31 marzo 2013

"Vedi madre, io faccio nuove tutte le cose"


In questo articolo mi vorrei concentrare su una particolare scena del film “The Passion”, che abbiamo potuto rivedere in questi giorni. Si tratta della terza e quarta stazione della la Via Crucis, che il regista fonde in un'unica impressionante scena: Cristo con la croce sulle spalle cade a terra e Maria, nell'aiutarlo a rialzarsi, ricorda un'altra brutta caduta del figlio, quand'era bambino, ed il suo intervento nel prenderlo in braccio e confortarlo. Questa volta, diversamente da allora, è Lui che consola la madre e la aiuta a rialzarsi, dicendole “Vedi madre, io faccio nuove tutte le cose”.

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Ma che significa questa frase, tratta dall'Apocalisse (21,5)? Gesù Cristo, Verbo incarnato del Padre, mantiene una speciale relazione con la creazione, in quanto lo stesso Verbo è parola creatrice che si incarna, e mediante essa Dio stesso si lega alla creazione per redimerla nella Resurrezione.
Vi sono quattro diversi momenti teologici riguardanti l’adempimento e la compiutezza dell’Incarnazione.

La creazione sussiste in Cristo, è stata fatta per mezzo di Lui ed in vista di Luirispettivamente nel senso di sussistenza, causa e fine. La creazione si perfeziona nell'umanità del Verbo, e Cristo stesso ne è mediatore dal principio alla fine. Questo implica la pre-esistenza di Cristo alla Sua umanità e alla creazione: la sua esistenza non è funzionale alla creazione e alla redenzione del mondo, doni assolutamente gratuiti di Dio, ma è piuttosto la creazione che punta all'umanità del Verbo.

L’umanità di Cristo è pienezza della Rivelazione: dal momento in cui tutto è stato creato in vista di Cristo, l’umanità del Verbo si mostra come la perfezione assoluta dell’opera divina, ed il Suo Corpo glorioso si presenta come la manifestazione umana della perfezione divina, che si concretizza materialmente in tutta la Sua pienezza. L’apice della creazione, che è l’essere umano, riceve il definitivo perfezionamento nell'incarnazione della Seconda Persona della Trinità, in cui coesistono le dimensioni spirituali e corporali, sintesi della creazione. Cristo non è solo vera e perfetta immagine del Padre e perfetto Dio, ma è anche  perfetto uomo, in cui l’umanità ed il creato vengono esaltati ed acquistano una nuova dignità. La persona increata del Verbo mostra la completa trascendenza divina, mentre la natura umana incarnata ne afferma la Sua immanenza: la natura umana assunta in un soggetto divino ascende quindi al divino, in seguito alla con-discendenza divina.

La nuova creazione in Cristo: Cristo diventa mediatore universale anche della nuova creazione, che prende avvio dalla Sua Resurrezione. Si tratta di un rinnovamento già dato storicamente come segno e sacramento (che verrà proseguito dalla Chiesa), ma che si realizzerà definitivamente solo alla fine dei tempi. Il mistero pasquale ricostruisce l'ordine originario del creato, e dopo la Resurrezione lo sottomette totalmente a Cristo, ricapitolando tutte le cose al Padre nello Spirito: in Cristo sono contenute infatti tutte le opere salvifiche di Dio, tutte le cose vi sono fondate, e ogni realtà vi trova una Sovranità a cui sottomettersi.

Cristo, centro del tempo, entra nella storia ma trascende la storia: nella vita di Cristo si può leggere la pienezza e quindi il centro del senso della storia, in quanto Egli vi entra concretamente nello spazio e nel tempo, ma la trascende, nel senso che la compie quantitativamente e qualitativamente. Il compimento qualitativo deriva dal fatto che Dio, con il Suo Verbo incarnato, rivela Se Stesso, e compie la Sua promessa di alleanza definitiva, senza bisogno di attendere un'altra Rivelazione divina: come indicato nel Catechismo della Chiesa Cattolica “non c’è da aspettarsi alcuna nuova rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore Nostro Gesù Cristo”. La Rivelazione è compiuta, “però non è completamente esplicitata; toccherà alla fede cristiana coglierne gradualmente tutta la portata nel corso di secoli”: lo Spirito non aggiungerà altre parole alla Rivelazione definitiva ma aiuterà l’approfondimento della Verità della Parola di Cristo. Il compimento quantitativo è invece la pienezza cronologica, nel senso che la Sua Incarnazione non è un fenomeno passato, ma continua nel presente grazie all'intervento sacramentale della Chiesa, che mette in luce la sovra-temporalità e la perenne attualità del sacrificio di Cristo.

Il mistero del Verbo incarnato permette di comprendere i rapporti fra Dio e il mondo, soprattutto per la mediazione che Cristo vi esercita come inizio nella creazione e come compimento nella riconciliazione, attraverso la sofferenza della Passione, l'oscurità della Morte e la gloria della Resurrezione.
 

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