19 gennaio 2013

San Bassàn: la vita di un Vescovo tra storia e leggenda

di Paolo Maria Filipazzi


Il 19 gennaio il Martirologio romano celebra San Bassiano vescovo (altrove chiamato San Bassano, ma per noi lodigiani San Bassàn), patrono della diocesi di Lodi. Si tratta di un Santo poco conosciuto, ma sbaglierebbe chi lo volesse trattare da Santo “minore”: è in realtà un grande Santo dei secoli eroici di Santa Romana Chiesa.

La sua vita, svoltasi alle porte di quello che la storiografia contemporanea chiama impropriamente “Medio Evo”, è ricca di quel fascino tra storia e leggenda tipico della Cristianità tardo-antica e medioevale. Recita la sua iscrizione sepolcrale: “Governò la sua Chiesa per 35 anni e 20 giorni. A 90 anni di età, lasciando alla terra il suo corpo nella gioia salì al cielo quando erano consoli gli augusti Onorio per l'ottava volta e Teodosio per la terza.”. Dunque, nato nel 319, consacrato il 9 gennaio 374, tornato alla casa del Padre l’8 febbraio del 409. Le principali fonti su di lui sono la Vita Sancti Bassiani, opera agiografica del suo successore Andrea (ca. 971-1002) e La vita di San Bassiano, testo anonimo del XIII secolo in volgare antico che narra alcune affascinanti leggende sul nostro.

Nacque Bassiano in quel di Siracusa, figlio del prefetto della città, Lucio, il quale, ambendo a farsi succedere dal figlio, lo mandò a studiare a Roma. Avvenne però, che il fanciullo si convertisse quattordicenne al cristianesimo e si facesse battezzare da un sacerdote di nome Gordiano. Quando lo seppe il padre, pagano, inviò dei suoi emissari a Roma per rapirlo e farlo abiurare con la forza. Mentre pregava nella chiesa di San Giovanni Battista il giovane fu però avvertito da un prodigio del cielo e fuggì verso Ravenna.

Durante il viaggio, narra la leggenda, si imbattè in una cerva coi suoi due cerbiatti, inseguiti da un gruppo di cacciatori e cani da caccia. I tre animali si accucciarono mansuetamente ai suoi piedi, quasi a mettersi sotto la sua protezione. I cacciatori spronarono comunque i cavalli all’indirizzo dei tre cervi, ma Bassiano pregò Iddio che non fosse fatto loro del male, e subito i cavalieri, colpiti da una misteriosa forza caddero a terra tramortiti. Riuscirono ad alzarsi soltanto quando ebbero ottenuto il perdono di Bassiano. Per questo l’iconografia rappresenta spesso il Santo in compagnia di questi animali. A Ravenna fu ordinato sacerdote e iniziò una vita di umiltà e carità a favore dei poveri nella più assoluta discrezione. Malgrado la quale la sua fama dovette comunque espandersi, tanto che un bel giorno gli arrivò la notizia che i fedeli di una cittadina chiamata Laus Pompeia lo reclamavano come proprio vescovo.

Laus Pompeia, antico villaggio gallico, divenuto città romana nell’89 a.C. per decreto del console Gneo Pompeo Strabone, in onore al quale aveva preso il nome, aveva già legato la propria fama alla storia della Chiesa: qui aveva avuto luogo il terribile martirio dei santi Nabore, Felice e Vittore, soldati africani che, proclamandosi fedeli all’Imperatore nella sfera civile e militare, ma a Cristo in quella spirituale, erano stati condannati a morte e decapitati nel 303: come luogo dell’esecuzione era stata scelta l’antica Laus in un tentativo intimidatorio nei confronti della fiorente comunità cristiana della città. A loro Sant’Ambrogio avrebbe dedicato l’inno Felix, Nabor, Victor pii.

Il tentativo non doveva avere avuto troppo successo, dato che 71 anni dopo i cristiani lodigiani erano più agguerriti che mai: la diocesi di Milano, la loro diocesi, era finita in mano ad un vescovo eretico, l’ariano Aussenzio. I lodigiani insorsero per rivendicare la propria fedeltà a Roma ed alla sana dottrina e decisero di “mettersi in proprio”, reclamando un proprio vescovo. Secondo la leggenda, prodigi del cielo avrebbero indicato ai fedeli questo oscuro chierico ravennate, che fu a furor di popolo mandato a chiamare.

Il giorno della sua consacrazione, narra sempre la leggenda, Bassiano era in cammino verso la città, e si imbatté in un uomo affetto da una grave paralisi che gli aveva preso la lingua, rendendolo muto. Egli baciò l’anello al vescovo e, prodigiosamente, riprese a parlare. Quel giorno infuriava in città un’epidemia di lebbra. Bassiano si recò al lazzaretto e, piangendo, si inginocchiò e pregò il Signore per quegli ammalati, baciandoli ad uno ad uno. Insediatosi, passò tutta la notte in preghiera e al mattino una voce lo avvertì che l’epidemia era finita. In compenso, egli sarebbe stato sempre lebbroso, ma ad una gamba sola. Nel Medio Evo si diceva che tutti i vescovi di Lodi fossero lebbrosi ad una gamba ma proprio in virtù di questa loro sofferenza l’intera città fosse perennemente preservata da epidemie.


Poco dopo Aussenzio morì e anche la limitrofa diocesi di Milano tornò cattolica, ed ebbe il dono di avere come proprio vescovo il grande Sant’Ambrogio. Bassiano ed Ambrogio furono legati da un profondo vincolo di amicizia. Il primo gennaio 378 San Bassiano, Sant’Ambrogio e San Felice, ve-scovo di Como, consacrano, fuori le mura di Laus Pompeia, la prima basilica di Lodi, la Basilica A-postolorum o Basilica dei Dodici Apostoli. La lotta alle eresie li vide uniti e compatti dalla parte di Roma. Nel 381 il vescovo di Lodi partecipa al Concilio di Aquileia ed è fra coloro che condannano il vescovo ariano Palladio di Ratiara. Nel 390 partecipa al Sinodo milanese indetto da Ambrogio per contrastare la predicazione dell’eretico Gioviano ed è cofirmatario della lettera sinodale inviata a papa Siricio. Nel 397 alla morte di Ambrogio, Bassiano assiste al funerale dell’amico e sodale. L’8 febbraio 409 il primo vescovo di Lodi muore e nel 413 le sue reliquie sono sepolte nella Basilica dei Dodici Apostoli, da quel momento nota anche come Basilica di San Bassiano.


La Basilica sopravvisse anche ai due tremendi saccheggi ad opera delle soldataglie milanesi con cui, nel 1111 e nel 1158, i lodigiani dovettero pagare la loro fedeltà alla causa ghibellina. Nel sacco del 1158, nel quale la Basilica di San Bassiano e la più tarda Cattedrale di Santa Maria furono in pratica gli unici due edifici a non essere rasi al suolo, le reliquie del Santo furono trafugate e traslate a Milano. Il 3 agosto 1158 Federico Barbarossa in persona, per ricompensare i lodigiani della loro fedeltà, fonda sul Colle Eghezzone la nuova città di Lodi e il giorno stesso pone la prima pietra della Basilica Cattedrale della Vergine Assunta, o Duomo di Lodi, che sarà la nuova sede vescovile. Il 10 marzo 1162 l’Imperatore costringe Milano alla resa e riprende possesso anche delle venerate reliquie, che il 4 novembre 1163 vengono traslate nella cripta del Duomo con una solenne processione guidata dallo stesso Imperatore, dall’antipapa Vittore IV, dal patriarca di Aquileia e dall’abate di Cluny. Tutt’ora il Santo riposa in un sarcofago nella cripta.

L’antica Basilica dei Dodici Apostoli svetta ancora in mezzo alla campagna lodigiana, appena fuori dal paese di Lodi Vecchio, sorto sulle rovine della antica Laus Pompeia. Se passate di li, fateci una visita: non ve ne pentirete.
 

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