19 febbraio 2013

Il paradosso ontologico del caso Englaro

di Lorenzo Roselli

Quattro anni fa moriva Eluana Englaro. Per chi avesse la memoria corta, Eluana Englaro è stata una donna che,  in seguito ad un incidente stradale avvenuto nel gennaio del ‘92, ha vissuto in stato vegetativo per quasi 20 anni e, suo malgrado, ha generato uno dei dibattiti più mediaticamente rilevanti in merito alla questione bioetica. Il padre, Beppino Englaro, cominciò fin da subito a richiedere l’interruzione dell’alimentazione artificiale alla figlia (una morte che in Italia è illegale imporre a qualsiasi mammifero), sulla base di dichiarazioni che Eluana avrebbe fatto commentando il caso di Leonardo David nei primi anni ’80.
Per farla breve, dopo anni di processi, appelli alla laicità dello Stato e biasimi di Sua Santità Parlamento Europeo, l’amor civile trionfò e la “salma con funzioni biologiche attive” di quella che una volta era stata Eluana Englaro, morì di stenti lontano da occhi indiscreti che potessero in qualche modo testimoniarne la passio.  

Molti ritengono la morte di Eluana Englaro una sconfitta del proprio sistema di valori; altri, invece, hanno l’ardire di considerarla una vittoria (significativo come il primo gesto successivo alla morte di Eluana sia stato un applauso, nella platea situata sotto l’Hospice di Udine dove la donna era ricoverata), ma a conti fatti in ben pochi sono riusciti a far trascendere il discorso dal campo delle opinioni. Partendo dalla doverosa premessa che chi scrive non lo fa da un punto di vista neutrale (anche perché scrivo su Campari & De Maistre, non su Campari & Voltaire),  vorrei cercare di affrontare la questione in maniera diversa; non oggettiva (al di là di quel che ne dicano molti, si può essere cattolici oltranzisti e non pretendere di avere la verità in tasca) ma, se non altro, maggiormente sistematica ed argomentativa.

Innanzitutto: perché definire il caso Englaro un “paradosso ontologico”?
L’Ontologia (dal greco òntos, genitivo singolare del participio presente del verbo essere, e lògos discorso) è la disciplina filosofica che studia le “cose che sono” o, più propriamente, l’Essere. Se si escludono tutte quelle branche del sapere filosofico che si applicano al piano cognitivo e, pertanto, cercano di andare di pari passo con gli studi psicologici, è una delle ultime scienze filosofiche prese ancora in (modesta) considerazione dalla ricerca odierna. In breve, se posto di fronte ad una cosa, un concetto o un’idea, l’ontologo cercherà di individuarne il valore costitutivo e identificativo, avvalendosi del ragionamento per via induttiva.

Ora, nel caso di Eluana e Beppino Englaro, non solo si dovrebbe riconoscere l’esistenza di una logica ontologicamente paradossale, ma anche suddivisa in tre piani diversi fra di loro. 

Il primo riguarda la concezione di diritto: vi è infatti un padre che chiede di rispettare le volontà della figlia, la quale però (almeno stando a quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Milano) è factualmente defunta il 18 gennaio 1992. 
Mi spiego meglio: se ho una figlia, è chiaro che nel caso in cui si trovi in una situazione di incoscienza debba essere io a sobbarcarmi di ogni responsabilità nei suoi confronti, e anche farmi garante del suo futuro e delle sue intenzioni. Nel caso di Eluana, però, abbiamo un padre che afferma più volte di aver in realtà perso la figlia quella terribile mattina del 18 gennaio 1992. Abbiamo, in altre parole, un padre che non solo ritiene sua figlia già morta (e, da che mondo e mondo, un morto non può essere defraudato da qualsivoglia diritto all’infuori dell’oltraggio di cadavere), ma che disconosce come figlia la donna in stato vegetativo presso la casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco.
Potrà anche sembrare un cavillo retorico, ma basandoci sulla sentenza data dai giudici d’Appello milanesi, Beppino Englaro è padre di una donna morta, che però avanza pretese su di un essere biologicamente vivo (ma senza essere più umano) su cui, per sua stessa dichiarazione e per conseguenza logica della sentenza, non ha più alcun obbligo parentale e che, soprattutto, non ha più nulla a che spartire con l’Eluana quattordicenne che avrebbe dichiarato di <<non voler vivere così.>>

Il secondo aspetto del paradosso è praticamente consequenziale al primo: Eluana è morta e un morto, a meno di non chiamare in ballo inopportuni immaginari escatologici, non soffre. Quindi, sebbene il corpo di Eluana Englaro giacesse inerte sul letto di un ospedale, Eluana Englaro non avrebbe potuto in alcun modo soffrire dell’ignominiosa vita che solo i suoi organi conducevano. In sostanza, nell’ottica di Beppino Englaro e della Corte d’Appello, dovrebbe valere ciò che aveva stabilito a suo tempo il buon vecchio Parmenide: l’Essere, l’Identità è determinata dal sentire, se questo manca vuol dire che l’identità a cui ci riferiamo non sussiste più. 

L’ultimo aspetto riguarda lo Stato, che avrebbe decretato la scomparsa di Eluana Englaro fondandosi su prospettive di natura squisitamente metafisica. Infatti, per quanto la cognizione e l’attività celebrale siano dati scientificamente assodati, l’associare questi alla Persona, a quel soffio vitale che tanto ricorda l’anima pensata da molte religioni, è un’astrazione mentale che uno stato liberale basato soltanto sull’osservazione del contingente non dovrebbe avallare.
La nostra Costituzione come quella europea parlerà sì di Dignità e Diritto, ma non definisce i parametri che definiscono dove la “persona” inizi e dove termini.
Una Scienza totalmente “defilosofizzata”, come pare essere quella dei nostri giorni, non è assolutamente in grado di affermare che un corpo vivo e vegeto biologicamente debba essere scisso dal concetto di Persona, come del resto non è capace di definire quest’ultima.
Un’ontologia che tenga conto dei soli dati sperimentali, pertanto, dovrà riconoscere che mancano i presupposti empirici per affermare che anche una persona in tali condizioni non sia ancora un essere umano semplicemente slegato dal mondo esterno.
Il privare il corpo di Eluana Englaro dell'alimentazione artificiale è quindi, agli occhi dello Stato, un omicidio a tutti gli effetti. 

Concludendo, potremmo riassumere la vicenda come quella di un padre che, disconoscendo la figlia, ne invoca la morte nel nome del diritto di evitarle una sofferenza che, in quanto mentalmente assente, non potrebbe percepire, sostenuto da uno stato sulla base di congetture che non potrebbe approvare.

Non dico cattolica, ma almeno un po’ di ingerenza logica concedetela alla nostra legislazione.
 

22 commenti :

  1. Magistrale, grazie!

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  2. il suo "articolo" è ontologicamente una cazzata. badi bene: non dico che lei è un cazzaro ma quello che lei scrive è ontologicamente una cazzata.
    che lei sia un cazzaro non ne ho ontologicamente la prova e non mi permetto di dirlo ma forse di pensarlo.
    suvvia lei è contrario al fatto che io lasci detto che se mi dovessi trovare nella condizione di eluana englaro, mi sia praticata l'eutanasia. cioè lei ritiene che la sua filosofia sia superiore alla mia e me la vuole imporre. In realtà il mio si chiama libero arbitrio. Senza di quello decade anche il concetto di inferno e paradiso a cui tanti cattolici tengono.
    lei è davvero un materialista che filosofeggia alla buona. per me lei può benissimo credere che delle cellule vive siano una persona ma per quello che mi riguarda se dovessi perdere conoscenza e mi crescessero solo le unghie per 20 anni, beh, sarei solo un produttore di unghie e non la persona che sono.
    lei tiene più a quelle cellule e a quelle unghie che a rispettare il mio pensiero filosofico su me stesso e sul senso della vita che ho. lei manca di rispetto a me per rispettare della materia che non ha coscienza di sé.
    Ovviamente lei è liberissimo di mancarmi di rispetto e di provare ad articolare e infiocchettare filosoficamente il perché di tale violenza nei miei confronti ma il suo modo di agire è per me violento e irrispettoso.

    Saluti,
    simone zaccagnini

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  3. <>
    Attendo un argomentazione a favore di tale tesi, visto che nel suo intervento non se ne vede l'ombra.

    <>
    Lo penso sì, ma nel mio articolo non ne faccio riferimento alcuno, né è di alcuna rilevanza per quanto concerne la tesi sostenuta.

    <>
    La mia "filosofia"? Io ho scritto che, nel caso Englaro, la Filosofia è semplicemente venuta meno, dato che i presupposti giuridici ed ontologici su cui si fondano gli argomenti degli "eutanasisti" cadono in contraddizione.
    E quando un'elaborazione filosofica cade in contraddizione è legittimamente considerabile erronea.

    <>
    Io non lo credo, ma ufficialmente lo Stato dovrebbe. Inoltre, se davvero si ritenesse morto in una situazione simile, non vedo di cosa si dovrebbe lamentare.

    <>
    Le scienze filosofiche sono altamente speculative e difficilmente verificabili, ma non sono mere opinioni amico mio. Fondamentalmente, l'ottica immanentistica sopra cui si fonda il diritto europeo, non riconosce nulla all'infuori della materia. Il paradosso ontologico sarebbe comunque presente anche nella sua situazione dato che, ribadisco, un morto (quale lei di fatto si considererebbe) non può essere privato di un diritto.

    <>
    Sono un selvaggio, lo so.

    Saluti anche da parte mia.

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    1. le scienze, anche quelle filosofiche, evolvono. sono relativistiche per natura e “fino a prova contraria”.
      vedrà che prima o poi capiterà anche a lei, di evolvere. non perda la speranza.
      Ovviamente mi riferisco alla sua compiaciuta selvaggitudine.

      Io sono eutanasista e certo ho delle contraddizioni.
      Capita… c’è un comandamento che dice “non uccidere” e un catechismo ratzingeriano che dice che invece si può fare, che la pena di morte è legittima. E c’è una storia solida della chiesa che lo conferma e lo rivendica (parlo per esempio del falò subito dal filosofo giordano bruno).
      Però le mie contraddizioni non voglio imporgliele e l’accendino lo uso solo per le sigarette.
      Stia attento all’accendino che in mano a un selvaggio può essere usato male o per scaldare troppo chi non la pensa come lei.

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    2. Simone, lei scrive "le scienze, anche quelle filosofiche, evolvono. sono relativistiche per natura e “fino a prova contraria”" e' una affermazione categorica, come ebbe gia' ad insegnare Aristotele.
      Veda un po' lei come la puo' riconciliare con il suo adorato relativismo...
      Quanto alle barbosissime disquisizioni sui roghi: ma e' possibile che voi "laici" (paroletta cristianissima anzicheno') non vi esimiate mai (dico: MAI!) dal tirar fuori 'sta storiella (o storiaccia)?
      Paradossalmente proprio voi elogiatori della evoluzione e del progresso! Alquanto ironico, tutto progredisce ma in quanto a Chiesa bisogna ragionare come se si fosse nel XVII secolo! Scintillante esempio di logica e coerenza...
      Sul catechismo: vi si qualifica assai bene il perche' non si possa escludere totalmente il ricorso alla pena di morte. Papa Benedetto ed i pontefici moderni hanno spiegato ulteriormente, ma non c'e' peggior sordo (o troll)...
      Infine Lei e' davvero tanto entusiasta di applicare (male) il concetto di evoluzione (biologico) alle idee e chissa' magari anche alla societa' (cosi' arriviamo ai fasti del darwinismo sociale di destra e/o di sinistra che tanto bene addussero all'umano genere nell'ultimo secolo altro che quei dilettanti dell'Inquisizione!), ma attenzione...
      Lei compie un errore tragicomico, ovvero attribuire all'evoluzione un finalismo addirittura moraleggiante: evoluto significherebbe buono, anzi migliore addirittura!
      Pero' un predatore evolve se ammazza meglio.
      Veda un po' lei che la sa lunga, neh?

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    3. io non adoro proprio niente, anzi è un verbo che le lascio volentieri (fa tanto frasi dei baci perugina).
      capisco sia barboso parlare della storia ma non sempre possiamo parlare di gossip o di totti...
      o forse mi sono spiegato male io.
      Intendevo far emergere un paradosso: quello del non uccidere che nell’ultima revisione ratzingeriana del catechismo continua ad avere eccezioni.
      Tutto qui. Non capisco (ma se lei me lo spiega mi fa un grandissimo favore) perché è accettabile il principio della pena di morte quando c’è un comandamento che dice che non si deve uccidere. Mi sembra una contraddizione o un paradosso.
      E per l’appunto quel catechismo ha pochi anni. (ma capisco pure che cambiare e dire “basta alla pena di morte” potrebbe sembrare relativista e mondano perché nella storia invece se ne è fatto ricorso a lungo).

      Quanto all’evoluzione: come avrà capito io non ho studiato filosofia e sono piuttosto terra terra.
      Non so se davvero io attribuisco all’evoluzione un finalismo addirittura moraleggiante.
      Avevo ironizzato su un autocompiacimento dell’autore dell’articolo che si definiva selvaggio.
      L’evoluzione biologica e delle idee a quanto ne so è ineluttabile. Ma trovo continuamente esempi umani che contraddicono quanto sapevo.

      Però una cosa ce l’ho chiara: se non posso peccare, non posso andare all’inferno. Se non posso scegliere, non posso andare che in paradiso (a meno che il giudice sia così arbitrario da togliermi il libero arbitrio e poi punirmi). E allora non vale più niente.
      Fatemi scegliere anche tra l’eutanasia per me e quello che preferite per voi.
      Così siamo sicuri di incontrarci solo qui e non nell’aldilà.

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    4. solo ora mi accorgo che lei deve aver letto "entusiasta" al posto di "eutanasista".
      facciamo così ed evitiamo fraintendimenti: io sono un entuasiasta eutanatista.

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    5. Sulla pena di morte. Il catechismo e la Chiesa lasciano spazio solo ad un caso che e' poco piu' che accademico in societa' come la nostra. Ovvero in una situazione stile "Signore delle Mosche" ove la societa' non sia attrezzata per rinchiudere un criminale pericoloso. In ogni altro contesto la pena di morte e' di fatto inapplicabile.
      Ma lei fa confusione sul 5 comandamento: non uccidere significa non assassinare, ovvero non uccidere l'innocente. Come non pronunciare falsa testimonianza non vuol dire "non dire le bugie" ma non mentire in processo cosi' da danneggiare l'innocente.
      I comandamenti - pur divini - nascono da un contesto umano dove la violenza era comune.
      Solo con una maggiore comprensione del Mistero di Dio - con Gesu' - si arriva ad una interpretazione piu' estesa (e umanitaria) dei comandamenti, estesi non solo al popolo Ebraico ed eventuali ospiti (come erano intesi nell'Antico Testamento) ma a tutti gli uomini.
      Ecco che allora si nota come la posizione della Chiesa sia all'origine di quella evoluzione che lei considera automatica (e buona), dove non c'e' il riconoscimento del valore trascendentale della persona tutte queste considerazioni sono ancora a tutt'oggi solo futuribili.
      PS avevo capito benissimo la sua posizione sull'eutanasia. COntinuo a trovare profondamente triste che lei se ne autodefinisca entusiasta. Contento lei...

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    6. la ringrazio per la risposta puntuale.
      il fatto che la pena di morte sia di fatto inapplicabile ma come principio disponibile, mi trova personalmente in dissenso. e soprattutto non capisco perché la chiesa lotti perché non mi sia riconosciuto il diritto all'eutanasia in nome dell'indisponibilità della vita e al contrario sostiene che quella vita è disponibile nel caso della pena di morte. con una aggravante per me irriducibile: l'eutanasia la chiedo per me e le conseguenze ricadono solo su me (altrimenti troveremmo qualche comma del catechismo anche sul boia), la pena di morte è invece contro altri, cioè mi prendo il diritto di rendere disponibile la vita di altri (colpevoli o meno).

      trovo triste che si muoia ma giuro che la morte non l'ho inventata io. credo si debba però lasciare libere le persone di scegliere come farlo.

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  4. 'adoro' (cos'hai da dire contro i baci perugina?) i troll, sono così pucciosi.... nessuno ti impedisce di praticarti l'eutanasia, simone... sei tu che semplicemente vorresti imporre ad altri di attuarla.

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  5. inoltre, c'è differenza fra 'uccidere' e 'difendersi', anche se un effetto non voluto della difesa potrebbe essere la morte dell'aggressore.

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    1. ma lei sa leggere?
      dove avrei scritto che vorrei imporre l'eutanasia a qualcuno? dove ho scritto qualcosa contro i baci perugina? ho scritto che voglio l'eutanasia per me e che le frasi dei baci perugina le lascio ad altri...
      le ricordo che l'eutanasia in italia è illegale, quindi non posso praticarla su me stesso né posso chiedere di farmela.
      paragonare la pena di morte alla legittima difesa è esilarante.
      perdo 5 minuti e glielo spiego: la pena di morte è una condanna espressa da un tribunale (il catechismo dice infatti "supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole"); invece lo sgradevole effetto non voluto che lei cita, si addice piuttosto alla legittima difesa (vengo aggredito e per difendermi le sparo senza prima chiederle la carta d’identità).
      O sta dicendo che giordano bruno è stato sbruciacchiato per legittima difesa?

      Occhio che tra i vizi capitali sussiste quello della gola. Non ecceda con i baci perugina.

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    2. ma lei SI SA leggere? O gliele scrive qualcun altro, le frasi?
      E' lei che impone l'eutanasia agli altri, quando si pronuncia a favore della suddetta (visto che l'eutanasia dovrebbe essere praticata da altri sul 'richiedente'). Ma se lei si suicida, stia tranquillo che nessuno farà in tempo ad arrestarla, e nemmeno metterà nei guai altre persone, come medici o familiari: semplice, no?
      Per quanto riguarda la pena di morte: ha ragione, pensavo che lei si riferisse alla legittima difesa: ma abbia pazienza, non son riuscito a leggere tutto quel che ha scritto, troppa era l'ilarità! Quando poi ha citato l'ineffabile Giordano Bruno... beh, allora ho capito tutto... anzi, mi meraviglio che non citi anche Galileo, o le crociate, o l'Inquisizione. Citi, citi, la prego, che magari stasera non esco e mi metto a leggere lei, sgranocchiando baci perugina.

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    3. ma per caso lei stamattina era tra quelli in fila alla posta per farsi ridare l'imu?

      cito quello che ho chiesto al diavolo di scrivere a mio nome: "Fatemi scegliere anche tra l’eutanasia per me e quello che preferite per voi."
      non impongo niente a nessuno. non fa parte della mia cultura. ci sono medici a favore dell’eutanasia che non sarebbero costretti a fare niente contro la loro volontà.

      Vedo comunque che non ha grandi argomenti e quindi la saluto cordialmente e le auguro buona serata con tanti tanti baci perugina (ma non esageri che oltre a un vizio capitale sono anche fonte di stitichezza).

      Caspita, lei voleva qualche citazione: le basta quel tizio, non mi ricordo il nome, accipicchia. Quello che fece il concordato con quell’altro, mi sembra un tedesco o meglio un austriaco. Vabbè ora ho le idee confuse…


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    4. sono costretto, con molto dispiacere, a constatare che non riesce proprio a capire. Me ne farò una ragione, e continuerò a trattarla come si trattano tutti i troll, pazienza. Naturalmente i medici che praticassero l'eutanasia verrebbero arrestati, perché l'omicidio è un reato, anche se avviluppato dai tanti neologismi che piacciono tanto a lei e a quelli come lei, ovvero quelli che non hanno argomenti e nemmeno il coraggio di chiamare le cose col loro nome. Me ne farò una ragione. Ah, quasi dimenticavo... quanti ebrei ha salvato lei, insieme a tutti i suoi idoli dei primi decenni del novecento? Nessuno, I presume... al massimo avete ucciso qualche centinaio di persone, sotto il costume da partigiano. Buona serata... e mangi qualche bacio perugina, un po' di stitichezza le farebbe bene...

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  6. ...mi pare che il catechismo dica anche che deve essere l'UNICO modo di garantire la sicurezza. Dato che questo NON PUO' essere (nel 2013 e nei paesi civili) ERGO la pena di morte è illecita.

    Se un tutore della legge nelle sue funzioni (ad es poliziotto) deve difendere che ne so una scolaresca di fronte ad uno armato o con esplosivi, chiarita in coscienza (dopo ripetuti inviti a desistere etc...) l'inevitabilità dell'azione violenta PUO' anzi DEVE fermarlo anche sparando, con la possibile conseguenza che l'aggressore muoia (e sarà in qualche modo una "pena di morte").
    L'ipotetica nonviolenza potrebbe valere per lui come persona singola,come scelta, se non fosse nel suo ruolo di pubblica sicurezza.

    LG

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  7. Cari tutti,
    sulla pena di morte pubblicheremo un contributo tra qualche giorno.
    Quanto al resto commentate pure, senza trascendere.

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  8. Indipendentemente da qualsiasi diatriba filosofica io trovo inaccettabile che un gruppo organizzato di singoli individui, con la giustificazione di LORO dogmi religiosi, pretenda di imporre con la coercizione e le forze di polizia scelte che dovrebbero essere nella inalienabile disponibilità dell'individuo.
    Ritengo l'eutanasia un argomento da trattare con moltissima prudenza, ma questo non dà il diritto come era successo a Eluana di applicare l'accanimento terapeutico su una persona che esplicitamente aveva chiesto di essere lasciata morire in pace nel caso si fosse trovata in una situazione come quella che poi si è avverata.
    Il fatto che poi se succede ad un Papa o ad un Vescovo disposizioni del genere vengono strettamente rispettate.
    Per fortuna abito in nord Italia e ho sufficienti disponibilità economiche da poter espatriare o farmi traferire in una clinica straniera nel caso mi dovessi trovare in una situazione che lo richieda, e tutte le mastrumazioni filosofico religiose dei talebani del sondino di casa nostra per me sono irrilevanti....

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    1. L'accanimento terapeutico tu non sai nemmeno cosa sia, evidentemente...Eluana aveva chiesto esplicitamente di essere lasciata morire? ma quando mai? Allora anche io posso dire che mio nonno 30 anni fa aveva chiesto di morire... chi mai potrebbe contrastare la mia affermazione? Succede a un papa? e quando? Forse ti riferisci a Giovanni Paolo II? e quando mai sarebbe stato fatto 'oggetto' di eutanasia? Continua pure a 'mastrumarti' (cosa mai significherà?) con le tue sufficienti disponibilità economiche, forse saprai meglio di noi dove metterti un sondino...

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    2. La condizione di un malato di Parkinson è 1000 volte più curabile di quella di una persona che ha il 60% del cervello privo di attività e rinsecchito ( come provato anche dall'autopsia di Eluana, ma nel caso del Papa le cure sono state INTERROTTE, i talebani del sondino pretendono di negare qualsiasi valore anche ad una espressione di volontà documentata e formalizzata.
      A parte quello, gli insulti gratuiti dettati dall'idea che le imposizioni da stato islamico in una situazione come quella reale sono facilmente aggirabili si potrebbero risparmiare, sono penosi.
      Ripeto, alteratevi e arrabbiatevi pure quanto volete, per fortuna non potete impormi niente.
      Altro bell'esempio, la legge sulla procreazione assistita ha fatto crescere molti ambulatori appena al di là del confine, con 150 euro si fa un trattamento completo di assistenza medica con la RU486, con un servizio di qualità superiore a quello degli ospedali italiani, e anche i difensori della vita e della fede come il caro Silvio ne hanno approfittato facendo abortire la sua cara Veronica al SETTIMO MESE per evitare l'onta di avere un figlio disgraziato.

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    3. Gli insulti gratuiti dettati dai talebani del sondino ce li potresti risparmiare, caro pietro, ci faresti un grande fsvore. Le tue affermazioni dul cervello di Eluana e sulla sua 'volontà documentata' sono frutto della tua immaginazione. Su tutto il resto che dici, meglio stendere un velo pietoso. Purtroppo di gente come te, che non si documenta, e poi sentenzia propalando stupidate, ce ne sono molte, in italia. Ti auguro un buon fine settimana

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  9. @Stefano:"non uccidere significa non assassinare, ovvero non uccidere l'innocente", e qui siamo al delirio ermeneutico. Ovvero, per i cattolici, io posso uccidere il non-innocente (ma chi non lo è)?

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