21 aprile 2013

Il farsesco gioco dell'oca del Quirinale

di Paolo Maria Filipazzi

Si conclude il combattutissimo Congresso del Partito Democratico. Tre sono i veri trionfatori: Bersani, che riesce ad entrare nella Storia come l’uomo che riuscì a perdere anche quando aveva vinto; Berlusconi, che entra nella Storia come l’uomo che riuscì a vincere anche quando aveva perso; Napolitano, che dopo i due precedenti record (primo comunista al Quirinale, primo uomo a governare dal Colle), ne raggiunge un terzo (primo presidente ad essere eletto per un secondo mandato), e pone le basi per il quarto: primo Presidente della Repubblica Italiana che potrebbe morire in carica.

La corsa al Quirinale era iniziata in maniera assai poco entusiasmante: Pdl e Pd si erano accordati per il nome di Franco Marini. Non è che i cuori si scaldassero. Poi, d’improvviso, Marini ci era diventato simpatico. A riuscire nell’impresa era stato Renzi, il quale in uno sconclusionato articolo su “Repubblica” aveva messo in guardia contro il vero pericolo da evitare alla Nazione in una fase delicata come l’elezione presidenziale: i biechi cattolici che non si limitano a farsi battezzare e poi basta, ma hanno anche l’ardire di agire in coerenza col sacramento ricevuto. E così il povero Marini, reo appunto di essere cattolico, ha visto rivoltarsi contro di lui la base del suo stesso partito. Che poi, a ben guardare, non è che Marini sia uno di quei cattolici che si siano sempre distinti per il coraggio nel difendere i principi non negoziabili e la dottrina sociale, anzi ci risulta che abbia al suo attivo prese di posizioni piuttosto accomodanti. Ma era già il fatto di essersi sempre definito cattolico che lo fregava in partenza, a quanto pare. Insomma, impallinato. Franco, un consiglio amichevole: fra 7 anni fatti iniziare alla Massoneria, vedrai che allora ti andrà alla grande. 

Magari anche per te si inventeranno che hai un consenso plebiscitario, come è successo per quell’ottuagenario cattedratico comunista, nelle istituzioni dal 1979, di Stefano Rodotà, che, a detta di Beppe Grillo, avrebbe avuto dalla sua masse assatanate di cittadini che avrebbero voluto lui e solo lui. Fonte: un sondaggio on-line a cui ha partecipato qualche migliaio di persone. Mi piacerebbe proprio sapere se fra i grandi elettori grillini ci sia qualcuno in grado di spiegare chi sia il tizio al quale hanno persino dedicato un flash mob... Rodotà, lui si che è uno di quelli furbi come una volpe: da anni contribuisce alla deforestazione senza senso operata da chi si ostina a pubblicare ogni giorno centinaia di migliaia di copie di “Repubblica”, riempiendole con chilometriche marchette alla setta dei sodomiti ed altre simpatiche facezie similari. Franco, guarda e impara: è così che si costruisce una candidatura al Quirinale.

Entra poi in scena Romano Prodi, al quale Oriana Fallaci scrisse una volta di dispiacersi che lo chiamassero “Mortadella”: le dispiaceva per la mortadella ovviamente. A noi non è dispiaciuto invece il simpatico revival di quel clima di goliardia che si era impadronito dell’Italia ai tempi dei suoi Governi e che ieri, alla notizia delle sua probabile ascesa al Colle, è tornato a spargere l’allegria per il paese, con pittoresche manifestazioni in cui il sopracitato salume veniva affettato in piazza come ai bei tempi. Tra l’altro, anche Prodi è un cattolico benemerito: fu lui ad inventare l’inedita categoria antropologica del “cattolico adulto”, ovvero del cattolico che va a Messa portandosi dietro le telecamere per far vedere agli elettori timorati di Dio quanto sia religioso, per poi tornare tranquillamente alla sua preziosa opera di collaborazione alla secolarizzazione ed al disgregamento della società. Tra l’altro, almeno in un caso, per sua stessa ammissione, ha pure provato con le sedute spiritiche, caso mai gli venisse a noia la Messa... Impallinato pure lui. Il nobile insaccato ingiustamente accostato all’ex premier ringrazia.

Et voilà: Giorgio Napolitano, grigio ed anonimo apparatchik stalinista all’amatriciana, si ritrova, nello sbigottimento innanzitutto di se stesso, a vedersi consegnato un ruolo nella Storia d’Italia analogo a quello ricoperto da De Gaulle in quella di Francia. Qualcuno si duole perché sperava nel ritorno di un cattolico al Quirinale. Noi no: l’ultima volta che un cattolico divenne Presidente della Repubblica si trattava di Scalfaro…
 

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