03 febbraio 2013

In braccio a Gesù: quando la santità è bambina

di Federico Catani

"Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio” (Mc 10,14). Queste parole di Nostro Signore ben sintetizzano il contenuto di “In braccio a Gesù. Profili di ragazzi esemplari”, scritto dal prof. Paolo Risso (Casa Mariana Editrice, 2012, seconda edizione rivista e ampliata). 

Il libro è una raccolta di oltre venti piccole biografie di ragazzi canonizzati o avviati all’onore degli altari. Sono storie straordinarie, spesso commoventi, che mostrano come la santità sia alla portata di tutti, anche dei bambini. Eppure, in questi ultimi decenni, si è preferito stendere un denso velo di silenzio su molti fanciulli esemplari, “come se la loro vita non fosse né potesse essere più modello per altre giovani vite. Si è detto persino che un bambino non può essere santo, che caso mai lo appaia, ciò è frutto dell’opera troppo invadente di adulti che l’avrebbero costretto quasi ad essere così…” (p. 93). Niente di più falso. E le storie raccontate da Risso stanno lì a dimostrarlo.

Da san Domenico Savio a Carlo Acutis, morto nel 2006, questi ragazzi hanno fatto della loro vita un’offerta a Dio. Si fa quasi difficoltà a crederlo, in un mondo come il nostro, ma tutti hanno accettato o addirittura scelto volontariamente la via della sofferenza per espiare i peccati altrui e salvare le anime. In tali figure l’antimodernismo è evidente. Oltre ai casi più noti, come i beati Giacinta e Francesco, pastorelli di Fatima, cui la Madonna stessa dice che molti vanno all’inferno perché non vi è nessuno che si sacrifichi per loro, ci sono tanti altri esempi. La beata Laura Vicuña offre la vita per far uscire sua madre dalla convivenza. Mary Carmen Gonzalez, nella Spagna della guerra civile, si immola per la conversione del presidente anticattolico e persecutore Azaña. Laura Rossi accetta la malattia per il ritorno dei separati nel seno della Chiesa cattolica. Marisa Porcellana preferisce morire piuttosto che vedere contaminata la sua purezza. Silvio Dissegna offre i dolori del cancro per le missioni e la conversione dei peccatori, affrontando eroicamente la malattia. Ci sono poi le vicende di Rolando Rivi, seminarista ucciso dai partigiani comunisti a causa della sua fede e perché indossa l’abito talare e di José Sanchez del Rio, martire messicano di Cristo Re ai tempi della guerra cristera in Messico. Ragazzi semplici, come tanti altri, eppure diversi, pieni della luce di Cristo. Ragazzi puri, con il Rosario sempre in mano e fortemente eucaristici, tanto che la maggior parte si accosta alla Comunione quotidiana. 

Come nota l’autore, aveva ragione san Pio X quando, permettendo la Prima Comunione attorno ai 7 anni, ebbe a dire: “Ci saranno dei santi tra i fanciulli”. Ovviamente “grazie alla Comunione eucaristica ricevuta presto, bene, frequentemente, intendeva dire” (pp. 42-43). E in effetti, “lungo i secoli, quanti ragazzi hanno incontrato Gesù e Lui li ha presi tra le braccia, vivendo con loro una meravigliosa storia d’amore! Oggi invece si fa di tutto per allontanare i piccoli da Lui. Così, invece di ragazzi buoni e felici, ci siamo trovati con dei selvaggi già capaci di vizio e di ferocia. Strappati i ragazzi dalle braccia di Gesù Cristo, essi sono nauseati della vita, prima di aver conosciuto la vita” (p. 11). Ecco allora che, in conclusione, il prof. Risso suggerisce ai giovani il modo di essere davvero realizzati, vale a dire seguire e conoscere Gesù, confessandosi e comunicandosi spesso e non dimenticando di ricevere sempre “Gesù-Ostia sulla lingua e mai sulla mano (…). Gesù è Dio vivo nell’Ostia Santa e dev’essere trattato da Dio. Gesù non è una caramella o un dolcetto” (p. 258). Per grazia divina, anche oggi ci sono ragazzi così. E magari, nel silenzio, coi loro sacrifici, frenano l’ira di Dio. 
 

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