27 febbraio 2013

Per chi suona la campana (elettorale)?

di Lorenzo Roselli

Mentre scrivo queste poche righe sulle elezioni appena terminate, sto ascoltando “Chi ha vinto?” Lo speciale condotto dall’arma di cerchiobottismo di massa conosciuta anche come “Bruno Vespa”. 
Devo ammettere che sentir sbraitare Alfano di “vittorie relative” e inveire un Sechi accigliato dà un certo tono ad un anonimo e freddo lunedì sera, soprattutto quando pensi che a questo “disastro democratico” hai contribuito anche tu, per la prima volta.
In considerazione di tutto ciò, non potevo esimermi dallo scrivere un commento a quello che sarà ricordato come il voto più anti-politico della storia italiana dal 1919 (anno in cui i Socialisti ed i Popolari superarono, per la prima volta, il Partito Liberale).

Nelle poche ore trascorse dal risultato definitivo, ci si è interrogati essenzialmente su un punto: chi può considerarsi il “vincitore” di queste elezioni, seppur di misura. Ritengo, però, che a questo punto sia più logico valutare chi ha “perso di più” in questa chiamata alle urne e ridimensionare l’entusiasmo di chi sostiene di essere “caduto in piedi”.

Abbiamo, innanzitutto, un centro-sinistra che neanche stavolta è riuscito a portarsi a casa un risultato decente, forse anche per una presa di coscienza del popolo italiano.
La campagna elettorale di Pierluigi Bersani, infatti, si può configurare come una ripetizione ad oltranza di frasi fatte, talvolta rubate in un goffo tentativo di auto-ironia a quel genio (non sono sarcastico) di Maurizio Crozza, e un’ostentazione di superiorità che in Italia, nessuno dovrebbe permettersi di mostrare.

Inoltre, non ci vuole certo un guru della statistica per sapere che la maggioranza degli italiani si orienta politicamente attraverso i media televisivi, e non quelli “intellettuali” della prima serata di La7, ma quelli beceri e popolari del primo pomeriggio di Rai Uno. Aspetto ben chiaro, invece, al magnate della televisione Silvio Berlusconi, che si è gettato in prima persona nelle più disparate arene televisive, compresi i tappabuchi mattutini di Rai Tre come Agorà.

Ma può il nostro buon vecchio Silvio non ritenersi uno “sconfitto”?
Premessa necessaria: chi scrive, a differenza di molti redattori del sito, non ha votato la coalizione di centro-destra, perché da sempre scettico sulla nozione di voto utile oltre che avverso al liberismo in tutte le sue forme; ma non crediate che sia questo a guidare la mia seguente affermazione, e cioè che non vi è stato alcun “miracolo berlusconiano” in queste elezioni.
L’imprenditore milanese ha certamente condotto una campagna elettorale migliore di quella di Bersani, riuscendo a non regalare all’astensione o a Grillo qualche elettore fedele, ma da qui a ritenerlo artefice di una “rimonta storica”, ce ne passa e parecchio.
I dati parlano chiaro: queste elezioni hanno la percentuale di astensione più alta degli ultimi trent’anni, e se si somma il 26% degli aventi diritto al voto che il voto lo hanno rifiutato al 25% di votanti che hanno voluto credere al “sogno grillino”, risulta abbastanza scontato comprendere come abbia fatto Berlusconi a risalire di così tanti punti, senza comunque aver ottenuto un vero successo. Ecco che i titoli euforici del Giornale e di Libero acquistano ai miei occhi più un’aura di retorico auto-convincimento che di strafottente esultanza.

Arriviamo al Terzo Polo, quello che ad un primo esame potrebbe sembrare “il grande sconfitto” di queste elezioni.
Effettivamente, Scelta Civica ha ottenuto un risultato deludente rispetto alle aspettative di inizio campagna elettorale, che la vedevano addirittura come seconda forza in entrambe le camere; purtroppo, però, non possiamo nemmeno ascrivere l’esito di questo voto alla sconfitta dirompente che sembrava intravedersi nelle prime ore dello scrutinio. Mario Monti, nonostante un governo che in poco più di un anno è riuscito ad incrinare la situazione socio-economica italiana più della II Repubblica nel suo complesso, ha ottenuto quasi l’11% delle preferenze.
Se qualcuno tra chi legge ha un amico greco, oltre a chiedergli delucidazioni su Alba Dorata e le post-apocalittiche rivolte ad Atene, gli provi a dire che dopo un anno di governo tecnico abbiamo regalato al nostro Papademos una consistente presenza in Parlamento.
Lo stesso Pierferdinando Casini, alfiere della conversione politica di Mario Monti, non deve essere rimasto del tutto insoddisfatto del risultato di questo voto, dato che il suo Terzo Polo ha finalmente guadagnato una posizione significativa all’interno della Camera e del Senato, superando di gran lunga il ruolo di “ago della bilancia” che rivendicava orgogliosamente dopo le elezioni del 2008. E non conterei troppo nemmeno nella neutralizzazione di Fini: conoscendolo, potrebbe ricominciare da capo e presentarsi a capo de La Destra, tagliata fuori dal Parlamento dal neonato partito “liberalconservatore” Fratelli d’Italia. O magari di “Rifondazione Missina”, che è riuscita a prendere ancora meno voti del corrispettivo comunista, confluito nell’esperienza civilmente rivoluzionaria (e alquanto fallimentare) del magistrato Antonio Ingroia.

In definitiva, mi trovo concorde con i molti giornalisti che ritengono Beppe Grillo e il suo movimento pluri-stellato i veri “vincitori” di queste travagliate elezioni.
Una vittoria a sua volta di Pirro, dato che il Movimento 5 Stelle non è assolutamente in grado di rappresentare qualcosa, che ci si trovi al Parlamento, in comune o nel consiglio condominale.
Non che abbia pregiudiziali su quella meravigliosa espressione di democrazia dal basso altresì detta “contest su un blog”, ma  non posso esimermi del pensare (come mi ha fatto notare l’amico Andrea Virga) che i Razzi e gli Scilipoti entrati in Parlamento in questo modo (gli originali ci sono già tornati, a proposito) potrebbero esser potenzialmente quantificabili in diverse decine. Del resto, è quel che succede a nutrire forti speranze in un movimento che si configura come la versione autoritaria del Partito Pirata tedesco, oltre che neanche troppo attento copiatore di pezzi di programma altrui (Forza Nuova lo sa bene).

Concludendo, voglio invitarvi tutti ad una bella lettura del De Re Publica di Cicerone, dove ci sono precise avvisaglie sui limiti della democrazia propriamente intesa (Democrazia parlamentare) e sulle derive oclocratiche (Democrazia diretta o “dal basso”) che questa può assumere in periodi di crisi e malcontento.

Consoliamoci pensando che dopo 50 anni, finalmente, i Radicali sono fuori dal Parlamento e che, seppur non fermando il declino, ci siamo sbarazzati del Giannino. 
 

8 commenti :

  1. Le fonti per l'affermazione che "Mario Monti..in poco più di un anno è riuscito ad incrinare la situazione socio-economica italiana più della II Repubblica nel suo complesso".

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    1. Roselli, nessuna risposta?

      troppo difficile argomentare invece di scopiazzare frasi dal manualetto del giovane berlusconiano?

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    2. Ora mi spiegherai da cosa avresti "desunto" che abbia qualche simpatia per Silvio Berlusconi.
      Adesso chi critica Monti è per forza un elettore del PdL? Io mi esprimevo nelle medesime modalità quando il nostro "Silvio euro-scettico" parlava di coalizione dei moderati.

      Se devo essere sincero, mi sembra a dir poco ridicolo dover spiegare perché il governo Monti è stato disastroso su tutti i fronti...

      Pessima distribuzione delle tassazioni e dei finanziamenti, vili riforme sul sistema lavorativo, indebolimento della sovranità nazionale e svendita dei beni pubblici.

      Tutto questo, chiaramente, senza migliorare in alcun modo la situazione economica italiana, visto che il debito (e non c'è bisogno di essere un "economista" per capirlo) non lo si salda con improbabili riforme liberiste e austerità del nulla, ma con nazionalizzazioni, sostegno all'industria locale e un sano rifiuto dei diktat europei.

      Tuttavia, se sto parlando con uno dei tanti benpensanti che si scandalizza per il Berlusconi del "Mr. Obamaaaa" e non per il Monti international advisor della Goldman Sachs, possiamo finirla qui.

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    3. Sul Sole 24 Ore di oggi si trovano tutti i dati che l'Anonimo richiede http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1T72GA (anche se secondo chi scrive non si può dire che possano essere attribuibili totalmente al governo Monti)

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    4. Rosselli,
      comprendo che tu non sappia rispondere alle domande che io e l'altro utente ti abbiamo fatto, ma questa non è una buona ragione per rispondere alla domanda a piacere.

      il tuo scritto è chiaro. attribuisci a monti di aver peggiorato ("incrinato") "la situazione socio-economica italiana più della II Repubblica nel suo complesso"

      attenzione, nel tuo articolo NON hai scritto che monti ha fatto male [*] (opinione che non condivido, ma che può essere argomentata anche con l'articolo del Sole postato qua sopra) ma che ha fatto PEGGIO lui in 15 mesi che tutti gli altri negli ultimi 20 anni (ed in particolare del nano di arcore il quale fino a ottobre 2011 parlava di crisi inventata dai giornali comunisti e di aerei e ristoranti pieni!)

      ecco, rispondi a questo. in base a cosa hai scritto che Monti ha fatto PEGGIO di chi lo ha preceduto?

      certo di una tua cortese risposta (stavolta alla domanda giusta però non a quella a piacere) ti porto i miei più sinceri saluti

      [*] peraltro, quali beni pubblici sarebbero stati svenduti dal governo monti? così, per curiosità

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    5. niente? passimo alla domanda a piacere?

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  2. intato le cazzate del nano di arcore ci sono già costate 70 mln di EUR (differenziale di spread delle aste di titoli di stato di ieri e di oggi rispetto alle quotazioni del mese scorso)

    70 mln di EUR che farei cagare a chi l'ha votato.

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    1. e come, con l'olio di ricino?

      MD

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