era di “valore di molto inferiore a quella che tutt’oggi lo Stato avrebbe dobvuto sborsare alla S. Sede medesima anche solo in esecuzione dell’impegno assunto con la legge 13 maggio 1871 [Legge delle Guarentigie]”: il Sommo Pontefice, infatti, aveva ritenuto di limitare allo stretto necessario l’indennizzo, anche considerata “la situazione finanziaria dello Stato e le condizioni economiche del popolo italiano”.

Ecco, dunque, i misteriosi “soldi di Mussolini” che tanto scalpore hanno suscitato nella giornata di ieri. Nessun accordo sottobanco, nessun mercanteggiamento, nessuna inconfessabile complicità: solo una Convenzione finanziaria allegata a un trattato internazionale, che ha avuto il merito di riconciliare la Chiesa Cattolica e l’Italia. Che questo sia ignorato dai lettori di Repubblica, in rapporto ai quali la spregiativa definizione di “ceto medio semicolto” risulta essere fin troppo generosa, si può anche capire. Ciò che lascia stupefatti, invece, è che, come ha commentato Padre Lombardi, certi articoli sembrano “provenire da qualcuno che sta tra gli asteroidi. Sono cose note da ottant’anni. Non è stato svelato nulla che non si sapesse”. Lascia stupefatti che giornalisti italiani e stranieri, i quali scrivono su quotidiani che si vogliono autorevoli, cerchino lo scoop su una non-notizia, conosciuta da chiunque abbia una qualche dimestichezza con la storia contemporanea.  

Questo è lo stato in cui versa l’informazione, non solo italiana: un micidiale mix di ignoranza e malafede. D’altronde, il maestro Voltaire gliel’ha insegnato: “Calunniate, calunniate, qualcosa resterà”. 
 

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