29 marzo 2013

La Via Crucis del terzo millennio

di Valentina Vittoria Arduini

La Via Crucis (dal latino, Via della Croce, anche detta Via Dolorosa) è il rito cattolico che celebra il passaggio di Cristo per le strade di Gerusalemme, dal pretorio di Pilato, dove fu emanata la condanna di Gesù, fino al Golgota, dove si compì la sua Passione. Già a partire dal medioevo appaiono raffigurazioni artistiche delle stazioni della Passione, varie nella forma e nelle dimensioni; quelle più diffuse e a noi più note risultano essere quelle presentate sotto forma di quadri o bassorilievi appesi sulle pareti delle chiese, solitamente legate a nomi di grandi artisti del passato.

Nel caso dell'arte contemporanea assistiamo a Vie Crucis prevalentemente su stampe ad olio, in forma di bassorilievi in gesso, prodotti in serie, la cui qualità può risultare a noi mediocre nonostante la trasparenza del piano allegorico e figurativo. La volontà degli artisti di porre attenzione principalmente al simbolo rispetto alla rappresentazione reale fa si che il nostro rapporto con essa risulti a volte difficile. In un secolo in cui l'arte e l'architettura, anche delle chiese, arrivano ad una semplificazione stilistica legata alla formalità pura e alla concettualità, vale la pena portare la nostra attenzione ad un pittore polacco, scomparso pochi anni fa, che fece della sua arte uno strumento al servizio della conoscenza e della riflessione sulla Verità della fede cristiana, portata alla luce attraverso la Passione di Gesù Cristo.

Gerzy Duda Gracz (20 marzo 1941 Częstochowa – 5 novembre 2004 Lagów) è un artista figurativo, la cui tecnica pittorica è riconoscibile per la sua pastosità materica e per la sua rappresentazione caricaturale. Ateo dalla nascita, visse la propria conversione al cattolicesimo a seguito dell'incontro con papa Giovanni Paolo II, durante uno dei viaggi dell'allora pontefice in Polonia.
La volontà di esternare artisticamente questa conversione e devozione a Dio, portò il pittore a realizzare una Via Crucis per il santuario di Jasna Góra, luogo in cui è custodita l'icona della Madonna di Częstochowa, uno dei più importanti centri di pellegrinaggio del culto cattolico. La Via Crucis di Gracz si presenta a noi in 18 quadri, la maggior parte misuranti 185 cm d'altezza e 117 di larghezza (fa eccezione la XII stazione “Gesù muore in croce”, di 185 cm d'altezza e 234 di larghezza), dipinti ad olio su pannelli di materiale sintetico. Il numero elevato delle stazioni, rispetto alle comuni 14, è stato voluto dall'artista, che ha inserito 4 quadri in più, raffiguranti La Resurrezione, Tommaso, Galilea e L'Ascensione.

Ciò che colpisce di tali raffigurazioni è la volontà dell'artista di contestualizzare la Passione di Cristo nel mondo reale e contemporaneo: un mondo e una realtà modellati dai mass media (Stazione I – Pilato), che con la velocità che li contraddistingue si fanno promotori e diffusori della giustizia umana, che nulla ha a che fare con quella Celeste; un mondo non più in grado di guardare cosa accade davanti a sé e che è preso dalla frenesia e dall'indifferenza (Stazione VII - La seconda caduta); un mondo rovinato dalle guerre e dalla morte di innocenti che, come Cristo, non hanno colpe (Stazione IX – La terza caduta, Stazione XI – La Crocifissione). E all'interno del nostro mondo si presenta Cristo: solo, sofferente e deturpato dal dolore, come ci ricorda Isaia 53,2: “Non ha bellezza né apparenza; l'abbiamo veduto: un volto sfigurato dal dolore.” Questa sofferenza, però, non ci lascia un senso pessimistico; l'autore infatti crede senza riserve nella vittoria definitiva dell'Amore Divino, rappresentato dalle 4 stazioni conclusive.

Di fronte a La Resurrezione e a L'Ascensione non troviamo più un volto brutto e sfigurato, bensì la manifestazione della Bellezza: “Tu sei il più bello tra i figli dell'uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia.” (Salmo 44,3). Una Bellezza che è Grazia, Salvezza e Amore [1]. Non è solo compassione per Cristo sofferente ciò che dobbiamo provare; come scriveva il sacerdote Henryk Pyka: “il pellegrino che percorre la Via Crucis deve effettuare una scelta. Deve pronunciarsi a favore o contro l'Amore rivelato sulla Croce”. Alla luce di tutto ciò, l'opera di Duda Gracz obbliga tutti noi ad un impegno e ad una profonda riflessione non solo nel momento della Settimana Santa, ma quotidianamente. La sua arte sfida il tempo, storico e artistico, che ci troviamo a vivere e sfida noi stessi, chiamati ad affrontare le difficoltà e atrocità della vita, colmi di speranza nell'Amore Divino.

[1] Joseph Ratzinger, La Bellezza La Chiesa, Itaca 2005.
 

2 commenti :

  1. "Il numero elevato delle stazioni, rispetto alle comuni 14, è stato voluto dall'artista, che ha inserito 4 quadri in più, raffiguranti La Resurrezione, Tommaso, Galilea e L'Ascensione."
    Si ma la Via Crucis non è appannaggio della fantasia degli "artisti". San Leonardo da porto Maurizio l'ha elaborata, ed essa ha un senso all'interno della Quaresima con le sue XIV stazioni. Essa costituisce una meditazione sulla "Passione" di Cristo. Le XV XVI o addirittura XVIII stazioni non hanno alcun fondamento nè alcuna pertinenza nel tempo Quaresimale (e anche fuori di esso). Si chiama Via "Crucis" non Via Redemptionis, o Via del Mistero Pasquale, Incarnazione, Resurrezione e Ascensione. Non ha senso inserire stazioni in più e diverse che spostano l'attenzione dall'amara passione e morte di N. S. in Croce per proiettarci Già nel Dopo! Dobbiamo entrare nel mistero profondo della sofferenza di Dio e non subito guardare egocentricamente alla nostra redenzione, con un sentimento di benessere e alleggerimento spirituale. La Morte di Cristo, il Dio che si annienta per noi è il cuore della meditazione della Via Crucis. Il Dopo viene, appunto, Dopo! Cioè nel tempo di Pasqua appositamente dedicato alla Resurrezione. Aggiungendo stazioni o significati fuori luogo si annacqua soltanto la dimensione della Croce, edulcorando e banalizzando ciò che è amaro e atroce: La Passione e Morte dell'Unico Giusto: Dio!

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    1. Rispetto e in parte condivido la tua opinione, ma mi sento di ribattere dicendo che non credo proprio che Gracz abbia banalizzato il significato della Passione né abbia dato un significato fuori luogo...per evidenti ragioni logistiche di spazio non è stato possibile inserire tutte e 18 le immagini delle stazioni. Ti invito a cercarle su internet per vederle..penso non esista artista contemporaneo (e forse neppure passato)che sia stato in grado di rendere la crudeltà e l'atrocità della sofferenza di Cristo come ha fatto lui. Valentina

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