05 febbraio 2013

Se la Prima Repubblica non è mai finita

di Alessandro Rico

Qualcuno auspicava di andare, con il prossimo governo, Verso la Terza Repubblica. Ma ci ritroviamo col solito scontro Berlusconi-Sinistra, senza contare che forse nemmeno la Prima Repubblica è finita. Lo ripete da tempi non sospetti Oscar Giannino, lo ribadisce l’inchiesta di La Voce, che ha elencato i membri delle principali Fondazioni Bancarie. Sorpresa: sono in larga parte politici, ma soprattutto ex politici, reduci della Prima Repubblica.

Intanto, bisogna chiarire cos’è una fondazione bancaria: si tratta di un’istituzione pubblico-privata prodotta dalla legge delega Amato-Carli del 1990, nell’ottica di un adeguamento del sistema bancario nazionale ai modelli europei. La legge separò gli enti bancari (all’epoca quasi completamente statalizzati), trasformandoli in Società per Azioni, dalle relative fondazioni, in parte capitalizzate dallo Stato, che però, come chiarirono successivi interventi legislativi, dovevano operare nell’ambito del non profit e del sociale. È importante sottolineare soprattutto che le fondazioni, grazie ai loro pacchetti azionari, detengono effettivamente il controllo delle banche.

La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni: così, enti concepiti per fare beneficienza si sono trasformati in comodissime strutture per il riciclo di vecchi politicanti, scelti senza alcun criterio meritocratico e inadatti a gestire qualunque tipo di impresa. Di esempi eclatanti ce ne sono molti: il presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena – che detiene il record di membri del CdA di provenienza politica, il 60% – è Gabriello Mancini, classe 1946, dal ’73 tra i quadri dirigenti della Democrazia Cristiana senese. Nella fondazione trevigiana Cassamarca (50% di membri politici) troviamo Gianfranco Cagliardi, che nel 1985 ha iniziato a ricoprire incarichi al comune di Treviso, sempre con la DC. Nella Fondazione Caribo, che vanta “solo” un 25% di consiglieri provenienti dalla politica, c’è Bruno Solaroli, sindaco comunista di Imola dal ’76 all’87 e poi parlamentare PDS nella XIII legislatura. Nella Fondazione Cariplo, 55% di politicanti, lavora (lavora?) l’ex consigliere comunale DC Carlo Sangalli. Altri ex DC li troviamo nella Fondazione CariAsti, in quella CariBiella, in quella CariCuneo e non continuo l’elenco, perché le fondazioni sono in tutto ottantanove. Raccontano la storia di una Prima Repubblica che si è riconvertita e amministra, mediante le fondazioni, delle banche di fatto ancora pubbliche – come stupirsi, allora, di presunte tangenti, acquisti a prezzi folli e ardite operazioni sui derivati?

Quel che è peggio è che nessuno ha interesse a ripulire le fondazioni dalle incrostazioni: la politica controlla ingenti capitali e a tutti le cose stanno bene così. Si capisce dalla morbidezza dei toni usati da Berlusconi: «Se il PD non sa amministrare una banca, come può governare il Paese?», a dare per scontato che sia normale che un partito amministri una banca. E come si evince dalla replica di Bersani: «Se ci attaccano, li sbaraniamo», avviso trasversale ai tanti, ai tutti, che hanno le mani in pasta (Caltagirone, il cognato di Casini, fino a pochi giorni fa aveva azioni MpS per quasi il 5%).
Grillo vuole le banche nazionalizzate, ma in effetti già ci sono, e servono ai politicanti trombati che tengono famiglia. La Terza Repubblica è come la Prima: perché in Italia, niente si distrugge ma tutto si trasforma.
 

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