20 aprile 2013

Joseph Alois Ratzinger, ovvero della ragione allargata



di Alessi Calò

Senza alcun dubbio Joseph Alois Ratzigner è stato uno fra i massimi teologi della seconda metà del XX secolo, un intellettuale che ha sempre cercato di conversare con la contemporaneità, ben radicato nella propria fede e cultura. Questo articolo vuole mirare al cuore della sua imponente opera di approfondimento teologico, con la quale il Papa Emerito ha tentato di (di)mostrare che la fede può fare appello alla ragione, ad una ragione gnoseologicamente “allargata”, che abbandoni il confino razionalista e si apra (anche, ma non solo) al trascendente.

Paradigma di questo straordinario itinerario è il discorso di Ratisbona del settembre 2006, in cui il Papa Emerito ha auspicato un allargamento del concetto (e quindi dell’uso) di ragione, in modo che «ragione e fede si ritrov[i]no unite in un modo nuovo; se superiamo la limitazione auto-decretata della ragione a ciò che è verificabile nell'esperimento, e dischiudiamo ad essa nuovamente tutta la sua ampiezza». L’importanza della fede nel potenziamento della ragione umana appare anche nell’enciclica Spe Salvi, all’interno di una riflessione circa le potenzialità della ragione: «Se il progresso per essere progresso ha bisogno della crescita morale dell'umanità, allora la ragione del potere e del fare deve altrettanto urgentemente essere integrata mediante l'apertura della ragione alle forze salvifiche della fede, al discernimento tra bene e male. Solo così diventa una ragione veramente umana».



Per comprendere come possa essere possibile un dialogo equilibrato e fecondo tra fede e ragione, è necessario chiarire questi concetti da un punto di vista antropologico. L’intelligenza è una facoltà (o capacità), mentre la fede è una virtù (o abito operativo) particolare, in quanto soprannaturale. Da queste definizioni segue che la facoltà intellettiva-razionale riesce a conoscere da sé un certo insieme di realtà ma che, potenziata dalla fede, può arrivare ad approfondire meglio alcune di queste realtà e a conoscerne anche di più elevate; inoltre, la fede da sola non è in grado di conoscere niente. La metafora più felice che si può utilizzare è quella della vista e della lente: il senso della vista-ragione funziona anche senza l’uso della lente-fede, ma sicuramente grazie a quest’ultima riesce ad osservare meglio la realtà e a coglierne aspetti prima meno visibili; e la lente da sola non è altro che un pezzo di vetro. Questa premessa permette di non esagerare il ruolo conoscitivo della fede e di non sottovalutare quello della ragione, all'interno di una concezione che non le vede contrapposte, bensì in reciproco aiuto.

Nel considerare la storia della filosofia, possiamo scorgere un periodo di forte cesura, avvenuto nell’età moderna, con l’apparire del cogito cartesiano e della scienza galileiana. Il pensiero cartesiano ha sostituito infatti il criterio di verità dei filosofi antichi (come conformità della conoscenza alla realtà) con quello di certezza (come convinzione della perfezione delle idee e rappresentazioni soggettive): con Cartesio la ragione si stacca dall’influenza del trascendente e finisce per considerarsi autosufficiente, se non onnipotente. Per quanto concerne la questione scientifica invece, rispetto al mondo classico, in cui si dava priorità all’oggetto del conoscere (la realtà) piuttosto che al metodo conoscitivo, nell’era moderna la preferenza viene assegnata al metodo, che va sempre più raffinandosi, piuttosto che all’oggetto del conoscere, ed in questo modo l’ambito di ciò che è comprensibile attraverso la ragione si restringe sempre di più (basti pensare alle idee chiare e distinte): le scienze positive, avendo una competenza ben determinata e ristretta per i temi che hanno ad oggetto, in gran parte riferiti ad entità fisiche, e per la prospettiva adottata, particolare e riduttiva, non possono pretendere di dire nulla su ciò che le oltrepassa, perdendo quella capacità di dare una spiegazione più profonda e duratura della realtà. La scienza utilizza infatti un metodo proprio, basato sul rigore matematico, sulla verifica sperimentale, e sull’efficacia dell’applicazione tecnica, ed ha il problema dell’astrazione nel significato etimologico del termine, estrarre un sapere a partire da altre conoscenze, con il pericolo di perdere per strada alcuni aspetti da cui la realtà singola e particolare non può in nessun modo prescindere, isolando le proprietà delle cose considerandole senza riferimento all’insieme. In questo sistema di pensiero, ciò che viene conosciuto o creduto per fede (o anche per amore) cessa di essere un autentico sapere, cadendo nella sfera del soggettivo, dell’opinabile, fino a diventare nemico della ragione, come successe nel periodo illuminista (e si trascina fino a noi).


Una volta che la concezione di ragione si allarga, come auspicato da Ratzinger, le implicazioni sul vissuto personale e sociale diventano decisive. Per quanto riguarda la concezione della persona umana, il discorso che il Santo Padre avrebbe pronunciato all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Sapienza di Roma parla chiaramente: «la vera, intima origine dell’università sta nella brama di conoscenza che è propria dell’uomo. Egli vuol sapere che cosa sia tutto ciò che lo circonda. Vuole verità». La natura razionale dell’uomo tende alla conoscenza della verità piena, che non è solo materialmente o storicamente data.
A livello sociale invece, gli effetti del rifiuto di una ragione “umana” sono oggi palesi, come aveva annunciato il Card. Ratzinger durante l’omelia della Messa di inizio del Conclave, in cui parla di un fondamento extra-razionale del vero umanesimo: «si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità». E ancora, parlando delle radici della cultura occidentale, edificata nella ricerca di Dio perseguita esemplarmente dai monaci del Medioevo, il Santo Padre auspicava un innalzamento della ragione, affermando che «cercare Dio e lasciarsi trovare da Lui […] oggi non è meno necessario che in tempi passati. Una cultura meramente positivista che rimuovesse nel campo soggettivo come non scientifica la domanda circa Dio, sarebbe la capitolazione della ragione, la rinuncia alle sue possibilità più alte e quindi un tracollo dell’umanesimo, le cui conseguenze non potrebbero essere che gravi». Per quanto concerne il rapporto tra fede e politica, Benedetto XVI al Parlamento tedesco nel settembre del 2011 si poneva una serie di domande, relative al concetto di giusto, alla capacità di distinguere il bene dal male, e obiettava che «nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta». La sua proposta era (e rimane) quella di ritornare al “linguaggio della natura”, ripetuta anche a Milano nel giugno del 2012, quando ha ricordato alle autorità che le leggi di uno stato devono «trovare giustificazione e forza nella legge naturale, che è fondamento di un ordine adeguato alla dignità della persona umana». E ancora nel 2010, durante la visita al Parlamento britannico, Benedetto XVI criticava il principio del consenso come fondamento delle leggi, ricordando che l’etica precede e supera la politica, e che la democrazia si indebolisce nel momento in cui ignora questa verità: «senza il correttivo fornito dalla religione anche la ragione può cadere preda di distorsioni, come avviene quando essa è manipolata dall’ideologia, o applicata in un modo parziale, che non tiene conto pienamente della dignità della persona umana».

Ecco dunque che il programma di “ampliamento della ragione” si rivela una delle grandi eredità della ricerca intellettuale del teologo Joseph Alois Ratzinger e del magistero del Santo Padre Benedetto XVI, teso a ricordare che “la fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità”.
 

13 commenti :

  1. Concordo con Marco Piazza sulla positiva valutazione del pensiero di Papa Benedetto sulla falsità della dicotomia tra Fede e ragione, peraltro in un'ottica del tutto tomista. Tuttavia, su un piano più generale, alcune ombre rimangono.
    Papa Benedetto non ha avuto sufficiente energia nel risolvere le contraddizioni, le rotture e le ambiguità del concilio e del post-concilio nei confronti della Tradizione, dogmatica e millenaria, massime per quanto concerne i temi della libertà religiosa, dell'ecumenismo, della relazione con il giudaismo, della collegialità, dell'ecclesiologia. La sua tesi della "riforma nella continuità" è rimasta indimostrata e, a mio parere, indimostrabile.
    Non si è opposto a sufficienza alla progressiva protestantizzazione della Chiesa, voluta da una aggressiva ma vincente minoranza modernista.
    Debole è stato anche il suo tentativo di restaurazione liturgica: gli siamo tutti grati per la "Summorum Pontificum" (che comunque era un atto dovuto) ma occorre rilevare la sua passiva accettazione dell'astiosa resistenza alla sua applicazione da parte della maggior parte dei vescovi.
    Ancora: nonostante le sue perplessità iniziali, accettò e avallò la vergogna ecumenica dell' "evento" di Assisi, con lo sconcio di cerimonie eretiche e pagane in Basiliche cattoliche e impossibili "preghiere" comuni.
    Infine (ma la lista potrebbe continuare) non si spese abbastanza nella trattativa con la Fraternità Sacerdotale S. Pio X, fondata da Monsignor Lefebvre, per un suo "rientro" (in realtà non era mai uscita) nella Chiesa. Ciò causò il fallimento della trattativa, fortemente avversata dalla Curia progressista e conciliatorista.
    Fondamentalmente, il pensiero di Ratzinger non è mai stato, come la "vulgata" sostiene, quello di un conservatore, ma piuttosto quello di un modernista e conciliatorista "moderato", alla de Lubac o alla von Balthasar. Che in termini di rottura con la Tradizione, tanto "moderati" non erano.
    Che poi il suo successore sia ben peggio,in termini di sciatteria dottrinaria e liturgica, è tutto un altro discorso.

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    1. "Infine (ma la lista potrebbe continuare) non si spese abbastanza nella trattativa con la Fraternità Sacerdotale S. Pio X, fondata da Monsignor Lefebvre, per un suo "rientro" (in realtà non era mai uscita) nella Chiesa. Ciò causò il fallimento della trattativa, fortemente avversata dalla Curia progressista e conciliatorista'.

      Ha levato le scomuniche, ha proposto la prelatura personale, ha fatto fin troppo per farlo tornare all'ovile. essendo i lefebvriani quelllo che sono, ovvero una mandria di paranazisti feticisti travestiti da 'veri cattolici', hanno preferito perdere l'occasione chiedendo l'impossibile, ovvero che il Papa buttasse a mare un intero Concilio ecumenico ( e i suoi testi; non lo 'spirito del concilio) per far contento qualche ex evoliano che (stra)parla di Vera Tradizione ..al Papa, che incidentalmente E' la tradizione.E che non deve 'spiegare', deve 'insegnare' (spiegare al max lo devono fare i teologi invece di creare casini come Gherardini).
      Fai una cosa Silente, falle tu le trattative, anzi vattene proprio a Econe o in qualche gruppuscolo sedevacantista; se ti dice bene ti fanno Papa. Silente I, meglio di Little Peeble!

      PS incidentalmente bell'articolo Piazza, e non sapevo che la prolusione scritta per la Sapienza fosse on line. Thanks.

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    2. Grazie Claudio, i tuoi sono commenti molto graditi! :) MP

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    3. Dato il tempo trascorso, e per rispetto del buon gusto, evito di rispondere ai suoi insulti. Evito di commentare le sue parole, così amabili, nei confronti di Mons. Brunero Gherardini, decano della Scuola Romana di Teologia e tra i massimi teologi viventi. Tralascio le sue grottesche parole sulla Fraternità San Pio X ("mandria di paranazisti feticisti travestiti da 'veri cattolici' ") Se lei ha formazione, educazione e cultura politica da militante di un centro sociale o di un No Tav sono problemi suoi.
      Ma, nel merito, la storia è ben nota: l'accordo tra la Fraternità e il Vaticano era pronto,ufficiosamente noto e, con qualche ulteriore limatura, accettato dalla Fraternità. Fu la curia, con un colpo di mano, a cambiare radicalmente il testo all'ultimo minuto, chiedendo una incondizionata sottoscrizione del concilio e "dogmatizzando" ciò che, canonicamente e dottrinalmente, dogmatico non è e non può essere (lo stesso concilio si dichiarò "pastorale" e non dogmatico) La nuova versione era chiaramente inaccettabile per lefebvriani (e non solo). E l'allora regnante Pontefice non fece nulla per tornare al testo già quasi approvato e approvabile. Il resto sono parole in libertà.

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    4. http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/lefebvriani-lefebvrianos-lefebvrians-22445/

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    5. http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/lefebvriani-lefebvrianos-lefebvrians-lutero-koch-17263/

      Pareri un minimo piu' autorevoli.
      sai un sacco di storie ben note che pero' sono note solo a te (ben note come i profondi legami tra omosessualita' e pedofilia di cui a un precedente scambio I guess. Aspetto fiducioso di essere delucidato, sia su quelli che su 'la vera storia dell'accordo coi lefebvriani. Ah, voi iniziati&sapitori di secrete cose!).

      e si, un po di centri sociali (anarchici,non rossi)li ho frequentati illo tempore. Ma se sei cattolico certa paccotaglia di destra-sinistra-e-centro si dovrebbe lasciare all'entrata. Io l'ho fatto, mi piacerebbe lo facessero i vari alfieri destrorsi di una non meglio specificata( e non riconosciuta da chi di dovere) tradizione perenne.

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    6. Vede, caro Claudio, io sono di Destra, e come tale, abbastanza refrattario al dialogo fine a se stesso. Tuttavia ho cercato di dialogare con lei, recevendone solo invettive e ingiurie. Nel merito: le confermo che l'accordo tra il Vaticano e la Fraternità non si fece perchè qualche "manina" della curia cambiò, all'ultimo minuto, il testo.
      Riguardo a una nostra vecchia polemica, le confermo la mia (ma non solo mia) opinione: forse (e dico forse) non tutti gli omosessuali sono pedofili, ma molti pedofili sono omosessuali.
      Et de hoc satis...Mi chiedo solo che cosa lei ci faccia in un sito intitolato a de Maistre (ma lei ha letto nulla di de Maistre?) Comunque, per coerenza, sarebbe il caso che lei riprendesse a frequentare qualche centro sociale, anarchico o comunista per me non fa molta differenza.

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    7. Aggiungo, considerato la cronaca: che Dio protegga i bambini francesi dall'adozione da parte di "coppie" di sodomiti...

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    8. 1)seriamente, non ti sto insultando ora ne lo stavo facendo prima, al max piu' (o meno) bonariamente prendendo in giro. se hai fonti attendibili e-o qualcosa sul tema 'accordi segreti ' , mi piacerebbe leggerlo; senno', mi sa che resto sulla versione ufficiale.
      2)Io sono cattolico, questo e' un sito cattolico, ergo appaio. No, non ho mai letto de Maistre, da un po di tempo a sta parte leggo praticamente solo Tommaso.
      3) Destrume vario, anarchici, comunisti o tradizionalisti, anche per me poco cambia; sono allergico alle conventicole dei purissimi e durissimi.
      4)Da quando il mondo e' mondo e la Chiesa e' Chiesa gli orfani sono stati allevati in istituti religiosi, cresciuti da persone con cui non avevano alcun legame di sangue e dello stesso sesso. Dio li ha protetti; li proteggera' pure stavolta.

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  2. grandissimo Piazza!
    W Benedetto XVI!

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  3. Grazie Silente (e Ilaria) per le considerazioni.
    Io ho solamente cercato di tratteggiare il percorso intellettuale di Ratzinger, che è iniziato all'università ed è continuato sulla cattedra di Pietro. Le osservazioni di Silente sono a mio avviso fuori tema, anche se interessanti.

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    1. quoto, sopratutto grazie per le profonde ed argomentate considerazioni fatte da Ilaria Pisa

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