25 febbraio 2013

Tra gli Oscar politici, una perla della Disney


di Giulia Dessena
Mentre in Italia correva la sfida, il festival e la compilation del voto di queste elezioni 2013, Belusconi annunciava  – no, scusate – Hollywood  ha celebrato  l’ 85° edizione dei  premi conferiti dall’Academy of Motion Picture Arts and Science, che catturano ancora l’attenzione degli appassionati di cinema di tutto il mondo.  La serata è stata frizzante, ricca di esibizioni di grande effetto che hanno anticipato l'atteso annuncio dei premi di quest’anno.

In cima alla lista dei delusi c’è senza dubbio il Lincoln di Steven Spielberg, la sontuosa pellicola storica in gara con ben 12 nomination che ha fruttato però solo due statuette: quella per il miglior attore a Daniel Day-Lewis e quella per la miglior scenografia. Oscar, quest'ultimo, davvero inaspettato di fronte a concorrenti del calibro di Les Misèrables, Lo Hobbit e Anna Karenina. Ricordiamo che lo scorso anno il regista di E.T  non è stato nemmeno candidato per la regia del suo War Horse.

L’altro deluso della serata è senza dubbio il regista David O. Russell con il suo "Il lato positivo": delle 8 nomination ricevute solo una va a segno: quella a Jennifer Lawrence (attrice protagonista della saga Hunger Games) come miglior attrice protagonista, vittoria tra l’ altro anticipata dai Golden Globes.
La miglior regia va ad Ang Lee per Vita di Pi, il cui stile sembra essere molto gradito all’Academy, tanto che questo è il secondo premio dopo quello del 2006 ricevuto per I segreti di Brockeback Mountain. L'opera in 3D di Lee, una misteriosa e affascinante avventura oceanica, una toccante riflessione sulla narrazione e sulla fede, è valsa al regista in totale ben 4 Statuette : miglior regia, effetti speciali, fotografia e miglior colonna sonora originale.

Tra i film più premiati di questa edizione abbiamo anche Argo, che si è aggiudicato anche il premio più ambito: quello di Miglior film. Pellicola diretta e interpretata da Ben Affleck, tratto dall’omonimo libro di Tony Mendez e Matt Baglio, racconta di fatti realmente accaduti a Teheran durante la rivoluzione del 1979. Uno dei pochi lungometraggi che ha stupito il pubblico tenendolo incollato sullo schermo fin dai primi 10 secondi.  Meritato L’Oscar come miglior film straniero, andato a Haneke, che con Amour ha trasformato il suo realismo crudo e diretto in un sentimento sfuggevole, quasi impalpabile. Scontato e atteso, invece, il Django tarantiniano, premiato per la sceneggiatura originale, che ha lasciato non poche perplessità a riguardo.

Ma la vera chicca riamane la presentazione dei candidati al Premio Oscar come Miglior Film del 2012 fatta addirittura da Michelle Obama in persona, in diretta dalla Casa Bianca. Giusto perché non stato premi (anche) politici...

Tra attese e annunci, gioie e dolori, Pdl o Pd, un Papa straniero o italiano,  la piccola perla, come personale parere, rimane il Paperman (Oscar come miglior corto d’animazione) targato Disney. Nessun cantante d’eccezione o regista particolare, nessun effetto strabiliante: solo la semplicità di una fotografia in bianco e nero, un foglio di carta e un sentimento. L’immediatezza di un Cinema che vorremmo sempre sentire, percepire e guardare così, quasi come un respiro. Un cinema che riesce a prendere ed emozionare con appena 6 minuti scarsi di pellicola.
 

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